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mercoledì 8 giugno 2011

Processo Arkeon, banco di prova per la magistratura barese

Martedì 07 Giugno 2011 12:38

Domani riparte il processo alla psicosetta. Nuovi testimoni pronti ad accusare Moccia e gli altri: “Io, violentata da un maestro”

Domani riparte, davanti alla seconda sezione penale del tribunale di Bari, il processo più atteso e forse più sconvolgente di quest’anno giudiziario. La psicosetta Arkeon sul banco degli imputati: il suo fondatore, Vito Carlo Moccia e gli altri maestri (in particolare Francesco Antonio Morello) accusati di violenza sessuale ed estorsione. Sotto l’attento esame del collegio giudicante il condizionamento psicologico operato dalle sette religiose sugli individui; il processo si presta a trasformarsi in un vero e proprio banco di prova per la Giustizia italiana. Come verranno giudicati, infine, gli imputati? Semplici “violentatori”, “truffatori” o inseriranno i delitti per cui sono accusati nella sfera della “manipolazione psicologica”? Qualunque sia l'esito, i processo è destinato a fare storia negli annali della giurisprudenza. « Fui violentata da un maestro di Arkeon, il pretesto: un rito per riportare alla mente un ricordo d'infanzia; l'attimo in cui, da piccola, sarei stata abusata sessualmente da un pedofilo ». Era emersa così, sconcertante, l'accusa della prima testimone ai danni degli imputati. Durante il processo un'altra donna, ascoltata per ben 3 ore, ha raccontando la sua triste storia della perdita del marito a causa di una trasgressione creativa voluta dal maestro Antonio Morello, dello stupro di gruppo che avrebbe subito durante una cerimonia-rito e di altri tentativi di violenza. Gli adepti di Arkeon venivano, attraverso riti e cerimonie volte a condizionarne la mente, assoggettati alla volontà di individui che si facevano chiamare “maestri”. Si parla di cerimonie in cui, tra musica ad altissimo volume, stridenti gong di tamburo ed urla strazianti, i partecipanti venivano portati a credere di essere stati violentati dai genitori o da un non ben precisato pedofilo durante l'infanzia. « Non te lo ricordi perché eri troppo piccola – cantilenavano i “maestri” – ma di certo hai subito una violenza carnale... l'hanno subita tutti da bambini: questa è la causa dei mali che affliggono la tua vita! ». Il “lavaggio del cervello” condizionava a tal punto gli individui che alcuni hanno persino denunciato alla magistratura, per violenza carnale, ignari genitori, zii e amici. « Non c'era nessun pedofilo – ha dichiarato una testimone, tremante d'emozione e rabbia – erano solo pretesti per estorcermi denaro, usarmi in tutti i modi... anche come oggetto sessuale! ». Più ci si liberava della “presenza del pedofilo”, più si avanzava nel “lavoro di purificazione”, come veniva definito dai maestri di Arkeon. Quest'ultimo consisteva in tre livelli: il primo dal costo di circa 400 mila delle vecchie lire, il secondo di circa 800 mila lire ed il terzo (la testimone racconta il suo percorso nella setta prima e dopo l'utilizzo corrente dell'Euro) di circa 12 mila euro. Una bella cifra, che finiva dritta dritta nelle tasche dei “guru” della setta. E già, perché il risvolto economico di questa vicenda è un elemento da non sottovalutare. « Mi facevano firmare assegni intestati alla mia persona anche se i maestri preferivano consegnassi denaro contante, è più conveniente per degli scambi a nero. In questo modo ho posto nelle loro mani più di 15 mila euro ». La setta aveva aperto sedi in tutta Italia, anche con l'appoggio di alcuni membri della Chiesa, gli adepti erano migliaia: è facile immaginare, quindi, che gli introiti di Moccia & Co. fossero a parecchi zeri. I testimoni di questo processo avevano sporto denuncia presso le questure di molte città italiane, ma non erano mai stati creduti. Solo l'intervento di alcune associazioni, che si battono per la tutela dei fuoriusciti dalle sette religiose (una fra tutte, il CeSAP: Centro studi per gli Abusi Psicologici), e dopo l'intervento della stampa, le acque intorno al caso hanno incominciato a smuoversi. « Ne abbiamo passate di tutti i colori – racconta una testimone – è difficile pensare che le forze dell'ordine, coloro i quali hanno il compito di difendere i cittadini, siano stati i primi a voltarci le spalle ». Ora i ricordi spiacevoli fanno posto alla speranza. « Abbiamo fiducia nell'operato dei giudici, ed invitiamo tutti coloro che hanno mantenuto il riserbo per tanti anni ad uscire allo scoperto e unirsi a noi in questa lotta! Sappiamo che a Bari ci sono molti ex adepti della setta, è ora che escano dall'ombra e facciano sentire la propria voce... ». Il processo che si tiene in questi giorni a Bari fa parte di un filone che si estende per tutto lo stivale. Nei giorni scorsi sì è concluso il processo gemello di primo grado a Milano, che riguarda uno degli imputati del processo di Bari, il maestro di Arkeon Francesco Antonio Morello (il “maestro” citato nelle testimonianze). Morello è stato condannato a Milano a 6 anni di reclusione e 5 mila euro di risarcimento, per aver abusato sessualmente di due sue allieve che frequentavano i suoi seminari. Facendo leva sulle loro debolezze e sul ruolo da lui rivestito, le ha indotte a pratiche sessuali che, secondo lui, sarebbero servite a far riemergere il ricordo di un presunto abuso sessuale vissuto nell'infanzia. A Bari Morello è imputato per i reati di associazione a delinquere finalizzati a truffa, abuso della professione, violenza privata. È inoltre indagato per calunnia, insieme ad altri 46 membri di Arkeon che hanno denunciato due fuorusciti della setta e la presidente del CeSAP, la psicologa Lorita Tinelli. Fissata invece al 20 ottobre 2011 l'udienza per la richiesta di rinvio a giudizio per i primi 46 membri di Arkeon, indagati per calunnia dopo le denunce dei membri del CeSAP e di alcuni fuoriusciti della setta. Il GIP che valuterà la richiesta del PM è la Dr.ssa Romanazzi. Fanno parte di questo primo gruppo di indagati alcuni attuali teste e imputati del già avviato procedimento penale.


Mirko Misceo

venerdì 15 aprile 2011

Arkeon, sospeso il processo civile


Continua l'odissea giudiziaria che vede implicata la psicosetta. La morte di uno degli imputati la ragione della sospensione

Sospeso il processo civile per diffamazione intrapreso dal fondatore e guru della setta psico-religiosa Arkeon, Vito Carlo Moccia, contro gli psicologi del CeSAP (Centro studi per gli Abusi Psicologici) e degli adepti fuoriusciti della setta che avevano testimoniato contro Arkeon in varie trasmissioni televisive. Il Moccia, ed altri membri della psicosetta, avevano chiesto agli imputati il risarcimento di 4 milioni di euro. La sospensione arriva a causa della morte di Carlo Fornesi, lo psicologo genovese “maestro” di Archeon che si ribellò alla setta denunciandone i retroscena di abusi e violenze, nonché imputato chiave del processo. Lo psicologo si tolse la vita il febbraio scorso. Chi lo conosceva afferma sia stato portato sull'orlo della depressione dalle continue pressioni, anche di tipo legale, e dalle diffamazioni di ogni genere che riceveva dai membri di Arkeon: per loro, il Fornesi aveva tradito. « Di fronte alla morte del Fornesi – ha spiegato l'avvocato che difende gli psicologi del CeSAP – il giudice non ha potuto far altro che sospendere il processo. Ora spetterà agli avvocati del Moccia riassumerlo, convocando gli eredi del Fornesi in sua vece e richiamando tutte le parti a presentarsi nuovamente in tribunale ». Un operazione che dovrebbe espletarsi nel giro di tre mesi, come previsto per legge. « Altro tempo che viene sottratto alla nostra vita, per difenderci da accuse che sono evidentemente volte ad intimorire i testimoni che hanno osato contrapporsi ad un meccanismo criminale che sfruttava la psiche debole delle persone per arricchirsi e alimentare il desiderio di potere e controllo del Moccia e degli altri “maestri” di Arkeon ». Hanno dichiarato i rappresentati del CeSAP presenti ieri in aula. In tribunale non c'era invece Moccia ed i suoi avvocati. « Evidentemente sapevano che il processo sarebbe stato sospeso prima ancora che il giudice si pronunciasse », hanno commentato gli psicologi del CeSAP. Avvocati con buoni agganci o premonizione divina...


Mirko Misceo