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venerdì 15 aprile 2011

Arkeon, sospeso il processo civile


Continua l'odissea giudiziaria che vede implicata la psicosetta. La morte di uno degli imputati la ragione della sospensione

Sospeso il processo civile per diffamazione intrapreso dal fondatore e guru della setta psico-religiosa Arkeon, Vito Carlo Moccia, contro gli psicologi del CeSAP (Centro studi per gli Abusi Psicologici) e degli adepti fuoriusciti della setta che avevano testimoniato contro Arkeon in varie trasmissioni televisive. Il Moccia, ed altri membri della psicosetta, avevano chiesto agli imputati il risarcimento di 4 milioni di euro. La sospensione arriva a causa della morte di Carlo Fornesi, lo psicologo genovese “maestro” di Archeon che si ribellò alla setta denunciandone i retroscena di abusi e violenze, nonché imputato chiave del processo. Lo psicologo si tolse la vita il febbraio scorso. Chi lo conosceva afferma sia stato portato sull'orlo della depressione dalle continue pressioni, anche di tipo legale, e dalle diffamazioni di ogni genere che riceveva dai membri di Arkeon: per loro, il Fornesi aveva tradito. « Di fronte alla morte del Fornesi – ha spiegato l'avvocato che difende gli psicologi del CeSAP – il giudice non ha potuto far altro che sospendere il processo. Ora spetterà agli avvocati del Moccia riassumerlo, convocando gli eredi del Fornesi in sua vece e richiamando tutte le parti a presentarsi nuovamente in tribunale ». Un operazione che dovrebbe espletarsi nel giro di tre mesi, come previsto per legge. « Altro tempo che viene sottratto alla nostra vita, per difenderci da accuse che sono evidentemente volte ad intimorire i testimoni che hanno osato contrapporsi ad un meccanismo criminale che sfruttava la psiche debole delle persone per arricchirsi e alimentare il desiderio di potere e controllo del Moccia e degli altri “maestri” di Arkeon ». Hanno dichiarato i rappresentati del CeSAP presenti ieri in aula. In tribunale non c'era invece Moccia ed i suoi avvocati. « Evidentemente sapevano che il processo sarebbe stato sospeso prima ancora che il giudice si pronunciasse », hanno commentato gli psicologi del CeSAP. Avvocati con buoni agganci o premonizione divina...


Mirko Misceo

lunedì 21 febbraio 2011

Arkeon: si suicida uno dei testi



Era un rinomato psicologo genovese, il primo che aveva denunciato la setta di Carlo Moccia.Sempre più arduo il lavoro dei PM nel processo contro la psicosetta a Bari

Si è tolto la vita con un colpo di pistola nel suo studio di Genova il dottor Carlo Fornesi, uno dei testi che verranno ascoltati nei prossimi giorni dai PM del tribunale di Bari in merito al processo sulla psicosetta Arkeon. Noto psicologo del capoluogo ligure, nonché “maestro” della setta pseudo-religiosa di Carlo Moccia, Fornesi era stato il primo a denunciare Arkeon e, insieme ad una ex discepola e alla psicologa Lorita Tinelli (parte civile nel processo nonché consigliere nazionale del Gruppo di ricerca socio religiosa), nei mesi scorsi aveva ricevuto oltre un centinaio di denunce da altrettanti membri della setta, più un atto di citazione con richiesta di oltre quattro milioni di euro di danni. Calunniato e diffamato nella rete informatica, dai blog creati da alcuni membri di Arkeon e dai suoi sostenitori, lasciato dalla moglie (anch'essa adepta di Arkeon) che era stata indotta a sposarlo durante la sua “militanza” nella setta, lo psicologo 43enne – che soffriva da un po' di tempo di una forte depressione causata , pensano in molti, principalmente dal recente divorzio – non ha retto a tutto quanto e due giorni fa ha deciso di farla finita. Complice una giustizia troppo lenta, stretta evidentemente nelle maglie di una burocrazia processuale che stravolge i tempi necessari al raggiungimento della verità, un testi chiave nel processo è morto e con lui finiscono nella tomba anche i segreti che avrebbero potuto fare luce sulle pressioni psicologiche e sul “lavaggio del cervello” che subiva chi entrava in contatto con Arkeon Sarà ancora più arduo per i PM condurre ora l'impianto accusatorio contro una rete di individui (sono centinaia i membri di Arkeon) che si muovono all'unisono governati dall'assoggettamento psicologico a cui venivano sottoposti e resi burattini nelle mani di esperti burattinai. Doveva aver provato ribrezzo verso il suo ruolo di “maestro” burattinaio il Fornesi; doveva aver capito di essersi spinto troppo oltre, che l'uomo non può essere padrone di un altro uomo e non può comandarne le decisioni attraverso delle tecniche psicologiche mirate a distruggere l'autostima o a ridare autostima ad individui deboli psicologicamente, per poi farsene idoli: erigersi a salvatori della coscienza, dei, maestri della mente altrui. Doveva aver compreso questa verità lo psicologo genovese, perché aveva per primo denunciato e svelato la macchina manipolatrice che esisteva dietro la misteriosa parola Arkeon. Non è però riuscito a sostenere il peso delle pressioni, delle tante calunnie che sulla rete informatica altri discepoli della setta gettavano su di lui, stimato professionista della città di Genova. Poi quel matrimonio: manipolato come tutto il resto. Ora lo psicologo si rendeva conto di essere anch'egli una vittima, schiacciata tra gli ingranaggi della macchina Arkeon. Fornesi aveva incontrato sua moglie durante le “sedute” di Arkeon. Carlo Moccia (il capo di tutto, colui che poneva il suo ritratto a fianco alle icone di Gesù e si proclamava semi dio) aveva decretato che erano la coppia perfetta e si erano sposati proprio durante una di queste sedute, consacrati da membri della Chiesa anch'essi assoggettati al potere della setta. Ma fuori da Arkeon la moglie gli aveva confessato che non l'avrebbe mai sposato se egli non fosse stato un “maestro” e che il loro non era vero amore. Non ha resistito anche a questo Fornesi. L'amore per il figlio di sei anni a cui, chi lo conosce e gli voleva bene afferma, egli teneva tanto, non è riuscito a fermare l'estrema decisione di porre fine alla propria vit Fornesi, lo si è detto, era uno psicologo e psicoterapeuta molto stimato a Genova. Ma per organizzare i corsi di Arkeon si era indebitato sino al collo. Come affermano persone a lui vicine, non aveva più i soldi necessari a pagarsi gli avvocati per difendersi dagli attacchi giuridici del Moccia e dei suoi legali. Era un uomo distrutto su tutti i fronti: quello psicologico, morale, affettivo ed anche economico. Dopo la sua morte, sale la pressione sugli altri testi che si apprestano a parlare ai giudici. La paura più grande è che il processo cada in prescrizione, seconda solo alla paura di subire violenze di ogni tipo da parte delle centinaia di membri che ancora oggi continuano a minacciare di morte chiunque metta i bastoni tra gli ingranaggi della macchina trita-menti di Arkeon.

Mirko Misceo

martedì 6 aprile 2010

Caso Arkeon: la lettera di un’adepta e la risposta della dottoressa Lorita Tinelli

Ho trovato ora sul sito mondoraro un'interessante risposta data dalla dottoressa Lorita Tinelli chiamata dal direttore Gianni Leone quale esperta di culti distruttivi e parte in causa.... nel caso arkeon

Gentile Direttore,
come da Sua richiesta Le propongo le mie riflessioni a proposito delle affermazioni fatte dalla Sua lettrice.
Naturalmente la mia risposta non può non tenere conto dei fatti giuridici in corso, che vedono 11 membri del gruppo Arkeon rinviati a giudizio per diversi reati (il cui processo inizia il 18 marzio 2010) e altri 46 membri di Arkeon, a vario titolo, indagati per il reato di concorso in calunnia (e tra i quali sembrerebbe configurare anche il nome della Sua lettrice). Queste ultime indagini, concluse in prima istanza con l’elenco di 46 indagati, ma che sono ancora in corso, si riferiscono proprio all’attività organizzata da Arkeon e tesa, secondo l’accusa, a denunciare per diffamazione la sottoscritta e due fuorusciti dal gruppo, che avevano partecipato ad una trasmissione televisiva, sapendoci innocenti.

La Sua lettrice lamenta il diverso trattamento che Striscia avrebbe avuto nei confronti di coloro che si considerano vittime dei metodi utilizzati da maestri di Arkeon, rispetto a quello del fondatore stesso del gruppo.
Da quanto ho potuto verificare, nel corso degli anni di rapporti con la stampa, chiunque intervistato da un giornalista ha il diritto di chiedere che la propria immagine non venga resa riconoscibile.
Inoltre, lo stesso Garante per la protezione dei dati personali ha più volte ricordato ai giornalisti di non pubblicare dettagli che rendano identificabili le persone colpite da atti di violenza, anche se presunti. E’ per questo che diverse testate giornalistiche, nonchè contenitori televisivi, tendono a rendere irriconoscibili i testimoni di esperienze di questo genere. Questo però non significa che gli stessi giornalisti non facciano i loro riscontri in merito alle identità dei loro intervistati e alle loro storie.

Non mi assumo personalmente la responsabilità di come le testate giornalistiche propongono i propri articoli. Tengo però a precisare, anche in base alla mia esperienza, che esistono giornalisti preposti alla cronaca giudiziaria, che generalmente prima di intervistare qualcuno prendono le notizie necessarie direttamente dalle fonti dei tribunali o delle forze dell’ordine. Poi il taglio del montaggio dipende sempre dal messaggio che il giornale intende inviare ai propri utenti. Ed anche gli spazi dedicati alle interviste stesse.

Riguardo “agli insulti e agli sbeffeggiamenti vari rivolti a tutti i partecipanti di Arkeon” presenti sul sito del CeSAP cui fa riferimento la Sua lettrice, avrei necessità di ulteriori approfondimenti.
Quel che è vero è che il forum del CeSAP dedicato ad Arkeon è stato analizzato al dettaglio da PM, GIP e GUP diversi, presenti in diverse Procure d’Italia, che hanno ricevuto le centinaia di denunce fotocopia da parte di membri a vario titolo di Arkeon. Tali PM, GIP, GUP, hanno lavorato in piena autonomia e, ripeto, hanno riscontrato infondate le varie accuse che dai denuncianti sono state rivolte alla sottoscritta e a due fuorusciti dal gruppo Arkeon. Vi sono diverse archiviazioni e due sentenze di non luogo a procedere che chiariscono molto bene l’infondatezza dei reati che ci venivano contestati.

In un forum gli utenti che vi partecipano, nel momento in cui decidono di farlo, devono anche essere in grado di confrontarsi e portare avanti una conversazione. Chi entra in un forum per recitare un mantra pre-programmato e poi si sottrae dinnanzi ad eventuali altre sollecitazioni o riflessioni inerenti la discussione aperta, non può poi lamentarsi di essere stato “insultato” (e torno a ripetere che non mi risulta vi siano stati insulti di alcun tipo).

Contrariamente nell’arco degli ultimi 2 anni nella rete sono miracolosamente apparsi decine di blog creati contro la mia persona, che trovano la massima epressione proprio in prossimità delle varie udienze relative ad Arkeon. In tali spazi virtuali monotematici gestisti da membri di Arkeon (anche tra coloro che oggi devono rispondere per il reato di calunnia) e da loro audaci sostenitori, vengono rimestati e stralciati dai relativi contesti alcuni documenti, con l’intento ultimo di dimostrare cose differenti dalla realtà e di attribuirmi “crimini” inesistenti. Purtroppo ho già assistito a giochi di questo genere negli anni passati. Alcuni di coloro che oggi si danno più da fare nella creazione di blog, che vengono poi pubblicizzati e ricommentati dai membri di Arkeon nei loro rispettivi spazi della rete, hanno a loro volta creato simili strategie contro altri studiosi o gruppi nel passato lontano e più recente, nel perfetto stile hubbardiano del dead agenting (scavare nel passato del critico per cercare dei suoi “crimini” e se non ci sono, bisogna inventarseli). E in questo senso la fantasia sembra proprio non mancare!

Colgo l’occasione per augurarle buon lavoro

Dr.ssa Lorita Tinelli



Brava dottoressa!! Non se ne può più di leggere le eclatanti gesta eroiche ( a parole) di pochi paladini ancora seguaci in difesa del loro maestro..!E' ora di finirla con i falsi messaggi di gente che non ha visto niente

martedì 23 marzo 2010

ARKEON E I SUOI STREGONI

Intervista a cura di Carla Liberatore alla D.ssa Lorita Tinelli, Psicologa specializzata in psico-sette, segue la vicenda di Arkeon fin dal 1994. STRALCI DI STAMPA SULLA VICENDA “ARKEON”: «Ti guarirò dai traumi infantili» – Violentate da un finto santone Il guaritore, con la scusa di far superare alle vittime vecchi abusi sessuali, le stuprava
Le aveva convinte che l’unico modo per superare i traumi che avevano subito da piccole era quello di sottoporsi a una terapia individuale, dove lui svolgeva il ruolo di “maestro”. E in quella circostanza le avrebbe violentate entrambe.

Nell’indagine della procura di Bari vengono contestati i reati di associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza. I fatti si riferiscono al periodo compreso tra il 1999 e il 2008. Per partecipare ai seminari di Arkeon, il costo minimo si aggirava sui 260 euro e arrivava, a mano a mano che si passava di livello, a 15.000 euro. Ma una coppia del nord Italia che cercava di risolvere la propria crisi matrimoniale ha detto alla polizia di avere pagato 100.000 euro, così come una donna che credeva di aver subito violenza sessuale nel passato. Secondo l’accusa, a capo dell’associazione criminale c’era Vito Carlo Moccia, di 57 anni, di Noicattaro (Bari) residente a Milano, che diceva di essere psicologo ma non ne aveva i titoli.

C.L. – D.ssa Tinelli, come venne a conoscenza della setta Arkeon?

L.T. – Ne sono venuta a conoscenza diversi anni fa, nel periodo tra il 1994 e il 1996, quando ancora il gruppo era denominato Aleph. Alcune persone, tra cui genitori e parenti di persone che lo frequentavano, allarmati dallo “strano” comportamento dei propri cari, si sono rivolti a me e ad un collega con cui collaboravo per richiederci un aiuto. I familiari erano allarmati da comportamenti eccessivamente emotivi dei propri cari, caratterizzati da esplosioni di rabbia immotivate o da crisi mistiche improvvise. Il risultato finale era l’irrimediabile allontanamento dovuto alla presunta consapevolezza, durante gli incontri con i vari Maestri del gruppo, che in passato c’erano stati episodi di abusi consumati nell’ambito delle famiglie d’origine, con la complicità dei membri della famiglia.

C.L. – Quali elementi le fecero pensare che queste persone stessero compiendo dei veri e propri abusi?

L.T. – I racconti che ho raccolto nel corso di questi lunghi anni sono stati molteplici e tutti confluenti negli stessi punti. Si parlava di sessioni in cui la vita di ciascuno veniva re-interpretata da persone che non hanno alcuna formazione psicologica e che individuano presunti abusi sessuali subìti da ciascuno durante l’infanzia. Molti sono stati gli aderenti di arkeon che oggi raccontano di aver “vomitato addosso” ai propri genitori o ai propri parenti il “ricordo dettagliato” del presunto abuso subito. Dopo queste rivelazioni molti rapporti familiari si sono interrotti e molti sono stati i genitori che hanno dovuto subire il ricatto della riconciliazione a patto della completa accettazione del percorso del proprio figlio in arkeon. Diverse sono state le coppie che sono state ritenute dai maestri del gruppo non idonee a stare insieme o al contrario giuste per formare una famiglia, anche se queste decisioni, prese dall’alto, potevano risultare dolorose da parte dei singoli. Diversi gli omosessuali indotti a sposarsi con eterosessuali. La magistratura ha appurato che c’è stata gente che ha dovuto subire aggressioni e abusi sessuali. Minori che hanno dovuto assistere, alla presenza dell’intero gruppo, a sconvolgenti rivelazioni da parte dei propri genitori di contenuto sessuale. Mi sono state raccontate storie di suicidio e di tentato suicidio, nonché di ricoveri coatti in ospedali psichiatrici da parte di persone che avevano frequentato i seminari proposti dai vari maestri. In una occasione un maestro, il cui precedente allievo si era tolto la vita, riferendosi ad un altro dei suoi allievi ha affermato: “almeno l’altro ha avuto più coraggio di te nel togliersi la vita”. Ma molti venivano anche mandati a fare l’elemosina. Tra questi c’è stato anche un assessore comunale.

C.L. – Da quanti anni segue questa vicenda e che tipo di risvolti ci sono stati fino ad oggi?

L.T. – Nel 2006 la vicenda Arkeon è stata affrontata per la prima volta pubblicamente in una trasmissione televisiva. Nel frattempo la Digos, cui si erano rivolte alcune vittime di tale esperienza gruppale, mi aveva chiesto una relazione su quanto fosse a mia conoscenza di Arkeon. A seguito della trasmissione, cui avevano partecipato diverse persone che si erano espresse anche in maniera dura relativamente ad arkeon e ai suoi maestri, il fondatore del gruppo, Vito Carlo Moccia, ha subito inviato a me e ai soli due fuorusciti presenti nella trasmissione un atto di citazione con richiesta di oltre 4 milioni di euro. Ciò è avvenuto nonostante gli altri ospiti e Costanzo stesso avessero avuto parole ben più dure nei confronti del gruppo. Dopo un mese circa lo stesso Moccia ha presentato nel Tribunale Civile una richiesta d’urgenza per la chiusura del sito del CeSAP, nel quale era presente un forum in cui diversi fuorusciti raccontavano la propria esperienza in Arkeon. Un chiaro atto intimidatorio e censorio. Dopo pochi giorni, io e gli stessi due fuorusciti citati dal Moccia abbiamo dovuto subire un vero e proprio massacro giudiziario. Oltre cento adepti di Arkeon hanno depositato, su suggerimento del Moccia e dei suoi legali, un analogo kit di denuncia, presso tutte le Procure d’Italia. Tutti ci accusavano di diffamazione, pur non essendo mai stati citati per nome né, in molti casi, aver mai visto neppure la trasmissione televisiva. Nel corso di questi quattro anni, un giudice del Tribunale di Bari, ha rigettato la richiesta di chiusura del sito, riconoscendo l’attività meritoria della nostra associazione nella tutela delle false psicoterapie

Link di una ordinanza di rigetto
http://www.cesap.net/index.php?option=com_docman&task=cat_view&gid=256&Itemid=60)

Le denunce organizzate e depositate dagli adepti a vario titolo di Arkeon sono state in gran numero archiviate e alcune concluse con “non luogo a procedere perché il reato non sussiste”. Oggi un primo, folto gruppo di maestri e adepti che ci hanno denunciato è indagato per il reato di calunnia. Il 18 marzo 2010, dopo circa tre anni di indagini e dopo alcune udienze preliminari, 11 membri di Arkeon, tra cui il fondatore e sua moglie, dovranno affrontare un processo, presso la Procura di Bari, che li vede indagati per reati quali: associazione a delinquere finalizzata alla truffa, abuso della professione medica, psicologica e psicoterapica, violenza privata, maltrattamento minori e calunnia. Il 20 aprile 2010 uno degli 11 imputati di Bari dovrà essere giudicato anche presso il Tribunale di Milano per violenza sessuale. Nel frattempo, il gruppo Arkeon, che vantava migliaia di adepti,si sarebbe di molto ridotto di numero. Solo in pochi irriducibili continuano una pervicace campagna diffamatoria nei miei confronti, come ritorsione per la collaborazione con le Forze dell’Ordine: tale attività intimidatoria e molesta è al vaglio degli inquirenti. Altri ex fedelissimi, anche vicini al nucleo principale, hanno disertato, rivolgendosi alla sottoscritta e alle Forze dell’Ordine per offrire ulteriori informazioni e documenti significativi.

C.L. – La setta di Arkeon, fra le sue attività, si proponeva pure di guarire ragazzi e ragazze dall’omosessualità? Che metodi usavano per operare queste presunte guarigioni?

L.T. – Nei giorni scorsi la stampa ha riportato la storia di un imprenditore marchigiano che ha pagato ben 50 mila euro per la “guarigione” del proprio figlio dall’omosessualità. Purtroppo questa non è una storia isolata e mi sono state riferite storie analoghe anche dai diretti interessati, convinti all’interno dei seminari di essersi “ammalati” di omosessualità a seguito di un abuso subito nell’infanzia. Alcune di queste persone sono stati indotte a sposarsi, a generare dei figli e, quando l’incantesimo Arkeon ha smesso di agire si sono ritrovati soli ad affrontare la propria omosessualità, totalmente disorientati e con un senso di fallimento totale. Qualcuno non ha retto e ha tentato il suicidio.

C.L. – Ha mai ricevuto minacce dirette o velate da persone legate a questa setta?

L.T. – Sì, sono giunte a me e ad un’altra persona delle minacce. Personalmente continuo da anni ad essere attaccata, molestata e diffamata mediante blog e NG, creati da membri di Arkeon e alcuni loro sostenitori, con continuità ossessiva, che raggiunge le punte massime sempre nei giorni che precedono le varie udienze giuridiche. Oltre a questo le stesse medesime persone hanno scritto ai miei collaboratori, alle Istituzioni e associazioni con cui collaboro da anni, al mio Ordine Professionale di appartenenza, creando pressioni affinché fossi punita o allontanata. Cosa che naturalmente non è avvenuta: i mandanti di tali attività sono tutti legati agli indagati ed è bastato comprovare tali legami per svelare le intenzioni illecite che li animano. In parecchie occasioni si configurerebbe anche il reato di stalking.

C.L. – Lei in prima persona ha raccolto delle testimonianze di ex membri della setta o comunque di persone che ne sono state coinvolte, ci racconta brevemente qualcuna di queste storie?

L.T. – Le testimonianze sono diverse. Molte sono ancora indelebilmente presenti nel Forum del CeSAP. Tutte sono caratterizzate dallo stesso luogo comune del presunto abuso sessuale vissuto tra gli 0 e i 5 anni, ad opera di un parente stretto o di un amico di famiglia (sempre e comunque con la complicità della madre). Chi non riusciva a ricordarlo veniva accusato di “proteggere” lo spazio del pedofilo e quindi lo spazio “perverso” di sua madre. Tra i tanti messaggi presenti nel forum mi ha colpito quello di un parente, accusato di pedofilia da parte del proprio caro adepto di Arkeon: Il post è risalente al 16/02/2007, 10:41. E citava così:

‘Caro “Forista Fuoriuscito”, sono il pedofilo che ha abusato di te in tenera età; sono la madre perversa; sono il padre, il fratello, la sorella. Sono la personificazione dei tuoi problemi, la causa dei tuoi dolori. Hai accettato dolorosamente la separazione, se non una vera eliminazione, consapevole che fosse una necessità. Per la TUA salvezza. Ora leggo su questi forum che è caduto il muro. Beh, una gran bella notizia, davvero… Mi chiedo allora: ma quando tornerà da noi? Ho paura, lo ammetto. Ho paura di non riuscire a trattenere un “te l\’avevo detto”. Ho paura di vendicarmi. Ho paura di rinfacciarti per il resto della tua vita le tue inoppugnabili capacità di raziocinio. Ho paura di umiliarti. Ho paura di non riuscire a perdonarti. Forse non serve (ma non è vero: a me si, mi serve, eccome se mi serve…) che ti dica che sto piangendo. Il muro è caduto, ma io non vedo nessuno all’orizzonte. Vorrei dire che la strada che dovrai fare per tornare da me sarà molto lunga e difficile, ma trovo che sia una frase fatta e fin troppo presuntuosa. Non è presunzione ma sempre paura. Ho paura che la tua strada, da ora in avanti, sarà si molto lunga e difficile. Ma non è detto che sarà la strada del ritorno a casa’.

Mi risulta che oggi questa persona si è riconciliata con il proprio caro, nel frattempo fuoruscito da Arkeon. Mentre so di una persona che non ha fatto a tempo a farlo, perché il familiare accusato ingiustamente di incesto è venuto a mancare tragicamente. E’ ancora divorata dai sensi di colpa. Diversi hanno aderito e accettato le “regole” e le “interpretazioni” di Arkeon in quanto in esso gravitavano dei religiosi (suore e sacerdoti), che sembravano offrire un senso di affidabilità e credibilità al gruppo stesso. Non dimentichiamo che per ben due volte Padre Raniero Cantalamessa ha promosso direttamente o indirettamente l’opera di Arkeon su Rai 1, nel programma “A Sua Immagine”, arrivando a definirlo gruppo di sostegno con il quale risolvere il problema dell’omosessualità. Un’altra storia che mi ha profondamente colpita è stata quella di un adepto di arkeon che si firma sul forum del CeSAP col nick “un altro ex” e che scrive quanto segue

Ulteriore testimonianza di un altro ex della Setta, in data 16/05/2009, 14:08, scriveva:

‘non ce la faccio più l’esperienza di questi due anni mi ha ridotto ad uno straccio sono arrivato anche a tentare due volte il suicidio con tanto di ricovero in ospedale reparto psichiatrico per disturbi della personalità nella disperazione dopo la fine di arkeon mia moglie mi ha lasciato dicendo che non mi aveva mai amato e che era stata con me solo per il fatto di far parte di arkeon io sono caduto in una depressione fortissima e in quei momenti di depressione ho preso l’hiv con dei rapporti omossessuali non protetti perchè prima di essere convinto del contrario da Moccia io ero omosessuale, scrivo non per cercare una via di fuga dalle mie eventuali responsabilità legali ma per offrirle un’ altra testimonianza su come certi metodi possono essere realmente devastanti. io come maestro di arkeon ho semplicemente ubbidito a quello che mi veniva detto dal Moccia e ho sempre creduto che il metodo che portavo avanti non avesse niente a che fare con la psicologia. non mi sono mai permesso di essere critico perchè chi lo faceva era tacciato e poi allontanato dal gruppo il resto lo conosce bene anche voi offro con questa mia la mia totale collaborazione perchè la verità venga a galla e finalmente non succedano più queste cose perché fanno troppo del male alle persone.:sick’

Spero che questa persona oggi abbia potuto finalmente trovare una sua serenità ed un suo equilibrio in quello che è il mondo reale.

C.L. – In Italia ci sono associazioni come ad esempio LOT e AGAPO (psico-sette religiose che propongono la guarigione dall’omosessualità, tutte riconducibili all’associazione NARTH di Joseph Nicolosi), crede che abbiano qualcosa a che fare con Arkeon?

L.T. – Non mi risulta che Arkeon abbia contatti con LOT e AGAPO, ma il fondatore di Arkeon potrebbe aver elaborato la sua teoria sull’omosessualità a partire dai cosiddetti studi sul maschile di Claudio Risè, uno psicologo “di frangia” teso al recupero dell’autorità del maschio.

C.L. – Ha avuto in trattamento delle persone che sono state abusate dai santoni di Arkeon? Quali danni psicologici hanno riportato le vittime?

L.T. – Non ho avuto in trattamento le persone abusate da Arkeon, mi sono limitata a raccogliere le loro esperienze e in alcuni casi ad orientarle verso altri psicoterapeuti. Posso però affermare che i danni che hanno subito sono diversi ed anche molto profondi, ed emergono anche a distanza di alcuni anni dalla fuoruscita. In diversi, appunto, sono dovuti ricorrere a delle cure specialistiche.

C.L. – Lo “stregone” Vito Carlo Moccia, da quanto le risulta, violentava ragazzine minorenni per guarirle dal lesbismo?

L.T. – Non mi risulta questo. E’ però vero che oggi uno dei Maestri di Arkeon è rinviato a giudizio per aver abusato sessualmente di alcune sue allieve, utilizzando su di loro l’ascendente derivato dal suo ruolo di Maestro

C.L. – Ritiene che le leggi vigenti possano realmente tutelare le persone da queste psico-sette?

L.T. – Assolutamente no. Purtroppo dopo l’abrogazione del reato di plagio è rimasto un enorme vuoto legislativo, che non consente alcuna tutela per le persone che vengono turlupinate in maniera così sottile e spietata


C.L. – Cosa si potrebbe fare per prevenire le opere maledette di questi stregoni del nuovo millennio?

L.T. – Molta informazione e sensibilizzazione a vari livelli

C.L. – Nell’ambito della sessualità umana, dove inizia e dove finisce il concetto di “malattia”?

L.T. – Per “malattia” si intende riferirsi a segnali o caratteristiche del proprio stato che causano un disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del proprio funzionament

C.L. – Quindi l’omosessualità e la transessualità non sono da definirsi delle malattie?

L.T. – Se l’individuo non presenta i segni di compromissione e di disagio sopra citati non può considerarsi malato. In quest’ottica ritengo che l’omosessualità e la transessualità consapevoli non siano un sintomo di malattia

C.L. – Che a lei risulti, Arkeon, opera ancora sul nostro territorio? E in quali regioni è stata più prolifica?

L.T. – Dal 2007 la Magistratura ha interdetto tutte le attività di Arkeon. E’ però vero che in seno ad Arkeon sono nate delle società imprenditoriali, che nel loro statuto asseriscono di promuovere i concetti principali di Arkeon e che oggi operano prevalentemente nel nord Italia.

C.L. – Due righe per difenderci dai malati psicotici delle sette

L.T. – Non smettere di ragionare e nei momenti di fragilità non chiudersi o rivolgersi ad un unico canale di informazioni dove ci vengono proposte soluzioni a taglia unica ai nostri problemi