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giovedì 12 gennaio 2012

ARKEON 2011/ Parla una fuoriuscita dalla setta: “Attenti, perché è in gioco la mia vita”.

di Carmine Gazzanni

Associazione a delinquere finalizzata all’abuso della professione, maltrattamento sui minori, violenza privata. Questi sono i reati per i quali oggi una delle sette più attive in Italia, Arkeon, è sottoprocesso a Bari (senza dimenticare una condanna in primo grado a sei anni per violenza sessuale ad uno dei maestri di questa psicosetta). Tra gli imputati anche lui, il leader maximo del movimento, Vito Carlo Moccia. Abbiamo parlato con una fuoriuscita: la sua testimonianza è a dir poco scioccante.

Arkeon nasce nel 1999 e, da lì, comincia ad espandersi a macchia d’olio. Non solo in Puglia, ma in tutta Italia, come ci conferma la fuoriuscita con cui Infiltrato.it è riuscito a mettersi in contatto. Un proselitismo ad ampio raggio tramite cui numerosi adepti sono caduti nella rete di Arkeon. Soprattutto per quanto veniva propagandato: la capacità di compiere veri e propri miracoli. “Pensi di poter risolvere ogni problema e di sconfiggere anche la malattia”, ci dice il nostro contatto. Insomma, con Arkeon diventi un dio sulla Terra. A patto, però, che rompi i rapporti con i tuoi genitori, con la tua famiglia e con i tuoi amici (leggerete di falsi abusi sessuali che venivano fatti ricordare agli adepti, sebbene non fossero mai capitati. Un bel modo per far tagliare i ponti con i propri familiari). Ma, come ogni setta che si rispetti, la felicità, la serenità, la realizzazione personale sono solo facce di una stessa falsa medaglia. Il vero volto di Arkeon è violenza, è maltrattatamento finanche sui bambini, è calunnia, è minacce, intimidazioni, sfruttamento. Con un solo fine da raggiungere: fare cassa. Anche se questo, molto spesso, significa distruggere la vita di uomo, di una donna, della propria famiglia.

La storia che ci si racconta è una di quelle da leggere attentamente. Con devozione, verrebbe da dire. È una di quelle storie rivelatrici, che aiutano a riflettere, che aiutano a capire la realtà di un fenomeno troppe volte sottovalutato e non tenuto in giusto conto. Le risposte che ci sono state date, infatti, non soltanto hanno il sapore amaro, arido quasi, di un’esperienza che sconvolge. Nelle parole che abbiamo sentito e che voi potrete leggere c’è anche la viva speranza, il desiderio ardente che qualcosa possa cambiare in futuro, che il dramma subìto possa essere da esempio per altri. E possa essere da esempio affinchè le istituzioni prima e la società civile poi prendano coscienza di un fenomeno ormai dilagante. “Spero non sia solo un sogno…”, ci dice al termine dell’intervista. Ci uniamo anche noi a questa speranza. D’altronde un proverbio sudamericano recita: “se uno sogna da solo, il suo rimane un sogno. Ma se sogna insieme agli altri, il suo è già l’inizio della realtà”.

Quando è entrata in Arkeon?
Nella prima metà degli anni duemila, l’ultimo periodo di attività del gruppo.


E com’è entrata nel gruppo?

Sono stata portata ad una riunione da un mio familiare che era già dentro.

Uno dei caratteri comuni alle sette è la chiusura con l’esterno. Quando lei è entrata è cambiato il rapporto con i suoi familiari e i suoi amici?

Completamente. Arkeon ha subito dato un'interpretazione della relazione con la mia famiglia come negativa per la mia crescita accusandola anche di abusi nei miei confronti, che dovevo affrontare per poter essere felice e riappropriarmi della mia vita. E lo faceva con tutti: agli uomini ad esempio si diceva spesso che le madri impedivano la loro crescita per poter continuare a tenerli morbosamente legati a loro, poiché c'era un'energia sessuale che portava le madri stesse a vederli come propri partner e non come figli; a donne ed uomini si inducevano dubbi sul fatto di essere stati violentati dal padre o da uno zio, spesso e volentieri da un pedofilo della famiglia della madre. Questo perché c’era una teoria sulle perversioni della madre che poi riversava nel far abusare la propria figlia consegnandola ad un altro uomo della sua famiglia, il pedofilo appunto. In questo modo eri disgregata e arrivavi a dubitare di tutto: tutto quello che era la vita prima di Arkeon era sbagliato, famiglia, amici, lavoro, scelte di vita. Se non eri ricco e famoso era perché avevi dei processi da risolvere che erano determinati dall’influenza negativa della famiglia dalla quale dovevi staccarti, a meno che i tuoi parenti non entrassero anche loro nel gruppo per seguire il maestro.

Chiaramente tutto falso, tutto indotto.

Certo. Tutti i problemi erano riconducibili a questi fantomatici abusi. Se non avevi relazioni soddisfacenti, non eri fidanzata o sposata, non avevi una famiglia felice, era perché dovevi risolvere questo tipo di problemi causati dalla tua famiglia, che veniva distrutta ai tuoi occhi: chiaramente, avere il dubbio che tua madre abbia acconsentito a farti abusare sessualmente da qualcuno oppure farti dubitare della purezza dell'amore di un padre, o di tutte le altre persone che non frequentavano il gruppo, era scioccante. Per queste ragioni nel periodo in cui sono rimasta nel gruppo mi sono completamente allontanata dalla mia famiglia e dai miei amici: chi era fuori dal gruppo non era da frequentare.

Qual è il credo, la “professione di fede” che viene inculcata in Arkeon?
Diciamo che la professione di fede oggi la vedo come un delirio, un delirio di onnipotenza: hai il potere di cambiare la tua vita, gli eventi, anche quelli che non sono controllabili dall’uomo. Hai la sensazione di scoprire un altro mondo, rivoluzioni tutte le tue convinzioni, pensi di poter risolvere ogni problema e di sconfiggere anche la malattia. Diventi immune da tutto ciò che di negativo può capitare, se sei centrato non hai niente da temere: non ti ammali o guarisci anche da malattie gravi. Puoi fare il trattamento con le mani al cibo per purificarlo o all'antibiotico per evitare che ti faccia male allo stomaco. Tracciando nell'aria il terzo simbolo, con la mente, pensi di trovare parcheggio o di poter condizionare l'esito di un colloquio di lavoro. In pratica influenzando gli eventi, questi possono andare come hai deciso tu. Senza Arkeon, non hai il controllo della tua vita, sei condannato ad essere infelice, sei uno sfigato, un fallito. Con Arkeon pensi di poter diventare potente, centrato, sei un vincente e hai la soluzione di tutti i tuoi problemi: economici, sentimentali, lavorativi.

Potere personale, dunque.
Si. Ai seminari intensivi veniva consegnato a ciascuno di noi un bastone per fare esercizi ispirati alle arti marziali, il boken, e che tenevi sempre con te poiché rappresentava il simbolo del tuo potere personale.

Una religione decisamente particolare.
In Arkeon non c’è nulla di religioso: è impensabile credere di imporre le mani e risolvere qualsiasi tipo di problema tracciando i simboli del secondo livello. La nostra religione non dice che l'uomo può fare questo. Sì, nell’ultimo periodo ha cominciato a percorrere il filone religioso, per una facciata di spiritualità e di perbenismo, infatti c’erano anche dei preti che frequentavano il gruppo ed erano conosciuti tra tutti. L’ultimo giorno dell'intensivo, ad esempio, c’era la messa: ma se si pensa che il prete che celebrava (don Angelo De Simone, ndr) ha confessato al cerchio che aveva una relazione di tipo intima da tanti anni con due suore che circolavano nei nostri seminari, si può capire quanto di religioso ci fosse in Arkeon. Era, quello della religione, un argomento che dava credibilità ad Arkeon e chiaramente rassicurava anche noi che frequentavamo: nel momento in cui vedevi perfino preti e suore, ovviamente venivi rassicurato sul fatto che la strada che avevi scelto era giusta.

Torniamo alla “teoria del pedofilo”. Cosa avveniva, in concreto, durante queste sedute?
In pratica venivano inscenati dei lavori durante i quali si era portati a ricordare questo abuso subìto, anche se non era mai avvenuto, influenzati anche dal fatto che tutti quanti gli altri facevano la stessa cosa, tutti venivano incalzati per ricordare abusi legati al fratello, al padre, allo zio. Un giorno, ad esempio, c’era una mamma con una bambina e si diceva che la mamma era stata abusata dal nonno; il maestro dichiarò che solo se la mamma si fosse impegnata a fare il lavoro (frequentare il gruppo, ndr), la piccola non sarebbe stata abusata anche lei. E la stessa pressione l'ho subita io allo scopo che ricordassi gli abusi sessuali legati alla mia infanzia, che né mio padre né mia madre hanno mai messo in atto o permesso che accadessero.

E lì il rapporto genitoriale, in questo modo, si andava a frantumare.
Completamente e non solo quello con i genitori. Erano tutti da evitare: genitori, nonni, fratelli, zii.... Soprattutto i parenti dal lato della madre.

La dottoressa Tinelli, presidente del CeSAP, ci ha detto che tali sedute erano a forte impatto emotivo. Non a caso nel processo è in piedi anche l’accusa di violenza privata.

Si, è così. In lavori molto intensi volevi solo che la smettessero ma se ti rifiutavi venivi vessata, se scappavi venivi fermata, se ti divincolavi venivi bloccata, per continuare ad essere sottoposta a quel tormento che aveva come scopo quello di far emergere la rabbia nei confronti dei tuoi genitori o verso il tuo pedofilo. E nonostante urlassi e piangessi, mi stringevano, mi tenevano ferma, infierivano contro di me. Fisicamente e verbalmente. Con la complicità dei presenti: la cosa assurda è proprio questa, tutti trovano normale andare avanti e non sono solo i maestri, ma anche i semplici frequentatori partecipano attivamente e condividono lavori violenti e scioccanti.
Il leader di Arkeon è Vito Carlo Moccia. Lei l’ha conosciuto?

Si, l’ho conosciuto.

Che persona è? Come appariva in questi seminari?


Lui ha una personalità molto carismatica, appare molto sicuro di sé. Se sei in un momento di confusione o di fragilità, e incontri qualcuno che con assoluta certezza ti dice di conoscere le soluzioni per ogni aspetto della tua vita, la tentazione di aggrapparsi a questa illusione e di affidarti a questa persona è fortissima, specie se ti fa pensare di avere tutte le risposte o ti porta altri ad esempio come casi di “sfigati redenti” o “falliti guariti”. Qualsiasi problema tu abbia, il maestro sa a cosa è dovuto e ha per tutti la soluzione. Soluzione che poi è sempre la stessa, fare il percorso di Arkeon, in tutti i suoi livelli, con sempre più seminari, sempre più costosi.

E com’erano questi seminari?
Erano una miscela di lavori spalmati anche su più giorni (negli intensivi, ad esempio) con momenti drammatici e condivisioni pubbliche tenute nel cerchio, dove il maestro dà le sue indicazioni e direttive sul quello che è giusto che tu faccia nel tuo percorso. Anche questo è un punto fondamentale: poiché tali esercizi e confessioni si tenevano davanti a tutti, se eri criticato dal maestro eri esposto alla pubblica gogna. E quindi, se facevi resistenza o lo contrastavi, avevi tutti gli altri che ti davano addosso insieme a lui, dicendoti che eri in processo e venendo giudicata pesantemente o emarginata. Una pressione psicologica terribile. Sembra incredibile, ma sentirsi dire che se non sei madre, se non riesci ad avere figli è perché in realtà non hai risolto i problemi che potresti risolvere con il percorso di Arkeon o che se fai un incidente, è colpa tua e lo puoi evitare, se solo vuoi, può mandare fuori di testa.

Una pressione psicologica distruttiva, praticamente.
Terribile, una pressione che ti annulla. Anche la stessa teoria del pedofilo, localizzato nella famiglia. Perché adoperano questa strategia? Non so, immagino che sia perché se ti separano dalle tue radici, ti rendono simile ad una barchetta di carta in balia delle onde, ti trovi allo sbando. Senza tutti i tuoi punti di riferimento, la tua famiglia, non hai altra scelta che attaccarti completamente al gruppo perché ti fanno dubitare di tutti i tuoi cari, che allontani e quindi ti ritrovi solo. Molti si sono allontanati dalla loro famiglia e dalla loro città perché gliel’ha suggerito il maestro.

Quindi anche lei ha interrotto proprio fisicamente il rapporto con i suoi genitori?

Per un periodo sì, finchè sono stata nel gruppo.

Rotti i rapporti familiari diventa, dunque, difficile uscire da Arkeon.


Si, se sulla scia di questi lavori fai qualcosa che lesiona irrimediabilmente i rapporti, se vai a muovere accuse tremende ai tuoi parenti è poi difficile uscire e tornare indietro. Conosco persone che sono state in Arkeon per anni e non hanno più rivolto parola ai familiari ma ne sono faticosamente uscite, altre che sono ancora lì, persone che hanno tirato dentro altri membri della loro famiglia, i quali hanno inizialmente acconsentito solo per non perdere definitivamente i contatti... o ancora persone che, nel momento in cui hanno cominciato a manifestare critiche ai maestri e hanno iniziato ad allontanarsi, sono state pressate, vessate o addirittura minacciate.

Abbiamo visto che alcune delle sette attive in Italia si organizzano in vere e proprie comunità. In Arkeon come ci si organizzava?

La gente non viveva assieme, però si tenevano seminari durante i quali per quattro - cinque giorni si dormiva anche assieme e si affrontavano varie tematiche. C’era il seminario sul denaro, durante il quale si arrivava ad andare a chiedere l’elemosina vestita da barbone. C’era il seminario sulla morte, durante il quale si costruiva la propria tomba... ho conosciuto gente che ha frequentato e ha raccontato che ci si seppelliva. Questo per far capire dove arriva il condizionamento. A parte i seminari residenziali, si viveva ognuno a casa propria. C’è da tener presente, come dicevo prima, che qualcuno si è trasferito nella città del maestro per stare più a stretto contatto con lui.

Nell’inchiesta abbiamo visto che dietro la promessa di un Eldorado a portata di mano, in realtà il vero fine delle sette è squisitamente economico. Si può dire lo stesso anche di Arkeon?

Si, di sicuro. Il percorso è molto costoso e man mano che si va avanti lo è sempre di più (e poi non avevamo la ricevuta a tutti i seminari). C’è gente che ha speso tantissimi soldi: ventimila, trentamila euro e anche di più... è circolata voce di una coppia che ha speso fino a centomila euro. Per non parlare, poi, di quello che costa l’adesione in termini di cure: più di qualcuno dopo che è uscito, ha dovuto chiedere un supporto psicologico... Anche io.

Come sappiamo, oggi i maestri di Arkeon sono sottoprocesso a Bari (senza dimenticare la condanna in primo grado per uno dei maestri per violenza sessuale). Tra i reati contestati c’è anche quello di maltrattatamento sui minori.

Si. Basti pensare all’esempio di cui abbiamo parlato prima: c’era questa bambina che ha assistito a tutte le condivisioni, le cose realizzate in Arkeon. Molte di queste condivisioni riguardano argomenti di natura sessuale... quello che accadeva è talmente pesante per un adulto, figuriamoci per un minore. (del resto nell’ultima udienza del processo diversi testimoni hanno confermato che anche bambini di dieci - dodici anni partecipavano a queste confessioni pubbliche a sfondo sessuale, ndr).

Com’è riuscita ad uscire?


Mi sono resa conto che quello che stavo subendo era tremendo e distruttivo da un punto di vista psichico ed emotivo. Una volta uscita, hanno cercato di mettermi contro gli affetti che avevo all'interno e sono stata oggetto di continue pressioni prima per rientrare nel gruppo, che era la condizione per poter ricominciare a frequentarli, e poi affinchè io venissi emarginata e non condividessi con altri i dubbi circa quello che accadeva lì dentro. Ne ho subite di ogni tipo, tra vessazioni e intimidazioni. Ci sono state persone che una volta davanti alle autorità, hanno ritrattato la loro posizione perché temevano di non poter più rivedere loro i figli.
Tutti i fuoriusciti con cui abbiamo avuto modo di parlare erano accomunati dal fatto che scrollarsi di dosso un’esperienza del genere è molto dura. È come un marchio.

Infatti, è molto dura. Gli strascichi sono molto pesanti. Quell’esperienza non va via così, hai bisogno di un supporto anche psicologico per far fronte a tutto questo. C’ho messo tempo e non ancora ne sono completamente fuori.

Chiudiamo con uno sguardo positivo e propositivo per il futuro. Qual è, oggi, il suo desiderio?

Mi ha talmente traumatizzato questa esperienza che vorrei, innanzitutto, che non capitasse a nessun altro. Mi piacerebbe laurearmi in psicologia e fondare un centro di accoglienza, anche con possibilità di alloggio, per chi è uscito da un gruppo distruttivo o per chi ha parenti e amici che si sono persi dietro a qualche santone e non sa cosa fare. Se chi supera questa esperienza vince la vergogna e la paura del giudizio, può metterla al servizio di altri e darle un senso, altrimenti si che ci si sente falliti per aver creduto in un mondo di illusioni. Ma anche polizia e carabinieri, oltre ai magistrati, devono studiare e specializzarsi sulle psicosette, è un fenomeno insidioso e solo se sono sufficientemente preparati possono riconoscere ed accogliere adeguatamente chi decide di raccontare cosa gli è accaduto. Spero non sia solo un sogno...

martedì 9 febbraio 2010

"Le psicosette" di Maurizio Antonello - I movimenti del potenziale umano (VIII)

LA DIPENDENZA DAL GRUPPO

Per molte persone, gli effetti immediati degli incontri organizzati dal gruppo sono positivi. Il soggetto ha modo di abbandonarsi ai propri sentimenti, esprimere le proprie paure, "tirare fuori" i problemi. Tutto questo avrà senz'altro avuto un indubbio effetto catartico, liberatorio, manifestato quasi sempre con un pianto dirotto, provocato ed ampliato in gran misura anche dai numerosi presenti, grazie soprattutto al suo potere contagioso.
Il soggetto beneficerà pertanto, per qualche tempo, di un senso di tranquillità, forse anche di leggera euforia.
Passato questo periodo, che generalmente non va oltre la settimana, egli ritorna a confrontarsi con i suoi problemi e con la situazione personale e familiare ove vive. Ha quindi bisogno di una frequentazione più assidua ai corsi che il gruppo propone.
In alcuni casi, il corso dura molti mesi, strutturato in uno o due incontri alla settimana. Vi partecipa solo chi vi è stato ammesso, ed il corso - a numero chiuso - inizierà e si concluderà con le stesse persone.
Il gruppo così formato sarà molto unito, e la frequentazione tra i componenti andrà ben oltre le riunioni previste.
Molti di questi corsi sono strutturati come i «gruppi d'incontro» e in essi vengono applicate delle tecniche che coinvolgono ogni partecipante in interazione con ciascuno dei presenti. Spesso si leggono in gruppo o si commentano le singole autoanalisi, oppure, più frequentemente, queste vengono datealconduttore che le valuterà.
In ogni caso questi scritti rappresentano sempre e comunque, per il conduttore del gruppo, degli efficaci strumenti di controllo, quando non di pressione, o altre forme di pesante ingerenza. Si pensi all'uso che, presso la già citata [omissis], si è fatto di certi «folders» (corrispondenti alle analisi). Inoltre attraverso questo mezzo (i diari) sarà aumentata la posizione di forza del conduttore, in quanto la conoscenza di cose riservate, inerenti al passato e al presente dei corsisti, ed il loro utilizzo, sarà unidirezionale perchè possibile a lui solo (e, ovviamente, all'organizzazione che rappresenta), ed esclusiva.
Le particolari tecniche adottate, quasi tutte basate sull'aspetto emozionale, e la particolare intensità delle reazioni che queste producono, fa sì che tra i partecipanti, il gruppo ed il coordinatore si instauri un rapporto spesso simbiotico, a volte addirittura fusionale, in tutti i casi spersonalizzante, non assimilabile certo a un normale, seppur intenso, rapporto amicale o affettivo.

Questo rapporto si manifesta con un vivo bisogno del gruppo e delle sue pratiche, e con la necessità di continuare ad identificarsi con esso. Una delle peggiori sanzioni che a un adepto possa capitare è quella di esserne escluso. I responsabili del gruppo favoriscono questa dipendenza, funzionale e coincidente con i fini del gruppo stesso:

«Infatti esiste una grande varietà di forti contraddizioni all'interno di alcuni movimenti: in certi gruppi dediti all'evoluzione personale, ad esempio, ci si attiene a una rigida organizzazione dell'individualismo, o alla organizzazione burocratica della spontaneità, e può accadere che venga richiesta l'obbedienza assoluta, come mezzo per raggiungere la libertà assoluta» (13).

La dipendenza dal gruppo si misura anche dal grado e dalla quantità del linguaggio gergale, segno evidente dell'assimilazione di concetti e dell'avvenuta riforma del pensiero.Com'è noto infatti, la dimestichezza dell'uso di forme gergali - specifiche del gruppo - nel linguaggio corrente del soggetto, da la dimensione del grado di coinvolgimento nel gruppo stesso.

Ricordiamo che la riforma del pensiero parte anche dall'uso «diverso» che viene fatto delle parole in quanto ne viene modificato il significato, quando non ne vengono coniate di nuove (si pensi ai bizzarri inglesismi degli scientologi).

Esiste una stretta relazione, anche in questo caso, tra il linguaggio adottato e questo nuovo modo di pensare: abbondano, ad esempio, le parole sentire o percepire, in luogo dei vecchi «credo, mi sembra»; condividere o coinvolgersi invece di «stare insieme, partecipare», mentre l'avere un'idea o il pensare a una soluzione è sostituito col più adeguato realizzare, e non può essere altrimenti visto il mondo in cui il soggetto vive, fatto di sole emozioni, sensazioni, intuizioni, sole realtà ormai per lui vere.

Alcuni gruppi di sviluppo personale operanti in Italia

Gruppi di sviluppo personale in Italia ce ne sono moltissimi. Basta scorrere gli oltre 10.000 indirizzi di Centri, Associazioni o singoli operatori contenuti nel volume di Manuela Pompas e Carlo Biagì, Aura 3 - Guida al benessere di corpo mente spirito, ed. del Maestro, Milano 1992, a cui si aggiungono i 5000 indirizzi pubblicati nel libro Mappa dell'Italia naturale, suppl. ad «AAM Terra Nuova», maggio 1990, per averne un'idea. E non sono tutti.

Senza quindi avere la pretesa di essere esaustivi, riteniamo dì dover indicare i seguenti gruppi operanti nel nostro Paese, sia perchè mancanti nelle succitate guide, sia perchè disponiamosuessi di adeguata documentazione:

Associazione Europea L.D.P. = Life Discovery Principles,dicui 'più avanti illustreremo la struttura e l'attività;

T.N.I. = Thè Natale Institute. Fa partedella struttura della osho gautama multiversity, di stretta osservanza arancione. La sede della Multiversity è a Morosolo-Casciano (VA);

Associazione Culturale Olos, con sede aGalzignano Terme(Padova);
Accademia Europea C.R.S.-Idea, che propone il corso di Dinamica Mentale. Ha sede a Dalmine (Bergamo). Riteniamo che questo gruppo sia il capostipite di tutti i gruppi di sviluppo personale italiani. La sua struttura è assai complessa: all'Accademia Europea Centro Ricerche e Studi-Idea appartiene l'Asso-ciazione Mente Amica (con sede a Vicenza). L'assistenza didattica agli Associati è affidata al C.I.D.M.E.P.A. Italia srI - Centro Internazionale di Dinamica Mentale e psicologia applicata, mentre l'Organizzazione ed il Coordinamento dei Servizi Ausiliari sono affidati allo Studio O.C.S.A. (sede a Torri di Quartesolo, Vicenza).

Associazione «lì Dardo», con sede a Trieste, gruppo proveniente da L.D.P., organizza corsi intensivi nei pressi di Firenze. E diffuso principalmente nel Nord (Lombardia, Triveneto).

A.T.A.S.S.-I.E.P., Applicazione Training Autogeno Settore Sportivo - Insegnament Psicoterapie, con sede a Udine;

C.E.S.M.A.- Italia (Centro Educativo di Sintesi Mentale Applicata), con sede a S.Giorgio di Nogaro (Udine), omissis.

Silva Mind Control, di recente importazione americana,ilcui Centro Nazionale di Coordinamento per l'Italia si trova nei pressidi Torino, a Pino Torinese.



(13) E. Barker, I nuovi movimenti religiosi, ed. Mondadori, 1992, p. 131.

continua

mercoledì 1 luglio 2009

LEGITTIMO AVVERTIRE SU ABUSI PSICOLOGICI

TRIBUNALE BARI, LEGITTIMO AVVERTIRE SU ABUSI PSICOLOGICI RESPINTA RISCHIESTA ARKEON DI OSCURARE SITO CENTRO STUDI ABUSI


(ANSA) - BARI, 14 SET - ''E' legittimo mettere in guardia dai possibili rischi che si corrono aderendo a gruppi in grado di condizionare la liberta' di pensiero senza essere titolati ad effettuare attivita' di psicoterapia: non solo non e' reato, ma e' anche un'attivita' meritoria''. E' quanto emerge, secondo la presidente del Centro studi abusi psicologici, Lorita Tinelli, da una ordinanza del Tribunale Civile di Bari del 5 settembre scorso, che ha rigettato il ricorso proposto in via d'urgenza da Vito Carlo Moccia e da alcune societa' riconducibili al gruppo 'Arkeon', con sede legale a Bari, che aveva chiesto l'oscuramento del sito www.cesap.net gestito dal Centro.
Il procedimento cautelare - e' detto in una nota del Cesap - si inserisce nell'ambito del giudizio civile promosso da Moccia, del gruppo 'Arkeon', e da alcune societa' che ne fanno parte che si ritengono diffamati dalle dichiarazioni rese dal presidente del Cesap e da altri ospiti del talk-show di Maurizio Costanzo in alcune puntate di 'Tutte le mattine' trasmesse a febbraio.
Moccia ha chiesto un risarcimento di quattro milioni di euro.
Nel giudizio risultano convenuti a vario titolo anche Rti ed Emilio Fede, mentre il Codacons e' intervenuto volontariamente a sostegno del Cesap. In un 'forum' del sito www.cesap.net - e' detto nella nota - si possono leggere le dichiarazioni di alcuni fuoriusciti da 'Arkeon', del quale si stanno interessando sei procure della Repubblica italiane, che ammoniscono 'state lontani' dal gruppo e in cui si parla di 'condizionamento delle persone' e di 'pressione psicologica'.
L'oscuramento del sito in via d'urgenza era stato chiesto dal gruppo Arkeon che riteneva lesive anche le opinioni espresse nel forum internet del Cesap. Il Tribunale civile di Bari - e' detto ancora - ha rigettato la domanda cautelare accogliendo le eccezioni sollevate dalla difesa del Cesap, rappresentata dagli avvocati Francesco De Gennaro ed Alessandro Lanzi dello studio legale Traverso & Associati, e ribadendo il principio costituzionale della liberta' di manifestazione del pensiero e della stampa.
(ANSA). 2006-09-14 17:42:00

lunedì 1 giugno 2009

I falsi professionisti e i veri imbroglioni

In questi ultimi giorni è scoppiato un caso che sarebbe dovuto scoppiare già da molto e da facente parte della categoria degli psicologi e difensori della scienza come strumento di conoscenza non potevo esimimermi dal non trattare l’argomento delle psico-sette o «movimenti di sviluppo del potenziale umano», come loro si fanno chiamare.
Quando si parla di sette è inevitabile pensare a Satana e ai suoi sedicenti adepti, tristemente noti alle cronache di questi anni. Eppure il satanismo rappresenta solo un piccolo frammento di questo sfaccettato mondo, che include nuovi culti, comunità spirituali, movimenti religiosi, magici o new age.
Questo fenomeno ancora poco conosciuto ha portato, in questi ultimi giorni dopo anni di indagini, allo sgominamento dell’associazione del maestro Reiki Vito Carlo Moccia, “The sacred path”.
Un percorso di ricerca interiore attraverso la guida di un maestro, terapie di gruppo per liberarsi dalle emozioni represse, per combattere le malattie, un cammino nei territori dell’anima attraverso particolari rituali, tra incensi, tamburi, urla e pianti. Questo promuove la sua associazione attraverso il metodo da lui stesso elaborato e chiamato Arkeon.
Ma di cosa si tratta esattamente? Una specie di setta? Una pseudo terapia di gruppo per liberare la psiche? Arkeon sembra un metodo per esaltare l’emotività delle persone, per liberarli da traumi subiti.
Unendo insieme il metodo reiki e trattamenti di pressione psicologica, il maestro scavava nell’interiorità delle persone e le convinceva a sfogare le emozioni represse, ad urlare la propria rabbia di fronte a tutti, a mettere in discussione la propria vita ed i propri rapporti affettivi e familiari. Tutto a pagamento, ovviamente: il primo incontro sarebbe costato 260 euro, ma i seminari successivi, cosiddetti intensivi, arrivavano fino a 1.200 Euro.
In questo caso, il maestro, spacciandosi per psicologo psicoterapeuta e manipolando a proprio uso e consumo qualche rudimento di psicologia (ma anche tecniche più o meno esoteriche) avrebbe indotto pazienti nel creare in loro false memorie contenenti storie di abusi sessuali in età precoce e gli avrebbe indotti a rivivere questi momenti nel presente a scopo terapeutico per cancellare il presunto trauma. Se ciò sia accaduto realmente spetterà agli inquirenti determinarlo. Ma vediamo più in dettaglio come agiscono queste psicosette.
Questi falsi psicoterapeuti, come spiega la dottoressa Lorita Tinelli, presidente del Cesap (Centro studi sugli Abusi Psicologici) “rileggono i problemi, delle persone che si sono rivolte al gruppo per qualche disagio, sempre e solo come conseguenza di traumi inflitti da altri; è un modo per creare conflitti e affievolire i legami affettivi. La fantasiosa ricostruzione del passato arriva a convincere il nuovo affiliato di aver subito torti e persino abusi da un genitore portando l’adepto a prendere le distanze dalla famiglia”.
Già da molti anni si è a conoscenza di come sia devastante l’azione di queste psicosette che “sfruttano sistemi scientifici per aggirare le difese psichiche delle persone inducendole ad atteggiamenti acritici e obbedienza cieca”(dal rapporto del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del 1998 a riguardo).
Negli ultimi decenni, in tutto il mondo occidentale si è assistito al proliferare di simili piccoli gruppi o vere e proprie comunità organizzate inspirate a forme di religiosità nuove, esotiche e comunque alternative rispetto alle confessioni tradizionali, oppure a dottrine di tipo magico.
Anche in Italia, nazione poco avvezza per tradizione storica al pluralismo religioso, risultano essersi moltiplicate, con imprevedibile rapidità, forme associative - più o meno strutturate - dedite a culti di vario tipo o asseritamente depositarie di conoscenze segrete e verità universali.
Tra le psicosette possiamo certamente annoverare le organizzazioni lacaniane (cartels) o quelle kleiniane, ma anche i cosiddetti “fagiolini”: psicosetta con adepti in tutta Italia, reichiani omeopatici e diverse scuole che propongono una formazione psicoterapeutica, non ché la ormai famosa e discussa Scientology che vanta adepti del calibro di Tom Cruise.
Vengono quindi chiamate psicosette tutti quei centri che propongono una terapia, una psicoterapia o una formazione che non sono accettate o sono denunciate come “pseudo-scientifiche” dalle scienze “ufficiali” e che sottopongono i partecipanti a forme di pressione psicologica più forte del consueto. Di fatto, una notevole pressione psicologica è diventata una componente essenziale di certe forme di terapia e di formazione dove si sente chiaramente l’influenza di esponenti come Werner Erhard, Gurdjieff e Osho Rajneesh.
Spesso, comincia tutto con un corso o con la proposta di una terapia condotta da personale privo di credenziali scientifiche, privo di percorso formativo idoneo ad esercitare psicoterapia, privo di titolo adeguato insomma.
Recenti studi sociologici hanno individuato le strategie d’azione della psicosetta che metterebbe in atto tecniche di brainwashing (lavaggio del cervello) standardizzate. La fretta di giungere a risultati vistosi, il sovradosaggio delle “terapie”, l’eccesso di autostima, la deresponsabilizzazione, un certo inaridimento affettivo e la dipendenza dal gruppo sono elementi che concorrono a costruire un quadro allarmante della situazione psico-sociale in cui viene a trovarsi l’adepto.
«Un’altra caratteristica delle sette è l’utilizzo di un vero e proprio lessico» spiega Mario Di Fiorino, primario di Psichiatria all’ospedale di Viareggio e studioso del condizionamento mentale. «Un vocabolario fatto di espressioni che creano un senso di solidarietà (”Qui con noi sei fuori dallo spazio del giudizio”) o di complicità che esclude quelli che stanno fuori (”Gli altri non possono capire”). «Ma il gergo del gruppo», continua Di Fiorino (ha scritto “L’illusione comunitaria” (Moretti & Vitali), un classico della letteratura scientifica sul tema), «tiene lontane anche tutte quelle parole che esprimono dubbio, per ridurre il senso critico e condizionare mentalmente il nuovo adepto».
All’occhio inesperto appaiono come gruppi di crescita personale, guidati da un maestro o guru. «Si presentano come circoli culturali, associazioni e persino scuole di formazione»» osserva Raffaella Di Marzio, psicologa esperta di sette e membro della Società italiana di psicologia della religione (www.dimarzio.it).
Come non cadere in queste trappole quindi? «Informandosi, scegliendo corsi e seminari consigliati da fonti attendibili: riviste accreditate, siti noti e specializzati, associazioni riconosciute» consiglia la Di Marzio.
Un problema che emerge da questo sistema complesso va oltre le implicazioni dannose e va a toccare inevitabilmente la complessità delle relazioni terapeutiche tra psicoterapeuta-paziente e la necessità di strutturare confini chiari per evitare atti impropri di manipolazione di potere e sfruttamento. “La prevenzione passa tramite l’informazione culturale e la supervisione etica necessaria per risolvere i dilemmi degli operatori e tutelari i fruitori dei servizi clinici” (da “Sesso, soldi e terapia” di Edoardo Giusti e Paola Crimini).
Potrei riempire i prossimi dieci numeri di questa pubblicazione nell’ esporre le implicazioni, i costrutti teorici e gli effetti devastanti dal punto di vista psicologico e medico che codesti gruppi provocano, ma mi limito a consigliare a fine articolo qualche testo che affronta il tema dell’abuso psicologico e a sostenere che prima di imbattersi in percorsi formativi, esperienze di gruppo che esaltano un qualche tipo di terapia, è bene verificare il percorso formativo ed il titolo posseduto dai responsabili nonché il riconoscimento scientifico di tali attività che, aventi scopi apparentemente benevoli, potrebbero rivelarsi una prigione per la mente.


Bibliografia:

www.cesap.net (Centro Studi sugli Abusi Psicologici)
Alberto Laggia e Maria Pia Gardini, “I miei anni a Scientology” Editore Paline
Francesco Barresi “Sette religiose criminali. Dal satanismo ai culti distruttivi” Editore EdUP
Caterina Boschetti “Il libro nero delle sette in Italia” Editore Newton
Edoardo Giusti e Paola Crimini “Sesso, soldi e terapia” Editore Armando
Margaret T.Singer e Janja Lalich “Psicoterapie folli” Editore Erckson
Jean-Marie Abgrall “I ciarlatani della salute” Editori Riuniti

6-6-08