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martedì 25 settembre 2012

Psico-Setta ARKEON: condannati i “guru” per associazione a delinquere

                                                                     Il Tribunale condanna i “guru” di Arkeon

Added by Antonella Paparelli on 24 luglio 2012.

Psico-Setta ARKEON – Per quasi 10 anni avrebbero raggirato migliaia di persone convincendole a partecipare a costosi corsi con la falsa promessa di riuscire a guarire damalattie quali tumori, Aids, depressioni e infertilità.

Si è concluso quindi con alcune condanne il primo processo controVito Carlo Moccia (fondatore) e gli altri “guru” per i reati di associazione a delinquere ed esercizio abusivo della professione medica: due anni e otto mesi per Moccia,  due anni (pena sospesa) per i cosiddetti “maestri della setta”, Francesco Antonio Morello, Gabriella Fabbri e Francesco Ferrara, un anno e 8 mesi (pena sospesa) per Quirino Salerno e Piero Mazza, un anno e 6 mesi di reclusione (pena sospesa) per Massimo Vavalle e Francesco Locatelli. Assolti Antonio Turi, Isa Calabrese e Grazia Bozzo.


I giudici hanno anche riconosciuto il danno recato all’ordine degli psicologi, che hanno chiesto un risarcimento di un milione di euro. 
 La psicologa Lorita Tinelli del Cesap, artefice dell’indagine che ha portato alla sbarra i vertici di ‘Arkeon’, si è detta soddisfatta per l’ottenimento di queste condanne ed il suo pensiero va al suo collega Carlo Fornisi che “ha sempre combattuto al mio fianco e che nel febbraio del 2011 si è suicidato perché non ce la faceva più a sostenere le spese degli avvocati per difendersi dagli attacchi legali di Arkeon e perché non ha retto alle continue denigrazioni. Oggi sarebbe felice anche lui di questa sentenza. Ora però non bisogna abbassare la guardia perché sappiamo che ci sono ‘maestri’ di Arkeon che continuano la loro attività. Perciò se c’è qualcuno in grado di testimoniare abusi subiti di recente o di fornire notizie utili prima che i reati cadano in prescrizione, lo faccia al più presto”.
Soddisfatto anche il presidente dell’Associazione “Giù le mani dai bambini” Aldo Verdecchia: «Avevo segnalato ufficialmente alle autorità l’attività di questa setta tra le province di Fermo e Ascoli, già più di dieci anni fa. Purtroppo non sono stato preso in considerazione subito e ora, dopo la sentenza di Bari, si capisce quanto fosse pericolosa. Ha rovinato un sacco di persone a Fermo, San Benedetto e nelle zone limitrofe, ma se si fosse agito prima forse i danni si sarebbero potuti limitare. Nel 2000, mi sono infiltrato personalmente nella setta e durante una riunione svoltasi nel Fermano ho potuto vedere con i miei occhi come manipolavano le vittime”.
Sono mancate le condanne per i reati più gravi ed infamanti ma SOLO per la sopraggiunta prescrizione. Chiarisce appunto la sentenza uno degli avvocati di parte civile, avvocato Marco Marzari:
Il giorno 16 luglio 2012 il Tribunale di Bari ha pronunciato una articolata sentenza in esito al processo contro Vito Carlo Moccia ed i suoi adepti e maestri, con lui associati a delinquere, imputati – appunto – del reato associativo (di cui Vito Carlo Moccia è stato riconosciuto promotore e fondatore) e di un’altra serie di reati satellite, consumati in occasione dei
vari seminari tenuti da “The sacred path”.
A dispetto di dichiarazioni fuorvianti rilasciate nell’immediato dagli imputati, direttamente o tramite i propri difensori, và chiarito che il Tribunale ha assolto gli imputati solo con riferimento al reato di calunnia in danno di Lorita Tinelli e di G. M., mancando la prova della volontà di calunniare. Per tutti gli altri reati contestati, si è invece raggiunta la prova della loro sussistenza! Ed infatti, ferma restando la condanna per il reato di associazione a delinquere e per quello di esercizio abusivo della professione di psicologo, i reati di violenza privata (originariamente contestata come violenza sessuale di gruppo e poi derubricata) e di maltrattamenti sono stati ritenuti consumati, ma dichiarati prescritti (ovverosia è passato troppo tempo perché la pretesa punitiva dello Stato possa continuare ad essere coltivata).
Lo stesso dicasi per le molte truffe perpetrate dagli imputati, che sono state ritenute truffe semplici (senza aggravanti) e quindi perseguibili solo a querela, che nella fattispecie mancava.
Ma ciò che è chiaro, e che gli imputati fingono di ignorare, è che il presupposto per dichiarare l’improcedibilità per prescrizione o per mancanza di querela è l’accertamento della responsabilità, come infatti troveremo spiegato nelle motivazioni della sentenza.
Nessuna assoluzione, quindi, per Moccia ed i suoi associati (salvo che per la calunnia), ma conferma che tutti i gravi fatti denunciati erano veri e comprovati!
Avv. Marco Marzari
Legale delle parti civili del Processo
Consulente del CeSAP



mercoledì 24 marzo 2010

Psico-sette, dieci casi l'anno di persone che si fanno irretire

MENTI FRAGILI. Al Gris si rivolgono parenti e amici che vogliono salvare i nuovi adepti. «Frequentano i corsi e i periodi di "full immersion" convinti di diventare forti, invece cadono nella rete», dice l’esperto Fasol

Verona. Le chiamano psico- sette, dentro si vivono degli psico-drammi, alle volte ci sono anche degli psicologi veri. Battute a parte, il caso della setta di Arkeon che sta tenendo banco sulle cronache di questi giorni non è che uno dei tanti casi in cui persone solitamente psicologicamente fragili si fanno irretire, coinvolgere in situazioni da cui difficilmente riescono poi a liberarsi. Nomi diversi tanti, ma queste sette sono simili per la metodologia spesso simile, in molti casi «mascherata» da corsi per migliorare l'autostima.«
Una decina di giorni fa mi ha chiamato il padre di una venticinquenne molto preoccupato», spiega Antonio Fasol del Gris, il gruppo ricerche sette. Si tratta di un'associazione religiosa e culturale senza scopo di lucro composta da laici e religiosi che cerca di aiutare quelli che vi si rivolgono per avere aiuto in un'ottima cristiana. «Il padre mi ha raccontato che la figlia lavorava come commessa in una pasticceria ed aveva iniziato a frequentare uno di questi corsi. Il primo glielo avevano offerto, adesso lei stava frequentando altri corsi costosissimi e lui non aveva denaro per mantenerli. La ragazza nel frattempo ha cambiato lavoro, ma la situazione a casa stava diventando pesante».
Risultato? nessuno. «In questi casi è difficile aiutare», aggiunge Fasol, «i parenti di solito chiedono aiuto di nascosto, non vogliono essere richiamati al telefono per paura d'essere sentiti da chi è entrato nella psico-setta».
Sono almeno una decina all'anno i casi in cui familiari, o affini chiedono aiuto al Gris perchè vedono il loro caro diventare strano, diverso e soprattutto spendere molto denaro. «La definizione di psico-setta è difficile da determinare. Ma sono sempre di più e avvicinano sempre più persone. In molti si regalano un T2, che equivale a un fine settimana o più di «segregazione» fisica e mentale, in cui i partecipanti vengono privati di cellulare piuttosto che di orologio e alle volte anche picchiati, in simulazione di psicodrammi che debbono rafforzare la mente e il corpo di chi vi prende parte. Meeting che di solito si svolgono in hotel compiacenti», aggiunge Fasol, «dai dati dei nostri Centri di ascolto e dalle testimonianze risulterebbe che il target di riferimento sarebbe costituito da individui in prevalenza giovani, di livello culturale medio-basso ma di potenzialità economico-patrimoniali medio-alte. Sarebbe interessante valutare se tale scelta avvenga a monte o sia una sorta di selezione naturale in seguito ai costi gradualmente esponenziali dei corsi stessi. Infatti i primi corsi generalmente vengono regalati e poi si passa a farli pagare sempre di più a seconda dei livelli. La tendenza a proporre di continuo corsi di livello e costo superiore pressoché all'infinito ha lo scopo di fagocitare il malcapitato o l'azienda in un clima di perenne attesa e aspettativa: al contrario un centro di consulenza professionale offre pacchetti di formazione mirati per esempio alla certificazione, trasparenti nei costi e limitati nel tempo. A trarre ulteriormente in inganno è il fatto che dopo i primi corsi probabilmente le persone che lo frequentano si sentono realmente meglio, più forti e quindi vogliono continuare per diventare sempre più forti».
«Tra i tanti problemi che dobbiamo affrontare c'è quello legislativo», conclude Fasol, «c'è proprio un buco normativo e quindi anche scoprendo pseudo truffe è difficile dimostrarle. Inoltre quando le persone iniziano a frequentare i corsi firmano delle liberatorie che impongono loro il silenzio su quello che affronteranno e vedranno, spesso raccontano i loro affari e i loro privatissimi problemi quindi diventano facilmente ricattabili. Così sono davvero pochi quelli che ne escono e mettono in piazza tutto o redigono una denuncia».


Alessandra Vaccari

martedì 9 marzo 2010

Le sette in Italia. Quante sono?

Può una violenza spirituale essere così atroce da sconvolgere la tua personalità?Può una violenza del genere trasformarti in un essere umano spersonalizzato e uniformato al gruppo? Può l’ambizione esagerata di raggiungere i propri sogni o il desiderio di cancellare i tuoi fallimenti portarti a credere che esiste qualcuno o qualcosa, delle idee, una dottrina nuova che può portarti dove vuoi basta che ne accetti incondizionatamente il suo credo? Sono domande spontanee, dubbi scomodi e inquietanti che conducono al problema della diffusione delle sette in Italia. I dati sono vaghi, così come sono sfuggenti questi gruppi che si formano e si muovono nel buio Come agiscono queste sette? Come uscirne? E quali sono le più diffuse?

Secondo il dipartimento di Sicurezza e le stime delle associazioni antisetta le organizzazioni settarie sono protagoniste di un aumento inarrestabile: se nel 1998 (l’ultimo anno a cui risale un censimento semi-ufficiale del fenomeno) le sette censite erano 152, di cui solo il 10 per cento definite psico-sette, nel 2009 le sette sono arrivate a toccare il migliaio, delle quali il 40 per cento sono psico-sette. Gli adepti sono passati da 92 mila a un milione. Le più diffuse sono, appunto, le psico-sette, ovvero gruppi che promettono di ampliare le capacità mentali dei loro seguaci.

“Nei casi delle sette più diffuse si tratta di ‘gruppi motivazionali’ che agganciano i più giovani e promettono risultati sorprendenti a scuola, nello sport e con gli amici. In Italia il fenomeno prolifera anche perché siamo uno dei pochi paesi in Europa dove non c’è una legge ad hoc e nemmeno è punito il reato di ‘manipolazione mentale’”. A parlare è Maurizio Alessandrini, presidente dell’associazione familiari delle vittime Favis, che sottolinea quindi anche la grave mancanza delle nostre norme italiane. Anche Telefono Azzurro ha denunciato il fenomeno concentrandosi sull’inquietante coinvolgimento dei bambini nelle sette. Ne ha parlato il presidente Ernesto Caffo con una denuncia drammatica: “Non ci sono soltanto i bambini trascinati nella setta dai genitori o da qualche pedofilo travestito da guru. Ci sono anche quelli che nascono nelle comunità. Sono più fortunati visto che non avendo avuto contatti con il mondo esterno non devono sottoporsi a continui ‘riti di purificazione’. Ma di loro si hanno poche notizie, spesso non vengono nemmeno registrati all’anagrafe”. Dalle diverse testimonianze si parla di figli regalati ai capi-setta, purificazioni in cui era proibito piangere, si legge di bambini chiusi in stanze buie, tenuti a digiuno, a cui era vietato parlare in certi casi anche con la stessa madre, costretti ad assistere a rapporti sessuali purificatori tra adulti. Capi d’accusa che emergono anche nel processo a Bari contro la setta “Arkeon” che, secondo le documentazioni, “controllava” diecimila persone a cui hanno sottratto milioni di euro e nei cui capi d’accusa emerge, appunto, anche il “maltrattamento dei minori”. Il gruppo “Arkeon” si ispirava alle filosofie orientali e Vito Carlo Moccia, in corso di processo come capo dell’organizzazione, induceva i propri adepti alla pratica di esercizi terapici che portavano ad un controllo totale della loro mente. Tra gli esercizi erano compresi quelli di travestirsi per chiedere l’elemosina, l’indurre i partecipanti a credere di avere avuto abusi in età minorile, costringere i bambini ad assistere ai racconti di esperienze sessuali dei genitori. “Riceviamo decine si segnalazioni ogni giorno e non è sbagliato calcolare che le sette ‘abusanti’ siano circa un migliaio. Agiscono nell’ombra e quando scoperte si ricostituiscono sotto altri nomi e quindi è difficile censirle”. Conferma la complessità del fenomeno anche Lorita Tinelli, presidente del Cesap, Centro studi sugli abusi psicologici. Complessità confermata anche per chi volesse uscire da queste sette. Sul sito www.psike.it alcuni psicologi spiegano le fasi del riconoscimento del proprio stato di bisogno e i dolorosi passi successivi per ricostruire le proprie azioni che hanno portato all’adesione, l’affronto dei problemi legati al ritorno in famiglia, i disagi di riprendere contatto con la vita reale, il dolore e l’angoscia che fanno paragonare l’abbandono di un gruppo settario, si legge dal sito, “simile all’esperienza di morte di un genitore o un parente stretto o della rottura di una relazione. Quel che si prova è come essere stati traditi dalla persona che si ama e usati”.

Il movimento-setta religioso più diffuso (dichiara 5 milioni di fedeli nel mondo anche se alcune stime abbassano drasticamente il dato a 500.000) e protagonista di un marketing in ogni angolo del pianeta è Scientology. Questo gruppo si differenzia dalle sette normali, sopra citate, proprio perché non agisce nell’ombra ma è accompagnata da una grande pubblicità, ma i suoi metodi di adesione, di influenza sul singolo, i traguardi prospettati, affermazione di sé, successo, sono identici a qualsiasi altro gruppo settario. La storia di questo gruppo è strettamente legata a quella del suo fondatore L. Ron Hubbard e al suo best-sellers “Dianetics”, definito dagli scientologisti come una specie di manuale definitivo sulla ragione umana che è diventato la base per il movimento di Scientology.

Brevemente il loro credo afferma che le reali potenzialità dell’essere umano sarebbero molto superiori a quelle che normalmente usa e potrebbero condurlo anche al potere di guarire le malattie poiché la maggior parte di esse sarebbe di natura psicosomatica. Ciò che non ci permetterebbe di essere noi stessi completamente, coscienti delle nostre capacità, sarebbero degli eventi dolorosi passati che abbiamo vissuto (chiamati Engram) e che inconsciamente influenzerebbero negativamente la nostra mente cosciente. La soluzione di Scientology è entrare nel loro gruppo e iniziare dei processi di Auditing, dei dialoghi con degli ascoltatori scientologisti, in cui lentamente si verrà aiutati a rivivere e cancellare questi ricordi fino a raggiungere lo stato pieno di libertà chiamato Clear.

Questi livelli di auditing, come tutti i corsi e i servizi di Scientology sono a pagamento. Questi dialoghi, auditing, possono partire da un minimo di 110/120 euro orarie fino a 1000 o più euro l’ora. Innumerevoli sono le cause a carico dell’organizzazione nei maggiori paesi del mondo, non ultima la condanna dell’anno scorso per frode in Francia . Ovviamente è impossibile intervistare qualche scientologista sull’argomento ma è possibile vivere sulla propria pelle l’esperienza di una prova che io stesso ho fatto fingendomi interessato a conoscere Scientology. Mi sono così recato nella loro sede di Modena, mi sono finto desideroso di ritrovare delle risposte nella mia vita, che ero in cura da uno psicologo e prendevo delle gocce per l’ansia. Mi ha accolto una ragazza, a cui darò il nome fittizio di Giulia, che con grande entusiasmo mi ha trattato come un amico dicendomi che le mie risposte potevo trovarle in me, che le medicine non servivano, che i miei principali disagi fisici provenivano dalle mie esperienze traumatiche del passato, risalenti anche a quando ero nella pancia di mia madre, che si ripetevano anche nel presente ridandomi le stesse sensazioni di dolore. Giulia poi mi ha mostrato un video di un’ora che parlava del libro di “Dianetics” e dei suoi principi, di come ritrovare pieno controllo di me con delle sessioni di dialoghi (gli auditing citati sopra) che mi avrebbero “ripulito” del dolore passato. Il traguardo a fine percorso? Ovviamente più successo in ogni campo della mia vita.

A fine video Giulia mi ha chiesto di partecipare al seminario di Scientology che si sarebbe tenuto pochi giorni dopo al costo di 90 euro e allora ho finto di voler partecipare ma di non avere disponibilità economica quel giorno. In quel momento il viso di Giulia è cambiato, si è fatto serio come se si aspettasse il pagamento immediato e così ha insistito dicendomi che potevo pagare col bancomat ma io ho resistito rispondendo che non ne ero in possesso. Quando ero sulla via dell’uscita ecco che Giulia ha provato a chiedermi almeno un anticipo di qualche euro e così, dopo l’ennesima insistenza, gli ho consegnato 10 euro ricevendo in cambio tanto di fattura intestata a “Chiesa di Scientology” e un test sulla personalità composto da 200 domande da compilare a casa e riconsegnare al seminario a cui, ovviamente, non sono mai andato.

Lo stesso giorno ho trovato su internet all’indirizzo http://www.adoos.it/post/4916496/cercasi_collaboratori questo annuncio di lavoro su Roma firmato Scientology che, testualmente, richiede “collaboratori per l’amministrazione”, senza aggiungere che come amministrazione si intende diventare parte della chiesa e occuparsi di promuoverla presso i nuovi potenziali adepti. Un rapporto del 1997 redatto dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza, basandosi anche su diverse denunce, contiene molti passi critici nei confronti di Scientology. Il rapporto rileva sia gli altissimi costi dei procedimenti sia le tecniche di reclutamento attraverso, si cita testualmente, “un test gratuito di “misurazione della personalità”, rappresentato da un questionario formato da circa duecento domande rivelatrici (in realtà mirate a conoscere meglio gli aspetti caratteriali dei loro interlocutori); dopodiché, individuati i soggetti più influenzabili, li convincono a “curarsi”, sottoponendosi a sedute di auditing.”.Lo stesso rapporto sottolinea che le procedure di Scientology sono destinate ad attuare il sistema di “condizionamento mentale”. Ma la nostra legislatura non prevede ancora, paradossalmente, questo reato.

Ma Scientology è solo la cima dell’iceberg, non è solo Scientology il fenomeno delle psico-sette ma forse è il più tangibile e, addirittura, sperimentabile sulla propria pelle in un incontro prova. I meccanismi sono gli stessi e solleticano le insoddisfazioni nella vita che ognuno può incontrerà ma che in alcuni soggetti sono devastanti a livello emotivo. Sono queste le tipologie di persone su cui fanno leva questi movimenti, sul loro desiderio voglia di intraprendere una nuova impresa nella propria vita, di raggiungere traguardi che sembrano impossibili, la stima e la considerazione degli altri, ritrovare la fiducia in sé stessi, risalire da un fallimento e ampliare le proprie potenzialità psichiche. Tutto questo e molto altro spinge una persona debole ad abbracciare promesse di salvezza e queste stesse persone non sono lontane da noi, possono essere un familiare, un amico, un figlio, perché la mente umana è fragile, la mente umana può cadere in una debolezza a cui l’unica alternativa può sembrare la morte. Se non c’è l’aiuto e la comprensione di chi dovrebbe amarli di diritto ecco che sul loro cammino potrebbero incontrare questi surrogati della coscienza umana, di cui le sette sono l’esempio più terrificante.
di Vincenzo Malara

giovedì 5 novembre 2009

La psico-setta Arkeon rinviata a giudizio!

Arkeon rinviata a giudizio: associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza.

Il “fenomeno” delle psico-sette è difficile da definire, poiché immediatamente sorgono delle domande: dov’è la linea di confine che separa una psico-setta da una religione? Dove finisce la fede ed inizia il plagio?

In questo articolo, ancora una volta spiegherò il significato che il sottoscritto attribuisce al termine setta, anche se magari qualche criminologo nega che si possa utilizzare il termine setta fuori dal contesto del satanismo, forse perché o non si è documentato abbastanza oppure perché magari fornisce “consulenze di parte” proprio alle sette oppure ancora ignora perché cristallizzato su preconcetti.

Affermare che ad esempio le sette non si trovano sulle pagine gialle, è decisamente una banalità; poiché alcune sette anelano proprio ad un riconoscimento ufficiale al fine di fare maggiore proselitismo. In tali sette, ciò che viene mostrato al “pubblico” quasi sempre discorda da ciò che accade realmente all’interno della comunità settaria. A questo punto, qualcuno penserà che per il sottoscritto il termine “setta” ha una valenza negativa. Non è propriamente vero.

Il termine “setta” deriva dal latino sector, rafforzativo di sequor che significa “seguire”. Quindi è la propensione di uno o più invividui a seguire l’insegnamento di un maestro o leader che si ritiene illuminato e quindi in possesso di “grandi verità in grado di aportare miglioramenti alla nostra vita e alla nostra sfera spirituale”

E’ forse negativa questa cosa? No, decisamente no!

Se invece un “percorso di conoscenza” viene commercializzato? Beh, personalmente credo che queste “grandi verità” non possano essere vendute al “chilo”…

Come riconosciamo una psico-setta?

Alcuni fattori diciamo che sono standard:

-INDOTTRINAMENTO: distacco totale dai vecchi valori, sottoposizione a metodi e letture di difficile comprensione tese a creare maggiore caos nella psiche del soggetto che si sta indottrinando, incoraggiamento al rispetto della gerarchia e dell’obbedienza, della fedeltà… adeguento alle regole della congrega e così via..

-ISOLAMENTO: l’isolamento avviene parallelamente all’indottrinamento, poiché lo stradicamento del soggetto dal contesto famigliare è essenziale, così come è essenziale rimuovere la propria privacy e “confidarsi” con gli altri adepti… in qualche psico-setta poi vi è anche una dipendenza finanziaria

L’indottrinamento e l’isolamento creano un impegno mentale costante, così come una pressione psicologica costante e alla fine al vittima cede e diventa ingranaggio della comunità settaria.

Chiunque può avvicinarsi inconsapevolmente ad una psico-setta… e i motivi sono tanti… ci si può avvicinare perché magari si desidera intraprendere un percorso di vita e spirituale migliore, oppure perché si ha un problema come la tossicodipendenza, l’alcolismo e simili oppure ancora si è un soggetto debole, con evidenti fragilità e problemi comportamentali.

Tutta questa introduzione per arrivare a dire, che secondo la mia opinione Arkeon è una psico-setta, controversa e sicuramente con qualcosa di poco chiaro, datosi che è stata ed è oggetto di indagine.

Marco Guida, il gup del tribunale di Bari ha rinviato a giudizio dieci persone coinvolte nell’inchiesta sul “metodo Arkeon”. Secondo l’accusa Arkeon è una psico-setta, che utilizzando delle tecniche ispirate vagamento alle filosofie orientali, nell’arco di dieci anni sarebbe riuscita a fare proseliti, sviluppando una comunità di 10 mila adepti in tutta Italia. Sempre secondo l’accusa Arkeon ha truffato molte persone, obbligandle a comprare costosissimi seminari, in grado secondo Arkeon, di proporre tecniche per la guarigione dai tumori, dall’AIDS, dall’infertilità e da problemi di carattere spirituale.

Delle tecniche che propongono la guarigione dall’AIDS e dai tumori… capite cosa accade? Si promettono miracoli a suon di soldoni…

Alle dieci persone coinvolte nell’inchiesta sono contestati i reati di associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza. Il periodo nel quale si sarebbero svolti tali reati è compreso tra il 1999 e il 2008.

Il leader dell’organizzazione, Vito Carlo Moccia, di 57 anni, di Noicattaro e residente a Milano, che affermava di essere uno psicologo, senza avere alcun titolo, andrà alla sbarra anche lui, poichè secondo l’inchiesta del sostituto procuratore Francesco Bretone, era colui che dirigeva l’associazione criminale. Il pm Bretone sostiene: “Nei seminari, Moccia faceva fare esercizi terapici che portavano alla spersonalizzazione e all’accettazione di qualsiasi indicazione venisse dal maestro. Tra gli esercizi richiesti c’era quello di travestirsi e andare a chiedere l’elemosina per strada o sottoporsi all’esercizio del no limits, durante il quale, secondo le denunce presentate, alcune vittime sarebbero state indotte a credere di avere subito abusi sessuali quando erano minorenni. Alcuni ragazzini inoltre, sarebbero stati costretti ad assistere a episodi di forte impatto emotivo: un bimbo di dieci anni vide la mamma picchiare l’ex convivente, un diciassettenne conobbe particolari sulla vita sessuale del padre”.

Le indagini su Arkeon sono partite nel 2006 dopo che alcuni ex seguaci avevo fatto delle dichiarazioni nelle trasmissioni televisive: “Tutte le mattine” di Maurizio Costanzo e “Mi manda Raitre” di Andrea Vianello.

Gianni Leone

sabato 4 luglio 2009

Le sette -tratto dalla rivista Focus

ferito, perde sangue, ma corre come un matto. Taglia i sentieri e la vegetazione delle campagne consentine, cerca aiuto. Raggiunge un ospedale a valle. È sotto shock, Tommaso, ha il respiro corto. Balbetta: «Mi hanno sparato durante una rapina». Ma non è la verità. La polizia lo mette alle strette, insiste: «Chi ti ha ridotto in queste condizioni?». L’uomo piange, prega, cede: indica una masseria sulle colline di Cosenza. L’inferno. È una notte di fine maggio del 1988. Gli agenti circondano la cascina e fanno irruzione, squarciando il velo su una scena da film horror: sessanta persone vestite di bianco, scalze e sudate, stanno scandendo una nenia misteriosa. Al centro della stanza, la santona Lidia, la guaritrice della Calabria, dirige le danze. A terra, ci sono oltre mezzo miliardo di lire, armi, una foto del piccolo Marco Fiora (rapito a Torino pochi mesi prima) e un giovane incaprettato e ucciso a colpi di pistola. Era stato l’ultimo degli adepti a tentare la fuga. L’ultimo prima di Tommaso.
Sono trascorsi quasi vent’anni dalla scoperta del Gruppo del Rosario. La setta, sulla quale gravano ancora tante ombre, era stata fondata negli anni Settanta da Antonio Naccarato. A lungo era cresciuta all’insaputa delle autorità, riuscendo a reclutare più di 800 seguaci, la maggior parte dei quali in Piemonte. Nel mondo, l’allarme sette era scattato da un pezzo: nel 1978, nel villaggio di Jonestown (Guyana), 923 adepti della setta del Tempio del Popolo si erano avvelenati col cianuro, istigati dal guru Jim Jones; episodi simili, pur con meno vittime, erano accaduti nel 1985 nelle Filippine e nel 1987 in Corea del Sud.
L’episodio di Cosenza, per l’Italia, fu un pugno nello stomaco. Il primo di una serie. Al punto da convincere il ministero dell’Interno a scandagliare il fenomeno. Un dettagliato rapporto fu pubblicato due anni prima del cambio di millennio (data fatidica per maghi e operatori dell’occulto): denunciava la presenza, nel nostro Paese, di 137 gruppi settari e di «sistemi scientificamente studiati per aggirare le difese psichiche delle persone, inducendole a un atteggiamento acritico e all’obbedienza cieca». In altre parole, alla «destrutturazione mentale degli adepti», condotti alla follia o alla rovina economica. Oggi, la Comunità Papa Giovanni XXIII, che ha istituito un servizio antisette diretto da don Aldo Buonaiuto, stima che siano almeno 8 mila le associazioni italiane legate al satanismo, alla stregoneria o alla magia, o potenzialmente dedite allo sfruttamento e alla manipolazione della gente, per un numero di seguaci che oscilla fra i 600 mila e il milione. Per contrastare questo tsunami sotterraneo, nel dicembre 2006, il Servizio centrale della polizia ha dato vita a una speciale squadra antisette, formata da investigatori, analisti, criminologi e psicologi, e coordinata dal primo dirigente Luigi Carnevale.

Ma che cosa sono le sette? Darne una definizione non è semplice. «Nella maggior parte dei casi» spiega Buonaiuto «sono parodie di organizzazioni religiose, ma con obiettivi molto diversi da quelli di una religione tradizionale, e con un leader indiscusso dotato di grande carisma e ossessionato dai cerimoniali. Autoritari, dispotici, rapidi nel confondere le carte, questi movimenti possono nascere con fini ideologici apparentemente innocui (dal perseguimento della pace interiore all’adorazione di divinità esotiche), ma quasi sempre sfociano nell’abuso, nell’inganno, nella truffa, nel rifiuto delle leggi e del buon senso, nei maltrattamenti o nell’incitamento all’odio razziale». Un aspetto centrale delle sette (che possono contare dai dieci alle varie centinaia di iscritti) è che è facile entrarvi ma difficilissimo uscirne: sia per i ricatti a cui si è sottoposti e sia perché l’appartenenza a una setta tende a distruggere ogni legame familiare e sociale con l’esterno, immergendo i simpatizzanti in una realtà virtuale dove le uniche regole sono quelle dettate dal guru

Le sette sono una galassia sfuggente, fluida, in continua evoluzione e, per questo, non c’è una classificazione universalmente accettata. Gli esperti, in genere, le suddividono in tre categorie: le sette giovanili, le lobby settarie e le sette apocalittiche (per queste ultime, si veda il box). Le prime sono per lo più gruppi dediti al satanismo, alla stregoneria o alla magia nera. Vi si aderisce per trasgressione e il sesso e la droga ne sono componenti essenziali. Al loro interno si consumano i cerimoniali più macabri: dalla riesumazione e dalla scarnificazione di cadaveri (dati in pasto agli adepti per suggellare il patto di sangue) all’omicidio. Il caso delle Bestie di Satana, svelato a Varese nel 2004 dopo l’uccisione di Mariangela Pezzotta, o quello degli Angeli di Sodoma (che adescavano studenti invitandoli a concerti di musica rock e offrendo loro ostie imbevute di Lsd) sono due esempi. Molte sparizioni e suicidi inspiegabili sono legati proprio a realtà di questo tipo. In una lettera a don Aldo, un anonimo ha raccontato che nella piccola località dove vive, «14 ragazzi e 3 donne si sono impiccati in meno di due anni», umiliati e minacciati da una setta rimasta a lungo in clandestinità. «Ci sono madri» dice Buonaiuto «che, dopo il suicidio del figlio, rinvengono nella camera della vittima pubblicazioni, testi musicali o documenti riconducibili all’attività di una setta».

Più subdole, e senz’altro più numerose, sono le cosiddette lobby settarie. Collegate ai temi dello spiritualismo, delle arti orientali, dello sciamanesimo, sono strutture con una gerarchia piramidale, frequentate da impiegati, disoccupati, liberi professionisti, medici o insegnanti, con grandi giri d’affari. Alcune sono camuffate da associazioni «benefiche», regolarmente registrate, altre sono del tutto segrete. Secondo gli investigatori, sarebbero frequenti i contatti fra queste organizzazioni e il traffico di organi, la pedofilia o lo spaccio di sostanze stupefacenti. Di questa categoria fanno parte le psico-sette (fra le quali va annoverata la controversa e gigantesca setta fondata da Ron Hubbard, Scientology).

Per attrarre le loro «prede», le psico-sette usano i metodi più diversi: da accattivanti siti internet alla pubblicità tradizionale. Organizzano seminari di memorizzazione veloce, sedute di medicina alternativa, test per valutare e accrescere le potenzialità intellettive, riunioni di chiromanzia o ginnastica rilassante, congressi dedicati alla meditazione o all’auto-guarigione. Dopo un primo incontro, le persone sono invitate a proseguire il «viaggio», durante il quale il guru della setta proverà, con tecniche collaudate, a interpretare lo stato emotivo dei partecipanti. Per cadere nella trappola non serve avere un basso grado di istruzione o vivere in contesti degradati. «In una società fragile e insicura come la nostra» nota Buonaiuto «momenti di crisi affettive o economiche sono tutt’altro che occasionali». Uscire da un’esperienza luttuosa o vivere un momento di vulnerabilità o disagio, anche con due lauree in curriculum, può essere fatale. Dice la psicologa Lorita Tinelli, docente di criminologia all’università di Bari e presidente del Cesap (il Centro sudi sugli abusi psicologici): «Le psico-sette, sempre più radicate negli ultimi anni, offrono alle persone una reinterpretazione della loro vita, rimarcandone i bisogni. Chi ha un bisogno, chi percepisce un vuoto, non ha infatti la lucidità per fare una scelta libera e personale e così si affida al proprio interlocutore. La setta promette che, seguendo un determinato percorso, si potrà superare ogni ostacolo e la vittima, alla fine, delega tutto all’organizzazione. Senza il permesso del guru, non avrà più il coraggio e la forza di fare nulla. Neppure una visita medica o una cena con i genitori».

Una volta in gabbia, cominciano i guai. I seminari e i cerimoniali hanno costi sempre più elevati: ogni nuovo incontro ha la scopo di creare fobie verso i valori tradizionali e sensi di colpa nei confronti della setta, di sgretolare l’equilibrio mentale e l’autostima degli adepti e di persuaderli che senza l’aiuto e i consigli del guru non potranno più essere se stessi. Per pagare i corsi, o sostenere l’organizzazione, c’è gente che fa fuori fino all’ultimo risparmio, che vende la macchina e la casa. Ai seguaci più brillanti, per coprire i debiti, viene proposto di lavorare come adescatori di reclute. L’adepto opera un vero e proprio transfert psicologico: «Il leader della setta» aggiunge Buonaiuto «diventa il suo unico punto di riferimento. Per lui, è disposto a subire umiliazioni, persino a ridursi in schiavitù».

Le psico-sette hanno spesso un testimonial (un adepto ai livelli alti della piramide) che racconta come la propria esistenza sia cambiata in meglio dopo l’incontro con il gruppo. Il legame fra l’attore Tom Cruise e Scientology è emblematico. Al contempo, scatta la fase dell’isolamento: «Il capo della setta» dice Luigi Carnevale «spiega all’adepto che è la famiglia a precludergli la possibilità di realizzarsi ed è perciò la famiglia l’unica causa dei suoi guai. Gli fa capire, mentendo, di essere stato violentato quand’era bambino e lo riduce in uno stato di prostrazione totale. La vittima ha il cervello resettato, la volontà annullata. Odia i genitori. E reagisce aggrappandosi ancora più saldamente al gruppo, tagliando i ponti col passato». Per evitare iniziative personali, i seguaci vengono deresponsabilizzati, educati a un linguaggio criptico (cosa che scoraggia la comunicazione con l’esterno) e convinti di essere gli eletti di un disegno imperscrutabile e divino. In alcuni casi, conducono una doppia vita: lavorano di giorno e dedicano alla setta il resto del tempo; in altri, scompaiono del tutto, ritirandosi in associazioni slegate dal mondo. Damanhur è una comunità fondata nel 1975 dal filosofo e guaritore Oberto Airaudi (alias Falco), tutt’ora guida spirituale della setta. Costituita da una quarantina di villaggi ai piedi delle Alpi piemontesi, in Valchiusella, Damanhur ospita centinaia di persone. Sul sito dell’organizzazione si legge che le conoscenze di Falco derivano «dal collegamento che Damanhur ha creato con le forze divine cosmiche del nuovo millennio».

Ci sono sette, dice Tinelli, che incentivano la procreazione, ma sostengono che un figlio, nel momento in cui viene al mondo, è membro della comunità, la quale si sostituisce ai genitori nell’educazione, «come succede tra i Bambini di Dio o, appunto, nella comunità di Damanhur». E non mancano circostanze estreme: alcuni ex appartenenti alla setta del reverendo Jim Jones, sopravvissuti al massacro della Guyana, riportarono testimonianze agghiaccianti sull’educazione che lo stesso Jones riservava ai minori.

A differenza delle sette sataniche, dove gli adepti conoscono almeno in parte il destino e la realtà a cui vanno incontro, chi entra in una psico-setta non è mai consapevole di entrare in una setta. Cosa che, naturalmente, rende ancora più complicato uscirne. «Il processo» prosegue Tinelli «è simile a quello dell’innamoramento. Dopo tanti anni insieme, bastano una parola, un episodio, un incontro fortuito con un vecchio amico, un libro, un piccolo tradimento per far aprire gli occhi all’adepto e permettergli una visione critica dell’ambiente in cui è precipitato. L’americano Steven Hassan, studioso di sette, dice che il vero io della persona rimane occultato dall’io della setta. Ma che per farlo riemergere, è sufficiente sollecitarlo». Non è facile che capiti. Però capita.Prevedere la reazione della setta, a quel punto, è praticamente impossibile. La fuga può essere indolore. Ma se l’ex adepto decide di denunciare o rendere pubblici i metodi dell’organizzazione, apriti cielo. «Il quel caso» dice Carnevale «il rischio per il fuoriuscito è di essere aggredito, sul piano giudiziario, dalla setta e da seguaci opportunamente istruiti. Ci sono organizzazioni che dispongono di risorse e studi legali in tutte le città d’Italia». Uno degli ultimi episodi di cronaca riguarda l’associazione Arkeon. Sul sito del Cesap, qualche tempo fa, erano comparsi i messaggi di alcuni ex simpatizzanti che mettevano in guardia da «tecniche di condizionamento» e «pressioni psicologiche». Ai messaggi si sono interessate varie Procure italiane. Il gruppo Arkeon, ritenendo lesivi quegli avvertimenti, aveva chiesto l’oscuramento del sito del Cesap. Richiesta che è stata però respinta dal Tribunale di Bari. Arkeon si definisce, in Internet, come un «percorso individuale di crescita, consapevolezza e sviluppo del potere personale e della leadership».
Michele Scozzai


Dossier tratto da FOCUS - Febbraio 2007

sabato 13 giugno 2009

I falsi professionisti e i veri imbroglioni

In questi ultimi giorni è scoppiato un caso che sarebbe dovuto scoppiare già da molto e da facente parte della categoria
degli psicologi e difensori della scienza come strumento di conoscenza non potevo esimimermi dal non trattare
l’argomento delle psico-sette o «movimenti di sviluppo del potenziale umano», come loro si fanno chiamare.
Quando si parla di sette è inevitabile pensare a Satana e ai suoi sedicenti adepti, tristemente noti alle cronache di questi
anni. Eppure il satanismo rappresenta solo un piccolo frammento di questo sfaccettato mondo, che include nuovi culti,
comunità spirituali, movimenti religiosi, magici o new age.
Questo fenomeno ancora poco conosciuto ha portato, in questi ultimi giorni dopo anni di indagini, allo sgominamento
dell’associazione del maestro Reiki Vito Carlo Moccia, “The sacred path”.
Un percorso di ricerca interiore attraverso la guida di un maestro, terapie di gruppo per liberarsi dalle emozioni represse,
per combattere le malattie, un cammino nei territori dell’anima attraverso particolari rituali, tra incensi, tamburi, urla e
pianti. Questo promuove la sua associazione attraverso il metodo da lui stesso elaborato e chiamato Arkeon.
Ma di cosa si tratta esattamente? Una specie di setta? Una pseudo terapia di gruppo per liberare la psiche? Arkeon
sembra un metodo per esaltare l’emotività delle persone, per liberarli da traumi subiti.
Unendo insieme il metodo reiki e trattamenti di pressione psicologica, il maestro scavava nell’interiorità delle persone e le
convinceva a sfogare le emozioni represse, ad urlare la propria rabbia di fronte a tutti, a mettere in discussione la propria
vita ed i propri rapporti affettivi e familiari. Tutto a pagamento, ovviamente: il primo incontro sarebbe costato 260 euro,
ma i seminari successivi, cosiddetti intensivi, arrivavano fino a 1.200 Euro.
In questo caso, il maestro, spacciandosi per psicologo psicoterapeuta e manipolando a proprio uso e consumo qualche
rudimento di psicologia (ma anche tecniche più o meno esoteriche) avrebbe indotto pazienti nel creare in loro false
memorie contenenti storie di abusi sessuali in età precoce e gli avrebbe indotti a rivivere questi momenti nel presente a
scopo terapeutico per cancellare il presunto trauma. Se ciò sia accaduto realmente spetterà agli inquirenti determinarlo. Ma
vediamo più in dettaglio come agiscono queste psicosette.
Questi falsi psicoterapeuti, come spiega la dottoressa Lorita Tinelli, presidente del Cesap (Centro studi sugli Abusi
Psicologici) “rileggono i problemi, delle persone che si sono rivolte al gruppo per qualche disagio, sempre e solo come
conseguenza di traumi inflitti da altri; è un modo per creare conflitti e affievolire i legami affettivi. La fantasiosa
ricostruzione del passato arriva a convincere il nuovo affiliato di aver subito torti e persino abusi da un genitore portando
l’adepto a prendere le distanze dalla famiglia”.
Già da molti anni si è a conoscenza di come sia devastante l’azione di queste psicosette che “sfruttano sistemi scientifici
per aggirare le difese psichiche delle persone inducendole ad atteggiamenti acritici e obbedienza cieca”(dal rapporto del
Dipartimento di Pubblica Sicurezza del 1998 a riguardo).
Negli ultimi decenni, in tutto il mondo occidentale si è assistito al proliferare di simili piccoli gruppi o vere e proprie
comunità organizzate inspirate a forme di religiosità nuove, esotiche e comunque alternative rispetto alle confessioni
tradizionali, oppure a dottrine di tipo magico.
Anche in Italia, nazione poco avvezza per tradizione storica al pluralismo religioso, risultano essersi moltiplicate, con
imprevedibile rapidità, forme associative - più o meno strutturate - dedite a culti di vario tipo o asseritamente depositarie di
conoscenze segrete e verità universali.
Tra le psicosette possiamo certamente annoverare le organizzazioni lacaniane (cartels) o quelle kleiniane, ma anche i
cosiddetti “fagiolini”: psicosetta con adepti in tutta Italia, reichiani omeopatici e diverse scuole che propongono una
formazione psicoterapeutica, non ché la ormai famosa e discussa Scientology che vanta adepti del calibro di Tom
Cruise.
Vengono quindi chiamate psicosette tutti quei centri che propongono una terapia, una psicoterapia o una formazione che
non sono accettate o sono denunciate come “pseudo-scientifiche” dalle scienze “ufficiali” e che sottopongono i partecipanti
a forme di pressione psicologica più forte del consueto.
Di fatto, una notevole pressione psicologica è diventata una
componente essenziale di certe forme di terapia e di formazione dove si sente chiaramente l’influenza di esponenti come
Werner Erhard, Gurdjieff e Osho Rajneesh.
Spesso, comincia tutto con un corso o con la proposta di una terapia condotta da personale privo di credenziali
scientifiche, privo di percorso formativo idoneo ad esercitare psicoterapia, privo di titolo adeguato insomma.
Recenti studi sociologici hanno individuato le strategie d’azione della psicosetta che metterebbe in atto tecniche di
brainwashing (lavaggio del cervello) standardizzate. La fretta di giungere a risultati vistosi, il sovradosaggio delle “terapie”,
l’eccesso di autostima, la deresponsabilizzazione, un certo inaridimento affettivo e la dipendenza dal gruppo sono
elementi che concorrono a costruire un quadro allarmante della situazione psico-sociale in cui viene a trovarsi l’adepto.
«Un’altra caratteristica delle sette è l’utilizzo di un vero e proprio lessico» spiega Mario Di Fiorino, primario di Psichiatria
all’ospedale di Viareggio e studioso del condizionamento mentale. «Un vocabolario fatto di espressioni che creano un
senso di solidarietà (”Qui con noi sei fuori dallo spazio del giudizio”) o di complicità che esclude quelli che stanno fuori (”Gli
altri non possono capire”).
«Ma il gergo del gruppo», continua Di Fiorino (ha scritto “L’illusione comunitaria” (Moretti &
Vitali), un classico della letteratura scientifica sul tema), «tiene lontane anche tutte quelle parole che esprimono dubbio,
per ridurre il senso critico e condizionare mentalmente il nuovo adepto».
All’occhio inesperto appaiono come gruppi di crescita personale, guidati da un maestro o guru. «Si presentano come
circoli culturali, associazioni e persino scuole di formazione»» osserva Raffaella Di Marzio, psicologa esperta di sette e
membro della Società italiana di psicologia della religione (www.dimarzio.it).
Come non cadere in queste trappole quindi? «Informandosi, scegliendo corsi e seminari consigliati da fonti attendibili:
riviste accreditate, siti noti e specializzati, associazioni riconosciute» consiglia la Di Marzio.
Un problema che emerge da questo sistema complesso va oltre le implicazioni dannose e va a toccare inevitabilmente la
complessità delle relazioni terapeutiche tra psicoterapeuta-paziente e la necessità di strutturare confini chiari per evitare atti
impropri di manipolazione di potere e sfruttamento. “La prevenzione passa tramite l’informazione culturale e la
supervisione etica necessaria per risolvere i dilemmi degli operatori e tutelari i fruitori dei servizi clinici” (da “Sesso, soldi e
terapia” di Edoardo Giusti e Paola Crimini).
Potrei riempire i prossimi dieci numeri di questa pubblicazione nell’ esporre le implicazioni, i costrutti teorici e gli effetti
devastanti dal punto di vista psicologico e medico che codesti gruppi provocano, ma mi limito a consigliare a fine articolo
qualche testo che affronta il tema dell’abuso psicologico e a sostenere che prima di imbattersi in percorsi formativi,
esperienze di gruppo che esaltano un qualche tipo di terapia, è bene verificare il percorso formativo ed il titolo posseduto
dai responsabili nonché il riconoscimento scientifico di tali attività che, aventi scopi apparentemente benevoli, potrebbero
rivelarsi una prigione per la mente.

Bibliografia:

www.cesap.net (Centro Studi sugli Abusi Psicologici)
Alberto Laggia e Maria Pia Gardini, “I miei anni a Scientology” Editore Paoline
Francesco Barresi “Sette religiose criminali. Dal satanismo ai culti distruttivi” Editore EdUP
Caterina Boschetti “Il libro nero delle sette in Italia” Editore Newton
Edoardo Giusti e Paola Crimini “Sesso, soldi e terapia” Editore Armando
Margaret T.Singer e Janja Lalich “Psicoterapie folli” Editore Erckson
Jean-Marie Abgrall “I ciarlatani della salute” Editori Riuniti
Matteo Rampim “Tecniche di controllo mentale” Aurelia Edizioni
Chalvin Dominique “L’arte di influire sugli altri” Collana: Formazione permanente
Ott 2nd, 2007 | Di Jacopo Giovanni Romani

mercoledì 15 aprile 2009

C'è crisi dilagano le psico-sette:le prime vittime sono i manager

Promettono benessere psicofisico e rendimento massimo nel lavoro. L'adepto è reclutato nei corsi di formazione, ma gli portano via tutto.

New age, suggestioni millenaristiche, religione fai-da-te, incertezza economica. La miscela in cui prosperano le «psico-sette» è questa, e dà alla testa alle persone. Le più fragili, certo, ma non necessariamente le meno attrezzate culturalmente e socialmente.


Il fenomeno delle psico-sette è in crescita costante negli ultimi anni, e in Lombardia raggiunge numeri da record. Le psico-sette sono gruppi che, dietro la facciata di corsi «full immersion» di autostima o di benessere psicofisico, nascondono la realtà di abusi psicologici, e a volte anche fisici, e il malcelato obiettivo di truffare e derubare gli adepti, privandoli della loro dignità e truffandoli. La novità sorprendente è che, secondo i centri d’aiuto, la vittima-tipo è un uomo, giovane (29 anni), laureato, professionista (architetto, avvocato, ingegnere).
Sorprendenti anche le modalità di «reclutamento»: sempre più spesso i potenziali obiettivi vengono individuati nell’ambito di corsi di formazione professionale, o comunque in ambito lavorativo, e poi contattati al di fuori dell’ufficio o dello studio, e attirati nella setta, in un vortice dal quale difficilmente riescono a uscire con le loro forze.
Dal quel momento inizia l’incubo. Un incubo che fa leva sull’isolamento dell’adepto, e su seminari incentrati su tecniche più o meno desunte dalla psicologia ufficiale. I corsi a mille euro al giorno, nei fine settimana, in luoghi isolati, e i «livelli» da salire in questi presunti «livelli» di conoscenza e autocontrollo.
La soggezione psicologica si realizza mediante una sorta di «lavaggio del cervello», che induce falsi ricordi (abusi infantili o maltrattamenti) che hanno l’obiettivo di separare la vittima dalla sua famiglia e dal contesto relazionale quotidiano, per relegarla in una condizione di dipendenza assoluta.
Il Cesap, Centro studi abusi psicologici, ha ricevuto più di 4mila richieste di aiuto in un anno, 3200 da amici e familiari di persone che hanno subìto violenze e soprusi. La Lombardia è la regione con la maggior diffusione di questi fenomeni: 230 richieste di aiuto nell’ultimo anno di dati, in 200 casi pervenute da familiari e amici. La religione, il satanismo, le virtù taumaturgiche non hanno più l’esclusiva. Spiega il presidente del Cesap, Lorita Tinelli: «All’inizio c’è un vero e proprio bombardamento d’affetto e di attenzioni, l’ambiente non viene percepito come un pericolo». E cadono le difese: «Si tratta di tecniche apprese in modo confuso da culture e discipline diverse, un sincretismo di tecniche e dottrine filosofiche che pretendono di porre l’individuo al centro del cosmo, “dio di se stesso”, con la promessa di migliorare il rendimento psicofisico e il benessere. Nei momenti di crisi economica questi fenomeni crescono».
A quel punto la frequenza di questi pseudo percorsi di formazione spirituale viene vissuta come un’esigenza imprescindibile, da pagare con migliaia di euro a settimana. Il proselitismo è selvaggio. Chi cade nella rete cambia visibilmente il suo modo di esprimersi e di stare con gli altri. Si scontra con i propri cari. Questa è la prima spia. E in genere sono loro che chiedono aiuto, salvandolo (a volte) dalla rovina, economica e mentale. Per punire i responsabili una sola strada: l’abuso della professione psicologica.

Alberto Giannoni


http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=319149

7 gennaio 2009