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venerdì 9 aprile 2010

Da predicatore vaticano a supporter di Arkeon

Il processo è in corso a Bari. Gli imputati sono undici, accusati di reati quali associazione a delinquere, truffa, violenza privata, maltrattamento di minori. Il decreto che dispone il giudizio di Vito Carlo Moccia, inventore del metodo Arkeon, e presidente dell’associazione “Sacred Path”, è un repertorio di violenze psicologiche atroci. La più perfida consisteva nel fare credere agli adepti di aver subito nell’infanzia una violenza sessuale. Per questo si resta di stucco quando, nel leggere l’enorme materiale di documentazione sul “caso Arkeon”, si scopre che il più autorevole sostenitore di questa organizzazione è stato padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, il frate cappuccino che lo scorso 2 aprile, parlando in presenza di Benedetto XVI, ha scatenato uno scandalo planetario paragonando la campagna di stampa sulla pedofilia nella Chiesa con «gli aspetti più vergognosi dell’antisemitismo».

È una storia complicata che si sviluppa in un lungo arco di tempo. Conviene, dunque, andare con ordine. Fondata da Vito Carlo Moccia nel 1999, l’associazione “Sacred Path” (cioè “il sentiero sacro”) nel Duemila, con l’invenzione del metodo Arkeon, assume la natura che l’ha portata in tribunale. Ma in quei primi anni opera con discrezione, aumentando proseliti e profitti attraverso un discreto passaparola. Ha anche una buona stampa. La popolarità televisiva arriva l’11 settembre del 2004. E quel giorno che il nome di padre Raniero Cantalamessa compare per la prima volta accanto a quello di Vito Carlo Moccia. Il predicatore dedica una puntata della sua rubrica televisiva “A sua immagine, le ragioni della speranza”, che va in onda tutti i pomeriggi del sabato su RaiUno, al metodo Arkeon e conduce un'intervista encomiastica a Moccia sul rapporto padre-figlio.

Ancora del lato oscuro di Arkeon non si è parlato. Cantalamessa, dunque, potrebbe essere ignaro di tutto. Deve infatti passare un altro anno e mezzo prima che lo scandalo esploda. Il 20 gennaio del 2006, Maurizio Costanzo ospita nel suo “Tutte le mattine”, che va in onda su Canale5, la psicologa Lorita Tinelli, presidente del Cesap (Centro studi sugli abusi psicologici) e due ex adepti di Arkeon: un “maestro” e una “allieva”. La denuncia dei metodi di Moccia è precisa e circostanziata: le accuse che sono alla base del processo in corso a Bari per la prima volta diventano pubbliche. Ma Padre Cantalamessa non cambia idea. Al contrario. Un mese dopo a Milano, nella chiesa di S. Eustorgio, celebra una messa alla quale assistono Vito Carlo Moccia e centinaia di suoi discepoli. La cosa colpisce e sorprende quelli che già nutrono molti dubbi sulla vera natura di “Sacred path”. Perché il presentarsi come associazione non solo tollerata ma addirittura approvata dalla Chiesa è uno degli argomenti più forti di una campagna di proselitismo sempre più intensa: il numero degli adepti arriverà a sfiorare la ragguardevole cifra di ventimila.

L'Unità è in grado di raccontare quale fu il comportamento di padre Cantalamessa quando alcune persone si rivolsero a lui per segnalargli specifiche tragedie familiari prodotte dal metodo Arkeon. L’autenticità di questi documenti - che aiutano a ricostruire quale retroterra culturale e anche spirituale ci sia dietro la clamorosa gaffe su pedofilia e antisemitismo - è certificata. Sono stati, infatti, prodotti dai legali di Vito Carlo Moccia a sostegno di un atto di citazione contro il Centro studi sugli abusi psicologici. In sostanza Moccia, per difendersi, ha chiamato in causa - e difficilmente può averlo fatto senza esserne stato autorizzato - il predicatore della Casa pontificia. «Reverendo Padre», comincia così la lettera di un “musicista e studioso cattolico” di Rovereto (abbiamo i nomi degli autori di tutte le missive citate, ma li omettiamo per evidenti ragioni di discrezione, nda), il quale segnala a Cantalamessa il caso di una sua conoscente madre di un ragazzo che «da qualche tempo frequenta il movimento». «È preoccupata - scrive - perché il figlio «crede ciecamente ai poteri di Moccia, è aggressivo, ha abbandonato la fede e la parrocchia, sostiene la non divinità di Cristo e la sua equiparabilità ai vari profeti e santoni della storia. Sostiene, e qui sta il problema, che il movimento e il Moccia sono “benedetti” da lei padre Cantalamessa che di recente avrebbe celebrato una Santa messa con i diaconi di S. Eustorgio in Milano con il gruppo condividendone gli intenti». Quindi l’autore della lettera chiede al predicatore della Casa pontificia «il giusto consiglio da dare a quella mamma che da poco ha perso il marito e che, da buona cristiana, vorrebbe aiutare il figlio a recuperare la Verità e la Vita». La risposta arriva poco più di due settimane dopo, il 24 marzo 2006.

È una difesa accorata di Moccia e dei suoi metodi. C’è solo una vaghissima, e reticente, presa di distanze; «Non ho celebrato la messa per loro. Hanno chiesto di partecipare a una messa da me celebrata per la parrocchia di S. Eustorgio e sono stati accolti da me e dal parroco. Erano in 400 e hanno edificato tutti: molti si sono confessati e moltissimi hanno fatto la comunione». È vero. Cantalamessa, però, non dice che l’incontro con Moccia si protrasse oltre la celebrazione, proseguì nella sacrestia. Forse non sapeva, né immaginava, che quei momenti erano stati filmati e trasferiti in un Cd promozionale poi diffuso da “Sacred path”.

Il successivo capoverso della lettera è significativo per le analogie che presenta con gli argomenti utilizzati da chi, all’interno della Chiesa, vorrebbe negare il problema della pedofilia. È la tesi del “caso singolo”. «Il campo in cui opera Vito - scrive Cantalamessa chiamando confidenzialmente per nome il capo di Arkeon - è delicato e non meraviglia che ogni tanto ci sia qualcuno che, per motivi umani spesso complessi e talvolta inconfessati, sparga sul suo conto le voci più allarmanti, giudicando da un caso singolo tutto il complesso dell’opera». Ma la vera sorpresa è alla fine: il predicatore della Casa pontificia non si limita a difendere il capo di “Sacred path” ma si premura di informarlo della denuncia che gli è stata confidenzialmente rivolta. In calce alla lettera c’è, infatti, una nota manoscritta: «Caro Vito, ti invio una lettera che ho ricevuto e la mia risposta, perché, penso, è giusto che sia informato. Con affetto ti abbraccio e ti benedico. P. Raniero».

Qualche tempo dopo, a Cantalamessa giunge un’altra segnalazione allarmata. A inviargliela, il 5 aprile del 2006, è una signora di Magenta: «Molto reverendo padre, mi rivolgo a lei per chiederle aiuto. Una mia cara amica è disperata perché i suoi due figli, entrambi laureati e coniugati, con le loro rispettive famiglia hanno da tempo aderito ad una organizzazione che ha completamente stravolto in senso negativo la loro mente, il loro comportamento e il loro modo di vivere. Essi dicono di dover obbedire ad un certo “maestro”, fondatore e capo, rifiutano i contatti con la loro madre, non le lasciano avvicinare i nipoti. Seguono riti strani e pericolosi … L’organizzazione si chiama Arkeon».

Il comportamento di padre Cantalamessa è sbalorditivo. Nella documentazione non c’è, come ci si aspetterebbe, la sua risposta. C’è invece (datata 19 aprile 2006) una lettera, scritta dalla stessa città, di un signore che poi è il marito dell’amica disperata della signora di Magenta. Questo signore, al pari dei due figli, ha aderito ad Arkeon o, almeno, ce l’ha in grande simpatia. E fa riferimento al contenuto della lettera inviata a Cantalamessa dall’amica della moglie. Come è potuto succedere? L’unica spiegazione è che anche questa volta Moccia sia stato informato e che abbia chiesto all’adepto di Magenta di scrivere qualcosa di rassicurante all’autorevole sponsor cattolico. [

Nel giugno del 2006 viene avviata l’inchiesta giudiziaria. E a ottobre di quello stesso anno, il “caso Arkeon”, come ormai si chiama, riesplode sugli schermi. Questa volta in una puntata di “Mi manda Rai 3” dove sono presenti gli accusatori (tra i quali la psicologa Lorita Tinelli) e il leader degli accusati, Vito Carlo Moccia. C’è anche un ragazzo che racconta di essere stato obbligato a chiedere l’elemosina con appeso al collo un cartello con su scritto «sono schizofrenico». Sua madre in seguito racconterà di aver segnalato il dramma del figlio a padre Cantalamessa fin dal 2004, dopo aver assistito sgomenta all’intervista di Moccia nella rubrica del predicatore, e di non aver mai avuto risposta. L’immagine dell’associazione ne esce a pezzi davanti all’opinione pubblica. Ma, ancora una volta non davanti al predicatore della Casa pontificia. Ecco come risponde a una lettera inviatagli qualche giorno dopo da un’aderente al Cesap: «Ho visto la trasmissione e mi ha dato l’impressione di un penoso linciaggio. Agli accusati non è stato permesso di terminare una sola frase. C’è stato, mi sembra di capire, un caso di un operatore che ha effettivamente abusato della propria posizione che, però, è stato per questo sospeso (…) Non si dovrebbe fare di ogni erba un fascio. Chi si sognerebbe di voler mettere fuori legge la Chiesa cattolica o l’associazione degli psichiatri perché qualche loro membro ha abusato del suo ufficio?».

Due mesi dopo, il 30 dicembre 2006, si verifica l’evento televisivo più importante. E anche più significativo rispetto ai rapporti tra Cantalamessa e “Sacred path”. Nella settimanale puntata della sua rubrica, il predicatore pontificio manda in onda la registrazione di un’intervista. Nello schermo appare una giovane coppia con un bambino di circa tre anni tenuto in braccio dal padre. Il padre dice di chiamarsi Luca, afferma di «essere stato» omosessuale e di essere «guarito» grazie ad Arkeon. Curiosamente, nel presentare il filmato, Cantalamessa non nomina l’organizzazione ma la definisce semplicemente «gruppo di sostegno». Né, naturalmente, dice chi ha realizzato il filmato, né di chi è la voce fuori campo che pone a Luca domande sul suo percorso. Eppure lo conosce benissimo: è, infatti, Vito Carlo Moccia.

La puntata non passa inosservata. E non solo perché, in seguito, molti riconosceranno in quel Luca il «Luca era gay» della canzone di Povia. Interviene il garante della privacy che rivolge alla Rai e al conduttore un ammonimento per aver violato le regole deontologiche che tutelano i minori. Il bambino di Luca non solo era perfettamente riconoscibile ma, osserva il garante, ha dovuto assistere a un’intervista che riguardava «anche aspetti estremamente delicati relativi a vissuti dolorosi di uno dei genitori: gli abusi sessuali subiti da parte di un familiare». Se potevano esserci ancora dei dubbi sulla gravità e sulla serietà delle accuse a “Sacred path”, essi vengono a cadere il 10 ottobre del 2007 quando a Moccia e agli altri dirigenti vengono notificati gli avvisi di garanzia. La notizia fa clamore e la tv torna ad occuparsene.

Questa volta è Striscia la notizia che scopre e manda in onda spezzoni dell’intervista-spot a Moccia andata in onda nel 2004. L’effetto è sconvolgente per il contrasto tra la figura del predicatore e i fatti raccontati dai testimoni. Cantalamessa è costretto a intervenire. È una presa di distanze imbarazzata e tardiva, come le scuse alla comunità ebraiche dopo la gaffe sull’antisemitismo. Scrive il predicatore: «Personalmente io non sono venuto a conoscenza di nessun abuso, che altrimenti sarei stato il primo a denunciare e condannare». È falso. Padre Raniero Cantalamessa fu informato dei comportamenti di “Sacred path” sicuramente nelle due lettere che abbiamo riportato. Non solo non fece alcuna denuncia ma, come abbiamo visto, informò il capo dell’organizzazione. Proprio come quei prelati che, davanti alle denunce di casi di pedofilia, non si rivolsero alla magistratura ma alle autorità ecclesiastiche gerarchicamente superiori.

Giovanni Maria Bellu

martedì 6 aprile 2010

Caso Arkeon: la lettera di un’adepta e la risposta della dottoressa Lorita Tinelli

Ho trovato ora sul sito mondoraro un'interessante risposta data dalla dottoressa Lorita Tinelli chiamata dal direttore Gianni Leone quale esperta di culti distruttivi e parte in causa.... nel caso arkeon

Gentile Direttore,
come da Sua richiesta Le propongo le mie riflessioni a proposito delle affermazioni fatte dalla Sua lettrice.
Naturalmente la mia risposta non può non tenere conto dei fatti giuridici in corso, che vedono 11 membri del gruppo Arkeon rinviati a giudizio per diversi reati (il cui processo inizia il 18 marzio 2010) e altri 46 membri di Arkeon, a vario titolo, indagati per il reato di concorso in calunnia (e tra i quali sembrerebbe configurare anche il nome della Sua lettrice). Queste ultime indagini, concluse in prima istanza con l’elenco di 46 indagati, ma che sono ancora in corso, si riferiscono proprio all’attività organizzata da Arkeon e tesa, secondo l’accusa, a denunciare per diffamazione la sottoscritta e due fuorusciti dal gruppo, che avevano partecipato ad una trasmissione televisiva, sapendoci innocenti.

La Sua lettrice lamenta il diverso trattamento che Striscia avrebbe avuto nei confronti di coloro che si considerano vittime dei metodi utilizzati da maestri di Arkeon, rispetto a quello del fondatore stesso del gruppo.
Da quanto ho potuto verificare, nel corso degli anni di rapporti con la stampa, chiunque intervistato da un giornalista ha il diritto di chiedere che la propria immagine non venga resa riconoscibile.
Inoltre, lo stesso Garante per la protezione dei dati personali ha più volte ricordato ai giornalisti di non pubblicare dettagli che rendano identificabili le persone colpite da atti di violenza, anche se presunti. E’ per questo che diverse testate giornalistiche, nonchè contenitori televisivi, tendono a rendere irriconoscibili i testimoni di esperienze di questo genere. Questo però non significa che gli stessi giornalisti non facciano i loro riscontri in merito alle identità dei loro intervistati e alle loro storie.

Non mi assumo personalmente la responsabilità di come le testate giornalistiche propongono i propri articoli. Tengo però a precisare, anche in base alla mia esperienza, che esistono giornalisti preposti alla cronaca giudiziaria, che generalmente prima di intervistare qualcuno prendono le notizie necessarie direttamente dalle fonti dei tribunali o delle forze dell’ordine. Poi il taglio del montaggio dipende sempre dal messaggio che il giornale intende inviare ai propri utenti. Ed anche gli spazi dedicati alle interviste stesse.

Riguardo “agli insulti e agli sbeffeggiamenti vari rivolti a tutti i partecipanti di Arkeon” presenti sul sito del CeSAP cui fa riferimento la Sua lettrice, avrei necessità di ulteriori approfondimenti.
Quel che è vero è che il forum del CeSAP dedicato ad Arkeon è stato analizzato al dettaglio da PM, GIP e GUP diversi, presenti in diverse Procure d’Italia, che hanno ricevuto le centinaia di denunce fotocopia da parte di membri a vario titolo di Arkeon. Tali PM, GIP, GUP, hanno lavorato in piena autonomia e, ripeto, hanno riscontrato infondate le varie accuse che dai denuncianti sono state rivolte alla sottoscritta e a due fuorusciti dal gruppo Arkeon. Vi sono diverse archiviazioni e due sentenze di non luogo a procedere che chiariscono molto bene l’infondatezza dei reati che ci venivano contestati.

In un forum gli utenti che vi partecipano, nel momento in cui decidono di farlo, devono anche essere in grado di confrontarsi e portare avanti una conversazione. Chi entra in un forum per recitare un mantra pre-programmato e poi si sottrae dinnanzi ad eventuali altre sollecitazioni o riflessioni inerenti la discussione aperta, non può poi lamentarsi di essere stato “insultato” (e torno a ripetere che non mi risulta vi siano stati insulti di alcun tipo).

Contrariamente nell’arco degli ultimi 2 anni nella rete sono miracolosamente apparsi decine di blog creati contro la mia persona, che trovano la massima epressione proprio in prossimità delle varie udienze relative ad Arkeon. In tali spazi virtuali monotematici gestisti da membri di Arkeon (anche tra coloro che oggi devono rispondere per il reato di calunnia) e da loro audaci sostenitori, vengono rimestati e stralciati dai relativi contesti alcuni documenti, con l’intento ultimo di dimostrare cose differenti dalla realtà e di attribuirmi “crimini” inesistenti. Purtroppo ho già assistito a giochi di questo genere negli anni passati. Alcuni di coloro che oggi si danno più da fare nella creazione di blog, che vengono poi pubblicizzati e ricommentati dai membri di Arkeon nei loro rispettivi spazi della rete, hanno a loro volta creato simili strategie contro altri studiosi o gruppi nel passato lontano e più recente, nel perfetto stile hubbardiano del dead agenting (scavare nel passato del critico per cercare dei suoi “crimini” e se non ci sono, bisogna inventarseli). E in questo senso la fantasia sembra proprio non mancare!

Colgo l’occasione per augurarle buon lavoro

Dr.ssa Lorita Tinelli



Brava dottoressa!! Non se ne può più di leggere le eclatanti gesta eroiche ( a parole) di pochi paladini ancora seguaci in difesa del loro maestro..!E' ora di finirla con i falsi messaggi di gente che non ha visto niente

martedì 23 marzo 2010

Da "Studio Aperto" Italia Uno del 18-3-2010

http://www.video.mediaset.it/video/studioaperto/edizione_servizio/159721/a-processo-la-psicosetta-smascherata-da-striscia.html


http://www.video.mediaset.it/video/studioaperto/edizione_servizio/159808/linchiesta-sulla-setta-arkeon.html


Anche qui nonostante lo vieti la legge causa periodo pre elettorale hanno mandato in onda l'avvocato di Moccia che è parlamentare!!

lunedì 8 marzo 2010

Da you tube....



Avevo già inserito questo video a maggio 2009 ed ora torna di attualità visti gli articoli su omosessualità e "guarigione" dei giorni scorsi...

giovedì 11 giugno 2009

Nota su P. Raniero Cantalamessa e l’associazione Arkeon a seguito delle trasmissioni di “Striscia la notizia”

Nelle puntate del 30 e 31 Ottobre scorso, nella trasmissione Striscia la notizia si è parlato di un mio presunto coinvolgimento con l’associazione Arkeon su cui è in corso un’indagine giudiziaria. Ritengo mio dovere dare una chiarificazione al riguardo.

Non ho mai fatto parte dell’associazione Arkeon, non ho mai partecipato a un suo incontro, né ho mai spinto qualcuno a parteciparvi. I miei contatti sono consistiti in questo. Cinque anni fa, quando ancora non esisteva alcuna contestazione a proposito di detta associazione (io non ne conoscevo neppure il nome), lessi in una rivista che c’era un gruppo di studio che lavorava per la riconciliazione tra padri e figli. Dovendo commentare la parabola del figliol prodigo in questo mio programma, come vedete che faccio spesso, mi recai da loro per raccogliere una testimonianza su questo loro lavoro. Le immagini di quel programma vengono mostrate come se io avessi partecipato a incontri di Arkeon che è falso. Ho visitato tante altre famiglie per lo stesso scopo. In quella circostanza il fondatore mi parlò del lavoro da lui svolto, senza che potessi scorgervi nulla di anormale.

All’inizio dell’anno scorso, tenni una giornata di evangelizzazione nella Parrocchia di S. Eustorgio a Milano e un gruppo di aderenti all’associazione, avendolo saputo, partecipò alla Messa conclusiva, cosa che come sacerdote non avevo motivo né diritto di impedire. Molti di loro, all’occasione, ricordo che si accostarono ai sacramenti.

Ma l’addebito principale nei miei confronti è che nella trasmissione per la festa della S. Famiglia dell’anno scorso, avrei appoggiato l’associazione Arkeon, nonostante che contro di essa fossero state mosse nel frattempo accuse pesanti in una trasmissione televisiva, attribuendo all’associazione il merito di avere aiutato due persone da me intervistate.

Ma nel presentare tale testimonianza io evitai volutamente di fare il nome di Arkeon, limitandomi a dire che la coppia era stata aiutata da “un gruppo di sostegno”. Sarebbe come dire che chi in TV parla di caffè fa per ciò stesso propaganda di Lavazza. Chi, tra gli ascoltatori, poteva sapere che il “gruppo di sostegno” si riferiva ad Arkeon e come ha fatto chi sostiene tale accusa a scoprirlo, se non indagando sui rapporti intrattenuti dalle persone fuori della trasmissione, violando quindi la loro privacy? Sono essi, non io, che hanno tirato in ballo Arkeon, a proposito del mio programma. Qualcuno dovrà spiegare un giorno perché l’ha fatto e con quale autorizzazione.

Il mio dispiacere più grande in tutta questa vicenda è il male immenso fatto alla povera famiglia intervistata che ha visto la propria immagine usata e abusata senza nessun rispetto della loro dignità e sensibilità.

Quanto all’operato di Arkeon, non sta a me pronunciare un giudizio, ma alla magistratura. Se qualcuno di loro, ha sbagliato e giusto che paghi. Personalmente io non sono venuto a conoscenza di nessun abuso, che altrimenti sarei stato il primo a condannare e denunciare. Quello che è da evitare sono i processi sommari in cui si pronunciano condanne prima ancora di aver dato agli accusati la possibilità di difendersi.

Nel servizio di commento al vangelo che svolgo da oltre dieci anni vengo in contatto con innumerevoli realtà sociali, istituzioni e famiglie e non posso essere ritenuto responsabile di quello che avviene a mia insaputa al loro interno.

P. Raniero Cantalamessa

sabato 23 maggio 2009

POVIA: STRISCIA, "LUCA ERA GAY"

La canzone "Luca era gay", presentata all'ultimo Festival di Sanremo da Povia, e' tutt'ora al centro di polemiche per il modo 'particolare' con il quale e' stato affrontato il tema dell'omosessualita'. Striscia la Notizia ha 'rivelato' nella puntata andata in onda questa sera in quale contesto Povia e' venuto a conoscenza della storia di Luca, da cui poi avrebbe tratto ispirazione per la sua canzone. Nell'ottobre del 2007 Striscia si e' occupata di Arkeon, un' associazione in cui, alcuni ex adepti avevano segnalato al tg satirico che i leader del gruppo millantavano di poter curare gravi malattie e ne denunciavano anche i metodi coercitivi e violenti. Padre Caltalamessa, conduttore del programma "A sua immagine", ha promosso le attivita' di Arkeon dedicandole una puntata e raccontando come avesse aiutato un ragazzo a uscire dalla condizione di omosessualita'. Il nome del ragazzo era proprio Luca. In un'intervista-confessione Luca racconta la sua esperienza di ragazzo gay che, grazie ad Arkeon, e' ora sposato con una donna da cui ha avuto anche un figlio. Nelle parole di Luca, spiega Striscia la Notizia, e' possibile ritrovare le strofe della canzone presentata a Sanremo da Povia. Un'inchiesta sul metodo Arkeon, meno di un mese fa, ha visto la Procura di Bari chiedere il rinvio a giudizio per undici persone. Nell'indagine sono stati contestati i reati di associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, maltrattamenti di minori e incapacita' procurata di violenza.
(24 febbraio 2009)
www.repubblica.it

venerdì 22 maggio 2009

Povia - Luca era gay - Ecco Luca (Striscia la Notizia 24/2/2009)


Trovato su you tube :

non penso che l’omosessualità nasca dal dolore e dall’infanzia come dice il luca intervistato

ho riconosciuto la voce di vito in sottofondo nell'intervista






Preferisco “Quando I bambini fanno ahò”

Francè sei Grande !!!

giovedì 16 aprile 2009

All'Allegri le riunioni dei seguaci Arkeon

Il quartier generale padovano della presunta psicosetta The Secret Path era nella sala Perlasca
dell’aeroporto Allegri. Dopo i festini, si scopre che al primo piano del discusso scalo di via Sorio
due volte al mese si riuniva la succursale padovana di Arkeon, l’associazione indagata dalla
procura di Bari per associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo della professione
medica, truffa aggravata, violenza sessuale, violenza privata e calunnia. All’Allegri si tenevano i
seminari di Arkido, una variante di Arkeon, che fa parte della stessa organizzazione che pare si
occupi di reclutamento. Tutti i siti dell’organizzazione sono stati oscurati dalla polizia postale di
Bari. Da oltre quattro anni una trentina di associati si riunivano in tre giorni di immersione totale
nella sala affittata alla società Aeroporto Civile per la somma di 70 euro al giorno. A prendere
accordi con l’Allegri S.Z. che tutti chiamano maestro. Gli appuntamenti si teneva per lo più durante
i fine settimana e a fine novembre erano in programma altri due cicli di seminari che a quanto pare
sono stati congelati dopo le vicende giudiziarie. Seminari quanto meno anomali, che non sono
sfuggiti al personale dell’Allegri. Venti, trenta persone che si chiudevano per l’intera giornata
dentro la sala Perlasca con le tapparelle abbassate, con il cibo portato dentro da un servizio
catering, ma soprattutto scandite da gong e rumori inquietanti. «Ho visto fuggire donne in lacrime,
disperate» racconta un ex dirigente dell’aeroporto «C’erano giovani e anziani e da quanto mi
sembrava la prima mezza giornata era destinata al reclutamento dei nuovi soci, ad una sorta di
loro iniziazione. Tutti con il cartellino con scritto solo il nome di battesimo». Una circostanza
confermata da una pagina web del sito recuperata il 26 settembre in cui si descrivono i seminari
Arkido e in cui è espressamente specificato che la prima mezza serata è gratuita e aperta al
pubblico. C’è chi ha visto bambini lasciati per ore nell’androne, d’inverno, al freddo in attesa che i
genitori finissero i corsi. C’è chi si è preoccupato per quei rumori equivoci che provenivano dalla
stanza ed è entrato a vedere, trovando tutti al lume di candela disposti a cerchio. In molti all’Allegri
pensavano che si trattasse di gente strana. Tutti hanno collegato i servizi di Striscia la Notizia con
quelle riunioni che si tenevano nella sala Perlasca, con quel cartellone dal nome simile che in
realtà era un «brand» della stessa psicosetta.

Il mattino di Padova — 02 novembre 2007 pagina 18 sezione: CRONACA