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lunedì 21 febbraio 2011

Arkeon: si suicida uno dei testi



Era un rinomato psicologo genovese, il primo che aveva denunciato la setta di Carlo Moccia.Sempre più arduo il lavoro dei PM nel processo contro la psicosetta a Bari

Si è tolto la vita con un colpo di pistola nel suo studio di Genova il dottor Carlo Fornesi, uno dei testi che verranno ascoltati nei prossimi giorni dai PM del tribunale di Bari in merito al processo sulla psicosetta Arkeon. Noto psicologo del capoluogo ligure, nonché “maestro” della setta pseudo-religiosa di Carlo Moccia, Fornesi era stato il primo a denunciare Arkeon e, insieme ad una ex discepola e alla psicologa Lorita Tinelli (parte civile nel processo nonché consigliere nazionale del Gruppo di ricerca socio religiosa), nei mesi scorsi aveva ricevuto oltre un centinaio di denunce da altrettanti membri della setta, più un atto di citazione con richiesta di oltre quattro milioni di euro di danni. Calunniato e diffamato nella rete informatica, dai blog creati da alcuni membri di Arkeon e dai suoi sostenitori, lasciato dalla moglie (anch'essa adepta di Arkeon) che era stata indotta a sposarlo durante la sua “militanza” nella setta, lo psicologo 43enne – che soffriva da un po' di tempo di una forte depressione causata , pensano in molti, principalmente dal recente divorzio – non ha retto a tutto quanto e due giorni fa ha deciso di farla finita. Complice una giustizia troppo lenta, stretta evidentemente nelle maglie di una burocrazia processuale che stravolge i tempi necessari al raggiungimento della verità, un testi chiave nel processo è morto e con lui finiscono nella tomba anche i segreti che avrebbero potuto fare luce sulle pressioni psicologiche e sul “lavaggio del cervello” che subiva chi entrava in contatto con Arkeon Sarà ancora più arduo per i PM condurre ora l'impianto accusatorio contro una rete di individui (sono centinaia i membri di Arkeon) che si muovono all'unisono governati dall'assoggettamento psicologico a cui venivano sottoposti e resi burattini nelle mani di esperti burattinai. Doveva aver provato ribrezzo verso il suo ruolo di “maestro” burattinaio il Fornesi; doveva aver capito di essersi spinto troppo oltre, che l'uomo non può essere padrone di un altro uomo e non può comandarne le decisioni attraverso delle tecniche psicologiche mirate a distruggere l'autostima o a ridare autostima ad individui deboli psicologicamente, per poi farsene idoli: erigersi a salvatori della coscienza, dei, maestri della mente altrui. Doveva aver compreso questa verità lo psicologo genovese, perché aveva per primo denunciato e svelato la macchina manipolatrice che esisteva dietro la misteriosa parola Arkeon. Non è però riuscito a sostenere il peso delle pressioni, delle tante calunnie che sulla rete informatica altri discepoli della setta gettavano su di lui, stimato professionista della città di Genova. Poi quel matrimonio: manipolato come tutto il resto. Ora lo psicologo si rendeva conto di essere anch'egli una vittima, schiacciata tra gli ingranaggi della macchina Arkeon. Fornesi aveva incontrato sua moglie durante le “sedute” di Arkeon. Carlo Moccia (il capo di tutto, colui che poneva il suo ritratto a fianco alle icone di Gesù e si proclamava semi dio) aveva decretato che erano la coppia perfetta e si erano sposati proprio durante una di queste sedute, consacrati da membri della Chiesa anch'essi assoggettati al potere della setta. Ma fuori da Arkeon la moglie gli aveva confessato che non l'avrebbe mai sposato se egli non fosse stato un “maestro” e che il loro non era vero amore. Non ha resistito anche a questo Fornesi. L'amore per il figlio di sei anni a cui, chi lo conosce e gli voleva bene afferma, egli teneva tanto, non è riuscito a fermare l'estrema decisione di porre fine alla propria vit Fornesi, lo si è detto, era uno psicologo e psicoterapeuta molto stimato a Genova. Ma per organizzare i corsi di Arkeon si era indebitato sino al collo. Come affermano persone a lui vicine, non aveva più i soldi necessari a pagarsi gli avvocati per difendersi dagli attacchi giuridici del Moccia e dei suoi legali. Era un uomo distrutto su tutti i fronti: quello psicologico, morale, affettivo ed anche economico. Dopo la sua morte, sale la pressione sugli altri testi che si apprestano a parlare ai giudici. La paura più grande è che il processo cada in prescrizione, seconda solo alla paura di subire violenze di ogni tipo da parte delle centinaia di membri che ancora oggi continuano a minacciare di morte chiunque metta i bastoni tra gli ingranaggi della macchina trita-menti di Arkeon.

Mirko Misceo

venerdì 18 giugno 2010

Santone-adepto: un rapporto di dipendenza

Dott.ssa Lorita Tinelli, lei è psicologa e presidente del Cesap, Centro studi Abusi psicologici. Cos’è il Cesap?«Lavoriamo da anni su diversi casi a carattere nazionale. Uno di questi ha riguardato il caso Arkeon, una sorta di organizzazione psicosettaria, operante in tutta l’Italia di cui 11 membri sono imputati a vario titolo per reati quali associazione a delinquere finalizzata a truffa, abuso della professione, maltrattamento di minori, violenza privata, violenza sessuale e calunnia».

Quali dinamiche psicologiche riscontrate nelle esperienze di proselitismo e plagio?«Una delle dinamiche più ricorrenti è il rapporto di dipendenza che viene a crearsi tra il santone e il suo adepto, pericoloso come quello verso una sostanza. Il santone mette, attraverso tecniche sottili, il proprio adepto nelle condizioni di fare tutto quello che lui gli dice, di seguirlo, di non obiettare su nulla di quello che gli viene raccontato. Solitamente questo rapporto si basa anche su ricatti non molto palesati o su induzioni di sensi di colpa. In alcuni gruppi i vari organizzatori dei seminari o degli incontri lasciano intendere ai neofiti che smettere di frequentarli farà sì che potranno sviluppare malattie o fare esperienze devastanti».

Che significato "estensivo" attribuite al termine "setta"?«Il termine setta deriva dal latino sequor (seguire) o secare (separare). Quando un gruppo è chiuso, si separa dal restante contesto sociale, anche solo inducendo ideologie particolari nei propri adepti, modificando la loro vita al punto da portarli a vedere il mondo in termini di bianco e nero, dentro e fuori, da portarli a rompere i rapporti con chi non condivide il loro nuovo stile di vita, allora ci troviamo di fronte ad un gruppo settario. Vi sono molti adepti che finiscono per suicidarsi o per adottare comportamenti lesivi anche contro altri, oppure che smettono di prendersi cura dei propri figli, coinvolgendoli anche in attività più cruente del gruppo stesso».

Casi particolari e/o esemplari che avete affrontato e risolto?«Spesse volte ci chiamano genitori disperati che non vedono più i loro figli da tempo in quanto “spariti” in qualche organizzazione settaria. Ci confrontiamo quindi molto spesso col dolore delle famiglie distrutte, con la disperazione di amici e con quella di persone che ci chiedono una mano per venire fuori dalle situazioni abusanti. Diversi i casi difficili da risolvere, ma altrettanti i casi in cui siamo riusciti a rendere le persone “libere” di scegliere. In un caso singolare io stessa, dopo essere stata denunciata da adepti, su richiesta del loro maestro, mi sono vista contattare da alcuni di questi querelanti che mi chiedevano scusa e che mi ringraziavano per aver permesso loro di uscire dalla trappola mentale in cui erano».

Chi si rivolge a voi e come intervenite subito dopo una drammatica segnalazione?«A noi si rivolgono prevalentemente familiari e amici di persone che sono intrappolate in una organizzazione settaria. Solitamente perché hanno ravvisato comportamenti strani o molto preoccupanti nel proprio caro. A volte sono fuorusciti da esperienze settarie che ci chiedono aiuto per il superamento dell’esperienza ed una consulenza legale per verificare la loro attuale posizione nei confronti del gruppo stesso. Noi offriamo prima assistenza e ascolto psicologico e giuridico gratuito. Se poi c’è necessità di interventi specifici, ci affidiamo ai professionisti convenzionati e presenti in tutta Italia».

mercoledì 24 marzo 2010

Psico-sette, dieci casi l'anno di persone che si fanno irretire

MENTI FRAGILI. Al Gris si rivolgono parenti e amici che vogliono salvare i nuovi adepti. «Frequentano i corsi e i periodi di "full immersion" convinti di diventare forti, invece cadono nella rete», dice l’esperto Fasol

Verona. Le chiamano psico- sette, dentro si vivono degli psico-drammi, alle volte ci sono anche degli psicologi veri. Battute a parte, il caso della setta di Arkeon che sta tenendo banco sulle cronache di questi giorni non è che uno dei tanti casi in cui persone solitamente psicologicamente fragili si fanno irretire, coinvolgere in situazioni da cui difficilmente riescono poi a liberarsi. Nomi diversi tanti, ma queste sette sono simili per la metodologia spesso simile, in molti casi «mascherata» da corsi per migliorare l'autostima.«
Una decina di giorni fa mi ha chiamato il padre di una venticinquenne molto preoccupato», spiega Antonio Fasol del Gris, il gruppo ricerche sette. Si tratta di un'associazione religiosa e culturale senza scopo di lucro composta da laici e religiosi che cerca di aiutare quelli che vi si rivolgono per avere aiuto in un'ottima cristiana. «Il padre mi ha raccontato che la figlia lavorava come commessa in una pasticceria ed aveva iniziato a frequentare uno di questi corsi. Il primo glielo avevano offerto, adesso lei stava frequentando altri corsi costosissimi e lui non aveva denaro per mantenerli. La ragazza nel frattempo ha cambiato lavoro, ma la situazione a casa stava diventando pesante».
Risultato? nessuno. «In questi casi è difficile aiutare», aggiunge Fasol, «i parenti di solito chiedono aiuto di nascosto, non vogliono essere richiamati al telefono per paura d'essere sentiti da chi è entrato nella psico-setta».
Sono almeno una decina all'anno i casi in cui familiari, o affini chiedono aiuto al Gris perchè vedono il loro caro diventare strano, diverso e soprattutto spendere molto denaro. «La definizione di psico-setta è difficile da determinare. Ma sono sempre di più e avvicinano sempre più persone. In molti si regalano un T2, che equivale a un fine settimana o più di «segregazione» fisica e mentale, in cui i partecipanti vengono privati di cellulare piuttosto che di orologio e alle volte anche picchiati, in simulazione di psicodrammi che debbono rafforzare la mente e il corpo di chi vi prende parte. Meeting che di solito si svolgono in hotel compiacenti», aggiunge Fasol, «dai dati dei nostri Centri di ascolto e dalle testimonianze risulterebbe che il target di riferimento sarebbe costituito da individui in prevalenza giovani, di livello culturale medio-basso ma di potenzialità economico-patrimoniali medio-alte. Sarebbe interessante valutare se tale scelta avvenga a monte o sia una sorta di selezione naturale in seguito ai costi gradualmente esponenziali dei corsi stessi. Infatti i primi corsi generalmente vengono regalati e poi si passa a farli pagare sempre di più a seconda dei livelli. La tendenza a proporre di continuo corsi di livello e costo superiore pressoché all'infinito ha lo scopo di fagocitare il malcapitato o l'azienda in un clima di perenne attesa e aspettativa: al contrario un centro di consulenza professionale offre pacchetti di formazione mirati per esempio alla certificazione, trasparenti nei costi e limitati nel tempo. A trarre ulteriormente in inganno è il fatto che dopo i primi corsi probabilmente le persone che lo frequentano si sentono realmente meglio, più forti e quindi vogliono continuare per diventare sempre più forti».
«Tra i tanti problemi che dobbiamo affrontare c'è quello legislativo», conclude Fasol, «c'è proprio un buco normativo e quindi anche scoprendo pseudo truffe è difficile dimostrarle. Inoltre quando le persone iniziano a frequentare i corsi firmano delle liberatorie che impongono loro il silenzio su quello che affronteranno e vedranno, spesso raccontano i loro affari e i loro privatissimi problemi quindi diventano facilmente ricattabili. Così sono davvero pochi quelli che ne escono e mettono in piazza tutto o redigono una denuncia».


Alessandra Vaccari

giovedì 1 ottobre 2009

Pseudo-setta, va a processo l'Arkeon




BARI - Il gup del tribunale di Bari Marco Guida ha rinviato a giudizio dieci delle undici persone coinvolte nell’inchiesta sul «metodo Arkeon». La posizione dell’undicesimo indagato è stata stralciata. Si tratta - secondo l’accusa - di una sorta di «psico-setta» che, utilizzando tecniche vagamente ispirate alle filosofie orientali del Reiki, in dieci anni sarebbe riuscita a raccogliere 10.000 adepti in tutta Italia e a truffare molte persone, obbligandole a partecipare a costosi seminari, dicendo loro che sarebbero guarite da tumori, aids o infertilità, oppure da problemi spirituali.

LE ACCUSE - Nell’indagine vengono contestati i reati di associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza. I fatti si riferiscono al periodo compreso tra il 1999 e il 2008. Per partecipare ai seminari di Arkeon, il costo minimo si aggirava sui 260 euro e arrivava, a mano a mano che si passava di livello, a 15.000 euro. Ma una coppia del nord Italia, che cercava di risolvere la propria crisi matrimoniale, ha detto alla polizia di avere pagato 100.000 euro, così come una donna che credeva di aver subito violenza sessuale nel passato.

SEDICENTE PSICOLOGO RESIDENTE A MILANO - Va alla sbarra anche il capo dell'organizzazione, Vito Carlo Moccia, di 57 anni, di Noicattaro e residente a Milano, che diceva di essere psicologo ma non ne aveva i titoli e che, secondo l’inchiesta del sostituto procuratore Francesco Bretone, era il capo dell’associazione criminale. Nei seminari - sostiene il pm - Moccia faceva fare esercizi terapici che portavano alla spersonalizzazione e all’accettazione di qualsiasi indicazione venisse dal «maestro». Tra gli esercizi richiesti c’era quello di travestirsi e andare a chiedere l’elemosina per strada o sottoporsi all’esercizio del «no limits», durante il quale, secondo le denunce presentate, alcune vittime sarebbero state indotte a credere di avere subito abusi sessuali quando erano minorenni. Alcuni ragazzini inoltre, sarebbero stati costretti ad assistere a episodi di forte impatto emotivo: un bimbo di dieci anni vide la mamma picchiare l’ex convivente, un diciassettenne conobbe particolari sulla vita sessuale del padre. Secondo l’accusa, il gruppo riusciva a creare una dipendenza psicologica inducendo le vittime a partecipare in maniera costante ai seminari.

LE PRATICHE
- «Tutti in piedi che camminano in una stanza con musica new age di sottofondo. Al segnale del «maestro» si fermano di fronte ad un adepto a caso fissandolo negli occhi. Poi il maestro ordina di ripetere alla persona difronte "Io ho fiducia in te, ti offro io mio amore" e l’altro deve rispondere "Io ho un segreto che non ho mai detto a nessuno"». E’ uno degli inquietanti passaggi contenuti nelle carte dell’inchiesta che ha smascherato la setta

DENUNCIA IN TV
- Le indagini sono partite nel 2006 dopo che alcuni ex seguaci del gruppo avevano partecipato alle trasmissioni televisive «Tutte le mattine» di Maurizio Costanzo e «Mi manda Raitre» condotta da Andrea Vianello.

29 settembre 2009

martedì 1 settembre 2009

La ragazza che ha sfidato la setta



Mi è pervenuto questo articolo da un lettore. Lo pubblico volentieri ma non si capisce da che quotidiano sia tratto e datato

p.s. per leggerlo basta cliccarci sù