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martedì 3 febbraio 2015

Sette, soldi e cure 'alternative': il guru si fa furbo e il plagio diventa 'mordi e fuggi'

Roma, 24 gen. (AdnKronos) - Niente più religioni universali e movimenti spirituali che promettono la salvezza dello spirito: oggi la fortuna di guru, santoni e guaritori spirituali passa per la vendita di prodotti per la cura del corpo, corsi e seminari per il potenziamento della memoria e delle capacità della mente. Una logica 'mordi e fuggi', applicata ad un settore che negli ultimi anni ha fatto registrare una crescita preoccupante. A cercare conforto e aiuto negli oltre 800 gruppi attivi al momento nel Paese, secondo i numeri del Telefono Antiplagio, sono sempre più italiani in crisi, al punto che, "tra vittime e familiari coinvolti, il fenomeno riguarderebbe circa 5-6 milioni di persone, il 25% in più rispetto a 10 anni fa. Dal 1998 i numeri si sono addirittura decuplicati", spiega all'Adnkronos il fondatore Giovanni Panunzio. "Con una età media di 48 anni, il 59% delle vittime è costituito da donne, il 37% da uomini, mentre il 4% sono bambini e adolescenti; ma solo due persone su cento sporgono denuncia", aggiunge. Il fenomeno delle 'psicosette', spesso legato a difficoltà economiche, chiarisce Mariacarla Bocchino, del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato che da anni segue l'evoluzione di queste realtà, "rispetto al passato è cambiato: ora riguarda soprattutto centri terapici di cure alternative, corsi di yoga, o associazioni che propongono un 'incremento del potenziale umano', promettendo successo e raggiungimento del benessere". 

Una realtà, quella degli abusi legati alle cosiddette psicosette, che divide l'Italia anche a livello geografico. "Sicuramente il Sud è molto meno sensibile - chiarisce l'investigatrice dello Sco - ci sono pressioni criminali di altro tipo e, sicuramente, anche la dimensione culturale e religiosa diversa influisce sulla penetrazione di questi fenomeni. Le aree più colpite sono invece quelle adriatiche, Marche, Abruzzo ed Emilia Romagna in testa". "Purtroppo - prosegue - l'attività di contrasto risente del fatto che raramente le vittime denunciano e i reati quasi mai sono procedibili d'ufficio. Sarebbe necessario lavorare sotto copertura, come per le operazioni antidroga, ma solo quando si sono configurati reati come la riduzione in schiavitù è stato possibile procedere in questo modo". 

Il panorama è in continua evoluzione, anche secondo Lorita Tinelli, psicologa e fondatrice del Cesap, Centro studi abusi psicologici: "Rispetto a vent'anni fa, non abbiamo più davanti gruppi residenziali, riconoscibili e identificabili: non c'è continuità. Prima erano soprattutto grandi gruppi o movimenti spirituali a fare proseliti, oggi si propone di fare carriera in maniera veloce, si prospetta il successo, una proposta che fa spesso presa su studenti universitari, magari fuori corso". "Solo negli ultimi due mesi - prosegue Tinelli - abbiamo raccolto quaranta segnalazioni di vittime della stessa società che offriva corsi di potenziamento della memoria. Dopo la prima lezione gratuita, ci si trovava a firmare un contratto che obbligava a pagare l'intero corso per circa 1000 euro o in alternativa a svolgere attività di volantinaggio per la società. Un accordo indotto, secondo le vittime, forzando la volontà dei ragazzi". Un'altra tendenza degli ultimi anni, rilevata dal Cesap, è quella dei corsi di formazione rivolti alle aziende: "Riguarda soprattutto le realtà produttive del nord Italia, in particolare le piccole-medie imprese del Veneto, dove vengono proposti corsi di formazione. In due anni abbiamo raccolto un centinaio di richieste di aiuto per realtà di questo tipo". Una volta 'agganciate' le vittime, racconta Tinelli, "si passa a incontri mirati, durante i quali la formazione prosegue con tecniche bizzarre: riuniti in sale affittate per l'occasione, si chiede di depositare telefoni ed effetti personali all'ingresso e poi, con rituali particolari, si cerca di portare i soggetti in stati di alterazione della coscienza. L'obiettivo è sempre lo stesso: vendere ulteriori corsi, seminari, prestazioni terapeutiche o prodotti di diverso tipo". 
Le tecniche di approccio usate sono sempre più varie: "Molto si svolge sul web, con l'utilizzo di mailing list e forum, sui quali si propongono magari cure per smettere di fumare o per dimagrire rapidamente". Dalle denunce raccolte dal Telefono Antiplagio, racconta Panunzio, "è chiaro che ci sono alcune figure emergenti. Tra queste, quella dello pseudo-guaritore della psiche che, senza alcuna competenza né qualifica, propone prestazioni di 'conforto' che vanno dai 200 ai 500 euro. Ci sono poi i sedicenti 'satanisti', che promettono il trasferimento dei propri poteri alle vittime, generalmente donne, alle quali è spesso richiesto di concedere il proprio corpo. E ancora, visionari che, di ritorno da un luogo sacro, manifestano rapporti privilegiati e diretti con l'aldilà, per poi organizzare viaggi 'spirituali' a prezzi esorbitanti, e maestri di pratiche orientali che insegnano ai seguaci l'arte della guarigione a distanza, anche per telefono, a patto che frequentino periodicamente corsi a pagamento, da 1500 a 2500 euro, che in futuro permetteranno loro di formare altri taumaturghi". 

Secondo Lorita Tinelli del Cesap, sarebbero almeno 500 i gruppi che esercitano attività che sconfinano nell'abuso psicologico, attivi al momento in Italia, con una media di circa 100 individui per ogni gruppo. A questi, ogni anno, si aggiungerebbero una cinquantina di gruppi, tra quelli nuovi e quelli che si riciclano sotto una nuova identità. "Ovviamente - sottolinea l'esperta - sono cifre molto relative, visto che alcuni gruppi contano diverse migliaia di persone". Numeri difficili da quantificare, anche secondo Mariacarla Bocchino dello Sco Polizia: "Non è possibile una stima certa, visto che spesso sono realtà che nascono e muoiono in una settimana. A muovere tutto sono sempre e comunque soldi e sesso, spacciato come mezzo per avvicinarsi al trascendente attraverso il guru". A finire nella trappola di maestri e santoni, "sono persone con cultura medio-alta, e un reddito abbastanza alto da permettere i continui esborsi richiesti".


24 gennaio 2015


Fonte: http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2015/01/24/sette-soldi-cure-alternative-guru-furbo-plagio-diventa-mordi-fuggi_cBqy1O60M0gHAgFu9tXOBP.html


sabato 29 dicembre 2012

NELLE MANI DELLE SETTE


di Piergiorgio Giacovazzo

Lo storico settimanale di approfondimento della testata; rappresenta la migliore tradizione Rai per reportage ed inchieste. È la trasmissione che vanta la più lunga durata dalla riforma della Rai. La sua forza, il suo prestigio ed il suo alto gradimento.

Sono passati 32 anni dall’abrogazione della legge sul plagio da parte della Corte Costituzionale. Puniva i plagiatori con la reclusione fino a 15 anni, ma lasciava troppa discrezionalità ai magistrati. Nel cancellarla i giudici della Consulta chiesero contestualmente al legislatore una nuova legge che contenesse una definizione oggettiva del reato. Quella legge ancora non c’è e il vuoto normativo ha lasciato spazio in Italia al dilagare delle sette, un fenomeno meno marginale di quanto comunemente si pensi che coinvolge adulti di ogni livello sociale, e purtroppo anche minori.

http://www.tg2.rai.it/dl/tg2/RUBRICHE/PublishingBlock-8f49a286-7527-4264-9979-72b4aca618d8.html



Frasi eclatanti di Moccia :

"i riti woodoo rispetto a queste cerimonie..,sono roba pediatrica"

" Daniela ha un figlio a cui ha cancellato il padre"

giovedì 4 ottobre 2012

il Saper Insegnare e la Fine dei Maestri


Quelli veri «Quelli veri non fanno coccole, offrono aiuto sotto forma di azione e pensieri. Indicano una via e la illuminano» Quelli falsi «L' enorme domanda ha portato un' offerta vasta e insidiosa. La parodia del carisma può ingannare chi cerca e ha fretta di trovare»

Secondo la tradizione induista, richiamata da Carlo Maria Martini in un suo libro, esistono quattro età della vita: nella prima si impara, nella seconda si insegna, nella terza si riflette, nella quarta si mendica, preparandosi all' uscita di scena. In Italia abbiamo allungato la prima età, ignorato la terza e complicato la quarta. In quanto alla seconda, viene dimenticata. I maestri hanno preso congedo illimitato. Non parliamo di scuole, ovviamente. Lì i maestri e gli insegnanti ci sono (bravi e meno bravi, motivati e demotivati). Parliamo della trasmissione della saggezza; del piacere di aiutare chi viene dopo. Non si tratta soltanto di trasferire un' esperienza, ma di suggerire una prospettiva. Ogni volta che scompare un personaggio capace di questo sforzo la sensazione è forte e diffusa: se ne va un altro che aveva qualcosa da dirci. Il cardinal Martini, non c' è dubbio, apparteneva a questa categoria. Altri trapassi, negli ultimi anni, hanno lasciato un vuoto. Vuoti diversi, per segno e profondità. Vuoti familiari e privati, spesso. Ma anche vuoti pubblici, avvertiti anche in un tempo superficiale come il nostro. Da Giovanni Paolo II a Steve Jobs, da Indro Montanelli a Enzo Biagi, da Lucio Dalla a Giorgio Gaber, da Giovanni Raboni a Fernanda Pivano, da Oriana Fallaci a Tiziano Terzani. Vuoti sacri e vuoti profani. Vuoti lasciati da persone imperfette, spesso. Accomunate però da una qualità misteriosa: la capacità di toccare il cuore, soprattutto nei più giovani. Non esempi, non necessariamente. Maestri. Non è un titolo che spetta a molti, anche perché pochi sembrano interessati a conseguirlo. Esiste uno speciale egoismo contemporaneo che ha preso forme accattivanti e guadagnato smalto. Qualcuno lo chiama individualismo; altri, realismo. Molti teorizzano la necessità di viziarsi, di salvaguardarsi, di pensare a sé. «Fatevi le coccole» è una delle più fastidiose espressioni pubblicitarie degli ultimi anni: le coccole si fanno ai bambini e a chi si ama, non a se stessi. Esiste l' onanismo del cuore, anche se non ne parla nessuno. I maestri di cui abbiamo bisogno non fanno coccole: offrono aiuto sotto forma di azione e pensieri. Indicano una via e la illuminano: può essere una scala verso il cielo, se uno crede all' aldilà o ai Led Zeppelin; o soltanto un passaggio sicuro nel bosco delle decisioni difficili. I maestri non chiedono niente in cambio: la loro ricompensa è nella possibilità di dare, e nel sentirsi utili. Ci sono rischi, ovviamente. L' enorme domanda di maestri ha portato a un' offerta vasta, varia e insidiosa. La parodia del carisma può ingannare chi cerca e ha fretta di trovare. Psicologi e i filosofi trasformati in santoni; spericolati improvvisatori new-age; sacerdoti che posano da guru; gruppi e sette che dispensano dal pensare e, nel calore del gruppo, addormentano le coscienze. Anche la penuria di leader politici ha pesato (abbiamo i partiti privatizzati, ma è un' altra cosa). Non si chiede al capo di un partito di diventare un guru; ma di offrire ispirazione e speranza, questo sì. Trovare i propri maestri è un' operazione delicata. È bene procedere con cautela, senza informare neppure gli interessati. Notate il plurale: anche in questo campo, è bene infatti diversificare gli investimenti per ridurre il rischio. Rischio di delusioni, rischio di tradimenti, rischio di plagio. Al di fuori delle questioni di fede, è bene scegliere con un po' di ironia. I buoni maestri non si prendono troppo sul serio; non si capisce perché dovremmo farlo noi. Scegliamo con cura i nostri maestri, quindi. Sostituiamoli se ci deludono, non adoriamoli mai e giudichiamoli sempre. Ma troviamone: saranno, come Carlo Maria Martini, termini di paragone e punti di riferimento nel momento delle scelte. L' alternativa è seguire tutti i venti, ma non è un buon modo di navigare la vita. 

Severgnini Beppe
Pagina 11
(2 settembre 2012) - Corriere della Sera

mercoledì 19 settembre 2012

Associazione a delinquere, condannati i 'guru' della psicosetta


Raggirate centinaia di persone anche nelle zone di Ascoli e San Benedetto, convinte a partecipare a costosissimi seminari con la falsa promessa di guarire da gravi malattie

Fermo, 17 luglio 2012 - Dal 1999 al 2008 avrebbero raggirato migliaia di persone nel Fermano, nelSambenedettese, nell’Ascolano e in tutta Italia, convincendole a partecipare a costosissimi seminari con la falsa promessa di riuscire a guarire da malattie anche molto gravi, quali depressioni, tumori, Aids, infertilità.
Per questo motivo otto ‘maestri’ della psicosetta Arkeon, tra cui anche il capo, Vito Carlo Moccia, sono stati condannati ieri dal Tribunale di Bari per i reati di associazione a delinquere ed esercizio abusivo della professione medica. Le condanne vanno da un anno e otto mesi in su, per sette dei ‘maestri’, fino ad arrivare a due anni e otto mesi per Moccia, il leader della setta. Assolti invece la moglie del capo carismatico, Isa Calabrese,Antonio Turi Grazia Bozzo.

I giudici hanno anche riconosciuto il danno recato all’ordine degli psicologi, che hanno chiesto un risarcimento di un milione di euro. Soddisfatta all’uscita dall’aula la psicologa Lorita Tinelli del Cesap, Centro studi abusi psicologici, che, insieme ad altri due fuoriusciti della setta, è stata l’artefice dell’indagine che ha portato alla sbarra i vertici di ‘Arkeon’.
"Il mio primo pensiero va al collega Carlo Fornisi che ha sempre combattuto al mio fianco e che nel febbraio del 2011 si è suicidato perché non ce la faceva più a sostenere le spese degli avvocati per difendersi dagli attacchi legali di Arkeon e perché non ha retto alle continue denigrazioni — dice —. Oggi sarebbe felice anche lui di questa sentenza. Ora però non bisogna abbassare la guardia perché sappiamo che ci sono ‘maestri’ di Arkeon che continuano la loro attività. Perciò se c’è qualcuno in grado di testimoniare abusi subiti di recente o di fornire notizie utili prima che i reati cadano in prescrizione, lo faccia al più presto".


Soddisfazione anche da parte di Aldo Verdecchia, presidente dell’associazione ‘Giù le mani dai bambini’: «Avevo segnalato ufficialmente alle autorità l’attività di questa setta tra le province di Fermo e Ascoli, già più di dieci anni fa. Purtroppo non sono stato preso in considerazione subito e ora, dopo la sentenza di Bari, si capisce quanto fosse pericolosa. Ha rovinato un sacco di persone a Fermo, San Benedetto e nelle zone limitrofe, ma se si fosse agito prima forse i danni si sarebbero potuti limitare. Nel 2000, mi sono infiltrato personalmente nella setta e durante una riunione svoltasi nel Fermano ho potuto vedere con i miei occhi come manipolavano le vittime".
 
Fabio Castori

lunedì 23 aprile 2012

Bari, psico-setta Arkeon: chieste 11 condanne

Truffavano gli adepti promettendo guarigioni miracolose.
Dopo la condanna del tribunale di Milano a uno dei maestri della psico-setta che truffava seguendo il metodo Arkeon, sono arrivate il 23 aprile altre 11 richieste a pene comprese tra i tre anni e i sei mesi da parte della pubblica accusa, al termine del processo in corso presso il tribunale di Bari.
La psico-setta, utilizzando delle tecniche ispirate alle filosofie orientali del Reiki, sarebbe riuscita a raccogliere 10 mila adepti in tutta Italia e a truffare molte persone in dieci anni.
Le persone venivano coinvolte con promesse di guarigione da tumori, Aids o infertilità, oppure da malattie spirituali, con la promessa della serenità.
LE ACCUSE, DA TRUFFA A VIOLENZA PRIVATA. Già un anno fa Antonio Morello, uno dei leader della setta, era stato condannato a sei anni di reclusione, ora agli altri adepti sono state contestate le accuse di associazione a delinquere, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, truffa, incapacità procurata da violenza e maltrattamenti su minori: tutti reati che sarebbero stati compiuti tra il 1999 e il 2008.
Il mondo della psico-setta di Arkeon era in effetti molto costoso: per partecipare ai seminari, il costo minimo si aggirava sui 260 euro e arrivava, a mano a mano che si passava di livello, fino ai 15.000 euro.
ALCUNI ADEPTI HANNO PAGATO 100 MILA EURO. Tra le testimonianze però, anche quelle di casi limite: una coppia del Nord Italia che cercava di risolvere la propria crisi matrimoniale ha detto alla polizia di avere pagato 100.000 euro, così come una donna che credeva di aver subito violenza sessuale nel passato.
Secondo il pm inquirente, Francesco Bretone, a capo dell'associazione criminale c'era Vito Carlo Moccia, di 60 anni, di Noicattaro, in provincia di Bari, ma residente a Milano, il quale diceva di essere psicologo ma non ne aveva i titoli. Per Moccia il pm, Francesco Bretone, ha chiesto la condanna a tre anni di reclusione.

Lunedì, 23 Aprile 2012


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giovedì 12 gennaio 2012

Arkeon, un'attività finalizzata alla manipolazione delle coscienze.La psicoanalisi libera, loro isolavano


Un interessante servizio di Chi lo ha visto? ha riproposto con allarmante opportunità, il caso di Arkeon, la pseudo organizzazione psichiatrica che si prefiggeva, in teoria, la cura e la rinascita degli individui. Come é noto, Arkeon e il suo fondatore e guru, sono sotto processo penale. Di Arkeon ed in genere delle psico sette abbiamo parlato col professor Francesco Bruno, criminologo e psichiatra. Professor Bruno, quali sono i danni che determina Arkeon?: " io ho avuto pazienti che hanno cercato cura da me, dopo la infausta esperienza di Arkeon e molti di loro hanno vissuto fatti traumatizzanti e violenti. Questa autentica setta si prefiggeva la cura di patologie psichiatriche attraverso la tattica della manipolazione delle coscienze finalizzata a fini di lucro, ovviamente non per gli associati, ma per chi la dirigeva". Poi aggiunge: " certamente vi é l' esercizio abusivo della professione medica e arrivo a dire che i tarocchi e i maghi ...

... di strada sono molto meno dannosi di questi signori. I primi, indubbiamente ciarlatani, sono nella maggior parte dei casi, di scarso danno, costoro invece, traumatizzano le persone in modo talvolta irreversibile".

Possono essere definiti setta?: " hanno tutte le caratteristiche della setta. Mentre la psicoanalisi vera tende a liberare, Arkeon si prefiggeva in realtà di soggiogare le persone al dominio e alla volontà di una persona senza scrupoli".

Meraviglia il fatto che, secondo quanto accertato, abbia ottenuto parole di elogio da padre Cantalamessa: " non so come abbia fatto e non saprei dire se per innocenza o altro, ma bisogna approfondire, perché é una cosa inquietante e credo che in Italia come Arkeon ve ne siano altre di sette, per esempio a Bari".

Poi fa un paragone: " la preghiera in sé stessa é una cosa buona e nobile e va incoraggiata. Ma se questa diventa non un fatto comunicativo, ma si trasforma in isolamento morboso, in integralismo settario, causa dipendenza, cose che avvengono, spiace dirlo, anche tra cattolici ed islamici.Tutte le forme aggregative che cercando la dipendenza e il numero chiuso sono tendenzialmente settarie, perché vogliono un isolamento al posto dell' apertura. Quest' Arkeon e i suoi guru meritano un giudizio attento, scrupoloso e severo per i danni arrecati".

venerdì 14 ottobre 2011

Arkeon, il guru davanti ai giudici


Continua il processo alla psicosetta. In aula il primo imputato. Moccia nega gli abusi: “Erano tutti liberi di intendere e volere...”

Il guru di quella che è stata oramai definita come la psicosetta più grande d'Italia, ieri in aula davanti ai giudici del tribunale penale di Bari. Vito Carlo Moccia ha avuto la possibilità di dire la sua come imputato in un processo che oramai si estende per le corti penali di tutto lo stivale.Interrogato sulle pratiche e le cerimonie del suo gruppo di – come l'ha definito lui stesso – "cammino di crescita personale ", Moccia ha negato ogni episodio di abuso. "Le pratiche di Akeon erano un misto di discipline orientali che avevano lo scopo di raggiungere l'armonia naturale del corpo e della mente ", ha dichiarato l'imputato. Di fronte alle domande della difesa, Moccia è stato chiaro:"Le pratiche definite 'della morte' e 'dell'elemosina' erano volte a suscitare negli individui che vi partecipavano volontariamente (e qui Moccia si ferma per sottolineare la completa responsabilità personale dei partecipanti ai riti di Arkeon ndr) per suscitare una riflessione personale; le teoria 'della madre perversa' e 'del pedofilo', invece – ha dichiarato il fondatore di Arkeon – sono cattive interpretazioni di alcuni... termini – ha evidenziato – che ho visto comparire solo nelle carte processuali e che non sono mai state utilizzate nel gergo di Arkeono o intese con la stessa accezione utilizzata in sede processuale".In particolare, i difensori hanno voluto che il Moccia chiarisse il concetto di 'teoria del pedofilo': per mezzo della quale, secondo molti testimoni ascoltati finora dai giudici, i "maestri " di Arkeon tentavano di giustificare tutti i drammi che sconvolgono la vita di ogni individuo con una presunta violenza carnale ricevuta in età infantile da parte di un genitore o un parente. "Il termine 'pedofilo' – ha dichiarato il Moccia – è stato di certo utilizzato durante i seminari di Arkeon, ma non nell'accezione sessuale del termine. Bensì – ha chiarito – si tratta di intendere la parola pedofilo nel senso di 'abuso': era così pedofilo colui che abusava di una persona, sotto vari aspetti, in età infantile ". "E' accaduto – ha continuato nella sua esposizione l'imputato – che durante i seminari di Arkeon siano state portate all'attenzione degli astanti le violenze sessuali subite in tenera età da alcuni membri: solo in questo caso il termine pedofilo – ha spiegato Moccia – era da intendere nella sua accezione puramente sessuale".Un 'mi lavo le mani', insomma, del capo di Arkeon che, dopo le dichiarazioni occorse nella scorsa udienza da parte di un altro maestro anch'esso imputato nel processo, sembra delineare la linea difensiva degli imputati: tutto ciò che accaduto, se è mai accaduto ma noi lo neghiamo, è avvenuto senza che ne fossimo gli autori morali o materiali, sembrano voler dire. "Se qualcuno durante i seminari di Arkeon parlava delle proprie esperienze intime e personali – ha precisato il Moccia – lo faceva nella piena libertà, senza condizionamenti alcuni".Non sono dello stesso parere alcuni ex membri di Arkeon. Costituiti parte civile, chiedono giustizia per le violenze e gli abusi che affermano di aver subito. "Fui violentata da un maestro di Arkeon. Il pretesto? Un rito per riportare alla mente un ricordo d'infanzia; l'attimo in cui, da piccola, sarei stata abusata sessualmente da un pedofilo". Erano emerse così, sconcertanti, le testimonianze nelle aule al neon del tribunale di Bari, dopo che, aperto nei mesi scorsi il sipario su quello che già prendeva forma come uno dei processi più importanti dell'anno giudiziario barese, venivano svelati i primi retroscena su quella che già era definita come la psicosetta Arkeon. "Non c'era nessun pedofilo! Erano solo pretesti per estorcermi denaro, usarmi in tutti i modi... anche come oggetto sessuale!", aveva dichiarato di fronte ai giudici una testimone. La pratica era sempre la stessa. Dalle testimonianze finora raccolte dai giudici vengono a galla una serie di riti e cerimonie in cui i membri di Arkeon avrebbero subito pressioni e abusi. Si parla di seminari in cui i partecipanti venivano portati a credere di essere stati violentati dai genitori o da un non ben precisato pedofilo durante l'infanzia. I "maestri" dicevano: "Non te lo ricordi perché eri troppo piccola – dichiarava in aula una testimone – ma di certo hai subito una violenza carnale... l'hanno subita tutti da bambini: questa è la causa dei mali che affliggono la tua vita! ". Il "lavaggio del cervello" condizionava a tal punto gli individui che alcuni hanno persino denunciato alla magistratura per violenza carnale ignari genitori, zii e amici". "Durante le cerimonie alcuni vomitavano. Allora il maestro si compiaceva: Bravo! Quello che hai appena rimesso non è vomito, ma lo sperma del pedofilo che ti ha violentato!". Più ci si liberava della "presenza del pedofilo ", più si avanzava nel "lavoro di purificazione ", come veniva definito, che consisteva in tre livelli: il primo dal costo di circa 400 mila delle vecchie lire, il secondo di circa 800 mila lire ed il terzo – un testimone racconta il suo percorso nella setta prima e dopo l'utilizzo corrente dell'Euro – di circa 12 mila euro. Una bella cifra che, secondo le testimonianze, finiva dritta dritta nelle tasche dei maestri della setta. E già, perché il risvolto economico di questa vicenda è un elemento da non sottovalutare. "Mi facevano firmare assegni intestati alla mia persona – raccontava ai giudici un testimone – anche se i maestri preferivano consegnassi denaro contante: è più conveniente per degli scambi a nero. In questo modo ho posto nelle loro mani più di 15 mila euro". La setta aveva aperto sedi in tutta Italia e godeva dell'appoggio di alcuni membri della Chiesa e di alcune associazioni ecclesiastiche (il “percorso di crescita” di Arkeon era stato approvato da uno studio del CISF - Centro Internazionale Studi Famiglia e il Moccia era comparso nel programma di Rai 1 “A sua immagine” del frate cappuccino Padre Raniero Cantalamessa); gli adepti erano migliaia.I testimoni di questo processo avevano sporto denuncia presso le questure di molte città italiane, ma non erano mai stati creduti. Solo l'intervento di alcune associazioni, una fra tutte il CeSAP, Centro studi per gli Abusi Psicologici, e l'interessamento della stampa, le acque intorno al caso hanno incominciato a smuoversi.


Mirko Misceo

giovedì 6 ottobre 2011

Processo Arkeon, in aula uno dei maestri

Continua il processo alla psicosetta di Vito Carlo Moccia. Rinviata al 12 ottobre l'udienza del guru. Il “gioco dell'elemosina”, la “teoria del pedofilo” e altre pratiche spiegate davanti ai giudici.
Continua il processo Arkeon, la psicosetta del guru Vito Carlo Moccia, con la sua ondata di testimoni ed imputati. Nell'udienza di ieri, presso il Tribunale Penale di Bari, doveva essere ascoltato lo stesso Moccia, ma per motivi di salute la sua udienza è stata rimandata in data 12 ottobre. Sono stati però ascoltati alcuni testimoni ex adepti della setta ed un “maestro” di Arkeon. Ci dica – hanno esordito i giudici – a cosa serviva il “gioco dell'elemosina”? «Il gioco dell'elemosina veniva praticato in Arkeon per insegnare a chi vi faceva parte il valore del denaro». Un esperienza quella, dell'elemosinare in luoghi pubblici fingendosi mendicanti, definita dallo stesso maestro: bella forte. Che cosa intende dire con “bella forte”? «Si tratta certo di un esperienza che incide molto sullo sviluppo della persona...». E il “lavoro della morte”? Anche questo era “bello forte”, hanno chiesto i giudici. «Anche il lavoro sulla morte era un'esperienza incisiva – ha dichiarato il maestro Arkeon – si mimava la morte di una persona per insegnarli il valore stesso della morte: non la fine di tutto ma l'inizio... vivere cioè ogni giorno come fosse l'ultimo». Esperienze queste che finiscono in questi giorni sui banchi dei giudici e che per anni sono state praticate nelle campagne pugliesi dove i membri di Arkeon si riunivano. Esperienze che assieme alla “teoria del pedofilo”, per la quale ogni male di un individuo era da ricondursi ad un presunto abuso sessuale subito nell'infanzia, vanno delineando il folto panorama degli abusi che emerge dai resoconti dei testimoni. In questo panorama, che ad ogni udienza si arricchisce di nuovi elementi, i giudici di via Nazariantz dovranno districasi per giungere al bandolo della matassa: condanna o assoluzione per gli imputati? Fondamentale per questo sarà la testimonianza in aula, il 12 ottobre prossimo, del guru di Arkeon, Vito Carlo Moccia.


Mirko Misceo

giovedì 22 settembre 2011

Torna in aula il processo alla psicosetta

Arkeon. La prossima settimana riprende la sfilata dei testimoni dinanzi al collegio

Tornerà in aula dinanzi ai giudici che formano il collegio giudicante della Seconda Sezione Penale presso il Tribunale di Bari il processo alla psicosetta denominata ‘Arkeon’, mentre già prima della pausa estiva sono emerse le prime testimonianze nelle aule di via Nazariantz. Dove s’è alzato il sipario a quello che prende forma uno dei processo più importanti, di certo il più sconvolgenti, dell'anno giudiziario barese. Tremano gli imputati: per primo Carlo Moccia, il fondatore della psico-setta (che ha deciso di non comparire in aula), e poi i “maestri” di Arkeon le cui trame si svelano nelle parole tremanti d'emozione e rabbia dei testimoni. La pratica era sempre la stessa, lo dimostrano le testimonianze finora raccolte. Gli adepti di Arkeon venivano, attraverso riti e cerimonie volte a condizionarne la mente, assoggettati alla volontà di individui che si facevano chiamare “maestri”; si parla di cerimonie in cui, tra musica ad altissimo volume, stridenti gong di tamburo ed urla strazianti, i partecipanti venivano portati a credere di essere stati violentati dai genitori o da un non ben precisato pedofilo durante l'infanzia. « Non te lo ricordi perché eri tropo piccola – cantilenavano i “maestri” – ma di certo hai subito una violenza carnale... l'hanno subita tutti da bambini: questa è la causa dei mali che affliggono la tua vita! ». Il “lavaggio del cervello” condizionava a tal punto gli individui che alcuni hanno persino denunciato alla magistratura, per violenza carnale, ignari genitori, zii e amici. « Durante le cerimonie – racconta una testimone – alcuni vomitavano. Allora il maestro si compiaceva: “Brava! Quello che hai appena rimesso non è vomito, ma lo sperma del pedofilo che ti ha violentato!” ». Più ci si liberava della “presenza del pedofilo”, più si avanzava nel “lavoro di purificazione”, come veniva definito dai maestri di Arkeon, che consisteva in tre livelli: il primo dal costo di circa 400 mila delle vecchie lire, il secondo di circa 800 mila lire ed il terzo (la testimone racconta il suo percorso nella setta prima e dopo l'utilizzo corrente dell'Euro) di circa 12 mila euro. Una bella cifra, che finiva dritta dritta nelle tasche dei “guru” della setta. E già, perché il risvolto economico di questa vicenda è un elemento da non sottovalutare. « Mi facevano firmare assegni intestati alla mia persona – racconta una testimone – anche se i maestri preferivano consegnassi denaro contante, è più conveniente per degli scambi a nero. In questo modo ho posto nelle loro mani più di 15 mila euro ». La setta aveva aperto sedi in tutta Italia, anche con l'appoggio di alcuni membri della Chiesa, gli adepti erano migliaia: è facile immaginare, quindi, che gli introiti di Moccia & Co. fossero a parecchi zeri. I testimoni di questo processo avevano sporto denuncia presso le questure di molte città italiane, ma non erano mai stati creduti; solo l'intervento di alcune associazioni, che si battono per la tutela dei fuoriusciti dalle sette religiose (una fra tutte, il CeSAP: Centro studi per gli Abusi Psicologici), e dopo l'intervento della stampa, le acque intorno al caso hanno incominciato a muoversi. Il processo che riprende martedi’ prossimo fa parte di un filone che si estende per tutto lo Stivale. Nei giorni scorsi sì è concluso il processo gemello di primo grado a Milano, che riguarda uno degli imputati del processo di Bari, il maestro di Arkeon Francesco Antonio Morello (il “maestro” citato nelle testimonianze). Morello è stato condannato a Milano a 6 anni di reclusione e 5 mila euro di risarcimento, per aver abusato sessualmente di due sue allieve che frequentavano i suoi seminari. Facendo leva sulle loro debolezze e sul ruolo da lui rivestito, le ha indotte a pratiche sessuali che, secondo lui, sarebbero servite a far riemergere il ricordo di un presunto abuso sessuale vissuto nell'infanzia. A Bari Morello è imputato per i reati di associazione a delinquere finalizzati a truffa, abuso della professione, violenza privata. È inoltre indagato per calunnia, insieme ad altri 46 membri di Arkeon che hanno denunciato due fuorusciti della setta e la presidente del CeSAP, la psicologa Lorita Tinelli. (m.m.)

Domenica 18 Settembre 2011 17:56

venerdì 15 luglio 2011

"Il maestro, un genio del male che ti coccola e poi ti annienta"

Il racconto di Chiara, ragazza romana per vent'anni nella setta Re Maya, il cui guru, Danilo Speranza, oggi è in carcere con varie accuse tra le quali violenza sessuale. "Ti costruiscono intorno una finta famiglia, decine di persone che si vogliono bene, escono sempre insieme... Poi comincia il lavaggio del cervello"
ROMA - A suo modo era "posseduta". Lo è stata per vent'anni. Da quando è entrata nella setta Re Maya fino a tre anni fa quando è riuscita a venirne fuori. Ha cinquant'anni, vive a Roma e oggi dice: "Sono entrata che non avevo un lavoro e sono uscita come, anzi peggio di prima. Distrutta nella mente, allontanata da tutto". La chiameremo Chiara. La sua storia comincia all'inizio degli anni Ottanta. "Il mio insegnante di yoga un giorno mi dice: ti faccio conoscere il mio maestro...". Il "maestro" era Danilo Speranza il guru a capo della setta Re Maya oggi in carcere con l'accusa di violenza sessuale (anche ai danni di minorenni). "Un genio del male, una mente pazzesca ma che alla fine ti prosciuga, ti annienta". Chiara ricorda l'ingresso nella setta che nella sola Roma - dice - poteva contare su uno zoccolo duro di almeno 500 persone.

"Mi hanno riempito di affetto. Ti costruiscono intorno una finta famiglia: decine di persone che si vogliono bene, che escono sempre insieme. Poi è iniziato il lavaggio del cervello...". Speranza convince Chiara a girare le spalle a familiari e amici. "Dicevano che era gente poco spirituale". Il capo la riempie di attenzioni. "Mi chiese di raccontargli la mia storia, la mia infanzia, i miei problemi. Faceva così con tutti. A quel punto è come se tu gli consegnassi la chiave... Mi spiegò i testi di buddismo e induismo. All'inizio sembrava anche una cosa seria, interessante. Lui non appariva come un cialtrone o un cretino. Ma col tempo iniziò a gestire la mia vita, a sfruttare me e tutti gli altri, a farci lavorare per lui. Ero diventata come un pupazzo. Scoppia il caso delle violenze sessuali. Chiara - dice - non ha mai subito abusi sessuali. "Ma tra di noi le voci giravano. Eppure eravamo tutti talmente succubi che nessuno voleva credere a quelle accuse. Io oggi ho capito che avevo aderito a un progetto malato. Che ne sono stata vittima. Ma sono sicura che ancora oggi molti sono pronti a difendere Speranza a spada tratta. Solo perché ne temono i poteri o lo vedono ancora come un dio". (p. b.)

L'ALLARME SOCIALE

Da Repubblica..

IL GURU DELLA PORTA ACCANTO

Oltre un milione e mezzo di italiani si legano ad associazioni o sette che coinvolgono la dimensione spirituale. Per molti è solo una normale adesione a una minoranza religiosa, ma altri finiscono "imprigionati" in strutture che puntano ai soldi, al sesso o al potere. E per alcuni comincia un incubo...


di PAOLO BERIZZI
Da Re Maya alla Santa Muerte Ecco l'Italia delle mille sette

Quelle censite sono 620 ma la cifra raddoppia se si calcola il "sommerso". Più di un milione e mezzo di italiani le frequentano ma si sale a oltre tre milioni contando gli immigrati. E ce ne sono per tutti i gusti: da quelle innocue a quelle che puntano allo sfruttamento economico degli adepti, a quelle che li sottopongono a veri e propri abusi



ROMA - Per togliere il demone dai bambini la "Santona della porta accanto" (si chiama proprio così) li costringeva alla terapia degli "spilli": doccia fredda con gli occhi sbarrati rivolti verso il getto d' acqua. Poi si passava al pranzo: vomito e escrementi. I loro o quelli dei maiali. Che nella provincia di Brescia - dove la setta della "madre" Tersilia Tanghetti aveva ben cinque succursali - abbondano. A Roma alle mamme e alle bambine della setta Re Maya non andava meglio: il guru Omar Danilo Speranza, ora in carcere, le violentava. "Lo facevo per modificare il karma negativo delle bimbe - ha spiegato - dovevo trasmettere loro il mio dna sano e curativo". Terapia religiosa con stupro. Come quella praticata da Antonio Morello, il capo di The sacred path ("Il sacro sentiero"), 10 mila adepti da Bolzano a Catania. Condannato a sei anni di carcere, Morello faceva credere alle seguaci di essere state stuprate da piccole, e per liberarsi da questo trauma le convinceva a fare sesso con lui. Decine e decine di casi. Tra proselitismo subdolo, rituali mistici, circonvenzioni e soprusi sessuali. E droghe. Mischiate a suggestioni religiose per lo più orientaleggianti. Storie di adepti e di "maestri", di seguaci ridotti in schiavitù e di santoni e ciarlatani dal conto a sei zeri.

Sono le sette di seconda generazione. Oltre mille gruppi in tutta Italia (il Centro studi nuove religioni ne censisce 620 ma secondo altri esperti le cifre raddoppiano se si tiene conto del enorme sommerso). Molte sette sono innocue, molte no. Più di un milione e mezzo di italiani (circa il 3 per cento della popolazione) le frequentano. Gli adepti salgono a 3,5 milioni con gli immigrati non ancora cittadini. Più della metà (64%) sono donne e adulti. Il 15% adolescenti e bambini. Si va da sparuti gruppi da poche decine di affiliati - che si muovono nell'ombra - e si arriva a movimenti che abbracciano decine di migliaia di seguaci. E generano un volume d' affari di milioni di euro. Ma come funzionano queste sette di "seconda generazione"? Come fanno proselitismo? Quali sono i casi in cui la credenza confina con il codice penale?

Decine e decine di casi. "Le sette tradizionali avevano struttura e dottrine precise e conservavano riferimenti a universi simbolici e religiosi tratti o dal cristianesimo o dalle religioni orientali - spiegano Massimo Introvigne e Pierluigi Zoccatelli del Cesnur - Nella seconda generazione di sette, di cui Re Maya è un esempio, tutto questo è sparito, sostituito dai soli rapporti personali con il capo e da vaghi sincretismi dove l'emozione sostituisce la dottrina. E così i rischi aumentano". Dimenticate le candele sugli altari, le tuniche, gli incensi. Sono riti obsoleti. Soppiantati da nuove pratiche. Meno plateali, più insidiose. Abili nel marketing, oggi i nuovi santoni agganciano i fedeli parlando di "lavaggi energetici emozionali", di "benessere spirituale low cost", di "purificazione alla portata di tutti": insomma quel "beneficio immediato" (genze rijaku) che è alla base delle religioni neobuddiste giapponesi. I gruppi religiosi che vanno per la maggiore: quelli del cosiddetto "potenziale umano". "Ti fanno credere che puoi sviluppare le tue capacità fino a diventare una persona straordinaria che vive nel benessere psicofisico - aggiunge Introvigne - Un benessere da bere tutto di un fiato. Come una bevanda energetica".

A proposito di bevande. Ad Assisi i riti collettivi del Santo Daime - detta anche "Dottrina della foresta" - hanno il momento topico nell'assunzione di un succo a base di ayahuasca, la radice allucinogena che Denis Tronchin e Emiliano Eva, i due italiani scomparsi il 6 agosto 2006 a Puyo, nella giungla dell'Ecuador, si erano sparati in abbondanza. Partiti per seguire le pratiche sciamaniche degli indiani Shuare, sono morti di overdose e poi sono stati fatti a pezzi.

Ci sono credenze che giungono in Italia coi flussi migratori. Alimentate dai loro adepti, a volte si incardinano su pratiche occulte locali. La Santeria cubana, la Candomblé e la Macumba brasiliane, il Vudù africano, la Santa Muerte (o Bambina Bianca). Un florilegio di culti alternativi. Che proliferano attirando curiosità e devozione. Il confine con l'illecito? A volte è sottilissimo. Associazione a delinquere, circonvenzione di incapace, violenza, minacce, truffa, raggiro, evasione fiscale i reati più comuni. È il lato B della medaglia. Patrizia Santovecchi, presidente dell'Osservatorio nazionale abusi psicologici, lo descrive così. "Ci sono diversi gradi di pericolosità. I piccoli gruppi sono caratterizzati da una pericolosità più "personale", cioè che grava più sul individuo. Le formazioni più grosse, da 300-350 mila seguaci, magari esercitano una pressione sociale e anche economica notevole, ma dall'altra - dovendo mantenere una facciata rispettabile - garantiscono di più il singolo soggetto e la sua incolumità".

mercoledì 8 giugno 2011

Processo Arkeon, banco di prova per la magistratura barese

Martedì 07 Giugno 2011 12:38

Domani riparte il processo alla psicosetta. Nuovi testimoni pronti ad accusare Moccia e gli altri: “Io, violentata da un maestro”

Domani riparte, davanti alla seconda sezione penale del tribunale di Bari, il processo più atteso e forse più sconvolgente di quest’anno giudiziario. La psicosetta Arkeon sul banco degli imputati: il suo fondatore, Vito Carlo Moccia e gli altri maestri (in particolare Francesco Antonio Morello) accusati di violenza sessuale ed estorsione. Sotto l’attento esame del collegio giudicante il condizionamento psicologico operato dalle sette religiose sugli individui; il processo si presta a trasformarsi in un vero e proprio banco di prova per la Giustizia italiana. Come verranno giudicati, infine, gli imputati? Semplici “violentatori”, “truffatori” o inseriranno i delitti per cui sono accusati nella sfera della “manipolazione psicologica”? Qualunque sia l'esito, i processo è destinato a fare storia negli annali della giurisprudenza. « Fui violentata da un maestro di Arkeon, il pretesto: un rito per riportare alla mente un ricordo d'infanzia; l'attimo in cui, da piccola, sarei stata abusata sessualmente da un pedofilo ». Era emersa così, sconcertante, l'accusa della prima testimone ai danni degli imputati. Durante il processo un'altra donna, ascoltata per ben 3 ore, ha raccontando la sua triste storia della perdita del marito a causa di una trasgressione creativa voluta dal maestro Antonio Morello, dello stupro di gruppo che avrebbe subito durante una cerimonia-rito e di altri tentativi di violenza. Gli adepti di Arkeon venivano, attraverso riti e cerimonie volte a condizionarne la mente, assoggettati alla volontà di individui che si facevano chiamare “maestri”. Si parla di cerimonie in cui, tra musica ad altissimo volume, stridenti gong di tamburo ed urla strazianti, i partecipanti venivano portati a credere di essere stati violentati dai genitori o da un non ben precisato pedofilo durante l'infanzia. « Non te lo ricordi perché eri troppo piccola – cantilenavano i “maestri” – ma di certo hai subito una violenza carnale... l'hanno subita tutti da bambini: questa è la causa dei mali che affliggono la tua vita! ». Il “lavaggio del cervello” condizionava a tal punto gli individui che alcuni hanno persino denunciato alla magistratura, per violenza carnale, ignari genitori, zii e amici. « Non c'era nessun pedofilo – ha dichiarato una testimone, tremante d'emozione e rabbia – erano solo pretesti per estorcermi denaro, usarmi in tutti i modi... anche come oggetto sessuale! ». Più ci si liberava della “presenza del pedofilo”, più si avanzava nel “lavoro di purificazione”, come veniva definito dai maestri di Arkeon. Quest'ultimo consisteva in tre livelli: il primo dal costo di circa 400 mila delle vecchie lire, il secondo di circa 800 mila lire ed il terzo (la testimone racconta il suo percorso nella setta prima e dopo l'utilizzo corrente dell'Euro) di circa 12 mila euro. Una bella cifra, che finiva dritta dritta nelle tasche dei “guru” della setta. E già, perché il risvolto economico di questa vicenda è un elemento da non sottovalutare. « Mi facevano firmare assegni intestati alla mia persona anche se i maestri preferivano consegnassi denaro contante, è più conveniente per degli scambi a nero. In questo modo ho posto nelle loro mani più di 15 mila euro ». La setta aveva aperto sedi in tutta Italia, anche con l'appoggio di alcuni membri della Chiesa, gli adepti erano migliaia: è facile immaginare, quindi, che gli introiti di Moccia & Co. fossero a parecchi zeri. I testimoni di questo processo avevano sporto denuncia presso le questure di molte città italiane, ma non erano mai stati creduti. Solo l'intervento di alcune associazioni, che si battono per la tutela dei fuoriusciti dalle sette religiose (una fra tutte, il CeSAP: Centro studi per gli Abusi Psicologici), e dopo l'intervento della stampa, le acque intorno al caso hanno incominciato a smuoversi. « Ne abbiamo passate di tutti i colori – racconta una testimone – è difficile pensare che le forze dell'ordine, coloro i quali hanno il compito di difendere i cittadini, siano stati i primi a voltarci le spalle ». Ora i ricordi spiacevoli fanno posto alla speranza. « Abbiamo fiducia nell'operato dei giudici, ed invitiamo tutti coloro che hanno mantenuto il riserbo per tanti anni ad uscire allo scoperto e unirsi a noi in questa lotta! Sappiamo che a Bari ci sono molti ex adepti della setta, è ora che escano dall'ombra e facciano sentire la propria voce... ». Il processo che si tiene in questi giorni a Bari fa parte di un filone che si estende per tutto lo stivale. Nei giorni scorsi sì è concluso il processo gemello di primo grado a Milano, che riguarda uno degli imputati del processo di Bari, il maestro di Arkeon Francesco Antonio Morello (il “maestro” citato nelle testimonianze). Morello è stato condannato a Milano a 6 anni di reclusione e 5 mila euro di risarcimento, per aver abusato sessualmente di due sue allieve che frequentavano i suoi seminari. Facendo leva sulle loro debolezze e sul ruolo da lui rivestito, le ha indotte a pratiche sessuali che, secondo lui, sarebbero servite a far riemergere il ricordo di un presunto abuso sessuale vissuto nell'infanzia. A Bari Morello è imputato per i reati di associazione a delinquere finalizzati a truffa, abuso della professione, violenza privata. È inoltre indagato per calunnia, insieme ad altri 46 membri di Arkeon che hanno denunciato due fuorusciti della setta e la presidente del CeSAP, la psicologa Lorita Tinelli. Fissata invece al 20 ottobre 2011 l'udienza per la richiesta di rinvio a giudizio per i primi 46 membri di Arkeon, indagati per calunnia dopo le denunce dei membri del CeSAP e di alcuni fuoriusciti della setta. Il GIP che valuterà la richiesta del PM è la Dr.ssa Romanazzi. Fanno parte di questo primo gruppo di indagati alcuni attuali teste e imputati del già avviato procedimento penale.


Mirko Misceo

martedì 19 aprile 2011

La confessione di Michelle Hunziker: “Fui vittima di una setta”

La bella e brava showgirl era stata plagiata dai “Guerrieri della luce”. Aveva lasciato il marito Ramazzotti e si era fidanzata col figlio della guru: “Approfittano dei momenti di debolezza delle persone, era una dipendenza”

Una pagina oscura nella vita della popolare attrice e showgirl Michelle Hunziker (foto). “Per anni fui vittima di una setta”. Lo confessa la bella 33enne di origine svizzera sul quotidiano tedesco Bild Zeitung. La setta ha un nome piuttosto evocativo, si chiama infatti “Guerrieri della luce”, si ispira ai precetti di dello scrittore Paulo Coelho ed è capeggiata dalla guru Giulia Berghella. Utilizzano l’ipnosi e l’imposizione delle mani per scacciare le energie negative. La Hunziker fu vittima di questa setta dal 2000 al 2006 (infatti si separò da Eros Ramazzotti per instaurare una relazione sentimentale prima col figlio della guru e poi col suo ex compagno). Nel 2000, Michelle aveva appena perso il padre e stava attraversando un periodo di difficoltà e debolezza interiore. Così si affidò ai “Guerrieri della luce”.
“Ero molto debole e sono stata una facile preda per loro – confida Michelle – poiché approfittano delle persone che vivono un particolare momento di fragilità. Sono persone molto preparate dal punto di vista psicologico, capiscono i tuoi problemi. Mi hanno sempre avvicinata nei momenti più duri della mia vita, ferendomi profondamente e arricchendosi alle mie spalle. Mi trovavo in una situazione di dipendenza, quasi come una tossicodipendenza. E’ molto difficile uscirne quando precipiti in una simile situazione”. Come ha fatto, dunque, la brava attrice e presentatrice televisiva ad uscire dall’incubo? “L’amore per la figlia Aurora e un sogno nel quale mio padre mi scuoteva, intimandomi di svegliarmi, hanno messo fine alle mie sofferenze – conclude la Hunziker – Ho lasciato i ‘Guerrieri della luce’ e quando sono tornata alla normalità, tutti gli altri erano lì ad aspettarmi. Ora sono felice”.

giovedì 17 marzo 2011

PARAGURU DE NOANTRI

LEGGERE IL LIBRO “OCCULTO ITALIA” DI DEL VECCHIO E PITRELLI E SCOPRIRE L’ESISTENZA DI ANTONIO MENEGHETTI, CREATORE DELL’ONTOLOGIA, MISTERIOSA DISCIPLINA CHE MISTERIOSAMENTE INTERESSA I CIRCOLI DEL BUONGOVERNO DI DELL’UTRI, UNA CONTROLLATA FININVEST CHE FINANZIA L’ENCICLOPEDIA MULTIMEDIALE “OVO” (MEGAFLOP) E, INCREDIBILMENTE, ANCHE LA SAPIENZA, CHE GLI AFFIDA CATTEDRE E CORSI DALL’IMPROBABILE TITOLO “LA CINELOGIA, CINEMA E INCONSCIO”…

Gianluca Di Feo per "l'Espresso"


antonio meneghetti Quando si parla di sette, subito si pensa al satanismo e a un esoterismo pacchiano, ma soprattutto a movimenti marginali, lontani dalla quotidianità. La realtà è diversa. Nel nostro Paese oggi operano alcune grandi organizzazioni, di diversa ispirazione, che catturano nel loro meccanismo persone d'ogni ceto, inclusi laureati e professionisti.
E che sognano di inserirsi nella politica, accolti spesso con interesse da parlamentari di destra e sinistra anche perché "la struttura verticistica e autoritaria di una setta è il sogno inconfessato di ogni partito". Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli per la prima volta hanno descritto la rete di queste confraternite insospettabili in un saggio completo e di facile lettura: "Occulto Italia" (Bur-Rizzoli, pp. 509, o 12,50).

I due giornalisti, collaboratori de "l'Espresso", analizzano le sette della porta accanto, con un occhio di riguardo ai metodi con cui si inseriscono nelle dinamiche del potere: nelle aziende, nei comuni, fino alle Camere. Descrivono in modo esaustivo la trama italiana di Scientology, quella dei buddisti di Soka Gakkai, dei misteri di Damanhur o del Movimento Umanista. Il caso più clamoroso di questo contagio istituzionale è l'Ontologia, disciplina creata dal professor Antonio Meneghetti che ha avuto per anni come profeta un volto celebre tra gli under 30, il vj e conduttore tv Andrea Pezzi.

È sorprendente scoprire come nel novembre 2006 Pezzi e Meneghetti si siano presentati sul palco del raduno nazionale dei Circoli giovanili del Buongoverno, voluti da Marcello Dell'Utri per forgiare la nuove leve del partito berlusconiano. Il professore lì ha ripetuto il suo credo che esalta individualismo e leaderismo. Ha attaccato "la sinistra prezzolata dagli americani, che statalizza tutti i beni". Ha parlato del Sessantotto come "un grande imbroglio indotto da Washington per bloccare lo sviluppo europeo".

E di Tangentopoli "voluta dagli Stati Uniti per devastare la capitaneria più valida dell'economia italiana". Chi è Meneghetti? Scrivono Del Vecchio e Pitrelli: "Quando il ministero dell'Interno, nel 1998, inserisce l'Associazione italiana di Ontopsicologia fra le sette religiose e i nuovi movimenti magici nel nostro Paese fornisce una sintetica ma precisa descrizione del fondatore e della sua dottrina: "Il promotore è un pluripregiudicato, ex frate francescano, coniugato con una ex religiosa, anch'essa pluripregiudicata, soprannominato il Professore perché laureato in Sociologia, Teologia e Filosofia".

Il rapporto continua delineando una breve descrizione dell'Ontopsicologia, "una sorta di psicoterapia non riconosciuta dalla scienza ufficiale", e si conclude con una notazione allarmante: "Secondo alcune segnalazioni, nei corsi tenuti dal sodalizio verrebbero attuate metodologie dirette a modificare il carattere e la personalità dell'adepto, al punto di ottenere il totale condizionamento e devozione nei confronti del fondatore".

Parole forti, pesanti, forse fin troppo, visto che Meneghetti è poi riuscito a ottenere dal Viminale un risarcimento civile per danni d'immagine di una cinquantina di milioni delle vecchie lire (siamo nel 2000)".

Nonostante il risarcimento, le denunce degli ex adepti o dei loro familiari si sono moltiplicate, assieme al muro degli ordini professionali degli psicologi contro la singolare scienza del Meneghetti. Senza però ostacolarne l'ascesa. Il gruppo sfiora il colpaccio con il progetto Ovo, sovvenzionato per il 43 per cento da una controllata di Fininvest: un'enciclopedia in videoclip, da diffondere su tv e Web. Nel 2008 sono pronte le prime voci, dedicate a Hitler e Stalin, descritti senza giudizi critici: quasi una riscrittura della storia, che affonda in un mare di debiti.

Il professore invece corona il suo sogno accademico. Ottiene un corso alla Sapienza di Roma: "La cinelogia, cinema e inconscio". E poi "dal 2010, la facoltà di sociologia promuove un master post laurea gestito in house dagli ontopsicologi, che tratta di: Ontopsicologia, Cinelogia, Comunicazione e Leadership". Una cattedra che premia la sua disciplina, ignorando denunce e polemiche

giovedì 17 febbraio 2011

Le rete delle sette: in Italia sono 8mila per 240mila adepti

ROMA – L’identikit della vittima è semplice: persone vulnerabili, rese fragili da un lutto o da una difficoltà sul lavoro, in famiglia. Ma devono essere anche benestanti e con un buon livello culturale. L’età non è un problema, si va dall’adolescente all’anziano. L’identikit è quello di chi ingrossa le file delle sette. Che siano sataniste, di vampirismo, che si occupino di stregoneria o esoterismo e magia, poco importa. I cosiddetti “santoni”, i capi carismatici, hanno un potere enorme su quello che è un vero e proprio esercito di adepti: 240mila italiani divisi in ottomila sette, e solo nel 2010. Questo dicono i dati raccolti della comunità papa Giovanni XXIII.

Le persone vengono manipolate, al punto da lasciare la famiglia, tagliare i ponti con la vita precedente e dare un contributo economico sostanzioso alla setta. Le nuove tecnologie, internet e social network, hanno enormemente facilitato l’approccio di queste sette al mondo degli adolescenti, molto più vulnerabili e manipolabili. Ci sono le ragazzine che si credono streghe, gli adolescenti che entrano nei gruppi satanisti: per loro spesso il percorso nelle comunità è fatto anche di abuso di droga, riti sessuali e messe nere.

La comunità papa Giovanni XXIII raccoglie circa 15 telefonate al giorno, avvalendosi della squadra antisette della polizia, nata nel 2006. Il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, ha fatto notare che le vittime possono avvalersi della legge sullo stalking se vengono perseguitate da guru e santoni. Ma il problema è che le vittime, molto spesso, non vogliono affatto liberarsi dei loro capi spirituali e alle famiglie resta ben poco oltre la speranza di vederli tornare a casa.

17 febbraio 2011 | 09:57

Blitzquotidiano

venerdì 16 luglio 2010

Un milione e mezzo di vittime in Italia

Scomparsi.
Il presidente dell' associazione famigliari: ogni anno spariscono decine di persone. Ipnosi I sedicenti guru ricorrono talvolta all' induzione ipnotica o alla somministrazione di stupefacenti. Circa 500 le sette religiose, in maggioranza al Nord Le tecniche per fare cadere l' adepto nella rete

E' un articolo del marzo di quest'anno apparso sul Corriere della Sera (per leggerlo cliccaci sopra..)

domenica 2 maggio 2010

Arkeon, un'attività finalizzata alla manipolazione delle coscienze. La psicoanalisi libera, loro isolavano. ..


La preghiera integralista causa dipendenza.
Un interessante servizio di Chi lo ha visto? ha riproposto con allarmante opportunità, il caso di Arkeon, la pseudo organizzazione psichiatrica che si prefiggeva, in teoria, la cura e la rinascita degli individui. Come é noto, Arkeon e il suo fondatore e guru, sono sotto processo penale. Di Arkeon ed in genere delle psico sette abbiamo parlato col professor Francesco Bruno, criminologo e psichiatra. Professor Bruno, quali sono i danni che determina Arkeon?: " io ho avuto pazienti che hanno cercato cura da me, dopo la infausta esperienza di Arkeon e molti di loro hanno vissuto fatti traumatizzanti e violenti. Questa autentica setta si prefiggeva la cura di patologie psichiatriche attraverso la tattica della manipolazione delle coscienze finalizzata a fini di lucro, ovviamente non per gli associati, ma per chi la dirigeva". Poi aggiunge: " certamente vi é l' esercizio abusivo della professione medica e arrivo a dire che i tarocchi e i maghi ...

... di strada sono molto meno dannosi di questi signori. I primi, indubbiamente ciarlatani, sono nella maggior parte dei casi, di scarso danno, costoro invece, traumatizzano le persone in modo talvolta irreversibile".

Possono essere definiti setta?: " hanno tutte le caratteristiche della setta. Mentre la psicoanalisi vera tende a liberare, Arkeon si prefiggeva in realtà di soggiogare le persone al dominio e alla volontà di una persona senza scrupoli".

Meraviglia il fatto che, secondo quanto accertato, abbia ottenuto parole di elogio da padre Cantalamessa: " non so come abbia fatto e non saprei dire se per innocenza o altro, ma bisogna approfondire, perché é una cosa inquietante e credo che in Italia come Arkeon ve ne siano altre di sette, per esempio a Bari".

Poi fa un paragone: " la preghiera in sé stessa é una cosa buona e nobile e va incoraggiata. Ma se questa diventa non un fatto comunicativo, ma si trasforma in isolamento morboso, in integralismo settario, causa dipendenza, cose che avvengono, spiace dirlo, anche tra cattolici ed islamici.Tutte le forme aggregative che cercando la dipendenza e il numero chiuso sono tendenzialmente settarie, perché vogliono un isolamento al posto dell' apertura. Quest' Arkeon e i suoi guru meritano un giudizio attento, scrupoloso e severo per i danni arrecati".


Bruno Volpe

giovedì 18 marzo 2010

mercoledì 17 marzo 2010

OGNI SETTIMANA ARRIVANO DECINE DI SEGNALAZIONI" UN'ITALIA OSTAGGIO DELLE SETTE

Da "LA STAMPA" di mercoledì 17 marzo 2010

"Ogni settimana arrivano decine di segnalazioni" Un`Italia ostaggio delle sette Intervista ELENA LISA TORINO Lorita Tinelli Il telefono non smette di squillare.

Lorita Tinelli, presidente del Cesap, il centro studi sugli abusi psicologici, deve rispondere ai legali che dopodomani la sosterranno in tribunale contro «Arkeon», una delle sette più ramificate in Italia con gruppi da nord a sud e oltre diecimila adepti:

psicologi, casalinghe, religiosi, attori, maestre. E bambini tirati dentro dai loro genitori.

I leader dell`organizzazione sono accusati di associazione a delinquere. E la prima volta, in Italia, che accade. La Tinelli, però, che nel processo si è costituita parte civile, ha altre chiamate alle quali rispondere.

E a queste non riesce proprio a negarsi: sono le richieste d`aiuto di uomini e donne, giovani e vecchi, spesso parenti e amici di chi è entrato in una setta e non sa come uscirne.

O non vuole uscirne. «No dice a una signora che chiama da Milano - di questo gruppo non ho mai sentito parlare.

Ma stia tranquilla, sua sorella la tireremo fuori...» Ogni giorno così? «Il mio centro non riceve meno di quaranta segnalazioni a settimana. E sconvolgente, la situazione non fa che peggiorare».

Com`è possibile, le forze dell`ordine non fanno nulla? «Il punto è che hanno spesso le mani legate. 1 capi delle or- ganizzazioni appena sentono su di loro e sul gruppo una certa pressione, scompaiono per poi ricomparire con un altro nome, da un`altra parte. Investigare non è facile».

Come nel caso della setta «Maya» di Roma? «Esattamente. Si è trattato di indagini lunghissime, sono partite anni fa. E anche in questo caso è stata necessaria la ribellione di ex seguaci per riuscire a mettere le mani sul leader».

Quello delle sette è un fenomeno diffuso e sono in molti a temere il rischio che le persone più care possano essere irretite. Quali sono i sintomi che ritiene più evidenti in chi fa parte di una organizzazione come adepto? «Lo dico sempre a chi mi chiama per avere dei consigli. Il campanello d`allarme più chiaro è il cambiamento di carattere e di stile di vita. Si diventa più taciturni, non si frequentano più i soliti amici. E questa la prima regola imposta dalla setta: l`isolamento. Solo così il controllo diventa totale».

Com`è possibile cambiare in modo tanto radicale la propria vita senza reagire? «Attraverso la manipolazione del pensiero. Ma per "plagiare" vengono usate anche tecniche meno sofisticate.

Ci sono sette in cui, chi sta a livelli intermedi della gerarchia è incaricato di pedinare e controllare le potenziali vittime. Lo scopo è scoprire i loro gusti, i bisogni, e fingere un feeling particolare per legarle a sé».

Con quali obiettivi? «Consentire al guru di eserci- tare il proprio carisma, mettere le mani sul conto in banca dei seguaci e costringerli a piegarsi minacciandoli, picchiandoli e violentandoli.

Ci sono persone che non si fanno scrupoli, non si fermano davanti a niente.

Bambini compresi».

Nemmeno i genitori che nelle sette portano con loro i figli, però, sembrano sentirsi particolarmente responsabili...» «I seguaci di quello che credono un guru sono intrisi della filosofia del gruppo. E come se la loro vera personalità venisse occultata e schiacciata da valori diversi. I "grandi" sono vittime come i "piccoli": in una setta ci entrano per la necessità di sentirsi parte di una comunità, essere accettati da un gruppo, amati. Così aumenta la loro autostima».

Al prezzo di vedere violentare dei bambini? «Di quel prezzo si rendono conto solo quando la loro mente non è più obnubilata, quando riescono a uscire dalle organizzazioni. Il rischio, a quel punto, è che il rimorso per loro diventi devastante».

I CAMBIAMENTI «Si diventa più taciturni, ci si isola e si lasciano gli amici» LA STRATEGIA «I leader vogliono avere il controllo totale sulla mente» Presidente Cesap Lorita Tinelli è presidente del Centro studi sugli abusi psicologici. Ogni giorno arrivano decine di chiamate di «prigionieri delle sette» Fenomeno in crescita 1a mappa Gli esperti concordano:

il numero delle persone soggiogate dalle sette èincostante aumento 152 Sette presenti in Italia secondo le ultime cifre ufficiali dei rapporto dei dipartimento di Sicurezza dei ministero dell`interno (1998) Adepti 92.000 61 Gruppi magici Adepti 2 Gruppi New Age 4.600 Adepti 3.000 70* Gruppi religiosi i" (40% di matrice cristiana) Psicosette Adepti 78.500 = Adepti 85.500 11 record I motivi che spingono a entrare in una setta Lombardia: r= Ottenere Solitudine 8I gruppi risultati pratici 20% (71 religiosi, 17 magici) -,,,,Curiosità, noia ignoranza 28% Il fenomeno dei Satanismo osservatorio antiplagio, 2010 236 t~ al Nord )i milone gli adepti gruppi nee 122 in Italia al Centro a 19()/0 segnalazioni pervenute minori 61 1 dai 1994 coinvolti nelle Isole ` al Sud ~> Depressione 6% Partners - LA STAMPA Paura del futuro o 10% Gusto del proibito 7% I luoghi della vicenda Speranza Foro Italico Via Monte Mario I>Abitazione di Dranlza Città del Vatfiro Montesacro La zona in cui di TIppodromo rto, il guru è stato arrestato ieri f! mattina Villa Villa Chigi Ada Tor Bella Monaca Vi risiedono molte LO il cl delle donne che hanno` denunciato degli abusi` San Lorenzo Villa In via dei Sabelli Borghese ha sede la comunità Villa Re Maya fondata da Speranza negli Anni 80 Medici pii ì;, [.]

lunedì 15 marzo 2010

Sette, il racconto-choc di una vittima: "Erano premurosi poi mi hanno stuprata"







Bari, la ragazza è entrata a far parte di Arkeon spinta da un'amica, e ha sborsato migliaia di euro



BARI, 15 marzo 2010 - UNA STORIA inquietante, ma, purtroppo, come altre di donne e uomini che hanno subito violenze e abusi sessuali nel nome di Arkeon. È la storia di Silvia che, dopo aver versato decine di migliaia di euro nelle casse dei guru del gruppo, è stata anche violentata.


Come è entrata a far parte di Arkeon?«Sono stata introdotta da un’amica che frequentava i seminari a pagamento della setta. Ho iniziato dai livelli più bassi fino ad arrivare a quelli più alti, dove si pagavano anche 15 mila euro».


In che consisteva l’attività praticata nella setta?«Fondamentalmente erano dei percorsi da seguire, che, in realtà, erano dei veri e propri lavaggi del cervello. Inizialmente tutti sono stati premurosi e dolci, praticando la cosiddetta tecnica del ‘love bombing’, ma poi è venuto fuori il lato perverso dei guru. Loro agivano sulla nostra mente inculcandoci anche delle memorie false per sostenere la loro tesi secondo cui il 95 per cento delle persone sono state abusate nel periodo infantile».


Abusi di quale tipo? «Abusi sessuali e quasi sempre praticati dai genitori. Loro cercavano di convincerci che tutti noi, anche se non lo ricordavamo, avevamo subito abusi da piccoli».


Quindi si parlava spesso di sesso?«Sì, si parlava spessissimo di sesso, nonostante in questi incontri fossero presenti anche minorenni. Con il pretesto di utilizzare determinate tecniche, cercavano di farti credere che, ripercorrendo all’indietro quello che poteva essere il tuo vissuto, saresti arrivato a capire e a superare quello che era stato il trauma dell’abuso».


Ma questo sempre e in ogni caso, anche se l’abuso non c’era stato? «Per loro era impossibile che non ci fosse stato, caso mai c’era l’eventualità che non lo si ricordasse. In quel caso applicavano la loro tecnica più violenta per farlo ritornare a galla».


Ovvero?«Abusavano sessualmente dell’adepto. Così come hanno fatto con me e con altre persone. Una volta ho assistito anche ad una violenza di gruppo nei confronti di una donna che rifiutava di sottomettersi».


Le risulta che all’interno di Arkeon ci fossero membri delle Chiesa?«Sì, la setta si serviva di persone della Chiesa per adescare ulteriormente gli adepti e per darsi una facciata di perbenismo».

di Fabio Castori