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giovedì 4 ottobre 2012

il Saper Insegnare e la Fine dei Maestri


Quelli veri «Quelli veri non fanno coccole, offrono aiuto sotto forma di azione e pensieri. Indicano una via e la illuminano» Quelli falsi «L' enorme domanda ha portato un' offerta vasta e insidiosa. La parodia del carisma può ingannare chi cerca e ha fretta di trovare»

Secondo la tradizione induista, richiamata da Carlo Maria Martini in un suo libro, esistono quattro età della vita: nella prima si impara, nella seconda si insegna, nella terza si riflette, nella quarta si mendica, preparandosi all' uscita di scena. In Italia abbiamo allungato la prima età, ignorato la terza e complicato la quarta. In quanto alla seconda, viene dimenticata. I maestri hanno preso congedo illimitato. Non parliamo di scuole, ovviamente. Lì i maestri e gli insegnanti ci sono (bravi e meno bravi, motivati e demotivati). Parliamo della trasmissione della saggezza; del piacere di aiutare chi viene dopo. Non si tratta soltanto di trasferire un' esperienza, ma di suggerire una prospettiva. Ogni volta che scompare un personaggio capace di questo sforzo la sensazione è forte e diffusa: se ne va un altro che aveva qualcosa da dirci. Il cardinal Martini, non c' è dubbio, apparteneva a questa categoria. Altri trapassi, negli ultimi anni, hanno lasciato un vuoto. Vuoti diversi, per segno e profondità. Vuoti familiari e privati, spesso. Ma anche vuoti pubblici, avvertiti anche in un tempo superficiale come il nostro. Da Giovanni Paolo II a Steve Jobs, da Indro Montanelli a Enzo Biagi, da Lucio Dalla a Giorgio Gaber, da Giovanni Raboni a Fernanda Pivano, da Oriana Fallaci a Tiziano Terzani. Vuoti sacri e vuoti profani. Vuoti lasciati da persone imperfette, spesso. Accomunate però da una qualità misteriosa: la capacità di toccare il cuore, soprattutto nei più giovani. Non esempi, non necessariamente. Maestri. Non è un titolo che spetta a molti, anche perché pochi sembrano interessati a conseguirlo. Esiste uno speciale egoismo contemporaneo che ha preso forme accattivanti e guadagnato smalto. Qualcuno lo chiama individualismo; altri, realismo. Molti teorizzano la necessità di viziarsi, di salvaguardarsi, di pensare a sé. «Fatevi le coccole» è una delle più fastidiose espressioni pubblicitarie degli ultimi anni: le coccole si fanno ai bambini e a chi si ama, non a se stessi. Esiste l' onanismo del cuore, anche se non ne parla nessuno. I maestri di cui abbiamo bisogno non fanno coccole: offrono aiuto sotto forma di azione e pensieri. Indicano una via e la illuminano: può essere una scala verso il cielo, se uno crede all' aldilà o ai Led Zeppelin; o soltanto un passaggio sicuro nel bosco delle decisioni difficili. I maestri non chiedono niente in cambio: la loro ricompensa è nella possibilità di dare, e nel sentirsi utili. Ci sono rischi, ovviamente. L' enorme domanda di maestri ha portato a un' offerta vasta, varia e insidiosa. La parodia del carisma può ingannare chi cerca e ha fretta di trovare. Psicologi e i filosofi trasformati in santoni; spericolati improvvisatori new-age; sacerdoti che posano da guru; gruppi e sette che dispensano dal pensare e, nel calore del gruppo, addormentano le coscienze. Anche la penuria di leader politici ha pesato (abbiamo i partiti privatizzati, ma è un' altra cosa). Non si chiede al capo di un partito di diventare un guru; ma di offrire ispirazione e speranza, questo sì. Trovare i propri maestri è un' operazione delicata. È bene procedere con cautela, senza informare neppure gli interessati. Notate il plurale: anche in questo campo, è bene infatti diversificare gli investimenti per ridurre il rischio. Rischio di delusioni, rischio di tradimenti, rischio di plagio. Al di fuori delle questioni di fede, è bene scegliere con un po' di ironia. I buoni maestri non si prendono troppo sul serio; non si capisce perché dovremmo farlo noi. Scegliamo con cura i nostri maestri, quindi. Sostituiamoli se ci deludono, non adoriamoli mai e giudichiamoli sempre. Ma troviamone: saranno, come Carlo Maria Martini, termini di paragone e punti di riferimento nel momento delle scelte. L' alternativa è seguire tutti i venti, ma non è un buon modo di navigare la vita. 

Severgnini Beppe
Pagina 11
(2 settembre 2012) - Corriere della Sera

martedì 3 luglio 2012

Al termine il processo ‘Arkeon’: lunedì la sentenza?

I giudici della Seconda Sezione Penale decidono sulla presunta psicosetta di Carlo Moccia




Alle battute conclusive, ormai, il dibattimento in corso davanti al collegio giudicante della Seconda Sezione Penale del Tribunale di Bari alla presunta psicosetta denominata ‘Arkeon’. Nel corso delle ultime udienze sono sfilati gli ultimi testimoni a discarico citati dagli avvocati difensori di Carlo Moccia e degli altri imputati, poi nell’aula sono risuonate la requisitoria del pubblico ministero Bretone (che ha chiesto la condanna dell’imputato principale Moccia a tre anni) e le arringhe difensive. Tra le testimonianze che hanno attirato maggiormente l’attenzione del collegio, il mese scorso, quella resa dal dottor Antonino Caruso, medico chirurgo palermitano anche lui per diec’anni membro dell’associazione guidata da Moccia e da alcuni suoi stretti collaboratori. Il medico siciliano ha confermato d’aver partecipato ai corsi di tutti i livelli, con la propria famiglia, a partire dal ’97 e fino al 2007, allo scopo di approfondire il metodo ‘Reiki’ applicato da Arkeon. Lo scopo, come ha dichiarato sotto giuramento ai giudici, era quello di capire se era vero che c’erano casi di auto-guarigione dalle malattie, per spiegare infine che nel corso delle riunioni c’era una grande forza di rilassamento tra i partecipanti e che, in ogni caso, non si parlava mai nei termini convenzionali di guarigione. Il medico ha partecipato alle riunioni ‘Arkeon’ per libera scelta, come del resto i suoi famigliari, senza aver mai subito costrizioni di sorta, anzi, ha visto donne che rifiutavano di partecipare, per esempio quando si trattava di chiedere elemosine in pubblico. Ma il teste ha anche spiegato di non aver mai assistito a maltrattamenti di alcun genere, precisando che i costi in capo agli associati partivano da un minimo di 100 mila lire (trasformati poi in 100 euro) fino al doppio a seduta, a seconda dei livelli. Ma in aula nel tribunale di Bari ha deposto anche la psicologa Raffaella Di Marzio, una delle più importanti esperte italiane di nuovi movimenti religiosi, anch’essa interessata in passato al caso Arkeon. E il primo passo da compiere, come ha ripetuto la Di Marzio dinanzi ai giudici baresi, era proprio quello di evitare “condizionamenti” basati sulle prese di posizione dei mass-media e di sedicenti esperti non adeguatamente qualificati. In base agli studi effettuati la psicologa ha spiegato che il gruppo Arkeon non ha mai presentato le caratteristiche della setta, pur sottolineando la necessità di ulteriori studi: “Sarebbe stato mio vivo desiderio proseguire con gli approfondimenti – ha precisato l’esperta in aula durante una delle ultime udienze – ma la mia attività scientifica è stata inspiegabilmente ostacolata, anzi inquisita per il solo fatto di aver voluto avviare uno studio, procedimento poi ovviamente archiviato”. Secondo la ricostruzione del sostituto procuratore Francesco Bretone, invece, Arkeon sarebbe una sorta di 'psico-setta' che, utilizzando tecniche vagamente ispirate alle filosofie orientali del Reiki, in dieci anni sarebbe riuscita a raccogliere addirittura 10 mila adepti in tutta Italia e a truffare molte persone, obbligandole a partecipare a costosi seminari dicendo loro che sarebbero guarite da tumori, aids o infertilità, oppure da problemi spirituali. Dopo l’indagine serrata della procura di Bari, infatti, sono stati contestati i reati di associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza. I fatti si riferiscono al periodo compreso tra il 1999 e il 2008. Per partecipare ai seminari di Arkeon, il costo minimo si aggirava sui 260 euro e arrivava, a mano a mano che si passava di livello, a 15.000 euro. Ma una coppia del nord Italia che cercava di risolvere la propria crisi matrimoniale ha detto alla polizia di avere pagato 100.000 euro, così come una donna che credeva di aver subito violenza sessuale nel passato. Sul banco degli imputati c'e’ Vito Carlo Moccia, che diceva di essere psicologo, ma non ne aveva i titoli, anche se nessuno dei testi sfilati a Bari l’ha mai sentito millantare questi titoli. Il processo, come detto all’inizio, è giunto alla conclusione: lunedì o comunque entro la prossima settimana potrebbe già arrivare la sentenza.








Francesco De Martino





(16 Giu 2012)

http://www.quotidianodibari.it/articoli/cronaca/al-termine-il-processo-arkeon-lunedi-la-sentenza/

lunedì 23 aprile 2012

Bari, psico-setta Arkeon: chieste 11 condanne

Truffavano gli adepti promettendo guarigioni miracolose.
Dopo la condanna del tribunale di Milano a uno dei maestri della psico-setta che truffava seguendo il metodo Arkeon, sono arrivate il 23 aprile altre 11 richieste a pene comprese tra i tre anni e i sei mesi da parte della pubblica accusa, al termine del processo in corso presso il tribunale di Bari.
La psico-setta, utilizzando delle tecniche ispirate alle filosofie orientali del Reiki, sarebbe riuscita a raccogliere 10 mila adepti in tutta Italia e a truffare molte persone in dieci anni.
Le persone venivano coinvolte con promesse di guarigione da tumori, Aids o infertilità, oppure da malattie spirituali, con la promessa della serenità.
LE ACCUSE, DA TRUFFA A VIOLENZA PRIVATA. Già un anno fa Antonio Morello, uno dei leader della setta, era stato condannato a sei anni di reclusione, ora agli altri adepti sono state contestate le accuse di associazione a delinquere, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, truffa, incapacità procurata da violenza e maltrattamenti su minori: tutti reati che sarebbero stati compiuti tra il 1999 e il 2008.
Il mondo della psico-setta di Arkeon era in effetti molto costoso: per partecipare ai seminari, il costo minimo si aggirava sui 260 euro e arrivava, a mano a mano che si passava di livello, fino ai 15.000 euro.
ALCUNI ADEPTI HANNO PAGATO 100 MILA EURO. Tra le testimonianze però, anche quelle di casi limite: una coppia del Nord Italia che cercava di risolvere la propria crisi matrimoniale ha detto alla polizia di avere pagato 100.000 euro, così come una donna che credeva di aver subito violenza sessuale nel passato.
Secondo il pm inquirente, Francesco Bretone, a capo dell'associazione criminale c'era Vito Carlo Moccia, di 60 anni, di Noicattaro, in provincia di Bari, ma residente a Milano, il quale diceva di essere psicologo ma non ne aveva i titoli. Per Moccia il pm, Francesco Bretone, ha chiesto la condanna a tre anni di reclusione.

Lunedì, 23 Aprile 2012


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martedì 11 ottobre 2011

Arkeon: proseguono i guai per Moccia ed i “soci” della psico-setta


Il 23 giugno si è tenuta la seconda udienza nei confronti degli 11 imputati di Arkeon.

Gli avvocati di Moccia e di Morello, hanno mosso delle eccezioni nei confronti dei soggetti che si sono costituiti parte civile nell’udienza scorsa.
Il collegio giudicante si è espresso con una ordinanza. Rimangono confermati il CeSAP e l’Ordine degli psicologi come parte civile, mentre sono stati esclusi il Codacons, il Favis e l’Arcigay, in quanto non avrebbero nello statuto la giusta motivazione per potersi costituire parte civile.
Le associazioni estromesse ricorreranno a tale disposizione.

Nella medesima udienza gli avvocati di Moccia e di Morello hanno eccepito sull’esistenza di reati che non sembrano essere stati contestualizzati. Gli avvocati hanno richiesto in quali seminari si sono svolti gli abusi, datosi che nell’ordinanza del PM non sono state indicate date precise.
Il PM ha controbattuto a tali eccezioni affermando che egli contesta l’intero metodo Arkeon che era, sempre secondo il PM, pedissequamente applicato da diversi maestri in tutti i seminari.
Il Collegio giudicante si è riservato di rispondere agli argomenti sollevati, alla prossima udienza del 13 ottobre 2010.

Fonti mi comunicano che si stanno svolgendo diverse altre indagini su alcuni membri di Arkeon che sembra a vario titolo si siano macchiati di diversi reati. Inoltre è stata fatta richiesta di rinvio a giudizio per 47 soci di Arkeon, accusati di concorso in calunnia.

giovedì 22 settembre 2011

Torna in aula il processo alla psicosetta

Arkeon. La prossima settimana riprende la sfilata dei testimoni dinanzi al collegio

Tornerà in aula dinanzi ai giudici che formano il collegio giudicante della Seconda Sezione Penale presso il Tribunale di Bari il processo alla psicosetta denominata ‘Arkeon’, mentre già prima della pausa estiva sono emerse le prime testimonianze nelle aule di via Nazariantz. Dove s’è alzato il sipario a quello che prende forma uno dei processo più importanti, di certo il più sconvolgenti, dell'anno giudiziario barese. Tremano gli imputati: per primo Carlo Moccia, il fondatore della psico-setta (che ha deciso di non comparire in aula), e poi i “maestri” di Arkeon le cui trame si svelano nelle parole tremanti d'emozione e rabbia dei testimoni. La pratica era sempre la stessa, lo dimostrano le testimonianze finora raccolte. Gli adepti di Arkeon venivano, attraverso riti e cerimonie volte a condizionarne la mente, assoggettati alla volontà di individui che si facevano chiamare “maestri”; si parla di cerimonie in cui, tra musica ad altissimo volume, stridenti gong di tamburo ed urla strazianti, i partecipanti venivano portati a credere di essere stati violentati dai genitori o da un non ben precisato pedofilo durante l'infanzia. « Non te lo ricordi perché eri tropo piccola – cantilenavano i “maestri” – ma di certo hai subito una violenza carnale... l'hanno subita tutti da bambini: questa è la causa dei mali che affliggono la tua vita! ». Il “lavaggio del cervello” condizionava a tal punto gli individui che alcuni hanno persino denunciato alla magistratura, per violenza carnale, ignari genitori, zii e amici. « Durante le cerimonie – racconta una testimone – alcuni vomitavano. Allora il maestro si compiaceva: “Brava! Quello che hai appena rimesso non è vomito, ma lo sperma del pedofilo che ti ha violentato!” ». Più ci si liberava della “presenza del pedofilo”, più si avanzava nel “lavoro di purificazione”, come veniva definito dai maestri di Arkeon, che consisteva in tre livelli: il primo dal costo di circa 400 mila delle vecchie lire, il secondo di circa 800 mila lire ed il terzo (la testimone racconta il suo percorso nella setta prima e dopo l'utilizzo corrente dell'Euro) di circa 12 mila euro. Una bella cifra, che finiva dritta dritta nelle tasche dei “guru” della setta. E già, perché il risvolto economico di questa vicenda è un elemento da non sottovalutare. « Mi facevano firmare assegni intestati alla mia persona – racconta una testimone – anche se i maestri preferivano consegnassi denaro contante, è più conveniente per degli scambi a nero. In questo modo ho posto nelle loro mani più di 15 mila euro ». La setta aveva aperto sedi in tutta Italia, anche con l'appoggio di alcuni membri della Chiesa, gli adepti erano migliaia: è facile immaginare, quindi, che gli introiti di Moccia & Co. fossero a parecchi zeri. I testimoni di questo processo avevano sporto denuncia presso le questure di molte città italiane, ma non erano mai stati creduti; solo l'intervento di alcune associazioni, che si battono per la tutela dei fuoriusciti dalle sette religiose (una fra tutte, il CeSAP: Centro studi per gli Abusi Psicologici), e dopo l'intervento della stampa, le acque intorno al caso hanno incominciato a muoversi. Il processo che riprende martedi’ prossimo fa parte di un filone che si estende per tutto lo Stivale. Nei giorni scorsi sì è concluso il processo gemello di primo grado a Milano, che riguarda uno degli imputati del processo di Bari, il maestro di Arkeon Francesco Antonio Morello (il “maestro” citato nelle testimonianze). Morello è stato condannato a Milano a 6 anni di reclusione e 5 mila euro di risarcimento, per aver abusato sessualmente di due sue allieve che frequentavano i suoi seminari. Facendo leva sulle loro debolezze e sul ruolo da lui rivestito, le ha indotte a pratiche sessuali che, secondo lui, sarebbero servite a far riemergere il ricordo di un presunto abuso sessuale vissuto nell'infanzia. A Bari Morello è imputato per i reati di associazione a delinquere finalizzati a truffa, abuso della professione, violenza privata. È inoltre indagato per calunnia, insieme ad altri 46 membri di Arkeon che hanno denunciato due fuorusciti della setta e la presidente del CeSAP, la psicologa Lorita Tinelli. (m.m.)

Domenica 18 Settembre 2011 17:56

venerdì 15 luglio 2011

Non solo Scientology Più di 1000 sette in Italia

1000

Sono più di mille i gruppi settari in tutta Italia. Si va da sparuti gruppi da poche decine di affiliati fino a movimenti che abbracciano decine di migliaia di seguaci. E generano un volume di affari di milioni di euro

620

Il Cesnur (Centro studi nuove religioni) censisce 620 "nuove religioni" attive nel nostro paese. La classificazione tiene conto, tra gli altri, di ramificazioni e scissioni delle religioni tradizionali e anche di movimenti occultisti, spiritisti, orientaleggianti e del "potenziale umano"

1,5 milioni

Sono oltre un milione e mezzo gli italiani che frequentano sette e movimenti di "nuove religioni". Molti diventano vittime dei guru e dei "maestri". Plagio, condizionamenti della libertà, soprusi e violenze sessuali sono i fenomeni più diffusi.

3,5 milioni

Se si calcolano anche gli immigrati che vivono nel nostro paese il numero dei seguaci delle sette sale fino a raggiungere i 3,5 milioni. Molte religioni vengono importate da paesi stranieri e poi si incardinano con culti italiani

64%

Il 64 per cento di chi aderisce a sette o movimenti neoreligiosi è costituito da adulti dei quali il 64 per cento sono donne. Molte quelle coinvolte in sette dove i santoni praticano la magia sessuale

15%

Ci sono anche adolescenti e bambini tra coloro che vengono inglobati dalle sette. In questi anni si sono moltiplicate le segnalazioni di abusi psicologici e fisici arrivate al Telefono azzurro

40%
Le sette e i gruppi religiosi di matrice cristiana sono il 40% del totale. Tra quest
i ci sono anche formazioni scissioniste della nostra religione che vivono e operano in aperta contrapposizione alla Chiesa cattolica.

60%
Nel restante 60 per cento troviamo gruppi esoterici e occultisti (30%) e i gruppi del cosiddetto "potenziale umano" tra i quali si può ascrivere i colosso internazionale Scientology

fonte: Devra Davis, epidemiologa, ha fondato l'Environmental Health Trust, e autrice di " Disconnect"

Le sette che agiscono in Italia e le loro vittime più indifese

“Per togliergli il demone il bimbo deve mangiare vomito ed escrementi”

“Per togliere il demone dai bambini, la “Santona della porta accanto” (si chiama proprio così) li costringeva alla terapia degli “spilli”: doccia fredda con gli occhi sbarrati rivolti verso il getto d’acqua. Poi si passava al pranzo: vomito e escrementi. I loro o quelli dei maiali. Che nella provincia di Brescia — dove la setta della “madre” Tersilia Tanghetti aveva ben cinque succursali — abbondano: comincia così l’articolo di Paolo Berizzi su Repubblica che racconta del proliferare delle sette in Italia, e delle nuove strategie per reclutare adepti:

Roma, alle mamme e alle bambine della setta Re Maya non andava meglio: il guru Omar Danilo Speranza, ora in carcere Roma (ma da qualche giorno ricoverato in ospedale dove lotta tra la vita e la morte, con un quadro clinico di diabete e ipertensione aggravato da un lungo sciopero della fame), le violentava. «Lo facevo per modificare il karma negativo delle bimbe» ha spiegato «dovevo trasmettere loro il mio Dna sano e curativo». Terapia religiosa con stupro. Come quella praticata da Antonio Morello, il capo di The sacred path (Il sacro sentiero), 10mila adepti da Bolzano a Catania. Condannato a sei anni di carcere, Morello faceva credere alle seguaci di essere state stuprate da piccole, e per liberarsi da questo trauma le convinceva a fare sesso con lui. Decine e decine di casi. Tra proselitismo subdolo, rituali mistici, circonvenzioni e soprusi sessuali. E droghe. Mischiate a suggestioni religiose per lo più orientaleggianti. Storie di adepti e di “maestri”, di seguaci ridotti in schiavitù e di santoni e ciarlatani dal conto a sei zeri.

Il giro d’affari delle “nuove religioni” è quantificato in milioni di euro:

L'ALLARME SOCIALE

Da Repubblica..

IL GURU DELLA PORTA ACCANTO

Oltre un milione e mezzo di italiani si legano ad associazioni o sette che coinvolgono la dimensione spirituale. Per molti è solo una normale adesione a una minoranza religiosa, ma altri finiscono "imprigionati" in strutture che puntano ai soldi, al sesso o al potere. E per alcuni comincia un incubo...


di PAOLO BERIZZI
Da Re Maya alla Santa Muerte Ecco l'Italia delle mille sette

Quelle censite sono 620 ma la cifra raddoppia se si calcola il "sommerso". Più di un milione e mezzo di italiani le frequentano ma si sale a oltre tre milioni contando gli immigrati. E ce ne sono per tutti i gusti: da quelle innocue a quelle che puntano allo sfruttamento economico degli adepti, a quelle che li sottopongono a veri e propri abusi



ROMA - Per togliere il demone dai bambini la "Santona della porta accanto" (si chiama proprio così) li costringeva alla terapia degli "spilli": doccia fredda con gli occhi sbarrati rivolti verso il getto d' acqua. Poi si passava al pranzo: vomito e escrementi. I loro o quelli dei maiali. Che nella provincia di Brescia - dove la setta della "madre" Tersilia Tanghetti aveva ben cinque succursali - abbondano. A Roma alle mamme e alle bambine della setta Re Maya non andava meglio: il guru Omar Danilo Speranza, ora in carcere, le violentava. "Lo facevo per modificare il karma negativo delle bimbe - ha spiegato - dovevo trasmettere loro il mio dna sano e curativo". Terapia religiosa con stupro. Come quella praticata da Antonio Morello, il capo di The sacred path ("Il sacro sentiero"), 10 mila adepti da Bolzano a Catania. Condannato a sei anni di carcere, Morello faceva credere alle seguaci di essere state stuprate da piccole, e per liberarsi da questo trauma le convinceva a fare sesso con lui. Decine e decine di casi. Tra proselitismo subdolo, rituali mistici, circonvenzioni e soprusi sessuali. E droghe. Mischiate a suggestioni religiose per lo più orientaleggianti. Storie di adepti e di "maestri", di seguaci ridotti in schiavitù e di santoni e ciarlatani dal conto a sei zeri.

Sono le sette di seconda generazione. Oltre mille gruppi in tutta Italia (il Centro studi nuove religioni ne censisce 620 ma secondo altri esperti le cifre raddoppiano se si tiene conto del enorme sommerso). Molte sette sono innocue, molte no. Più di un milione e mezzo di italiani (circa il 3 per cento della popolazione) le frequentano. Gli adepti salgono a 3,5 milioni con gli immigrati non ancora cittadini. Più della metà (64%) sono donne e adulti. Il 15% adolescenti e bambini. Si va da sparuti gruppi da poche decine di affiliati - che si muovono nell'ombra - e si arriva a movimenti che abbracciano decine di migliaia di seguaci. E generano un volume d' affari di milioni di euro. Ma come funzionano queste sette di "seconda generazione"? Come fanno proselitismo? Quali sono i casi in cui la credenza confina con il codice penale?

Decine e decine di casi. "Le sette tradizionali avevano struttura e dottrine precise e conservavano riferimenti a universi simbolici e religiosi tratti o dal cristianesimo o dalle religioni orientali - spiegano Massimo Introvigne e Pierluigi Zoccatelli del Cesnur - Nella seconda generazione di sette, di cui Re Maya è un esempio, tutto questo è sparito, sostituito dai soli rapporti personali con il capo e da vaghi sincretismi dove l'emozione sostituisce la dottrina. E così i rischi aumentano". Dimenticate le candele sugli altari, le tuniche, gli incensi. Sono riti obsoleti. Soppiantati da nuove pratiche. Meno plateali, più insidiose. Abili nel marketing, oggi i nuovi santoni agganciano i fedeli parlando di "lavaggi energetici emozionali", di "benessere spirituale low cost", di "purificazione alla portata di tutti": insomma quel "beneficio immediato" (genze rijaku) che è alla base delle religioni neobuddiste giapponesi. I gruppi religiosi che vanno per la maggiore: quelli del cosiddetto "potenziale umano". "Ti fanno credere che puoi sviluppare le tue capacità fino a diventare una persona straordinaria che vive nel benessere psicofisico - aggiunge Introvigne - Un benessere da bere tutto di un fiato. Come una bevanda energetica".

A proposito di bevande. Ad Assisi i riti collettivi del Santo Daime - detta anche "Dottrina della foresta" - hanno il momento topico nell'assunzione di un succo a base di ayahuasca, la radice allucinogena che Denis Tronchin e Emiliano Eva, i due italiani scomparsi il 6 agosto 2006 a Puyo, nella giungla dell'Ecuador, si erano sparati in abbondanza. Partiti per seguire le pratiche sciamaniche degli indiani Shuare, sono morti di overdose e poi sono stati fatti a pezzi.

Ci sono credenze che giungono in Italia coi flussi migratori. Alimentate dai loro adepti, a volte si incardinano su pratiche occulte locali. La Santeria cubana, la Candomblé e la Macumba brasiliane, il Vudù africano, la Santa Muerte (o Bambina Bianca). Un florilegio di culti alternativi. Che proliferano attirando curiosità e devozione. Il confine con l'illecito? A volte è sottilissimo. Associazione a delinquere, circonvenzione di incapace, violenza, minacce, truffa, raggiro, evasione fiscale i reati più comuni. È il lato B della medaglia. Patrizia Santovecchi, presidente dell'Osservatorio nazionale abusi psicologici, lo descrive così. "Ci sono diversi gradi di pericolosità. I piccoli gruppi sono caratterizzati da una pericolosità più "personale", cioè che grava più sul individuo. Le formazioni più grosse, da 300-350 mila seguaci, magari esercitano una pressione sociale e anche economica notevole, ma dall'altra - dovendo mantenere una facciata rispettabile - garantiscono di più il singolo soggetto e la sua incolumità".

venerdì 1 luglio 2011

Il “metodo Arkeon” nelle scuole e nelle aziende


Giovedì 30 Giugno 2011 16:48

Processo alla psicosetta di Carlo Moccia, continua la kermesse di testimoni.Associazioni fondate dai membri di Arkeon facevano proseliti tra i minori e gli impiegati

“Il “metodo arkeon” è entrato nelle scuole e nelle aziende”. Lo dichiarano i testimoni che ieri sono scesi in aula davanti ai giudici del tribunale penale di Bari per il processo alla famigerata psicosetta fondata da Vito Carlo Moccia. Per mezzo di alcune associazioni, istituite dagli stessi membri della congregazione, Arkeon e faceva proseliti al di fuori del la cerchia degli iscritti. E c'erano anche dei minori nel progetto che il Moccia eufemisticamente definiva come: “Aprirsi al mondo”. L'associazione “Terra d'incontro” (da non confondersi con “Terre d'incontro”), fondata da alcuni membri della psicosetta, infatti, avviava progetti di carattere pedagogico con gli alunni delle scuole. “Sono rimasta esterrefatta quando ho assistito alla visione di un filmato che metteva in parallelo le confessioni dei bambini, in merito alla propria vita privata ed al rapporto con i genitori, con un annuncio pubblicitario di Arkeon – ha rivelato ieri in aula una cofondatrice di “Terra d'incontro”, nonché ex membro della psicosetta – Il video dei bambini è stato poi messo in vendita per 5 euro a copia... è stato allora che ho capito quanto immorale fosse ciò che era stato fatto”. Nelle aziende, invece, si entrava per mezzo di un'associazione che organizzava degli stage di formazione di “cultura orientale”. “Pensavo di aver messo su un'associazione di arti marziali, io sono un maestro di quest'arte – ha confessato davanti ai giudici un altro testimone – invece mi ritrovavo presidente di un'associazione di cui non mi sentivo membro attivo, e che aveva voluto esplicitamente il Moccia”. Il metodo per convincere i propri “adepti”, ad aprire le sopracitate associazioni, si basava sullo stesso rapporto discepolo-maestro che sta alla base degli altri casi di violenza e sfruttamento documentati dai testimoni nelle precedenti tornate di udienze. “Moccia sapeva sapientemente sfruttare ogni debolezza psicologica che intravedeva nelle persone”, ha dichiarato una testimone nel difficile tentativo di spiegare, a chi mai avesse avuto un'esperienza di questo tipo, come possa un individuo abbandonarsi completamente nelle mani di un altro. Il “lavaggio del cervello” avveniva per mezzo di sedute di gruppo in cui ognuno rivelava agli altri le proprie esperienze personali, anche le più intime. Il “lavoro” – come veniva definito da Moccia il “percorso di guarigione” dai problemi che affliggevano la vita di ognuno – verteva sulla “Teoria del pedofilo”. Si tratta di giustificare con una presunta violenza carnale, da parte di un genitore o un parente, tutti i drammi che sconvolgono la vita di ogni persona. « Durante i seminari di Arkeon – racconta una testimone – alcuni vomitavano. Allora il maestro si compiaceva: “Brava! Quello che hai appena rimesso non è vomito, ma lo sperma del pedofilo che ti ha violentato!” ». Più ci si liberava della “presenza del pedofilo”, più si avanzava nel “lavoro”, che si estendeva su tre livelli: il primo dal costo di circa 400 mila delle vecchie lire, il secondo di circa 800 mila lire ed il terzo (la testimonianza si riferisce ad un periodo precedente e successivo all'entrata in vigore dell'Euro) di circa 12 mila euro. Una bella cifra, che finiva dritta dritta nelle tasche dei “maestri” della setta. E già, perché il risvolto economico di questa vicenda è un elemento da non sottovalutare. « Mi facevano firmare assegni intestati alla mia persona – racconta una testimone – anche se i maestri preferivano consegnassi denaro contante, è più conveniente per degli scambi a nero. In questo modo ho posto nelle loro mani più di 15 mila euro ». Tra i membri della setta, oltre ad appartenenti alla piccola e media borghesia (ma vi erano anche partecipanti di altre classi sociali), l'attore Ettore Bassi (che testimonierà nelle prossime udienze convocato dagli avvocati della difesa) ed il sacerdote paolino don Angelo De Simone. Il rappresentante della Chiesa era, non solo adepto Arkeon, ma, per così dire, anche il sacerdote ufficiale della setta; celebrava matrimoni tra i discepoli, anche quando questi erano già sposati (come abbiamo documentato nei precedenti articoli pubblicati sul Quotidiano di Bari), o, come ha raccontando ieri in aula una testimone, battezzando i figli di pochi mesi dei membri. Il processo ripartirà il 20 settembre, quando verranno ascoltati altri otto testimoni chiamati in aula dal PM.


Mirko Misceo

mercoledì 8 giugno 2011

Processo Arkeon, banco di prova per la magistratura barese

Martedì 07 Giugno 2011 12:38

Domani riparte il processo alla psicosetta. Nuovi testimoni pronti ad accusare Moccia e gli altri: “Io, violentata da un maestro”

Domani riparte, davanti alla seconda sezione penale del tribunale di Bari, il processo più atteso e forse più sconvolgente di quest’anno giudiziario. La psicosetta Arkeon sul banco degli imputati: il suo fondatore, Vito Carlo Moccia e gli altri maestri (in particolare Francesco Antonio Morello) accusati di violenza sessuale ed estorsione. Sotto l’attento esame del collegio giudicante il condizionamento psicologico operato dalle sette religiose sugli individui; il processo si presta a trasformarsi in un vero e proprio banco di prova per la Giustizia italiana. Come verranno giudicati, infine, gli imputati? Semplici “violentatori”, “truffatori” o inseriranno i delitti per cui sono accusati nella sfera della “manipolazione psicologica”? Qualunque sia l'esito, i processo è destinato a fare storia negli annali della giurisprudenza. « Fui violentata da un maestro di Arkeon, il pretesto: un rito per riportare alla mente un ricordo d'infanzia; l'attimo in cui, da piccola, sarei stata abusata sessualmente da un pedofilo ». Era emersa così, sconcertante, l'accusa della prima testimone ai danni degli imputati. Durante il processo un'altra donna, ascoltata per ben 3 ore, ha raccontando la sua triste storia della perdita del marito a causa di una trasgressione creativa voluta dal maestro Antonio Morello, dello stupro di gruppo che avrebbe subito durante una cerimonia-rito e di altri tentativi di violenza. Gli adepti di Arkeon venivano, attraverso riti e cerimonie volte a condizionarne la mente, assoggettati alla volontà di individui che si facevano chiamare “maestri”. Si parla di cerimonie in cui, tra musica ad altissimo volume, stridenti gong di tamburo ed urla strazianti, i partecipanti venivano portati a credere di essere stati violentati dai genitori o da un non ben precisato pedofilo durante l'infanzia. « Non te lo ricordi perché eri troppo piccola – cantilenavano i “maestri” – ma di certo hai subito una violenza carnale... l'hanno subita tutti da bambini: questa è la causa dei mali che affliggono la tua vita! ». Il “lavaggio del cervello” condizionava a tal punto gli individui che alcuni hanno persino denunciato alla magistratura, per violenza carnale, ignari genitori, zii e amici. « Non c'era nessun pedofilo – ha dichiarato una testimone, tremante d'emozione e rabbia – erano solo pretesti per estorcermi denaro, usarmi in tutti i modi... anche come oggetto sessuale! ». Più ci si liberava della “presenza del pedofilo”, più si avanzava nel “lavoro di purificazione”, come veniva definito dai maestri di Arkeon. Quest'ultimo consisteva in tre livelli: il primo dal costo di circa 400 mila delle vecchie lire, il secondo di circa 800 mila lire ed il terzo (la testimone racconta il suo percorso nella setta prima e dopo l'utilizzo corrente dell'Euro) di circa 12 mila euro. Una bella cifra, che finiva dritta dritta nelle tasche dei “guru” della setta. E già, perché il risvolto economico di questa vicenda è un elemento da non sottovalutare. « Mi facevano firmare assegni intestati alla mia persona anche se i maestri preferivano consegnassi denaro contante, è più conveniente per degli scambi a nero. In questo modo ho posto nelle loro mani più di 15 mila euro ». La setta aveva aperto sedi in tutta Italia, anche con l'appoggio di alcuni membri della Chiesa, gli adepti erano migliaia: è facile immaginare, quindi, che gli introiti di Moccia & Co. fossero a parecchi zeri. I testimoni di questo processo avevano sporto denuncia presso le questure di molte città italiane, ma non erano mai stati creduti. Solo l'intervento di alcune associazioni, che si battono per la tutela dei fuoriusciti dalle sette religiose (una fra tutte, il CeSAP: Centro studi per gli Abusi Psicologici), e dopo l'intervento della stampa, le acque intorno al caso hanno incominciato a smuoversi. « Ne abbiamo passate di tutti i colori – racconta una testimone – è difficile pensare che le forze dell'ordine, coloro i quali hanno il compito di difendere i cittadini, siano stati i primi a voltarci le spalle ». Ora i ricordi spiacevoli fanno posto alla speranza. « Abbiamo fiducia nell'operato dei giudici, ed invitiamo tutti coloro che hanno mantenuto il riserbo per tanti anni ad uscire allo scoperto e unirsi a noi in questa lotta! Sappiamo che a Bari ci sono molti ex adepti della setta, è ora che escano dall'ombra e facciano sentire la propria voce... ». Il processo che si tiene in questi giorni a Bari fa parte di un filone che si estende per tutto lo stivale. Nei giorni scorsi sì è concluso il processo gemello di primo grado a Milano, che riguarda uno degli imputati del processo di Bari, il maestro di Arkeon Francesco Antonio Morello (il “maestro” citato nelle testimonianze). Morello è stato condannato a Milano a 6 anni di reclusione e 5 mila euro di risarcimento, per aver abusato sessualmente di due sue allieve che frequentavano i suoi seminari. Facendo leva sulle loro debolezze e sul ruolo da lui rivestito, le ha indotte a pratiche sessuali che, secondo lui, sarebbero servite a far riemergere il ricordo di un presunto abuso sessuale vissuto nell'infanzia. A Bari Morello è imputato per i reati di associazione a delinquere finalizzati a truffa, abuso della professione, violenza privata. È inoltre indagato per calunnia, insieme ad altri 46 membri di Arkeon che hanno denunciato due fuorusciti della setta e la presidente del CeSAP, la psicologa Lorita Tinelli. Fissata invece al 20 ottobre 2011 l'udienza per la richiesta di rinvio a giudizio per i primi 46 membri di Arkeon, indagati per calunnia dopo le denunce dei membri del CeSAP e di alcuni fuoriusciti della setta. Il GIP che valuterà la richiesta del PM è la Dr.ssa Romanazzi. Fanno parte di questo primo gruppo di indagati alcuni attuali teste e imputati del già avviato procedimento penale.


Mirko Misceo

venerdì 15 aprile 2011

Arkeon, sospeso il processo civile


Continua l'odissea giudiziaria che vede implicata la psicosetta. La morte di uno degli imputati la ragione della sospensione

Sospeso il processo civile per diffamazione intrapreso dal fondatore e guru della setta psico-religiosa Arkeon, Vito Carlo Moccia, contro gli psicologi del CeSAP (Centro studi per gli Abusi Psicologici) e degli adepti fuoriusciti della setta che avevano testimoniato contro Arkeon in varie trasmissioni televisive. Il Moccia, ed altri membri della psicosetta, avevano chiesto agli imputati il risarcimento di 4 milioni di euro. La sospensione arriva a causa della morte di Carlo Fornesi, lo psicologo genovese “maestro” di Archeon che si ribellò alla setta denunciandone i retroscena di abusi e violenze, nonché imputato chiave del processo. Lo psicologo si tolse la vita il febbraio scorso. Chi lo conosceva afferma sia stato portato sull'orlo della depressione dalle continue pressioni, anche di tipo legale, e dalle diffamazioni di ogni genere che riceveva dai membri di Arkeon: per loro, il Fornesi aveva tradito. « Di fronte alla morte del Fornesi – ha spiegato l'avvocato che difende gli psicologi del CeSAP – il giudice non ha potuto far altro che sospendere il processo. Ora spetterà agli avvocati del Moccia riassumerlo, convocando gli eredi del Fornesi in sua vece e richiamando tutte le parti a presentarsi nuovamente in tribunale ». Un operazione che dovrebbe espletarsi nel giro di tre mesi, come previsto per legge. « Altro tempo che viene sottratto alla nostra vita, per difenderci da accuse che sono evidentemente volte ad intimorire i testimoni che hanno osato contrapporsi ad un meccanismo criminale che sfruttava la psiche debole delle persone per arricchirsi e alimentare il desiderio di potere e controllo del Moccia e degli altri “maestri” di Arkeon ». Hanno dichiarato i rappresentati del CeSAP presenti ieri in aula. In tribunale non c'era invece Moccia ed i suoi avvocati. « Evidentemente sapevano che il processo sarebbe stato sospeso prima ancora che il giudice si pronunciasse », hanno commentato gli psicologi del CeSAP. Avvocati con buoni agganci o premonizione divina...


Mirko Misceo

domenica 13 febbraio 2011

Arkeon, speriamo non arrivi la prescrizione …




Notate il titolo dell'articolo in alto a sinistra sulla prima pagina del "Quotidiano di Bari" del 4 febbraio 2011

Per ora non trovo rispondenza di questo articolo sulla versione online del Quotidiano di Bari... Ne copio quindi il testo dal Cesap che riporta il link al sito della dottoressa Tinelli

"Udienza fissata per il 24 febbraio. Saranno presentate le liste dei testimoni.

La psicloga: “Vivo con la paura di ritorsioni sulla mia famiglia”

Udienza fissata per il processo Arkeon, la setta i cui adepti sarebbero stati manipolati psicologicamente da fantomatici “maestri”, col fine di estorcere denaro e favori di ogni genere. Ma anche per il semplice piacere di sentirsi superiori: paragonati a Gesù, essere artefici del destino di centinaia di persone dalle menti fragili, manipolate come burattini.

Il capo dei burattinai, secondo le accuse – ed i molti filmati che gli stessi adepti di Arkeon hanno postato in rete – sarebbe Vito Carlo Moccia, il “capo-maestro”, colui che – secondo le dichiarazioni della psicologa Lorita Tinelli, parte civile nel processo nonchè ex consigliere nazionale del GRIS (Gruppo di ricerca socio religiosa, riconosciuto dalla CEI) e fondatrice del CeSAP (Centro Studi Abusi Psicologici) – era riuscito a controllare le menti dei suoi seguaci, a tal punto che questi veneravano persino la sua immagine. Un dio, quasi, o un messia: tanto che le sue foto venivano poste su degli altari religiosi accanto a delle raffigurazioni di Gesù, come a sottolineare la parità di valore tra le due figure.

E dovevano essere in molti a credere che il Moccia fosse una specie di nuovo messia, tanto che persino un uomo di chiesa, il sacerdote paolino don Angelo De Simone, era diventato non solo adepto arkeon ma anche, per così dire, il sacerdote ufficiale della setta, celebrando matrimoni tra i “discepoli” anche quando questi erano già sposati. Ma non è tutto. Il sacerdote avrebbe, come documentano i filmati sulla setta mandati in onda dalla trtasmissione “Chi l’ha visto?”, avuto per anni rapporti sessuali con due suore. Don De Simone era di certo in conflitto con la propria coscienza, con il ruolo che rappresentava nella società e, di certo, con la propria fede.

Un conflitto che il Moccia aveva risolto attraverso il ‘metodo’ Arkeon: una serie di tattiche psicologiche mirate a “liberare” la coscienza di una persona in conflitto con se stessa, a riaffermare un ruolo sociale che il proprio essere metteva in conflitto con i dettami della società moderna. Così unn sacerdote, la cui coscienza soffriva di fronte alla consapevolezza di non riuscire ad arginare la propria sessualità, in totale conflitto con i dogmi della Chiesa, diventava un membto della comunità Arkeon: lì avrebbe potuto essere libero ed avrebbe venerato il suo liberatore, come sempre, il Moccia.

Come don De Simone, altri (si parla di centinaia di persone) sarebbero cadute nelle “trame” di questo gioco psicologico della cui straordinaria efficacia – come sembra anche lo stesso Moccia abbia affermato in un filmato mandato in onda dalle reti televisive – anche lo stesso creatore si sarebbe meravigliato .

Così accadeva che molti venivano convinti di essere stati vittime di abusi sessuali quando erano ancora bambini (abusi di fatto mai avvenuti) , o di essere eterosessuali quando invece erano omosessuali (alcuni sono stati convinti che la propria omosessualità derivasse da fantomatici abusi sessuali subìti nell’infanzia e sono stati convinti ad unirsi in matrimonio con persone del sesso opposto) o che tutti i problemi da loro incontrati nel corso della vita derivassero da qualche violenza subìta nell’infanzia che, per mezzo dei riti e delle pratiche della setta (il Metodo Arkeon), il Moccia si impegnava ad individuare e portare alla luce e, come è oggetto di indagine, ad utilizzare probabilmente per scopi illeciti. Si parla infatti di donazioni di denaro, anche consistenti, da parte dei seguaci della setta ai “maestri” ed allo stesso Moccia, nonchè di favori di vario genere e di presunte violenze sessuali.

Quest’ultima imputazione di reato , è al vaglio degli inquirenti del tribunale di Milano (il processo si svolge, in contemporanea, anche in altre città d’Italia, dove sorgevano altre sedi della setta). Ma queste ed altre circostanze saranno confermate o smentite durante il corso del processo, che, il 24 del mese corrente, porterà la formulazione della lista dei testimoni che saranno ascoltati, da entrambe accusa e difesa, in un intervallo di 15 giorni per udienza. Una delle prime testimoni ad essere sentite sarà la psicologa Lorita Tinelli, costituitasi parte civile nel processo.

“Sono oggetto di continue minacce, anche di morte, da parte di alcuni adepti della setta – ha dichiarato la fondatrice del Centro studi per gli Abusi Psicologici – voglio che sia fatta giustizia e che la macchina della giustizia del nostro Paese non sia così lenta come sembra invece essere”.

La lentezza delle procedure processuali, infatti, potrebbe portare alla prescrizione di alcuni reati imputati a Moccia.

“Continuo la mia lotta contro un gruppo di persone che agisce in modo mafioso – ha continuato la Tinelli – sotto continue minacce e denigrazioni, anche per mezzo di internet (sono molti i blog dei seguaci di Arkeon che gettano fango sulla psicologa nocese ndr), non esco più la sera, sono stata costretta a spostare la sede del mio studio in un luogo abitato e vivo ogni giorno con la paura di ritorsioni su di me e, soprattutto, sulla mia famiglia"


Mirko Misceo

Il Quotidiano di Bari, 4 febbraio 2011

giovedì 8 luglio 2010

Il circolo degli dei



Titolo: Il circolo degli dei

Autore: Daniela Lovera
Contenuti: Gettata dalla fine del suo matrimonio in un vortice di sofferenza, Danila scambia i discorsi manipolatori di un gruppo di sedicenti “maestri” per la via della saggezza e della salvezza dal dolore. Inizia così la sua vita da sola lungo un percorso ambiguo in cui nulla è come sembra e maschere dorate nascondono il vero volto di coloro che a lei paiono dei. Mentre percorre innocente una strada senza via d’uscita, orbitano intorno a lei gli amori, la famiglia, gli amici, i compagni di questa disavventura durata dieci anni, fino alla dolorosa presa di coscienza. Alla truffa che gli sottrae anche beni materiali si sovrappone un secondo abuso: la costrizione al silenzio dettata dalla paura delle ritorsioni e dei giudizi altrui, delle facili conclusioni a cui può giungere chi affronta in modo superficiale argomenti così delicati.

Grazie al lavoro e alla sensibilità di due cacciatori di storie che si appassionano alla sua vicenda e la sostengono, il messaggio di Danila esce dal bozzolo dell’immobilità per volare in alto e ben visibile, per denunciare e mettere in guardia, per dimostrare la forza acquisita da chi agisce in buona fede.
Una vicenda vera, vissuta in prima persona e profondamente da una donna che ora sa affrontare con cuore sereno il tempo a venire.

Edizioni Neos

http://www.youtube.com/watch?v=y3N2IZGD02Y

venerdì 2 luglio 2010

Arkeon: proseguono i guai per Moccia ed i “soci” della psico-setta

Il 23 giugno si è tenuta la seconda udienza nei confronti degli 11 imputati di Arkeon.

Gli avvocati di Moccia e di Morello, hanno mosso delle eccezioni nei confronti dei soggetti che si sono costituiti parte civile nell’udienza scorsa.
Il collegio giudicante si è espresso con una ordinanza. Rimangono confermati il CeSAP e l’Ordine degli psicologi come parte civile, mentre sono stati esclusi il Codacons, il Favis e l’Arcigay, in quanto non avrebbero nello statuto la giusta motivazione per potersi costituire parte civile.
Le associazioni estromesse ricorreranno a tale disposizione.

Nella medesima udienza gli avvocati di Moccia e di Morello hanno eccepito sull’esistenza di reati che non sembrano essere stati contestualizzati. Gli avvocati hanno richiesto in quali seminari si sono svolti gli abusi, datosi che nell’ordinanza del PM non sono state indicate date precise.
Il PM ha controbattuto a tali eccezioni affermando che egli contesta l’intero metodo Arkeon che era, sempre secondo il PM, pedissequamente applicato da diversi maestri in tutti i seminari.
Il Collegio giudicante si è riservato di rispondere agli argomenti sollevati, alla prossima udienza del 13 ottobre 2010.

Fonti mi comunicano che si stanno svolgendo diverse altre indagini su alcuni membri di Arkeon che sembra a vario titolo si siano macchiati di diversi reati. Inoltre è stata fatta richiesta di rinvio a giudizio per 47 soci di Arkeon, accusati di concorso in calunnia.

Gianni Leone

sabato 10 aprile 2010

Il predicatore: ho chiuso con Arkeon

di Giovanni Maria Bellu



Trentamila euro. Era la fine di dicembre del 2006. E i seguaci del “metodo Arkeon” decisero di investire la bella cifra per pagare uno studio su “Sacred path” - la loro associazione - al “Centro internazionale studi sulla famiglia”, il prestigioso istituto di ricerca cattolico dei padri paolini. Un tentativo estremo di riaccreditarsi come organizzazione virtuosa e riconosciuta dalla chiesa quando era già in pieno svolgimento l’inchiesta per associazione a delinquere, truffa, maltrattamenti di minori. I reati dei quali sono accusati il capo di "Sacred path", Vito Carlo Moccia e altri undici imputati nel processo in corso davanti al tribunale di Bari.

L’investimento degli arkeoniani per questo studio su se stessi risulta da un documento agli atti del processo ed è confermato dal fatto che davvero il Cisf, tra il dicembre del 2006 e il febbraio del 2007, condusse un’indagine su “alcuni aspetti dell’esperienza Arkeon”. Elaborò anche un “rapporto finale” cautamente favorevole all’associazione. Si tratta di dieci paginette precedute da un avvertimento che suona come un mettere le mani avanti: «Tutto il materiale è stato fornito da Arkeon o è stato realizzato con il suo supporto tecnico. La disponibilità e l’apertura totale dimostrate da tutte le persone di Arkeon implicate nella ricerca sono state pronte e totali, ed hanno consentito un lavoro rapido e, a noi pare, proficuo». Segue un’esposizione fredda del materiale esaminato e di quanto i ricercatori hanno potuto ricavare dalla partecipazione a due dei “seminari” per i discepoli del “primo livello”. La parte più rilevante (e forse l'unica ragione che spinse “Sacred path” a spendere trentamila euro) è nelle ultime righe. Si danno delle indicazioni su come andare avanti nel “lavoro di revisione”. In definitiva si riapre un credito condizionato. È stata poi la magistratura a impedirne l’utilizzo.

Il rapporto del Cisf conferma che l’associazione di Vito Carlo Moccia ha continuato ad avere protezioni importanti e autorevoli anche quando erano emerse pubblicamente notizie molto gravi. Come se, per i suoi sponsor all’interno della Chiesa, fosse impossibile un distacco netto e definitivo. Nella lettera che pubblichiamo in questa pagina, padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, conferma integralmente le notizie che abbiamo riportato. Anche il fatto di aver ricevuto la segnalazione di “specifiche tragedie familiari” prodotte dal metodo Arkeon e di averle segnalate a Moccia, cioè al presunto responsabile delle menzionate tragedie. Aggiunge, padre Cantalamessa, di non essersi mai interessato «di quel che accadeva nell’Associazione e intorno all' Associazione». Purtroppo ancora una volta i documenti lo smentiscono. È una storia e delicata e complicata, converrà ancora una volta andare con ordine. E prima di tutto bisogna dire che padre Cantalamessa non è l’unico uomo di Chiesa ad aver sostenuto “Sacred path”. Ce n’è almeno un altro. Si chiama Angelo De Simone ed è un sacerdote paolino oltre che un teologo. Fu lui, nel 2004, il primo a dare risalto al metodo Arkeon con un articolo nel quale Vito Carlo Moccia, che tra l’altro è anche accusato di esercizio abusivo della professione, veniva presentato come un genio pluridisciplinare universalmente conosciuto e stimato. Eccone un passo. «Un tempo Vito Carlo era imprenditore nel campo della bioingegneria, realizzato economicamente e riconosciuto nel mondo. Anni fa anch’egli scendeva nel “proprio inferno” prendendo coscienza della solitudine esistenziale che lo investiva. Andò alla ricerca di risposte nelle vie intellettuali, si laureò in antropologia e psicologia, cercò nei percorsi psicanalitici e psicoterapeutici, nelle tradizioni orientali, nella pratica della meditazione, fino a scoprire la via del ritorno al padre».

Un identikitche stride in modo sinistro con quanto si legge nel decreto di rinvio a giudizio: «Il Moccia si presentava come laureato alla Jolla University di San Diego e laureato in psicologia e pedagogia presso l’università statale di Fiume, titoli inesistenti e comunque non validi in Italia». Don Angelo De Simone partecipava ai sinistri rituali dell’associazione. Celebrava gli strani matrimoni che servivano a sancire la riconciliazione di coppie peraltro già sposate, predicava tra icone di Gesù Cristo e foto di Vito Carlo Moccia. Esiste in merito un’abbondantissima, e francamente penosa, documentazione di video e di foto che lo prova. Era, don De Simone, molto vicino a “Sacred path”. E quando apparve accanto al capo supremo in una puntata di “Mi manda Rai 3” del dicembre del 2006, i telespettatori, e anche il conduttore, ebbero la netta impressione che ne facesse parte. Per la veemenza con cui ne sosteneva le improbabili ragioni. Ma era anche molto legato a padre Cantalamessa. Assieme celebrarono, il 20 gennaio del 2006 (cioè dopo che Canale 5, con Maurizio Costanzo, aveva per la prima volta segnalato la pericolosità del metodo Arkeon) una messa nella chiesa milanese di S. Eustorgio (altra circostanza che padre Cantalamessa conferma nella sua lettera e che noi documentiamo con una nuova immagine dove è possibile riconoscere, accanto a Moccia e al predicatore apostolico che si abbracciano, il teologo paolino di Arkeon).

Insomma, è davvero difficile fare stare assieme questo «non interessamento» verso ciò che accadeva «nell’Associazione e intorno all’Associazione», con la frequentazione di don De Simone. A meno che questi non abbia nascosto qualcosa. Chissà, Di sicuro, dai documenti, emerge che padre Cantalamessa era informato proprio da don De Simone dell’attività di Moccia e dei suoi seguaci. Ecco cosa scrisse (il 24 marzo del 2006) nella lettera di risposta a un signore che gli aveva segnalato una di quelle «specifiche tragedie familiari» di cui ora riconosce di aver avuto notizia: «Un sacerdote che li segue da tempo, don Angelo De Simone, paolino, che può contattare se vuole (seguiva il numero di cellulare, nda) può testimoniare di quanti battesimi, prime comunioni e confessioni ha personalmente amministrato nel contesto dei seminari guidati da Vito».

10 aprile 2010

http://www.unita.it/news/italia/97226/il_predicatore_ho_chiuso_con_arkeon


Non mi sembra che abbia proprio chiuso.... in fondo nella sua lettera al giornale l'Unità conferma tutto....e difende nuovamente Vito Carlo Moccia ... Mi chiedo : se era a conoscenza di famiglie che si erano rivolte a lui per segnalare i disagi e le conseguenze in arkeon ..perchè ha scritto a Moccia e non direttamente a quei famigliari danneggiati?

La lettera: padre Cantalamessa all'Unità

http://www.unita.it/news/italia/97228/la_lettera_padre_cantalamessa_allunit

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera di padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, a proposito dei suoi rapporti con l’associazione “Sacred path”.

Nel 2004 ho conosciuto Vito Carlo Moccia che partecipò ad una puntata della Rubrica televisiva “A sua immagine" e venni a conoscenza della Associazione da lui fondata. Mi sembrò che tale Associazione svolgesse un’opera molto bella, ma tutto finì lì, io non ho mai partecipato a nessun incontro, né mi sono mai interessato di quel che accadeva nell’Associazione e intorno all’Associazione. È vero che ad una mia Celebrazione a Milano, partecipò Vito Carlo Moccia e tanti suoi discepoli, ma non ero lì per loro, né erano stati invitati da me. Non avevo approfondito i dubbi che intanto sorgevano su questa Associazione e, comunque, non vedo cosa ci sia di negativo il salutarli in sacrestia... È vero che qualche persona mi segnalò sue specifiche tragedie familiari prodotte dal metodo Arkeon, ma ricevetti anche tante dichiarazioni da persone che dicevano di essere state salvate da suddetta Associazione; io non appartengo a tale Associazione, non l’ho mai frequentata e Vito Carlo Moccia mi ha sempre dato l’impressione di una persona onesta, per cui ho cercato di incoraggiare queste persone, ritenendo che l’errore di singoli “maestri” non dovessero portare al giudizio negativo per tutta l’Associazione.

Carissimo giornalista, sig. Bellu, questo non è un negare l’esistenza di fatti ed è la stessa cosa che riaffermo anche per quel che riguarda la Chiesa: il problema della pedofilia è reale e i sacerdoti che hanno sbagliato devono pagarne le conseguenze, ma non si può penalizzare tutta la grande massa di sacerdoti “sani e onesti” che danno la loro vita per il bene delle persone a loro affidate! Non può negare che numerose Associazioni, per i più svariati motivi, ricevono accuse e denuncie ed io pensavo che anche le accuse mosse ad Arkeon facessero parte di queste, proprio per questo motivo, avvisai Vito Carlo Moccia perché potesse rendersi conto di cosa stesse accadendo all’interno della sua Fondazione. Era sorta in me la convinzione che qualcuno dei “maestri” avesse abusato della fiducia di Vito Carlo Moccia, ma non pensavo alla negatività dell’ Associazione, perciò, in un’altra puntata della Rubrica religiosa “A sua Immagine”, intervistai una persona che aveva ricevuto dei benefici da Arkeon, ma volutamente non feci cenno alla suddetta Associazione, non per dare l’impressione di non conoscerla, come si insinua nell’articolo, ma proprio perché a me interessava solo il messaggio religioso e non fare propaganda ad Arkeon.

Poi c’è stato il servizio di Striscia la notizia... ed anche ora io ripeto che personalmente non sono venuto a conoscenza di nessun abuso, che altrimenti sarei stato il primo a denunciare e condannare: non si denuncia, se non si è testimoni, non si denuncia solo per aver ricevuto due lettere e, ripeto, informai Vito Carlo Moccia perché accertasse la verità. Da allora il mio rapporto, tra l’altro saltuario, con Vito Carlo Moccia si è interrotto, in attesa che si pronunci la Magistratura. Un’ultima parola sulla frase «presa di distanze imbarazzata e tardiva, come le scuse alla comunità ebraica dopo la gaffe sull’antisemitismo»: le mie scuse ai fratelli Ebrei erano reali e convinte perché non intendevo offenderli, le mie intenzioni erano ben altre e, se essi, andranno a rileggere i miei passati interventi sull’Ebraismo, troveranno sempre e solo stima e amicizia, sentimenti che in me non sono mutati. Mi è sembrato doveroso chiarire questi punti perché è giusto che chi legge, sappia il parere di tutte le parti in causa, quel che mi dispiace è che in questo momento storico, ogni cosa serve per buttare fango sulla Chiesa, come in questo caso di Arkeon, solo perché ho il compito di Predicatore della Casa Pontificia.

10 aprile 2010

giovedì 18 marzo 2010

sabato 27 febbraio 2010

Sette, "Decine le persone raggirate nel Fermano"

"Potrebbero essere decine e decine le vittime della setta Arkeon". A lanciare l’allarme e il presidente della Favis, associazione nazionale familiari vittime delle sette di Rimini, Maurizio Alessandrini, parte civile nel processo al via il 18 marzo



Fermo, 27 febbraio 2010 - «POTREBBERO essere decine e decine le vittime della setta Arkeon nella Provincia di Fermo». A lanciare l’allarme e il presidente della Favis, associazione nazionale familiari vittime delle sette di Rimini, Maurizio Alessandrini, che insieme all’associazione Cesap di Bari e il Codacons si è costituito parte civile nel processo contro le 11 persone che compariranno davanti al giudice il 18 marzo.


«La setta e i suoi ‘maestri’ – spiega Alessandrini – hanno operato per quasi dieci anni in tutt’Italia e gli adepti sono circa diecimila. Delle vittime alcune hanno sporto denuncia, ma molte altre, per vergogna o per paura, sono rimaste nell’ombra, nonostante abbiano subito abusi di ogni tipo. E’ proprio a tali persone, che sappiamo essere anche nel Fermano, che mi rivolgo per un appello: contattateci e insieme potremo fare molto per sconfiggere questa e tutte le altre sette che quotidianamente rovinano la vita di tanta gente».

Alessandrini chiama in causa anche lo Stato, gli operatori di giustizia e le forze dell’ordine: «Nonostante la loro buona volontà e l’istituzione della squadra antisette, non c’è sufficiente preparazione sul fenomeno e chiarezza sul quadro dei reati punibili e configurabili in certe situazioni. Così come si è fatto per le droghe, che sono una piaga sociale, si deve fare per il fenomeno delle sette e per la sua pericolosità».


Sulla vicenda della setta Arkeon, di cui in questi giorni sono emerse le due inquietanti storie del fermano morto di tumore e del padre con il figlio omosessuale, interviene Lorita Tinelli, psicologa, consulente criminologa e presidente del Cesap (Centro studi abusi psicologici): «Al momento ci sono due suicidi accertati, attribuibili alla setta, e un caso di istigazione commesso ai danni di un ragazzo che ha raccontato la sua storia agli investigatori. E’ così che sono emersi anche molteplici abusi sessuali e maltrattamenti su minori, sempre messi in atto dai capi carismatici di Arkeon».
Chi avesse bisogno di aiuto o volesse contattare le associazioni per sapere come comportarsi, può chiamare i numeri 328 9028910, 328 5665202 oppure scrivere una maila cesap@libero.it.

di FABIO CASTORI

sabato 16 gennaio 2010

Reiki e Arkeon

Ho trovato in rete questo articolo critico su cos'è il reiki e su cosa faceva arkeon usando anche ..le tecniche del reiki


"In giapponese REIKI significa “energia divina” o “energia cosmica”e dovrebbe permettere di attivare la forza di vita universale.
Il sistema di energia REIKI si basa su otto simboli cosmici o universali che dovrebbero attivare l’energia-luce della vita globale.
Nel REIKI esistono 3 gradi :il primo dovrebbe permettere di agire solo sul corpo,il secondo su fenomeni mentali,e il terzo che è quello del maestro sui processi dell’anima.
Il REIKI negli ultimi anni ha avuto una larga diffusione in Europa ed in particolare nei Paesi dell’Est e in Italia.
Ognuno è libero di partecipare ai corsi che abilitano alla guarigione su se stessi e su gli altri e questo è pericoloso perché in molti casi, i cosiddetti MAESTRI, lo vogliono sostituire alla medicina con effetti a volte disastrosi.

Molti maestri di REIKI,in particolare quelli fatti di corsa qui in Italia, sono addirittura convinti che l’energia che invocano sia quella dello Spirito Santo ed affermano,non credo in buona fede,che l’energia luminosa è così benefica che può venire solo da Dio. L’inganno è nel pensare che se una cosa ti piace deve necessariamente fare bene.

Il VERO REIKI ha innegabilmente virtù benefiche ,ma………….da anni stanno sorgendo in Italia una miriade di sette e settucole che aggiungono al loro nome il nome Reiki,e che tutto fanno tranne praticare il vero Reiki ma lo usano per attirare le persone che poi si trovano intrappolate senza via d’uscita.

Basta andare su internet e digitare REIKI e si trovano moltissimi siti che dicono di praticare il vero Reiki ma che praticano tutt’altro.

Il caso più eclatante in Italia è quello della setta di ARKEON,fondata da un Signore certo Vito Carlo Moccia,che con la scusa del Reiki appunto,per 10 anni ha attirato nel gruppo Arkeon migliaia di persone che alle riunioni tutto facevano tranne praticare il Reiki,bensì riti strani con candele, pratiche a sfondo sessuale ecc.ecc.

Ora dopo anni di indagini Arkeon è stato chiuso dalla Polizia di Stato, il suo fondatore e tutti i cosidetti “maestri” sono stati rinviati a giudizio presso il tribunale di Bari.
Il processo che avrà inizio il 20 gennaio 2010 vede come parte civile un gran numero di fuoriusciti che hanno raccontato quello che succedeva durante le riunioni,quanti soldi sborsavano e non ultimo quante famiglie sono state rovinate. Uno dei capi d’accusa nel processo è appunto l’abuso sessuale.


Come questo esempio che io vi ho portato possiamo trovarne nel vasto panorama settario italiano decine,se non di più,sono tutti gruppi di falsi maestri che seguendo un fondatore che generalmente ha come unico scopo quello di riempirsi le tasche, intrappolano persone ed intere famiglie ignare e convinte di fare del VERO REIKI ,e questi gruppi vi accorgerete che spesso cambiano nome e indirizzo quando le forze dell’ordine si mettono sulle loro tracce.

Dato che negli ultimi due mesi dono stata contattata da molte persone che sono finite in questi gruppi, ho pensato che fosse bene avvisare chi mi legge,che se volete veramente accostarvi al Reiki che può essere una disciplina benefica se fatta da veri esperti, dovete stare attenti e rivolgervi ad uno dei CENTRI autorizzati a praticarlo,intendo quelli che hanno da anni lo stesso indirizzo e hanno delle licenze valide.

Dovete diffidare da tutti quei figuri che cercano di attrarvi dicendo che loro soli fanno questa pratica e che poi alla prima riunione vi chiedono soldi e praticano strani riti che nulla hanno a che fare con la disciplina alla quale pensavate di accostarvi.

Il mondo è pieno di questi ciarlatani che si inventano di tutto pur di fare soldi alle spalle di persone che molte volte si rivolgono a loro sperando in benefici che credetemi solo la medicina o in bravo psicologo possono dare."

venerdì 2 ottobre 2009

Psico-setta truffava adepti promettendo la guarigione: 10 rinvii a giudizio a Bari

Costringevano a partecipare a seminari con costi sino a 15mila euro. Obbligati a travestirsi e chiedere l'elemosina





LATINA (1 ottobre) - Proponevano metodi alternativi per risolvere gravi problemi di salute, addirittura per guarire da tumori e Aids. Si facevano chiamare "maestri" e organizzavano in tutta Italia numerosi seminari a pagamento per diffondere il "metodo Arkeon", grossolanamente ispirato alle filosofie orientali del Reiki. Secondo la Procura di Bari il gruppo ha messo in piedi, in dieci anni, una colossale truffa ai danni di persone deboli, disposte a tutto per uscire da una crisi. Ora però si apre la strada del processo a carico dei responsabili: il gup del tribunale di Bari Marco Guida ha infatti rinviato a giudizio dieci delle undici persone coinvolte nell'inchiesta. La posizione dell'undicesimo indagato è stata stralciata e verrà trattata a dicembre.

Le accuse. La Procura contesta, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza. I fatti risalgono al periodo compreso tra il 1999 e il 2008, durante il quale la setta ha raccolto circa 10.000 adepti. Per partecipare ai seminari di Arkeon, il costo minimo si aggirava sui 260 euro e arrivava, a mano a mano che si passava di livello, a 15.000 euro. Non sono mancati casi estremi come quello di una coppia del Nord Italia che, tentando di risolvere la propria crisi matrimoniale, ha raccontato di aver pagato 100.000 euro.

I maestri. Rinviati a giudizio Vito Carlo Moccia (considerato il capo della setta), Francesco Morello, Gabriella Fabbri, Antonio Turi, Isa Calabrese, Piero Mazza, Massimo Vavalle, Quirino Salerno, Grazia Bozzo, Francesco Giuseppe Locatelli mentre la posizione di Francesco Ferrara è stata stralciata e sarà discussa dal giudice a dicembre. Solo un punto del capo di imputazione è caduto, mentre tutte le altre contestazioni restano in piedi e saranno vagliate dai giudici del collegio penale di Bari: il processo inizierà nel gennaio 2010.

I seminari. Secondo l'accusa la setta truffava gli adepti costringendoli a partecipare a costosi seminari, convincendoli che solo in questo modo sarebbero guariti da tumori, aids, infertilità, disagi di qualsiasi genere oppure da problemi spirituali. Secondo il sostituto procuratore Francesco Bretone, a capo dell'associazione criminale c'era Vito Carlo Moccia, 57 anni, di Noicattaro (Bari) il quale si presentava come psicologo senza averne i titoli. E' stato lui ad aver ideato il metodo "Arkeon" che i vari complici diffondevano in tutta Italia a suon di costosi corsi "miracolosi". In alcuni casi gli adepti venivano convinti di aver subito una violenza sessuale nell'infanzia da cui si dovevano "liberare" attraverso i corsi a pagamento. «Siamo soddisfatti - spiega l'avvocato di parte civile, Tania Rizzo - anche perché è stata riconosciuta la fondatezza dell'accusa di associazione per delinquere». Nel processo si sono costituite come parti civili le associazioni Codacons, Favis e CeSAP oltre ad alcune vittime della setta.

I testimoni
Gli ex adepti della setta hanno raccontato di aver partecipato a una serie di pratiche. Tra gli "esercizi" richiesti c'era quello di travestirsi e andare a chiedere l'elemosina per strada o sottoporsi a «no limits», durante il quale, sempre secondo le denunce presentate, alcune vittime sarebbero state indotte a credere di avere subito abusi sessuali quando erano minorenni.

Denunce in Tv Il caso Arkeon ha avuta una forte eco anche grazie ai racconti degli ex adepti alle trasmissioni televisive "Tutte le mattine" di Maurizio Costanzo e "Mi manda Raitre" condotta da Andrea Vianello. Anche "Striscia la notizia" ha realizzato una serie di servizi, occupandosi di Padre Caltalamessa, conduttore del programma "A sua immagine", che per promuovere le attività di Arkeon le dedicò una puntata raccontando come avesse aiutato tra l'altro a uscire dalla condizione di omosessualità un ragazzo di nome Luca. In un'intervista-confessione Luca raccontò la sua esperienza di ragazzo gay che, "grazie ad Arkeon", si era sposato con una donna da cui ha avuto anche un figlio. Alcuni sostengono che la canzone di Povia "Luca era gay" sia nata proprio da quella testimonianza.
di
Marco Cusumano



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