lunedì 21 febbraio 2011

Ragazza scomparsa a Trieste, Marilena Piretti forse vittima di una setta religiosa

L’ultima vittima potrebbe essere lei, una studentessa di Trieste di 27 anni, Marilena Piretti: stiamo parlando delle sette religiose, un fenomeno inquietante e in continua espansione negli ultimi anni nel nostro paese, soprattutto nel Nord Italia. La nonna della giovane, l’ultima a vedere Marilena prima della scomparsa, avvenuta il 14 gennaio scorso, teme possa esserci appunto una setta dietro la sparizione: la fine della relazione con il ragazzo con cui stava da 6 anni, unita ai difficili rapporti con la madre, aveva fatto cadere Marilena nel tunnel della depressione, e l’aveva fatta avvicinare ad una fantomatica Federazione Damanhur. Purtroppo le sette religiose non assomigliano quasi mai al mitico dudeismo del Grande Lebowsky.



‘Marilena aveva parlato con mio figlio di questa Damanhur già la scorsa estate. La descriveva come un posto in cui si vive bene. Noi però abbiamo il terrore che in realtà sia una di quelle sette in cui, se entri, non esci più‘, spiega la nonna ai giornali. Per Francesco Bruno, contitolare della cattedra di Psicopatologia Forense e Criminologia alla Sapienza di Roma, bisogna intervenire subito contro le sette, poiché distruggono la vita delle vittime per lucrare milioni di euro di proventi illeciti.

Di che cifre parliamo quando parliamo di questi fenomeni? Bisogna premettere che dieci milioni di italiani che si affidano ogni anno a maghi, ciarlatani, cartomanti, guru e maestri delle più svariate discipline parapsicologiche, ma solo l’1% della popolazione è coinvolta nelle circa cinquecento sette che si definiscono ‘religiose’. Tuttavia c’è ben poco da rallegrarsi, perché se sui grandi numeri la percentuale può sembrare irrisoria, stiamo parlando comunque di decine di persone che scompaiono ogni anno. Decine sono inoltre i bambini maltrattati o abusati, e i cui reati sono stati accertati, con la scusa di onnipresenti ‘riti di purificazione’, che ovviamente con la religione hanno ben poco a che fare.

Pensiamo al caso dell’Arkeon, setta i cui leader andranno a processo a Bari, e che controllava all’incirca diecimila persone: contro di loro per la prima volta è stata riconosciuta l’accusa di associazione a delinquere, e tra i vari capi di imputazione compaiono appunto anche il maltrattamento e abusi sessuali su minori. Ma non è l’unico caso purtroppo, e in percentuale le sette nel nostro paese fanno più vittime dei preti pedofili all’interno della Chiesa cattolica. Altro problema sono milioni sottratti agli adepti con il raggiro: ‘Le persone vengono stuprate mentalmente, condizionate psicologicamente secondo tecniche ben precise. Una volta che siano state violentate mentalmente, è facile passare all’abuso sessuale e naturalmente all’estorsione del denaro. Abbiamo preparato un piccolo manuale distribuito nelle scuole secondarie a Rimini, Le mani sulla mente, per evitare che i ragazzi ci caschino‘ spiega Maurizio Alessandrini, la cui organizzazione fa parte della Federazione europea dei centri di ricerca ed informazione sul settarismo.

I numeri del fenomeno delle sette sono andati crescendo in maniera esponenziale, soprattutto nel Nord Italia, tanto da portare alla creazione di squadre speciali all’interno delle forze dell’ordine: ma da più parti si invocano leggi ad hoc contro il fenomeno che, al momento, latitano.

Genova, lo psicologo Fornesi si è tolto la vita nel suo studio di via XX settembre



Genova. Pochi minuti fa, il dottor Carlo Fornesi, noto psicologo, si è tolto la vita nel suo studio situato in via XX Settembre al civico 28/10, nel pieno centro del capoluogo ligure. Sul posto sono intervenuti il 118 e la polizia scientifica, ma restano ancora ignote le casue che hanno portato l’uomo a compiere il tragico gesto.

Fornesi aveva 43 anni e soffriva da un pò di tempo di una forte depressione, causata principalmente dal recente divorzio. A trovarlo senza vita è stata la collega dello studio a fianco.

PSICOLOGO SI TOGLIE LA VITA IN UNO STUDIO LEGALE A GENOVA

(AGI) - Genova, 17 feb. - Un uomo si e' tolto la vita stamani in uno studio legale nella centrale via XX settembre a Genova.
Sul posto sono acccorsi uomini della polizia e del 118. Inutili le cure mediche, l'uomo era gia' deceduto. La vittima e' lo psicologo Carlo Fornesi, 42 anni. Secondo le prime indiscrezioni l'uomo si sarebbe tolto la vita con un'arma da fuoco. Ancora da accertare le cause del gesto. (AGI) Ge1/Mav

Arkeon: si suicida uno dei testi



Era un rinomato psicologo genovese, il primo che aveva denunciato la setta di Carlo Moccia.Sempre più arduo il lavoro dei PM nel processo contro la psicosetta a Bari

Si è tolto la vita con un colpo di pistola nel suo studio di Genova il dottor Carlo Fornesi, uno dei testi che verranno ascoltati nei prossimi giorni dai PM del tribunale di Bari in merito al processo sulla psicosetta Arkeon. Noto psicologo del capoluogo ligure, nonché “maestro” della setta pseudo-religiosa di Carlo Moccia, Fornesi era stato il primo a denunciare Arkeon e, insieme ad una ex discepola e alla psicologa Lorita Tinelli (parte civile nel processo nonché consigliere nazionale del Gruppo di ricerca socio religiosa), nei mesi scorsi aveva ricevuto oltre un centinaio di denunce da altrettanti membri della setta, più un atto di citazione con richiesta di oltre quattro milioni di euro di danni. Calunniato e diffamato nella rete informatica, dai blog creati da alcuni membri di Arkeon e dai suoi sostenitori, lasciato dalla moglie (anch'essa adepta di Arkeon) che era stata indotta a sposarlo durante la sua “militanza” nella setta, lo psicologo 43enne – che soffriva da un po' di tempo di una forte depressione causata , pensano in molti, principalmente dal recente divorzio – non ha retto a tutto quanto e due giorni fa ha deciso di farla finita. Complice una giustizia troppo lenta, stretta evidentemente nelle maglie di una burocrazia processuale che stravolge i tempi necessari al raggiungimento della verità, un testi chiave nel processo è morto e con lui finiscono nella tomba anche i segreti che avrebbero potuto fare luce sulle pressioni psicologiche e sul “lavaggio del cervello” che subiva chi entrava in contatto con Arkeon Sarà ancora più arduo per i PM condurre ora l'impianto accusatorio contro una rete di individui (sono centinaia i membri di Arkeon) che si muovono all'unisono governati dall'assoggettamento psicologico a cui venivano sottoposti e resi burattini nelle mani di esperti burattinai. Doveva aver provato ribrezzo verso il suo ruolo di “maestro” burattinaio il Fornesi; doveva aver capito di essersi spinto troppo oltre, che l'uomo non può essere padrone di un altro uomo e non può comandarne le decisioni attraverso delle tecniche psicologiche mirate a distruggere l'autostima o a ridare autostima ad individui deboli psicologicamente, per poi farsene idoli: erigersi a salvatori della coscienza, dei, maestri della mente altrui. Doveva aver compreso questa verità lo psicologo genovese, perché aveva per primo denunciato e svelato la macchina manipolatrice che esisteva dietro la misteriosa parola Arkeon. Non è però riuscito a sostenere il peso delle pressioni, delle tante calunnie che sulla rete informatica altri discepoli della setta gettavano su di lui, stimato professionista della città di Genova. Poi quel matrimonio: manipolato come tutto il resto. Ora lo psicologo si rendeva conto di essere anch'egli una vittima, schiacciata tra gli ingranaggi della macchina Arkeon. Fornesi aveva incontrato sua moglie durante le “sedute” di Arkeon. Carlo Moccia (il capo di tutto, colui che poneva il suo ritratto a fianco alle icone di Gesù e si proclamava semi dio) aveva decretato che erano la coppia perfetta e si erano sposati proprio durante una di queste sedute, consacrati da membri della Chiesa anch'essi assoggettati al potere della setta. Ma fuori da Arkeon la moglie gli aveva confessato che non l'avrebbe mai sposato se egli non fosse stato un “maestro” e che il loro non era vero amore. Non ha resistito anche a questo Fornesi. L'amore per il figlio di sei anni a cui, chi lo conosce e gli voleva bene afferma, egli teneva tanto, non è riuscito a fermare l'estrema decisione di porre fine alla propria vit Fornesi, lo si è detto, era uno psicologo e psicoterapeuta molto stimato a Genova. Ma per organizzare i corsi di Arkeon si era indebitato sino al collo. Come affermano persone a lui vicine, non aveva più i soldi necessari a pagarsi gli avvocati per difendersi dagli attacchi giuridici del Moccia e dei suoi legali. Era un uomo distrutto su tutti i fronti: quello psicologico, morale, affettivo ed anche economico. Dopo la sua morte, sale la pressione sugli altri testi che si apprestano a parlare ai giudici. La paura più grande è che il processo cada in prescrizione, seconda solo alla paura di subire violenze di ogni tipo da parte delle centinaia di membri che ancora oggi continuano a minacciare di morte chiunque metta i bastoni tra gli ingranaggi della macchina trita-menti di Arkeon.

Mirko Misceo

giovedì 17 febbraio 2011

Pdl propone reintroduzione reato plagio

(ANSA) - ROMA - Rientrerebbe nell'ordinamento con il nome di 'manipolazione mentale', ma sarebbe il reato di plagio. A proporlo, attraverso un disegno di legge, e' un gruppo di senatori del Pdl tra cui Antonino Caruso. Il provvedimento, ora all'esame della commissione Giustizia di Palazzo Madama, prevede che chiunque 'mediante tecniche di condizionamento della personalita' e di suggestione', ponga qualcuno 'in uno stato di soggezione continuativa' e' punito con la reclusione da due a sei anni.

www.corriere.it

Ultim'ora: Le psicosette, una vera «piaga sociale»

Le vittime subiscono la distruzione della loro famiglia e la dissoluzione dei loro patrimoni, oltre alla destrutturazione della personalità; appena l'1,2% trova il coraggio di denunciare di Laura Badaracchi

«Ci stiamo attivando per aprire una struttura di prima accoglienza destinata ad accogliere vittime delle sette: ce lo chiedono i familiari». Lo ha annunciato don Alessandro Olivieri Pennesi, da quattro anni responsabile del Settore Sette e nuovi culti presso l'Ufficio diocesano per l'ecumenismo, il dialogo interreligioso e i nuovi culti, durante il convegno “L’esperienza religiosa dell’umanità tra libertà e manipolazione”, svoltosi ieri (16 febbraio 2011) alla Pontificia Università Lateranense per iniziativa dello stesso Settore del Vicariato insieme all'associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e all'Istituto superiore di Scienze religiose “”.

«In Europa, oltre alla diffusa scristianizzazione», si fa strada la presenza di «tradizioni che si rifanno a esoterismo e occultismo del XIX secolo, sotto l'ombrello della “New age”», ha aggiunto don Olivieri Pennesi, affermando che i nuovi culti rappresentano una «sfida culturale e pastorale». Per affrontarla, occorre un'attenzione particolare «con le organizzazioni, perché a volte il loro avvicinamento alla Chiesa è strumentale, ovvero finalizzato all'approvazione ecclesiale». Bisogna prendere atto che esiste un «vitalismo di nuove religioni e nuovi dèi: proposte ambigue, illusioni con esiti pericolosi e a volte mortali», ha commentato Carlo Di Cicco, vicedirettore dell'Osservatore Romano.

Secondo Maurizio Alessandrini, presidente dell'associazione Favis (Familiari vittime delle sette), si tratta di un'autentica «piaga sociale diffusa in Italia da 25 anni a questa parte». Toccato personalmente dal problema in famiglia undici anni fa, ha precisato: «Non si entra in una setta, vi si è attirati: c'è una grande capacità di dissimulazione tra i guru, che conoscono bene le tecniche per abbassare la difesa psicologica e penetrare nella psiche della persona. Alcuni influiscono anche sul metabolismo, ad esempio con la privazione del cibo e del sonno, destabilizzando l'individuo fisicamente e indebolendone la mente attraverso tecniche di condizionamento». Dai falsi maestri vengono somministrati anche farmaci, perseguendo un obiettivo preciso: «La dedizione totale dei discepoli, fino a farli rinunciare a se stessi e a recidere ogni legame. Il plagio non è ancora un reato per legge, ma è un delitto contro la salute psichica delle persone che come cittadini non possiamo accettare».I danni, infatti, sono gravissimi sia a livello mentale che economico e sociale: spesso le vittime subiscono la distruzione della loro famiglia e la dissoluzione dei loro patrimoni, oltre alla destrutturazione della personalità; appena l'1,2% trova il coraggio di denunciare il capo della setta; la maggioranza si vergogna e preferisce tacere, vuole solo dimenticare. Lo ha confermato Enrico De Simone, criminologo clinico e vicario della Questura di Ascoli Piceno, che ha lamentato «l'assenza di mentalità riguardo a questo problema da parte delle Forze dell'Ordine e degli organi giudiziari. Purtroppo è oscuro il numero dei reati e delle vittime, nel dettaglio: lo sappiamo solo in grandi linee», anche perché le sette registrano un «grande dinamismo: si aggregano, si scompongono, si perfezionano». Purtroppo «dimostrare un'associazione a delinquere è difficile – ha osservato –: penetrarle è difficile perché si tratta di gruppi chiusi; ci si dovrebbe infiltrare all'interno per capire i ruoli. Perché non esistono collaboratori di giustizia di sette sataniche e psicosette».

«La vulnerabilità della potenziale vittima sta nell'isolamento», ha ricordato Aureliano Pacciolla, psicologo clinico, perito del tribunale penale e docente di psicologia della personalità alla Lumsa. A suo avviso, è necessaria una collaborazione in rete di psicologi, sacerdoti, forze dell'Ordine, giudici e magistrati, assistenti sociali ed educatori. «Senza collaborazione i successi sono molto ridotti: bisogna formarsi all'interdisciplinarietà», ha concluso. Senza dimenticare – ha osservato Adolfo Morganti, psicoterapeuta e consigliere nazionale del Gris – che «la libertà religiosa non è libertà di inventarsi qualsiasi cosa e metterci l'etichetta».

17 febbraio 2011

Le rete delle sette: in Italia sono 8mila per 240mila adepti

ROMA – L’identikit della vittima è semplice: persone vulnerabili, rese fragili da un lutto o da una difficoltà sul lavoro, in famiglia. Ma devono essere anche benestanti e con un buon livello culturale. L’età non è un problema, si va dall’adolescente all’anziano. L’identikit è quello di chi ingrossa le file delle sette. Che siano sataniste, di vampirismo, che si occupino di stregoneria o esoterismo e magia, poco importa. I cosiddetti “santoni”, i capi carismatici, hanno un potere enorme su quello che è un vero e proprio esercito di adepti: 240mila italiani divisi in ottomila sette, e solo nel 2010. Questo dicono i dati raccolti della comunità papa Giovanni XXIII.

Le persone vengono manipolate, al punto da lasciare la famiglia, tagliare i ponti con la vita precedente e dare un contributo economico sostanzioso alla setta. Le nuove tecnologie, internet e social network, hanno enormemente facilitato l’approccio di queste sette al mondo degli adolescenti, molto più vulnerabili e manipolabili. Ci sono le ragazzine che si credono streghe, gli adolescenti che entrano nei gruppi satanisti: per loro spesso il percorso nelle comunità è fatto anche di abuso di droga, riti sessuali e messe nere.

La comunità papa Giovanni XXIII raccoglie circa 15 telefonate al giorno, avvalendosi della squadra antisette della polizia, nata nel 2006. Il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, ha fatto notare che le vittime possono avvalersi della legge sullo stalking se vengono perseguitate da guru e santoni. Ma il problema è che le vittime, molto spesso, non vogliono affatto liberarsi dei loro capi spirituali e alle famiglie resta ben poco oltre la speranza di vederli tornare a casa.

17 febbraio 2011 | 09:57

Blitzquotidiano

domenica 13 febbraio 2011

Arkeon, speriamo non arrivi la prescrizione …




Notate il titolo dell'articolo in alto a sinistra sulla prima pagina del "Quotidiano di Bari" del 4 febbraio 2011

Per ora non trovo rispondenza di questo articolo sulla versione online del Quotidiano di Bari... Ne copio quindi il testo dal Cesap che riporta il link al sito della dottoressa Tinelli

"Udienza fissata per il 24 febbraio. Saranno presentate le liste dei testimoni.

La psicloga: “Vivo con la paura di ritorsioni sulla mia famiglia”

Udienza fissata per il processo Arkeon, la setta i cui adepti sarebbero stati manipolati psicologicamente da fantomatici “maestri”, col fine di estorcere denaro e favori di ogni genere. Ma anche per il semplice piacere di sentirsi superiori: paragonati a Gesù, essere artefici del destino di centinaia di persone dalle menti fragili, manipolate come burattini.

Il capo dei burattinai, secondo le accuse – ed i molti filmati che gli stessi adepti di Arkeon hanno postato in rete – sarebbe Vito Carlo Moccia, il “capo-maestro”, colui che – secondo le dichiarazioni della psicologa Lorita Tinelli, parte civile nel processo nonchè ex consigliere nazionale del GRIS (Gruppo di ricerca socio religiosa, riconosciuto dalla CEI) e fondatrice del CeSAP (Centro Studi Abusi Psicologici) – era riuscito a controllare le menti dei suoi seguaci, a tal punto che questi veneravano persino la sua immagine. Un dio, quasi, o un messia: tanto che le sue foto venivano poste su degli altari religiosi accanto a delle raffigurazioni di Gesù, come a sottolineare la parità di valore tra le due figure.

E dovevano essere in molti a credere che il Moccia fosse una specie di nuovo messia, tanto che persino un uomo di chiesa, il sacerdote paolino don Angelo De Simone, era diventato non solo adepto arkeon ma anche, per così dire, il sacerdote ufficiale della setta, celebrando matrimoni tra i “discepoli” anche quando questi erano già sposati. Ma non è tutto. Il sacerdote avrebbe, come documentano i filmati sulla setta mandati in onda dalla trtasmissione “Chi l’ha visto?”, avuto per anni rapporti sessuali con due suore. Don De Simone era di certo in conflitto con la propria coscienza, con il ruolo che rappresentava nella società e, di certo, con la propria fede.

Un conflitto che il Moccia aveva risolto attraverso il ‘metodo’ Arkeon: una serie di tattiche psicologiche mirate a “liberare” la coscienza di una persona in conflitto con se stessa, a riaffermare un ruolo sociale che il proprio essere metteva in conflitto con i dettami della società moderna. Così unn sacerdote, la cui coscienza soffriva di fronte alla consapevolezza di non riuscire ad arginare la propria sessualità, in totale conflitto con i dogmi della Chiesa, diventava un membto della comunità Arkeon: lì avrebbe potuto essere libero ed avrebbe venerato il suo liberatore, come sempre, il Moccia.

Come don De Simone, altri (si parla di centinaia di persone) sarebbero cadute nelle “trame” di questo gioco psicologico della cui straordinaria efficacia – come sembra anche lo stesso Moccia abbia affermato in un filmato mandato in onda dalle reti televisive – anche lo stesso creatore si sarebbe meravigliato .

Così accadeva che molti venivano convinti di essere stati vittime di abusi sessuali quando erano ancora bambini (abusi di fatto mai avvenuti) , o di essere eterosessuali quando invece erano omosessuali (alcuni sono stati convinti che la propria omosessualità derivasse da fantomatici abusi sessuali subìti nell’infanzia e sono stati convinti ad unirsi in matrimonio con persone del sesso opposto) o che tutti i problemi da loro incontrati nel corso della vita derivassero da qualche violenza subìta nell’infanzia che, per mezzo dei riti e delle pratiche della setta (il Metodo Arkeon), il Moccia si impegnava ad individuare e portare alla luce e, come è oggetto di indagine, ad utilizzare probabilmente per scopi illeciti. Si parla infatti di donazioni di denaro, anche consistenti, da parte dei seguaci della setta ai “maestri” ed allo stesso Moccia, nonchè di favori di vario genere e di presunte violenze sessuali.

Quest’ultima imputazione di reato , è al vaglio degli inquirenti del tribunale di Milano (il processo si svolge, in contemporanea, anche in altre città d’Italia, dove sorgevano altre sedi della setta). Ma queste ed altre circostanze saranno confermate o smentite durante il corso del processo, che, il 24 del mese corrente, porterà la formulazione della lista dei testimoni che saranno ascoltati, da entrambe accusa e difesa, in un intervallo di 15 giorni per udienza. Una delle prime testimoni ad essere sentite sarà la psicologa Lorita Tinelli, costituitasi parte civile nel processo.

“Sono oggetto di continue minacce, anche di morte, da parte di alcuni adepti della setta – ha dichiarato la fondatrice del Centro studi per gli Abusi Psicologici – voglio che sia fatta giustizia e che la macchina della giustizia del nostro Paese non sia così lenta come sembra invece essere”.

La lentezza delle procedure processuali, infatti, potrebbe portare alla prescrizione di alcuni reati imputati a Moccia.

“Continuo la mia lotta contro un gruppo di persone che agisce in modo mafioso – ha continuato la Tinelli – sotto continue minacce e denigrazioni, anche per mezzo di internet (sono molti i blog dei seguaci di Arkeon che gettano fango sulla psicologa nocese ndr), non esco più la sera, sono stata costretta a spostare la sede del mio studio in un luogo abitato e vivo ogni giorno con la paura di ritorsioni su di me e, soprattutto, sulla mia famiglia"


Mirko Misceo

Il Quotidiano di Bari, 4 febbraio 2011

Arkeon: Comincia la sfilata dei testimoni nel processo



Anche qui... pubblicato in basso a ds in prima pagina..del 3 febbraio 2011
"Torna in aula stamani per la terza volta di fronte al collegio giudicante dopo i primi passaggi preliminari e la costituzione della parti civili, il processo alla psicosetta ‘Arkeon’. Sul banco degli imputati al piano terra di Via H. Nazariatantz una decina di persone accusate d’un vasto giro di truffe e raggiri scoperto circa tra anni fa, a Bari, dopo le denunce di alcune persone truffate con un metodo che ricopiava malamente alcune tecniche indiane.

Nell’ultima udienza dello scorso anno, dunque, celebrata dinnanzi ai giudici della Seconda Sezione Penale (pres Forleo) dopo una lunga camera di consiglio ammise le parti per il risarcimento dei danni nella persona della dottoressa Lorita Tinelli come parte lesa (ma anche come rappresentante del centro studi contro gli abusi psicologici e l’ordine degli psicologi, mentre furono escluse “Arcigay” e un’asscociazione di consumatori.

Successimamente l’avvocata difensore di Vito Carlo Moccia, principale accusato per associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo della professione medica, truffa aggravata, calunnia e violenza privata esessuale, prese la parola per precisare alcuni aspetti procedurali, in particolare la genericità di alcuni capi di imputazione, ma il collegio , dopo la replica del Pubblico Ministero Francesco Bretone, preferì rinviare il processo per iniziare a escutete i testumoni.

Ciò anche in considerazione del lungo elenco dei testi presentato dalla difesa degli imputati allo scopo di accertare se le tecniche usate dagli adepti del ‘metodo Arkeon’ fossero innocenti metodi di meditazione e ricerca psicologica, oppure indirizzate a persone fragili, pronte ad aggrapparti a qualsiasi speranza per stare meglio , in cambio di denaro: persone affette da tumori, Aids o anche coppie sterili. L’introspezione della psicosetta barese, secondo l’impostazione accusatoria, si traduceva in incontri e seminari naturalmente a pagamento, durante i quali i partecipanti venivano bendati, mentre il ‘Maestro’ chiedeva loro di abbandonarsi a strani atteggiamenti di libertà, fisica e verbale. La rete “Arkeon” copriva tutto lo stivale, da Palermo a Roma, fino a Milano, dove è tutt’ora in corso un altro dibattimento contro lo stesso metodo attuato da Carlo Moccia. A Bari molti invece, secondo la ricotruzione del sostituto Bretone avrebbero partecipato solo ad alcune lezioni, ma altri sono arrivati a sborsare fino a 15mila euro, finendo intrappolati in vere e proprie truffe. Ma per conoscere la verità processuale su “Arkeon” non resta che attendere le testimonianze a partire da questa mattina nell’Aula Collegiale della Seconda Sezione Penale presso il Tribunale di Bari"


Francesco De Martino

3 febbraio 2011

Il Quotidiano di Bari

mercoledì 2 febbraio 2011

I figli delle sette -Ostaggi di un falso dio

La Repubblica
02 febbraio 2011 — pagina 43 - 44- 45 sezione: R2 L' inchiesta

Fanatismo e violenze. Sono migliaia i bambini che finiscono imprigionati in gruppi religiosi ai margini della legalità. Ma qualcuno si ribella
A Tivoli la prossima settimana prende il via il processo a Danilo Speranza, il guru a capo del gruppo "Re Maja" accusato di abusi L´età del primo contatto si abbassa sempre di più. "E in Italia non esiste una legge contro la manipolazione delle menti" Per impedire gli scambi con l´esterno, i bambini sono indottrinati con lezioni private E talvolta devono cambiare nome


«Devo modificare il tuo karma». Sul letto ondeggiava una nebbia prodotta dal fumo di candele e incensi. Il "Settimo Saggio" aveva convinto Lisa e Benedetta che con i rapporti sessuali precoci sarebbero state liberate dal "cattivo destino". «Mi toccava il seno, io rimanevo paralizzata non capendo cosa stava accadendo - ricorda Lisa che aveva 12 anni all´epoca dei fatti - . Mi diceva di stare tranquilla perché era il mio padrone e mi avrebbe fatto sentire meglio». Nella nebbia purificatrice si celava una minaccia, un molto presunto rito purificatorio inflitto a bambine appena sviluppate, cresciute tra violenze e minacce di "Zio Danilo". Erano cosa sua, del resto. Nate e cresciute nella comunità romana fondata negli anni Ottanta, schiave insieme alle madri diventate adepte del guru e delle sue profezie cosmiche. Il processo a Danilo Speranza, capo della setta "Re Maya", inizierà a Tivoli tra pochi giorni. Lisa e Benedetta hanno trovato la forza di ribellarsi, sono state accolte nel centro antiviolenza Solidea. Il santone è accusato di violenza sessuale con l´aggravante di aver compiuto gli abusi grazie a un´autorità paterna riconosciuta dentro alla "famiglia".
Non esistono statistiche attendibili sui bambini fantasma, vittime delle ossessioni e delle paure dei loro genitori. In Francia, dov´è stata istituita una missione ministeriale per combattere il fenomeno, ci sarebbero 60 mila minori coinvolti.
«Vittime dimenticate, ignorate, perfino negate» secondo l´Unadfi, Union nationale des associations de défense des familles et de l´individu victimes de sectes.
Telefono Azzurro ha segnalato alle autorità centinaia di casi. «Sono bambini che rimangono imprigionati e assoggettati al progetto dei genitori e a quello della setta - racconta il presidente Ernesto Caffo - incapaci di liberarsi e uscirne da soli». Figli di un Dio impostore. Come la scrittrice Amoreena Winkler, nata trentadue anni fa nella setta apocalittica chiamata proprio Bambini di Dio, operativa anche in Italia sotto l´altro nome, The Family. Il suo "papà", considerato tale perché guidava la setta, le ha fatto scoprire il sesso quando aveva quattro anni. «Sono nata in un mondo parallelo, dove la nostra realtà non doveva trapelare all´esterno» ricorda Winkler nel suo libro appena pubblicato.
Nell´ingranaggio. Se ci cadi dentro vieni proiettato in un microcosmo malato che finge di spacciare serenità. A rimanere impigliati non sono soltanto i creduloni o i soggetti deboli. Al numero verde anti-sette della comunità Papa Giovanni XXIII arrivano in maggioranza telefonate di professionisti, giovani laureati, soprattutto donne. Un milione di italiani partecipano a circa 600 associazioni. Alcune innocue, altre molto meno. «L´attenzione delle autorità è rivolta soprattutto agli adolescenti cooptati da gruppi satanici, protagonisti di casi di cronaca eclatanti» dice Caffo. «Purtroppo si parla poco dei bambini, anche molto piccoli, che finiscono in altre sette meno conosciute».
Il plagio dei minorenni è rapido ed efficace, come scrivere su un foglio bianco. Per prima cosa, vengono allontanati dai coetanei e parenti esterni al gruppo. «L´obiettivo è spezzare i legami famigliari biologici, perché sono quelli più profondi» racconta Maurizio Alessandrini del Favis, associazione di famigliari delle vittime. «Oggi la giusta definizione di setta - aggiunge - è quella di un gruppo che separa e taglia una persona dal suo nucleo famigliare e sociale. Da un punto di vista criminale è difficile da perseguire. Da noi non esiste una legge sulla manipolazione mentale come quella che esiste altrove in Europa».
Per impedire scambi con la "vita di fuori" i bimbi vengono indottrinati tramite lezioni private. Alcune sette impongono ai piccoli il cambiamento del nome, dello stato civile, l´inserimento in una nuova genealogia. Ci sono casi di genitori talmente irretiti che "regalano" i propri figli al guru di riferimento. Quelli che vengono concepiti all´interno delle sette spesso non esistono neppure per lo Stato, perché la nascita non viene dichiarata all´anagrafe.
«Il concetto di famiglia è completamente distorto. Il legame tra genitori e figli può essere rinnegato, come quello con i fratelli, dai quali possono essere separati anche fisicamente» racconta il presidente di Telefono Azzurro. «L´autorità genitoriale e l´educazione - precisa - vengono attribuite al leader della setta». Alcuni gruppi esortano alla procreazione per incrementare il numero di adepti. Altri non incoraggiano le nascite, altri ancora "selezionano" i membri della setta che devono procreare, indipendentemente dai vincoli coniugali, al fine di generare bambini "speciali". «Anche se considerati "l´avvenire" o "gli eletti" della setta, non vengono quasi mai protetti dagli abusi» conclude Caffo.
I bambini non scelgono. Il proselitismo tra i minorenni avviene quasi sempre attraverso i genitori. Negli ultimi anni, le scuole sono diventate un nuovo luogo di reclutamento privilegiato per le psico-sette. «Sono gruppi motivazionali che promettono ai più giovani di avere risultati sorprendenti nello studio, nello sport o con gli amici» spiega il presidente del Favis.
L´età del primo contatto si abbassa sempre di più. Il leader del "Metodo Arkeon" ha trovato adepti tenendo i suoi seminari negli istituti superiori. È sotto processo a Bari per maltrattamenti su minori, oltre che per associazione a delinquere e truffa. «I minori non si sono avvicinati spontaneamente ma sono stati introdotti dai loro genitori» racconta Lorita Tinelli del Cesap, tra i più attivi centri di assistenza psicologica e legale per le vittime di plagio. Negli incontri a pagamento di Arkeon, i bambini diventavano testimoni di confessioni su casi di pedofilia e altre perversioni sessuali. «Erano costretti a vivere momenti emotivamente molto forti, una forma di violenza psicologica» spiega Tinelli che ha seguito diversi casi di vittime minorenni. «I bambini che ho incontrato avevano un atteggiamento mite, poco litigioso, ma nel contempo poco affettuoso e privo di curiosità, di iniziativa e di spontaneità». Come il piccolo Sam, 9 anni, un´infanzia scandita dai riti e dalle preghiere dei genitori adepti. «Nei suoi disegni - ricorda la psicologa - c´era sempre una figura umana imprigionata tra cielo e terra». Molti bambini si salvano grazie a nonni o altri parenti che riescono ad allertare le autorità. «Per fortuna, negli ultimi tempi c´è una maggiore attenzione dei giudici. Ma uscire da una setta è comunque uno shock per un bambino - conclude Tinelli - significa sentirsi doppiamente orfani». Come rinascere un´altra volta, alla luce del sole.

Fonte: ANAIS GINORI - la Repubblica | 02 Febbraio 2011

mercoledì 15 dicembre 2010

La ‘psicosetta’ torna in tribunale a Bari tra pochi giorni: Il capo di ‘Arkeon’ si oppone all’archiviazione


Se ne parla spesso in convegni, seminari e in tv, ma sempre più spesso sono persone reali a cadere nella rete tesa dalle temibili psicosette

. Quelle che, approfittando dello stato di debolezza di quelle stesse persone afflitte da problemi famigliari o psicolologici, finiscono per credere a fanatici, santoni e finti salvatori. E tra pochi giorni, precisamente Il 16 dicembre prossimo, nelle aule del Tribunale Penale di Bari si parla d’una setta fondata proprio a Bari, almeno inizialmente, prima di mettere radici anche a Milano e altrove. Infatti in via Nazariantz si celebrerà un’ulteriore udienza (dinanzi al giudice dell’udienza preliminare Marco Guida) per discutere dell’archiviazione del procedimento penale a carico di alcune persone che avevano denunciato uno dei capi di ‘Arkeon’, il barese Vito Moccia. Già imputato anche per il reato di calunnia, avendo denunciato alcuni fuorusciti dal gruppo, Moccia ha impugnato l'archiviazione della sua denuncia per diffamazione già disposta dal giudice dell’indagine preliminare. Sempre a Bari, ma tra tre mesi esatti, riprende l’altro processo ad ‘Arkeon’. Sul banco degli imputati una decina di persone accusate d’un vasto giro di truffe e raggiri scoperto circa tre anni fa a Bari dopo le denunce di alcune persone truffate con un metodo che ricopiava malamente alcune tecniche indiane Nelle ultime due udienze celebrate a giugno e ottobre dinanzi ai giudici della Seconda Sezione Penale (Pres. Forleo), il Collegio ha ammesso alcune parte civili per il risarcimento dei danni: la dottoressa Lorita Tinelli come parte lesa, ma anche come rappresentante del centro studi contro gli abusi psicologici. La Tinelli, a causa delle sue denunce, è anche una delle persone già prosciolte nel procedimento che riprenderà a metà dicembre. Carlo Moccia nel processo in corso dinanzi al Tribunale di Bari è accusato di associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo della professione medica, truffa aggravata, calunnia e violenza privata e sessuale e tornerà in aula il 4 marzo per l’escussione dei primi testimoni. I giudici baresi, come i colleghi milanesi dove sono in corso altri procedimenti giudiziari, dovranno accertare se le tecniche usate dagli adepti del ‘metodo Arkeon’ fossero in effetti indirizzate a persone fragili, pronte ad aggrapparsi a qualsiasi speranza per stare meglio in cambio di denaro: persone affette da tumori, Aids o anche coppie sterili. L’introspezione della psicosetta barese, secondo l’impostazione accusatoria, si traduceva in incontri e seminari, naturalmente a pagamento, durante i quali i partecipanti venivano bendati, mentre il ‘Maestro’ chiedeva loro di abbandonarsi a strani atteggiamenti di libertà, fisica e verbale. La rete ‘Arkeon’ copriva tutto lo stivale, da Palermo a Roma, fino a Milano, dove è tuttora in corso un altro dibattimento contro lo stesso metodo Arkeon. A Bari molti invece, secondo la ricostruzione del sostituto procuratore Bretone, avrebbero partecipato solo ad alcune lezioni, ma altri sono arrivati a sborsare fino a 15mila euro, finendo intrappolati in vere e proprie truffe. (fdm)

“Io, perseguitata e minacciata da Arkeon”

Parla la psicologa che ha denunciato la psicosetta di Carlo Moccia, sotto processo a Bari


Lorita Tinelli è una psicologa iscritta all’ordine dal 1998 e si interessa di culti distruttivi, organizzazioni devianti e leader carismatici da oltre quindici anni, oltre ad essere anche consigliere nazionale del GRIS (Gruppo di ricerca socio religiosa, riconosciuto dalla CEI) fondando, assieme ad altri studiosi del fenomeno, il CeSAP, Centro studi per gli Abusi Psicologici, dal 2005 convenzionato anche con due Università italiane (Bari e Chieti). Nel suo percorso di studio e ricerca dei fenomeni fenomeni da lei studiati, la dottoressa Tinelli è entrata in contatto con diverse persone che le chiedevano aiuto a causa dell’ingresso dei propri cari nel cosidetto ‘lavoro’ di Vito Carlo Moccia. Tutti, indistintamente, pur non conoscendosi tra di loro, riportavano le stesse esperienze di brusco allontanamento dei propri cari dopo aver frequentato alcuni seminari del Moccia. I genitori riferivano che quest’allontanamento da parte dei figli era successivo alla loro disperata confessione di aver ricordato una esperienza di abuso durante l’infanzia, perpetrata da uno dei genitori o da altri parenti o amici col consenso di uno dei due genitori. Altri riferivano che il proprio compagno o compagna, o amico, dopo aver tentato un avvicinamento al gruppo del proprio partner, al chiaro rifiuto, interrompeva i rapporti, ritenuti inutili e un ostacolo nel percorrere il “Sentiero Sacro” proposto da Vito Carlo Moccia. Ed ora quest’ultimo è sotto processo col suo metodo ‘Arkeon’ a Bari e altre città proprio dopo le accuse e denunce di Lorita Tinelli.


Allora, dottoressa, quando inizia il caso “Arkeon”?

“Arkeon viene alla ribalta mediatica quando una delle vittime - che, oltre a riferire di aver subito una vera e propria violenza di gruppo, ci ha rimesso il progetto di vita familiare in Arkeon, in quanto il suo compagno fu indotto ad una ‘trasgressione creativa ’ dal suo maestro di riferimento – raccontò la sua esperienza in TV nella nota trasmissione di Maurizio Costanzo, “Tutte le mattine”. A gennaio di quattro anni or sono Maurizio Costanzo, interessato a questo fenomeno, dedicò tre puntate all’approfondimento, invitando anche la sottoscritta nell’ultima puntata, a riferire quanto conosceva in base alle storie raccolte e agli studi scientifici effettuati. Ebbene, un mese dopo la partecipazione televisiva, Moccia e i rappresentanti di alcune società e associazioni da lui stesso fondate e aventi prevalentemente sede legale in via Amendola, in Bari (Tribe Human Consulting, Tribe Human Communication, Terre d’Incontro, Kidokai), inviarono alla sottoscritta sia in qualità di professionista che in qualità di presidente del CeSAP e a soli due fuorusciti che avevano partecipato a quella trasmissione di Costanzo (malgrado anche altri fossero presenti, incluso lo stesso Costanzo, avessero espresso giudizi molto più forti dei nostri) un atto di citazione per diffamazione con richiesta di danni di oltre 4 milioni di euro. Dopo circa un altro mese lo stesso Vito Carlo Moccia deposita una richiesta urgente per la chiusura del sito del CeSAP, dove diverse persone iniziavano ad avere il coraggio di raccontare la loro devastante esperienza nel percorso Arkeon. Nello stesso anno, ad aprile, un centinaio di membri di Arkeon a vario titolo, incluso Moccia, sottoscrivono un kit di denuncia, appositamente predisposto dagli avvocati del Moccia e ritrovato con gli allegati, durante le indagini. Insieme al kit è stata ritrovata anche una email dell’avvocato di Moccia che, incoraggiando a sottoscrivere tale denuncia in massa, si esprime in termini denigratori circa le affermazioni riportate dal CeSAP, palesando un atteggiamento probabilmente non in linea con la professionalità sancita dall’Ordine degli Avvocati. Quest’altra denuncia è stata depositata da ogni adepto di Arkeon in ogni parte d’Italia, evidentemente per rendere ancora più dispendiosa e faticosa l’azione di difesa dei querelati”.

Cosa è accaduto dopo?

“Quest’evidente lite temeraria ha finito per suscitare un grande interesse presso la Procura di Bari, che ha effettuato le indagini che hanno portato ai risultati che oggi conosciamo, ovvero l’apertura di un procedimento penale nei confronti di 11 membri di Arkeon, incluso il fondatore e la sua stessa moglie. Tutti accusati a vario titolo di associazione a delinquere, abuso della professione medica e psicologica, incapacità derivata da violenza, maltrattamento di minori e calunnia. A Milano è stato stralciato il reato di violenza sessuale contestato ad uno degli 11 imputati presso il Tribunale di Bari, ma che avrebbe consumato il reato in Lombardia”.


E a Bari, invece, qual è stato l’esito dei contenziosi legali?

“A settembre 2006 il Giudice Michele Salvatore, del Tribunale Ordinario di Bari, ha deciso in merito al provvedimento urgente di chiusura del sito del CeSAP da parte di Moccia, sostenendo che in virtù della libertà di espressione ciò non potesse essere possibile. Lo stesso Giudice esprime un giudizio di merito riferendo che l’attività del CeSAP fosse meritoria nella tutela delle vittime di false psicoterapie. La causa civile promossa con la richiesta di oltre 4 milioni di euro è ancora in corso a Bari, con prossima udienza il 13 aprile, data in cui sarà interrogato lo stesso Vito Carlo Moccia. Diverse procure d’Italia hanno archiviato le varie denunce penali depositate presso di loro dai vari membri di ‘Arkeon’ e i primi quarantasei di loro sono ancora indagati, presso la Procura di Bari, per concorso in calunnia, per aver cioè denunciato le solite tre persone (la sottoscritta e i due fuorusciti di Arkeon) sapendole innocenti”.

Scusi, dottoressa Tinelli, ma in cosa consistono le minacce e molestie di Arkeon?

“Subito dopo le trasmissioni di Costanzo ci sono stati resi noti dei messaggi, firmati da membri di Arkeon, in cui si minacciavano azioni di militanza a difesa di Vito Carlo Moccia, contro i suoi critici. A ottobre del 2007 la procura di Bari ha emesso un’ordinanza con richiesta di misure cautelari nei confronti dei primi 6 membri di Arkeon indagati, tra cui il Moccia. Oltre a questo sigilla i locali della sede legale di Arkeon e ne chiude tutti i siti, al fine di evitare che il gruppo continuasse le proprie attività nonché a promuoversi. Nonostante le precise disposizioni della Procura barese, un’ottantina di membri di ‘Arkeon’ organizzano a febbraio 2008 un incontro presso un hotel romano con una studiosa di religione, con richiesta di aiutarli a riabilitare la credibilità dello stesso Arkeon. In quest’incontro, immortalato in alcuni filmati, la studiosa sembra offrire precise indicazioni al gruppo su come raggirare le disposizioni della procura e su come riabilitare l’immagine di ‘Arkeon’ al grande pubblico mediante siti creati ad hoc e migliori definizioni del percorso mistico. I poliziotti della Digos interrompe l’incontro, interroga alcuni dei presenti, tra cui un sacerdote, una suora e un noto attore del piccolo schermo, e sequestra tutto il materiale presente. Nonostante questo, la studiosa interpellata da ‘Arkeon’ apre un forum nel proprio sito e, come sostiene una relazione della stessa Digos presente negli atti del processo, permette ai membri di riorganizzarsi e di promuoversi, ma anche sembra indurre alcuni testimoni a ritrattare le dichiarazioni già rese durante le indagini alla Digos. Immediatamente il forum viene bloccato dalla Procura con una ordinanza di sequestro preventivo, visto l’ostacolo che tale situazione poteva provocare all’indagine che intanto proseguiva. La studiosa di religioni viene indagata per abuso della professione e associazione a delinquere e la sua posizione è ancora pendente presso la Procura di Bari. Beh, da quel preciso istante alcuni membri di ‘Arkeon’, insieme alla stessa studiosa e ad altre tre persone dello stesso entourage della studiosa hanno iniziato un sistematico progetto diffamatorio contro la sottoscritta e altri testimoni del processo, nonché vittime di ‘Arkeon’. Insieme hanno creato una quindicina di blog a me dedicati in cui hanno tentato con ogni mezzo di minare la mia credibilità professionale. Mi hanno anche diffamata presso i miei contatti professionali e presso il l’Ordine degli Psicologi, nonché presso associazioni italiane ed estere con cui ho collaborato per anni. E’ stato addirittura più volte contattato, per telefono e per lettera, il Ministero di Giustizia col quale il CeSAP ha collaborato in passato. E non è finita…”


Che altro è accaduto?

“Anche alcuni testimoni e vittime di ‘Arkeon’ sono stati derisi e denigrati negli spazi virtuali appositamente creati e sono state condotte “indagini”, da parte del medesimo gruppo di militanti, anche nei confronti di alcuni collaboratori del CeSAP, nonché di prossimi testimoni al processo. Dai documenti processuali emerge che alcuni adepti avevano preparato persino un ‘dossier’ sulla sottoscritta, poi sparito miracolosamente dal pc dell’autore. Guardi, io stessa vengo costantemente inseguita in ogni spazio della rete informatica cui ho accesso e le mie conversazioni ricopiate e inserite in altri contesti, al fine di offrire al pubblico una immagine deturpata della sottoscritta. E’ stata persino ritoccata e stravolta una mia fotografia al fine di deridermi personalmente e professionalmente. L’autrice di quest’azione, di cui conosco nome e cognome, ha immesso tale foto nella rete, sbeffeggiandomi con testi offensivi e irriverenti, facendola rimbalzare di blog in blog, con l’appoggio dei membri di Arkeon. L’estate dell’anno scorso un altro messaggio ‘anonimo’ avvertiva che si stava programmando una spedizione punitiva”.

Ma di cosa l’accusano gli adepti di questa psicosetta?

“La colpa principale che mi viene attribuita da questo gruppuscolo di militanti è l’aver manipolato la stampa e la magistratura. In realtà sono stata semplicemente una persona informata sui fatti e nel procedimento penale sarò una delle testimoni del PM, nonché parte lesa e parte civile per alcuni dei reati contestati agli imputati. Le diro’: quest’attività molesta protratta ormai da oltre due anni sta producendo dei seri effetti. Per quanto mi riguarda ho dovuto fare sostanziali modifiche nella mia vita per evitare, quanto possibile, gli effetti devastanti di qualche squilibrato esaltato. Anche i miei pazienti e gli utenti del CeSAP risentono di tale clima. Ma soprattutto le vittime di Arkeon che dovranno anche testimoniare nell’ambito del procedimento penale”.

Già, il processo a Moccia riprende fra tre mesi, a Bari…

“Sì, ci sono stati un paio di rinvii, ma soprattutto già ci sono state defezioni nella prima fase del procedimento civile. Alcuni testimoni hanno parenti ancora vincolati a Moccia. Altri temono che prima o poi la macchina della ritorsione attraverso denunce e diffamazione possa travolgere anche loro e non posso permettersi di perdere lavori e di vivere ancora in uno stato di forte stress, oltre a quello già vissuto. Altri ancora hanno ricevuto minacce. Ricordo che alcune delle persone in prima linea nel progetto di diffamazione e di molestia sono indagate e agiscono noncuranti delle disposizioni della Magistratura”.


Francesco De Martino

Il Quotidiano di Bari

venerdì 19 novembre 2010

Riempire il vuoto normativo per contrastare il fenomeno delle sette, ripristinando il reato di plagio

ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07078

presentata da
MARGHERITA ANGELA MASTROMAURO
mercoledì 5 maggio 2010, seduta n.317

MASTROMAURO, LOSACCO, SERVODIO e BELLANOVA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno.-
Per sapere - premesso che:

nella provincia di Bari sono state rinviate a giudizio 10 persone (la posizione dell'undicesimo indagato è stata stralciata) coinvolte nell'inchiesta della psico-setta Arkeon,

l'indagine ha preso spunto dalla trasmissione Mi manda rai3 del 2006 e più recentemente anche da differenti servizi di Striscia la notizia;
la setta, con sede amministrativa a Bari, liberamente ispirata alle filosofie orientali del genere Reiki, secondo gli investigatori sarebbe riuscita in dieci anni di attività a raccogliere e truffare oltre 10 mila adepti in tutta Italia, obbligandoli a partecipare a costosi seminari per poter guarire da malattie gravi, tumori e AIDS;

a capo della setta sarebbe Vito Carlo Moccia, di 57 anni di Noicattaro (Bari) il quale si dichiarava psicologo senza possederne il titolo;

attraverso la testimonianza di molti membri della predetta setta è stata riscontrata, tra l'altro, la pratica dell'abuso sessuale e della violenza di gruppo anche su minori, spingendo le vittime a credere che l'abuso sessuale fosse stato praticato nel corso dell'infanzia dal 95 per cento dei genitori sui propri figli;
tali ricordi, rimossi secondo la setta andavano recuperati attraverso l'abuso sessuale da parte dei maestri; tali fatti pare risalgano al periodo dal 1998 al 2008, nel corso del quale si sono accertati anche due suicidi collegati alle attività di Arkeon;

i maestri proponevano percorsi graduali di affiliazione all'organizzazione risultati essere vere e proprie manipolazioni, attraverso la partecipazione a seminari pagati dai partecipanti intorno ai 260 euro per il primo livello e fino ai 15 mila euro per i livelli successivi;

è stato inoltre riscontrato attraverso le testimonianze di alcune vittime che alcune coppie per risolvere la loro crisi coniugale sono arrivate a pagare fino a 100 mila euro;

dopo che la Corte Costituzionale, con una sentenza del 1981, ha cancellato il reato di plagio, l'attività lobbistica delle sette è molto più forte, non esistono al momento misure di contrasto efficaci contro queste organizzazioni, nonostante i numerosi arresti effettuati dalle Forze dell'ordine negli ultimi anni, ad esempio quello di Danilo Speranza, guru della setta Re Maya avvenuto a Roma;

la procura di Bari ha contestato ai dirigenti della setta Arkeon i reati per associazione a delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza; il processo è iniziato la settimana scorsa -:

se si intendano adottare iniziative per riempire il vuoto normativo in materia di contrasto del fenomeno delle sette, ripristinando il reato di plagio;

se si intendano assumere e/o intensificare, soprattutto nelle zone più colpite dal fenomeno, i necessari interventi di ordine pubblico per reprimere il fenomeno;

se si ritenga opportuno promuovere una campagna di sensibilizzazione, in particolare nelle zone disagiate e colpite già in passato dall'attività delle sette, affinché fenomeni di questo tipo non proliferino, attivando strumenti culturali atti a prevenirli tramite la sensibilizzazione dell'opinione pubblica.
(4-07078)

martedì 9 novembre 2010

Arkeon: a Milano parte il processo al "Santone" della psico-setta degli stupri

E' un articolo trovato in rete....
Risale al maggio di quest'anno, ma lo trovo comunque interessante ed a completamento sulla rassegna stampa degli articoli usciti sull'agomento

In Puglia la base operativa dell’organizzazione che prometteva guarigioni a malati di cancro e aids. 11 rinviati a...



Milano - Organizzavano seminari a pagamento in tutta Italia, vere e proprie adunate di folla in cui facevano credere ai partecipanti affetti da cancro e aids di poter guarire con il metodo “Arkeon”, ideato da Vito Moccia, di Noicattaro (Ba) ma residente a Milano. Il 12 maggio scorso nel capoluogo lombardo è cominciato il processo a carico di Antonio Morello, il “Santone” della psico-setta con base operativa in Puglia. Morello, secondo le accuse, tra il 1999 e il 2002, avrebbe violentato due donne con la scusa di aiutarle a superare i disturbi derivati da presunte molestie sessuali subite da piccole. Le due vittime si sono costituite parte civile insieme alla dott.ssa Lorita Tinelli, presidente del Cesap (Centro Studi abusi psicologici), che con la sua denuncia ha fatto partire l’inchiesta di Bari con 11 imputati rinviati a giudizio.



Le mega adunate della psico-setta. Il processo di Milano è solo l’ultimo anello di una lunga catena di abusi a danno degli adepti che partecipavano agli incontri della psico-setta. Il fondatore Vito Moccia è infatti accusato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, esercizio abusivo delle professioni di psicologo e medico, violenza privata e maltrattamenti ai danni di minori. Moccia promuoveva il suo metodo attraverso filmati promozionali e volantini diffusi in libreria. La promessa era quella di una guarigione psicologica a chi era in difficoltà e cercava conforto. Per tale ragione organizzava seminari, incontri che davano vita ad un giro d’affari milionario andato avanti per anni sulla pelle dei più deboli. Oltre 10 mila i casi denunciati dalle vittime, alcune disposte a sborsare fino a 100 mila euro per le terapie indicate dal santone.



Le confessioni degli ex adepti. Nel Gennaio del 2006 fu Maurizio Costanzo a raccontare l’esperienza di alcuni ex adepti vittime di abusi, assieme alla testimonianza della dott.ssa Tinelli. Gli ex adepti hanno poi preso parte ad altri programmi televisivi in cui hanno commentato i filmati dei seminari di Arkeon, commissionati dallo stesso Moccia, il fondatore che era riuscito persino a farsi intervistare nel 2004 nell’ambito della trasmissione di Rai Uno “A sua immagine” dell’allora conduttore del programma Padre Raniero Cantalamessa, predicatore della casa pontificia. Sempre secondo le testimonianze degli ex adepti, anche un sacerdote avrebbe preso parte agli incontri di Arkeon, pronto ad inginocchiarsi davanti al maestro “Moccia” e ringraziarlo nel nome del Signore.

sabato 23 ottobre 2010

Slitta ancora il processo alla psicosetta



L’introspezione si traduceva in incontri, studi e seminari, naturalmente a pagamento. I giudici della II Sezione Penale rinviano a febbraio 2011 i primi testi, mentre incombe la prescrizione


Era già stato rinviato all’altro ieri e cioè a metà ottobre, dopo un’udienza durata l’intera mattinata prima della pausa stiva, il processo alla psicosetta barese ‘Arkeon’

E mercoledì c’ha pensato l’altro maxiprocesso denominato ‘Farmatruffa’ a costringere il presidente del collegio giudicante a farlo slittare nuovamente di altri quattro mesi, questo dibattimento contro una decina di persone accusate d’un vasto giro di truffe e raggiri scoperto anche a Bari dopo le denunce su metodi che ricopiavano malamente alcune tecniche indiane.

Nell’udienza del 22 giugno, dunque, celebrata dinanzi ai giudici della Seconda Sezione Penale (Pres. Forleo) presso il Tribunale di Bari, dopo una lunga camera di consiglio il collegio ammise alcune parte civili per il risarcimento dei danni nella persona della dottoressa Lorita Tinelli come parte lesa, ma anche come rappresentante del centro studi contro gli abusi psicologici e infine l’ordine degli psicologi, mentre fu esclusa l’Arcigay e un’associazione a tutela dei consumatori.

A giugno l’avvocata difensore di Vito Carlo Moccia, principale accusato per associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo della professione medica, truffa aggravata, calunnia e violenza privata e sessuale, prese la parola per precisare alcuni aspetti procedurali, in particolare la genericità di alcuni capi d’imputazione, ma il collegio, dopo la replica del Pubblico Ministero Francesco Bretone, ha preferito prima rinviare il processo al 13 ottobre e poi ancora al 3 febbraio dell’anno venturo, per cominciare a escutere i testimoni chiamati dallo stesso Pubblico Ministero.

E proprio alcuni di essi, presenti l’altra mattina nell’Aula dove si sarebbe dovuto svolgere il processo, hanno avuto modo di esprimere tutta la loro rabbia e disagio per l’ennesimo rinvio, segnale anticipatore d’una prescrizione che aleggia sempre più pesantemente. E che potrebbe cancellare la lunga scia di reati contestati dalla Pubblica Accusa con un brutto, bruttissimo colpo di spugna. Ciò anche in considerazione del lungo elenco presentato dalla difesa degli imputati, probabilmente allo scopo di allungare a dismisura i tempi processuali, sperando, appunto, nella prescrizione per evitare ulteriori accertamenti dibattimentali o condanne. I giudici baresi, infatti, dovranno accertare se le tecniche usate dagli adepti del ‘metodo Arkeon’ fossero in effetti indirizzate a persone fragili, pronte ad aggrapparsi a qualsiasi speranza per stare meglio in cambio di denaro: persone affette da tumori, Aids o anche coppie sterili. L’introspezione della psicosetta barese, secondo l’impostazione accusatoria, si traduceva in incontri e seminari, naturalmente a pagamento, durante i quali i partecipanti venivano bendati, mentre il ‘Maestro’ chiedeva loro di abbandonarsi a strani atteggiamenti di libertà, fisica e verbale.

La rete ‘Arkeon’ copriva tutto lo stivale, da Palermo a Roma, fino a Milano, dove è tuttora in corso un altro dibattimento contro lo stesso metodo Arkeon. A Bari molti invece, secondo la ricostruzione del sostituto procuratore Bretone, avrebbero partecipato solo ad alcune lezioni, ma altri sono arrivati a sborsare fino a 15mila euro, finendo intrappolati in vere e proprie truffe. Ma ecco una testimonianza di chi ha provato il metodo ‘Arkeon’, quella di Carlo ‘…ridotto ad uno straccio arrivato anche a tentare due volte il suicidio con tanto di ricovero in ospedale reparto psichiatrico per disturbi della personalità nella disperazione’. Carlo, dopo la fine di Arkeon, è stato lasciato dalla moglie, ‘…dicendo che non mi aveva mai amato e che era stata con me solo per il fatto di far parte di Arkeon. Io sono caduto in una depressione fortissima e in quei momenti di depressione ho preso l'hiv con dei rapporti omosessuali non protetti perché, prima di essere convinto del contrario da Moccia, io ero omosessuale, scrivo non per cercare una via di fuga dalle mie eventuali responsabilità legali ma per offrire un' altra testimonianza su come certi metodi possono essere realmente devastanti.

Io come maestro di Arkeon ho semplicemente ubbidito a quello che mi veniva detto e ho sempre creduto che il metodo che portavo avanti non avesse niente a che fare con la psicologia. non mi sono mai permesso di essere critico perchè chi lo faceva era tacciato e poi allontanato dal gruppo’. Ora si attende che queste e tante altre storie siano ripetute a partire dal 3 febbraio 2011 in un’aula di tribunale, a Bari, per comprendere cos’era in realtà ‘Arkeon’. Sperando che non arrivi prima il colpo di spugna di cui sopra…


Francesco De Martino


www.quotidianodibari.it

giovedì 16 settembre 2010

FORUM NAZIONALE ANTIPLAGIO: CONTRO LA MANIPOLAZIONE MENTALE E GLI ABUSI PSICOLOGICI


“Si sono costituiti oggi, a Palazzo Marini, il primo
Forum Nazionale Antiplagio e l’Osservatorio Nazionale sulle sette abusanti
,
composto da singoli cittadini e dalle associazioni onlus SOS Antiplagio,
ARIS Toscana, ARIS Veneto, Antiplagio Volontario, CESAP, Telefono
Antiplagio, FAVIS, Giù Le Mani Dai Bambini, European Consumers, Comitato
Romano Vittime delle Sette”
. Così l’On. Scilipoti (IDV), in riferimento al
Forum nato per contrastare il fenomeno settario dei culti pseudo-religiosi,
pseudo-spirituali, commerciali, del rafforzamento del potenziale umano e
della crescita personale. “Questi culti sono raffinatamente abusanti, in
quanto utilizzano collaudate e subdole tecniche di condizionamento
psicologico, per assoggettare la persona alla volontà del leader della
setta, o dell’elite dominante”. Continua il deputato di Italia dei Valori:
“L’intento è quello di contrastare questi culti che, dietro la maschera
della spiritualità o della crescita della personalità, portano il proprio
adepto alla incondizionata adorazione del leader, a donazioni patrimoniali,
a prestazioni sessuali e a lavorare gratuitamente. Lo rendono totalmente
schiavo del suo volere, depersonalizzandolo fino all’annullamento dello
spirito critico, attraverso l’uso di sottili tecniche di manipolazione
somministrate all’insaputa del soggetto e che aggirano la sua
consapevolezza”. Conclude l’On. Scilipoti (IDV): “E’ necessario impedire e
contrastare, in ogni modo, tutte quelle forme di manipolazione operate dalle
psico-sette, attraverso l’informazione, la prevenzione, l’aiuto alle
vittime”.Roma, 14/09/2010

Dott. Giuseppe Cuschera

Ufficio Stampa

On. Dott. Domenico Scilipoti

sabato 4 settembre 2010

La lettera di Saviano per la salvezza di Sakineh.

"Lap­i­darla sig­ni­ficherebbe lan­ciare un sasso con­tro ogni donna. Può sem­brare retorico, scon­tato, persino falso, per­ché in fondo le donne da altre parti del mondo vivono come vogliono e forse nem­meno sanno chi è lei.

Ma poiché queste sono parole è com­pito nos­tro trasfor­marle in sassi, colpendo chi l’ha con­dan­nata. In modo da rius­cire ad essere in molti — e deter­mi­nanti — nel dire, nel pre­tendere: “Nes­suno levi la mano con­tro Sakineh”.

Roberto Saviano"

http://www.repubblica.it/esteri/2010/08/30/news/la_lettera_di_saviano-6618405/?ref=HRER2-1

Qui invece potete sentire l'audio:

http://tv.repubblica.it/copertina/saviano-per-sakineh-lapidarla-e-lanciare-un-sasso-contro-ogni-donna/52354?video&ref=HRER2-1

venerdì 3 settembre 2010

Interrogazione Parlamentare sulle Psicosette del 30-7-2010

ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/03344
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 362 del 30/07/2010
Firmatari
Primo firmatario: MANCUSO GIANNI
Gruppo: POPOLO DELLA LIBERTA'
Data firma: 30/07/2010
Commissione assegnataria
Commissione: I COMMISSIONE (AFFARI COSTITUZIONALI, DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO E INTERNI)
Destinatari
Ministero destinatario:
MINISTERO DELL'INTERNO
MINISTERO DELLA SALUTE
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'INTERNO delegato in data 30/07/2010
Stato iter: IN CORSO
Fasi iter:
MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 30/07/2010

Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-03344
presentata da
GIANNI MANCUSO
venerdì 30 luglio 2010, seduta n.362

MANCUSO. - Al Ministro dell'interno, al Ministro della salute, al Ministro della giustizia.- Per sapere - premesso che:

si va diffondendo il fenomeno delle psico-sette, cioè quei gruppi che promuovono lo sviluppo della personalità, di fatto schiavizzando la mente degli adepti e devastandone la vita;

questi gruppi si rivolgono soprattutto ai giovani e persone con personalità fragili, promuovendo dei corsi, apparentemente innocui, di sviluppo della memoria, favoriti dalla vacatio normativa;

i docenti, millantando titoli accademici inesistenti e attingendo a teorie psicologiche infarcite di suggestioni orientaleggianti, cercano di rendere succubi le loro «prede», senza che queste se ne rendano conto;

l'obiettivo è sempre quello di ottenere le risorse economiche degli «allievi» e delle rispettive famiglie, nonché di sfruttarli come manodopera a costo zero -:

quali iniziative di recupero intenda adottare il Governo nei confronti delle vittime di queste sette che, dopo aver rotto i rapporti con le rispettive famiglie, hanno la necessità di ricostruire la propria vita, analogamente a quanto accade ai tossicodipendenti e alle persone vittime di altre dipendenza;

quali iniziative volte a reintrodurre norme di carattere sanzionatorio intenda adottare il Governo nei confronti di questi manipolatori di carriera, a 30 anni dall'abolizione del reato di plagio. (5-03344)