venerdì 23 settembre 2011

Sette, è di nuovo allarme. Le più pericolose sono quelle religiose

Venerdì, 23 settembre 2011 - 10:19:40

Centinaia di sette in tutta Italia. E molte sono pericolosissime.Dopo che il caso 'Bestie di Satana' ha scosso l'intera penisola e le luci mediatiche si sono 'accese' sul problema, in pochi anni di sette sataniche e non, si è pian piano smesso di parlare. “Eppure il fenomeno non si è affatto placato, anzi – sottolinea Luca Umberto Venturini, direttore dell'Accademia Italiana Studi Investigativi, ex corpo speciale e uno dei primi a segnalare il problema sette alle autorità già negli anni novanta –. Col decadimento delle religioni, il crollo di tanti valori e la situazione generale di inquietudine trovano terreno fertile al loro sviluppo. Con un cambiamento rispetto a qualche anno fa: adesso le sette più pericolose sono quelle a sfondo religioso e non quelle sataniche”.Come mai?

“Un po' perché il fenomeno satanismo è in calo e un po' per il loro modus operandi – dice l'investigatore - una persona che va a dei seminari o partecipa a degli incontri con dei gruppi di preghiera che generalmente si spacciano come fusione di due religioni diverse, non sa che sta partecipando al ritrovo di una setta. Gradualmente, grazie a dei metodi estremamente cortesi nei quali la persona si sente accolta e rassicurata, si trova inserito all'interno della setta e lentamente plagiata. Si farà intendere alla persona che è ben voluto e capito solo all'interno della setta e si isolerà dal resto del mondo dando tutto quello che ha al gruppo religioso e contraendo, se riesce poi a uscire dalla setta, gravi danni psicologici”.

Quante sono le sette in Italia?

"Poco più di trecento - precisa il direttore dell'Aisi - anche se il censimento e l'individuazione delle sette nel nostro paese è reso difficoltoso dal continuo evolversi del fenomeno e dal fatto che molte contano pochissimi elementi o sono occulte. In più, a causa di un buco legislativo presente nel nostro paese, fondare una setta in Italia è una cosa che si può fare in poche ore e senza molti controlli. Sembra assurdo ma è così. Che siano molte lo si capisce anche dal giro di affari milionario tra candelabri, incensi, teschi, intrugli e pozioni, paramenti e quanto altro il mercato offre”.

Lei è stato uno dei primi a seguire il cosiddetto 'caso Rapalli', l'imprenditore di Montù Beccaria in provincia di Piacenza trovato morto impiccato, dopo essere scomparso nel maggio dello stesso anno, nel settembre del 1996 a Pontremoli, sulle Alpi Apuane. L'ipotesi del suicidio non aveva mai convinto gli inquirenti e all'inizio di quest'anno il caso è stato riaperto. Ci sono novità?

“Le indagini – afferma Venturini – stanno portando alla luce che potrebbe essere implicata una non meglio identificata setta fondata da persone con diramazioni nazionali. I nuovi elementi comunque sono al vaglio degli inquirenti”.

Francesco Bertolucci

giovedì 22 settembre 2011

Torna in aula il processo alla psicosetta

Arkeon. La prossima settimana riprende la sfilata dei testimoni dinanzi al collegio

Tornerà in aula dinanzi ai giudici che formano il collegio giudicante della Seconda Sezione Penale presso il Tribunale di Bari il processo alla psicosetta denominata ‘Arkeon’, mentre già prima della pausa estiva sono emerse le prime testimonianze nelle aule di via Nazariantz. Dove s’è alzato il sipario a quello che prende forma uno dei processo più importanti, di certo il più sconvolgenti, dell'anno giudiziario barese. Tremano gli imputati: per primo Carlo Moccia, il fondatore della psico-setta (che ha deciso di non comparire in aula), e poi i “maestri” di Arkeon le cui trame si svelano nelle parole tremanti d'emozione e rabbia dei testimoni. La pratica era sempre la stessa, lo dimostrano le testimonianze finora raccolte. Gli adepti di Arkeon venivano, attraverso riti e cerimonie volte a condizionarne la mente, assoggettati alla volontà di individui che si facevano chiamare “maestri”; si parla di cerimonie in cui, tra musica ad altissimo volume, stridenti gong di tamburo ed urla strazianti, i partecipanti venivano portati a credere di essere stati violentati dai genitori o da un non ben precisato pedofilo durante l'infanzia. « Non te lo ricordi perché eri tropo piccola – cantilenavano i “maestri” – ma di certo hai subito una violenza carnale... l'hanno subita tutti da bambini: questa è la causa dei mali che affliggono la tua vita! ». Il “lavaggio del cervello” condizionava a tal punto gli individui che alcuni hanno persino denunciato alla magistratura, per violenza carnale, ignari genitori, zii e amici. « Durante le cerimonie – racconta una testimone – alcuni vomitavano. Allora il maestro si compiaceva: “Brava! Quello che hai appena rimesso non è vomito, ma lo sperma del pedofilo che ti ha violentato!” ». Più ci si liberava della “presenza del pedofilo”, più si avanzava nel “lavoro di purificazione”, come veniva definito dai maestri di Arkeon, che consisteva in tre livelli: il primo dal costo di circa 400 mila delle vecchie lire, il secondo di circa 800 mila lire ed il terzo (la testimone racconta il suo percorso nella setta prima e dopo l'utilizzo corrente dell'Euro) di circa 12 mila euro. Una bella cifra, che finiva dritta dritta nelle tasche dei “guru” della setta. E già, perché il risvolto economico di questa vicenda è un elemento da non sottovalutare. « Mi facevano firmare assegni intestati alla mia persona – racconta una testimone – anche se i maestri preferivano consegnassi denaro contante, è più conveniente per degli scambi a nero. In questo modo ho posto nelle loro mani più di 15 mila euro ». La setta aveva aperto sedi in tutta Italia, anche con l'appoggio di alcuni membri della Chiesa, gli adepti erano migliaia: è facile immaginare, quindi, che gli introiti di Moccia & Co. fossero a parecchi zeri. I testimoni di questo processo avevano sporto denuncia presso le questure di molte città italiane, ma non erano mai stati creduti; solo l'intervento di alcune associazioni, che si battono per la tutela dei fuoriusciti dalle sette religiose (una fra tutte, il CeSAP: Centro studi per gli Abusi Psicologici), e dopo l'intervento della stampa, le acque intorno al caso hanno incominciato a muoversi. Il processo che riprende martedi’ prossimo fa parte di un filone che si estende per tutto lo Stivale. Nei giorni scorsi sì è concluso il processo gemello di primo grado a Milano, che riguarda uno degli imputati del processo di Bari, il maestro di Arkeon Francesco Antonio Morello (il “maestro” citato nelle testimonianze). Morello è stato condannato a Milano a 6 anni di reclusione e 5 mila euro di risarcimento, per aver abusato sessualmente di due sue allieve che frequentavano i suoi seminari. Facendo leva sulle loro debolezze e sul ruolo da lui rivestito, le ha indotte a pratiche sessuali che, secondo lui, sarebbero servite a far riemergere il ricordo di un presunto abuso sessuale vissuto nell'infanzia. A Bari Morello è imputato per i reati di associazione a delinquere finalizzati a truffa, abuso della professione, violenza privata. È inoltre indagato per calunnia, insieme ad altri 46 membri di Arkeon che hanno denunciato due fuorusciti della setta e la presidente del CeSAP, la psicologa Lorita Tinelli. (m.m.)

Domenica 18 Settembre 2011 17:56

venerdì 15 luglio 2011

"Il maestro, un genio del male che ti coccola e poi ti annienta"

Il racconto di Chiara, ragazza romana per vent'anni nella setta Re Maya, il cui guru, Danilo Speranza, oggi è in carcere con varie accuse tra le quali violenza sessuale. "Ti costruiscono intorno una finta famiglia, decine di persone che si vogliono bene, escono sempre insieme... Poi comincia il lavaggio del cervello"
ROMA - A suo modo era "posseduta". Lo è stata per vent'anni. Da quando è entrata nella setta Re Maya fino a tre anni fa quando è riuscita a venirne fuori. Ha cinquant'anni, vive a Roma e oggi dice: "Sono entrata che non avevo un lavoro e sono uscita come, anzi peggio di prima. Distrutta nella mente, allontanata da tutto". La chiameremo Chiara. La sua storia comincia all'inizio degli anni Ottanta. "Il mio insegnante di yoga un giorno mi dice: ti faccio conoscere il mio maestro...". Il "maestro" era Danilo Speranza il guru a capo della setta Re Maya oggi in carcere con l'accusa di violenza sessuale (anche ai danni di minorenni). "Un genio del male, una mente pazzesca ma che alla fine ti prosciuga, ti annienta". Chiara ricorda l'ingresso nella setta che nella sola Roma - dice - poteva contare su uno zoccolo duro di almeno 500 persone.

"Mi hanno riempito di affetto. Ti costruiscono intorno una finta famiglia: decine di persone che si vogliono bene, che escono sempre insieme. Poi è iniziato il lavaggio del cervello...". Speranza convince Chiara a girare le spalle a familiari e amici. "Dicevano che era gente poco spirituale". Il capo la riempie di attenzioni. "Mi chiese di raccontargli la mia storia, la mia infanzia, i miei problemi. Faceva così con tutti. A quel punto è come se tu gli consegnassi la chiave... Mi spiegò i testi di buddismo e induismo. All'inizio sembrava anche una cosa seria, interessante. Lui non appariva come un cialtrone o un cretino. Ma col tempo iniziò a gestire la mia vita, a sfruttare me e tutti gli altri, a farci lavorare per lui. Ero diventata come un pupazzo. Scoppia il caso delle violenze sessuali. Chiara - dice - non ha mai subito abusi sessuali. "Ma tra di noi le voci giravano. Eppure eravamo tutti talmente succubi che nessuno voleva credere a quelle accuse. Io oggi ho capito che avevo aderito a un progetto malato. Che ne sono stata vittima. Ma sono sicura che ancora oggi molti sono pronti a difendere Speranza a spada tratta. Solo perché ne temono i poteri o lo vedono ancora come un dio". (p. b.)

Non solo Scientology Più di 1000 sette in Italia

1000

Sono più di mille i gruppi settari in tutta Italia. Si va da sparuti gruppi da poche decine di affiliati fino a movimenti che abbracciano decine di migliaia di seguaci. E generano un volume di affari di milioni di euro

620

Il Cesnur (Centro studi nuove religioni) censisce 620 "nuove religioni" attive nel nostro paese. La classificazione tiene conto, tra gli altri, di ramificazioni e scissioni delle religioni tradizionali e anche di movimenti occultisti, spiritisti, orientaleggianti e del "potenziale umano"

1,5 milioni

Sono oltre un milione e mezzo gli italiani che frequentano sette e movimenti di "nuove religioni". Molti diventano vittime dei guru e dei "maestri". Plagio, condizionamenti della libertà, soprusi e violenze sessuali sono i fenomeni più diffusi.

3,5 milioni

Se si calcolano anche gli immigrati che vivono nel nostro paese il numero dei seguaci delle sette sale fino a raggiungere i 3,5 milioni. Molte religioni vengono importate da paesi stranieri e poi si incardinano con culti italiani

64%

Il 64 per cento di chi aderisce a sette o movimenti neoreligiosi è costituito da adulti dei quali il 64 per cento sono donne. Molte quelle coinvolte in sette dove i santoni praticano la magia sessuale

15%

Ci sono anche adolescenti e bambini tra coloro che vengono inglobati dalle sette. In questi anni si sono moltiplicate le segnalazioni di abusi psicologici e fisici arrivate al Telefono azzurro

40%
Le sette e i gruppi religiosi di matrice cristiana sono il 40% del totale. Tra quest
i ci sono anche formazioni scissioniste della nostra religione che vivono e operano in aperta contrapposizione alla Chiesa cattolica.

60%
Nel restante 60 per cento troviamo gruppi esoterici e occultisti (30%) e i gruppi del cosiddetto "potenziale umano" tra i quali si può ascrivere i colosso internazionale Scientology

fonte: Devra Davis, epidemiologa, ha fondato l'Environmental Health Trust, e autrice di " Disconnect"

Il Video

IL VIDEO di FABIO TONACCI
Test di personalità e corsi post laurea
Così si reclutano nuovi adepti
Le minoranze religiose contano nelle proprie fila un milione 178mila italiani. Il "proselitismo" si fa in strada o all'Università. Nei gruppi più "stretti" si entra solo per conoscenza. Lo racconta la psicologa Raffaella Di Marzio della Società Italiana di psicologia della religione

Le sette che agiscono in Italia e le loro vittime più indifese

“Per togliergli il demone il bimbo deve mangiare vomito ed escrementi”

“Per togliere il demone dai bambini, la “Santona della porta accanto” (si chiama proprio così) li costringeva alla terapia degli “spilli”: doccia fredda con gli occhi sbarrati rivolti verso il getto d’acqua. Poi si passava al pranzo: vomito e escrementi. I loro o quelli dei maiali. Che nella provincia di Brescia — dove la setta della “madre” Tersilia Tanghetti aveva ben cinque succursali — abbondano: comincia così l’articolo di Paolo Berizzi su Repubblica che racconta del proliferare delle sette in Italia, e delle nuove strategie per reclutare adepti:

Roma, alle mamme e alle bambine della setta Re Maya non andava meglio: il guru Omar Danilo Speranza, ora in carcere Roma (ma da qualche giorno ricoverato in ospedale dove lotta tra la vita e la morte, con un quadro clinico di diabete e ipertensione aggravato da un lungo sciopero della fame), le violentava. «Lo facevo per modificare il karma negativo delle bimbe» ha spiegato «dovevo trasmettere loro il mio Dna sano e curativo». Terapia religiosa con stupro. Come quella praticata da Antonio Morello, il capo di The sacred path (Il sacro sentiero), 10mila adepti da Bolzano a Catania. Condannato a sei anni di carcere, Morello faceva credere alle seguaci di essere state stuprate da piccole, e per liberarsi da questo trauma le convinceva a fare sesso con lui. Decine e decine di casi. Tra proselitismo subdolo, rituali mistici, circonvenzioni e soprusi sessuali. E droghe. Mischiate a suggestioni religiose per lo più orientaleggianti. Storie di adepti e di “maestri”, di seguaci ridotti in schiavitù e di santoni e ciarlatani dal conto a sei zeri.

Il giro d’affari delle “nuove religioni” è quantificato in milioni di euro:

L'ALLARME SOCIALE

Da Repubblica..

IL GURU DELLA PORTA ACCANTO

Oltre un milione e mezzo di italiani si legano ad associazioni o sette che coinvolgono la dimensione spirituale. Per molti è solo una normale adesione a una minoranza religiosa, ma altri finiscono "imprigionati" in strutture che puntano ai soldi, al sesso o al potere. E per alcuni comincia un incubo...


di PAOLO BERIZZI
Da Re Maya alla Santa Muerte Ecco l'Italia delle mille sette

Quelle censite sono 620 ma la cifra raddoppia se si calcola il "sommerso". Più di un milione e mezzo di italiani le frequentano ma si sale a oltre tre milioni contando gli immigrati. E ce ne sono per tutti i gusti: da quelle innocue a quelle che puntano allo sfruttamento economico degli adepti, a quelle che li sottopongono a veri e propri abusi



ROMA - Per togliere il demone dai bambini la "Santona della porta accanto" (si chiama proprio così) li costringeva alla terapia degli "spilli": doccia fredda con gli occhi sbarrati rivolti verso il getto d' acqua. Poi si passava al pranzo: vomito e escrementi. I loro o quelli dei maiali. Che nella provincia di Brescia - dove la setta della "madre" Tersilia Tanghetti aveva ben cinque succursali - abbondano. A Roma alle mamme e alle bambine della setta Re Maya non andava meglio: il guru Omar Danilo Speranza, ora in carcere, le violentava. "Lo facevo per modificare il karma negativo delle bimbe - ha spiegato - dovevo trasmettere loro il mio dna sano e curativo". Terapia religiosa con stupro. Come quella praticata da Antonio Morello, il capo di The sacred path ("Il sacro sentiero"), 10 mila adepti da Bolzano a Catania. Condannato a sei anni di carcere, Morello faceva credere alle seguaci di essere state stuprate da piccole, e per liberarsi da questo trauma le convinceva a fare sesso con lui. Decine e decine di casi. Tra proselitismo subdolo, rituali mistici, circonvenzioni e soprusi sessuali. E droghe. Mischiate a suggestioni religiose per lo più orientaleggianti. Storie di adepti e di "maestri", di seguaci ridotti in schiavitù e di santoni e ciarlatani dal conto a sei zeri.

Sono le sette di seconda generazione. Oltre mille gruppi in tutta Italia (il Centro studi nuove religioni ne censisce 620 ma secondo altri esperti le cifre raddoppiano se si tiene conto del enorme sommerso). Molte sette sono innocue, molte no. Più di un milione e mezzo di italiani (circa il 3 per cento della popolazione) le frequentano. Gli adepti salgono a 3,5 milioni con gli immigrati non ancora cittadini. Più della metà (64%) sono donne e adulti. Il 15% adolescenti e bambini. Si va da sparuti gruppi da poche decine di affiliati - che si muovono nell'ombra - e si arriva a movimenti che abbracciano decine di migliaia di seguaci. E generano un volume d' affari di milioni di euro. Ma come funzionano queste sette di "seconda generazione"? Come fanno proselitismo? Quali sono i casi in cui la credenza confina con il codice penale?

Decine e decine di casi. "Le sette tradizionali avevano struttura e dottrine precise e conservavano riferimenti a universi simbolici e religiosi tratti o dal cristianesimo o dalle religioni orientali - spiegano Massimo Introvigne e Pierluigi Zoccatelli del Cesnur - Nella seconda generazione di sette, di cui Re Maya è un esempio, tutto questo è sparito, sostituito dai soli rapporti personali con il capo e da vaghi sincretismi dove l'emozione sostituisce la dottrina. E così i rischi aumentano". Dimenticate le candele sugli altari, le tuniche, gli incensi. Sono riti obsoleti. Soppiantati da nuove pratiche. Meno plateali, più insidiose. Abili nel marketing, oggi i nuovi santoni agganciano i fedeli parlando di "lavaggi energetici emozionali", di "benessere spirituale low cost", di "purificazione alla portata di tutti": insomma quel "beneficio immediato" (genze rijaku) che è alla base delle religioni neobuddiste giapponesi. I gruppi religiosi che vanno per la maggiore: quelli del cosiddetto "potenziale umano". "Ti fanno credere che puoi sviluppare le tue capacità fino a diventare una persona straordinaria che vive nel benessere psicofisico - aggiunge Introvigne - Un benessere da bere tutto di un fiato. Come una bevanda energetica".

A proposito di bevande. Ad Assisi i riti collettivi del Santo Daime - detta anche "Dottrina della foresta" - hanno il momento topico nell'assunzione di un succo a base di ayahuasca, la radice allucinogena che Denis Tronchin e Emiliano Eva, i due italiani scomparsi il 6 agosto 2006 a Puyo, nella giungla dell'Ecuador, si erano sparati in abbondanza. Partiti per seguire le pratiche sciamaniche degli indiani Shuare, sono morti di overdose e poi sono stati fatti a pezzi.

Ci sono credenze che giungono in Italia coi flussi migratori. Alimentate dai loro adepti, a volte si incardinano su pratiche occulte locali. La Santeria cubana, la Candomblé e la Macumba brasiliane, il Vudù africano, la Santa Muerte (o Bambina Bianca). Un florilegio di culti alternativi. Che proliferano attirando curiosità e devozione. Il confine con l'illecito? A volte è sottilissimo. Associazione a delinquere, circonvenzione di incapace, violenza, minacce, truffa, raggiro, evasione fiscale i reati più comuni. È il lato B della medaglia. Patrizia Santovecchi, presidente dell'Osservatorio nazionale abusi psicologici, lo descrive così. "Ci sono diversi gradi di pericolosità. I piccoli gruppi sono caratterizzati da una pericolosità più "personale", cioè che grava più sul individuo. Le formazioni più grosse, da 300-350 mila seguaci, magari esercitano una pressione sociale e anche economica notevole, ma dall'altra - dovendo mantenere una facciata rispettabile - garantiscono di più il singolo soggetto e la sua incolumità".

venerdì 1 luglio 2011

Il “metodo Arkeon” nelle scuole e nelle aziende


Giovedì 30 Giugno 2011 16:48

Processo alla psicosetta di Carlo Moccia, continua la kermesse di testimoni.Associazioni fondate dai membri di Arkeon facevano proseliti tra i minori e gli impiegati

“Il “metodo arkeon” è entrato nelle scuole e nelle aziende”. Lo dichiarano i testimoni che ieri sono scesi in aula davanti ai giudici del tribunale penale di Bari per il processo alla famigerata psicosetta fondata da Vito Carlo Moccia. Per mezzo di alcune associazioni, istituite dagli stessi membri della congregazione, Arkeon e faceva proseliti al di fuori del la cerchia degli iscritti. E c'erano anche dei minori nel progetto che il Moccia eufemisticamente definiva come: “Aprirsi al mondo”. L'associazione “Terra d'incontro” (da non confondersi con “Terre d'incontro”), fondata da alcuni membri della psicosetta, infatti, avviava progetti di carattere pedagogico con gli alunni delle scuole. “Sono rimasta esterrefatta quando ho assistito alla visione di un filmato che metteva in parallelo le confessioni dei bambini, in merito alla propria vita privata ed al rapporto con i genitori, con un annuncio pubblicitario di Arkeon – ha rivelato ieri in aula una cofondatrice di “Terra d'incontro”, nonché ex membro della psicosetta – Il video dei bambini è stato poi messo in vendita per 5 euro a copia... è stato allora che ho capito quanto immorale fosse ciò che era stato fatto”. Nelle aziende, invece, si entrava per mezzo di un'associazione che organizzava degli stage di formazione di “cultura orientale”. “Pensavo di aver messo su un'associazione di arti marziali, io sono un maestro di quest'arte – ha confessato davanti ai giudici un altro testimone – invece mi ritrovavo presidente di un'associazione di cui non mi sentivo membro attivo, e che aveva voluto esplicitamente il Moccia”. Il metodo per convincere i propri “adepti”, ad aprire le sopracitate associazioni, si basava sullo stesso rapporto discepolo-maestro che sta alla base degli altri casi di violenza e sfruttamento documentati dai testimoni nelle precedenti tornate di udienze. “Moccia sapeva sapientemente sfruttare ogni debolezza psicologica che intravedeva nelle persone”, ha dichiarato una testimone nel difficile tentativo di spiegare, a chi mai avesse avuto un'esperienza di questo tipo, come possa un individuo abbandonarsi completamente nelle mani di un altro. Il “lavaggio del cervello” avveniva per mezzo di sedute di gruppo in cui ognuno rivelava agli altri le proprie esperienze personali, anche le più intime. Il “lavoro” – come veniva definito da Moccia il “percorso di guarigione” dai problemi che affliggevano la vita di ognuno – verteva sulla “Teoria del pedofilo”. Si tratta di giustificare con una presunta violenza carnale, da parte di un genitore o un parente, tutti i drammi che sconvolgono la vita di ogni persona. « Durante i seminari di Arkeon – racconta una testimone – alcuni vomitavano. Allora il maestro si compiaceva: “Brava! Quello che hai appena rimesso non è vomito, ma lo sperma del pedofilo che ti ha violentato!” ». Più ci si liberava della “presenza del pedofilo”, più si avanzava nel “lavoro”, che si estendeva su tre livelli: il primo dal costo di circa 400 mila delle vecchie lire, il secondo di circa 800 mila lire ed il terzo (la testimonianza si riferisce ad un periodo precedente e successivo all'entrata in vigore dell'Euro) di circa 12 mila euro. Una bella cifra, che finiva dritta dritta nelle tasche dei “maestri” della setta. E già, perché il risvolto economico di questa vicenda è un elemento da non sottovalutare. « Mi facevano firmare assegni intestati alla mia persona – racconta una testimone – anche se i maestri preferivano consegnassi denaro contante, è più conveniente per degli scambi a nero. In questo modo ho posto nelle loro mani più di 15 mila euro ». Tra i membri della setta, oltre ad appartenenti alla piccola e media borghesia (ma vi erano anche partecipanti di altre classi sociali), l'attore Ettore Bassi (che testimonierà nelle prossime udienze convocato dagli avvocati della difesa) ed il sacerdote paolino don Angelo De Simone. Il rappresentante della Chiesa era, non solo adepto Arkeon, ma, per così dire, anche il sacerdote ufficiale della setta; celebrava matrimoni tra i discepoli, anche quando questi erano già sposati (come abbiamo documentato nei precedenti articoli pubblicati sul Quotidiano di Bari), o, come ha raccontando ieri in aula una testimone, battezzando i figli di pochi mesi dei membri. Il processo ripartirà il 20 settembre, quando verranno ascoltati altri otto testimoni chiamati in aula dal PM.


Mirko Misceo

Riparte a fine giugno il processo alla psicosetta Arkeon

Sabato 11 Giugno 2011 19:26

Rinviati al 20 settembre i testimoni non ancora ascoltati: “Nessun rispetto per chi soffre!”

Riparte il 29 giugno il processo Arkeon, la psicosetta di Carlo Moccia sul banco degli imputati per violenza sessuale ed estorsione. Avanza con ritardo il processo penale; saranno infatti ascoltati il giorno 20 settembre sei degli otto testimoni che avrebbero dovuto esporre davanti ai giudici lo scorso 8 giugno. Il ritardo è dovuto ad un inizio dell'udienza sfalsato di ben tre ore. “Siamo sconcertati dal ritardo della Giustizia italiana – ha commentato una testimone – Non c'è rispetto per chi ha soffre!”. Solo due testi sono stati ascoltati dal collegio giudicante. Emergono, come nella scorsa udienza del 25 maggio, storie che parlano di abusi e violenze, perpetrate dai sedicenti “maestri” di Arkeon, ai danni di persone psicologicamente deboli; ma tra le vittime vi sono anche molti stimati professionisti (addirittura psicologi e psichiatri), a dimostrazione che nessuno è immune al condizionamento psicologico. Il processo, quindi, presta a trasformarsi in un vero e proprio banco di prova per la Giustizia italiana. Come giudicheranno i giudici gli imputati? Semplici “violentatori”, “truffatori” o inseriranno i delitti per cui sono accusati nella sfera della “manipolazione psicologica”? Qualunque sia l'esito, i processo è destinato a fare storia negli annali della giurisprudenza. « Fui violentata da un maestro di Arkeon, il pretesto: un rito per riportare alla mente un ricordo d'infanzia; l'attimo in cui, da piccola, sarei stata abusata sessualmente da un pedofilo ». Era emersa così, sconcertante, l'accusa della prima testimone ai danni degli imputati durante la prima udienza del 25 maggio. Durante il processo, un'altra donna, ascoltata per ben 3 ore, ha raccontando la sua triste storia della perdita del marito a causa di una trasgressione creativa voluta dal maestro Antonio Morello, dello stupro di gruppo che avrebbe subito durante una cerimonia-rito e di altri tentativi di violenza. Gli adepti di Arkeon venivano, attraverso riti e cerimonie volte a condizionarne la mente, assoggettati alla volontà di individui che si facevano chiamare “maestri”. Si parla di cerimonie in cui, tra musica ad altissimo volume, stridenti gong di tamburo ed urla strazianti, i partecipanti venivano portati a credere di essere stati violentati dai genitori o da un non ben precisato pedofilo durante l'infanzia. « Non te lo ricordi perché eri troppo piccola – cantilenavano i “maestri” – ma di certo hai subito una violenza carnale... l'hanno subita tutti da bambini: questa è la causa dei mali che affliggono la tua vita! ». Il “lavaggio del cervello” condizionava a tal punto gli individui che alcuni hanno persino denunciato alla magistratura, per violenza carnale, ignari genitori, zii e amici. « Non c'era nessun pedofilo – ha dichiarato una testimone, tremante d'emozione e rabbia – erano solo pretesti per estorcermi denaro, usarmi in tutti i modi... anche come oggetto sessuale! ». Più ci si liberava della “presenza del pedofilo”, più si avanzava nel “lavoro di purificazione”, come veniva definito dai maestri di Arkeon. Quest'ultimo consisteva in tre livelli: il primo dal costo di circa 400 mila delle vecchie lire, il secondo di circa 800 mila lire ed il terzo (la testimone racconta il suo percorso nella setta prima e dopo l'utilizzo corrente dell'Euro) di circa 12 mila euro. Una bella cifra, che finiva dritta dritta nelle tasche dei “guru” della setta. E già, perché il risvolto economico di questa vicenda è un elemento da non sottovalutare. « Mi facevano firmare assegni intestati alla mia persona anche se i maestri preferivano consegnassi denaro contante, è più conveniente per degli scambi a nero. In questo modo ho posto nelle loro mani più di 15 mila euro ». La setta aveva aperto sedi in tutta Italia, anche con l'appoggio di alcuni membri della Chiesa, gli adepti erano migliaia: è facile immaginare, quindi, che gli introiti di Moccia & Co. fossero a parecchi zeri. I testimoni di questo processo avevano sporto denuncia presso le questure di molte città italiane, ma non erano mai stati creduti. Solo l'intervento di alcune associazioni, che si battono per la tutela dei fuoriusciti dalle sette religiose (una fra tutte, il CeSAP: Centro studi per gli Abusi Psicologici), e dopo l'intervento della stampa, le acque intorno al caso hanno incominciato a smuoversi.I video dei seminari di Arkeon – gli stessi che i giudici hanno esaminato come prove – sono consultabili all'indirizzo internet: http://vimeo.com/arkeon/videos


Mirko Misceo

lunedì 13 giugno 2011

Sette d'Italia In un libro la denuncia sui pericoli dei gruppi pseudoreligiosi.

di Gaetano Farina

Nel nostro Paese si concede troppo spazio al fenomeno delle sette sataniche. Certamente la loro proliferazione è inarrestabile e, dal punto di vista giornalistico, si tratta di un argomento che fa breccia nell’attenzione e curiosità della gente. Ma le sette non devono per forza essere sataniche, tanto è vero che alcune organizzazioni new age e pseudoreligiose possono risultare altrettanto pericolose per l’anima e la psiche di persone anche dotate intellettivamente.Giovandosi dei vuoti legislativi in materia di plagio, sono centinaia i gruppi settari, di svariata estensione, che in Italia continuano a circuire persone di qualsiasi età e di qualsiasi estrazione sociale. Alcuni di questi, addirittura, sono ben conosciuti, se non famosi, ma agli occhi dei più e dell’opinione pubblica non risultano affatto una setta.IL MOVIMENTO UMANISTA. Il caso più clamoroso è rappresentato dal Movimento umanista che ha 'attecchito' anche qui in Italia. I suoi attivisti, come in America Latina e nel resto del mondo, sono considerati dei pacifisti ed, effettivamente, la pace e la cooperazione sono alcuni dei valori su cui si regge il movimento. Quello che non sa quasi nessuno è che il movimento venera una sua specie di santo(ne), Silo, ossia lo scomparso Mario Rodriguez Cobos, capo carismatico a livello mondiale. E tutti ignorano, soprattutto, che non è proprio indolore uscirne completamente, cioè non averne più a che fare per sempre.
Almeno stando a ciò che ci raccontano nel loro libro Occulto Italia i due giornalisti d’assalto Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli che, in quasi 500 pagine edite da Bur, analizzano struttura, guru, finanza e tecniche di persuasione delle sette, non sataniche, più diffuse sul nostro territorio.

La struttura piramidale e il lavaggio del cervello degli adepti di Silo

Il Movimento umanista, come confermano i due giornalisti esperti di sette, ha raggiunto una discreta popolarità in Italia, specie nel Nord, accreditandosi alla collettività con alcune attività culturali e sociali, come giornali di quartiere oltre a una squadra di calcio che finiva sempre ultima nei in campionato, ma era simpatica a tutti per correttezza e sportività.
Il suo lato oscuro non rivelato è la rigida struttura a piramide e il presunto lavaggio di cervello, descritto da molti fuoriusciti, subito dagli adepti che progressivamente perdono le facoltà di critica e sacrificano tutto il loro tempo extra lavorativo al movimento.
Le marce mondiali pacifiste e il partito politico ispirato a ideali umanistici e umanitari, che si è avvicinato anche all’Italia dei valori di Antonio Di Pietro, nasconderebbero storie di ricatti e mobbing, e di denaro, dato che la struttura si finanzia con contribuiti degli iscritti ed eserciterebbe pressione affinché ogni iscritto impieghi quasi tutte le sue risorse per la causa.
Referenti e attivisti hanno già risposto, anche tramite vie legali, alle affermazioni di Del Vecchio e Petrelli cercando di smentire le strategie di alienazione mentale cui accennano i due autori. E hanno esaltato, all’opposto, il clima di collaborazione pacifica e confronto sereno, incontaminato da qualsiasi tipo di coercizione, che si respirerebbe in ogni gruppo e associazione umanistica.
L'ESTREMA DIFFUSIONE DI SCIENTOLOGY. Non si presta allo scetticismo, invece, la categorizzazione come setta della chiesa di Scientology, sebbene, a livello di opinione pubblica, l'etichettatura sia ancora poco resistente, anche per la sponsorizzazione di grandi star hollywoodiane come Tom Cruise e John Travolta.
Gli attivisti di Scientology non fanno nulla per nascondersi, anzi si muovono nei luoghi più importanti delle nostre città per «pescare» nuove anime, riuscendo a penetrare pure nelle istituzioni.
Un buon numero di insegnanti delle scuole statali, si è scoperto, è stato infatti educato nei centri di formazione della chiesa. Più o meno inconsapevolmente, numerosi politici e rappresentati pubblici hanno premiato iniziative, corsi, mostre della comunità che grazie ad attività di facciata come il famigerato Narconon, il programma di riabilitazione dall'uso di alcool e droghe, diffonde occultamente i suoi ideali religiosi.
Come confermano Del Vecchio e Pitrelli e i fuoriusciti che hanno intercettato, i metodi utilizzati dalle comunità Narconon non hanno alcun riscontro scientifico e finiscono esclusivamente per sottomettere psicologicamente chi vi è sottoposto. Diversi decessi e suicidi all’interno della comunità di Scientology, inoltre, risultano, ancora oggi, molto sospetti.

Ontopsicologia, il culto dell'individualismo di Marcello Dell'Utri
Per collegarsi direttamente all’attualità, i due autori di Occulto Italia hanno indagato pure sul substrato culturale del berlusconismo imperante di cui fanno parte le astruse teorizzazioni ontopsicologiche.
L’ontopsicologia del guru Tonino Meneghetti, infatti, cura il culto dell’individualismo e del leaderismo a cui si è avvicinato da tempo Marcello Dell’Utri. I seguaci di Meneghetti sono costretti ad abbandonare ogni legame familiare (genitori, parenti, coniugi, figli, amici) e a dipendere esclusivamente dalla setta per raggiungere la propria emancipazione totale. Sono indotti a pensare ai propri legami affettivi come a vampiri di energia vitale dai quali liberarsi e nell'ideologia che viene loro propinata si mischiano concetti biblici, con quelli ufologici, psicologici o occultistici.
Il seguace più famoso è l’ex veejay di Mtv Andrea Pezzi che, non a caso, per lanciare il suo nuovo progetto Ovo (videoenciclopedia mondiale) ha chiesto un partenariato finanziario a Mediaset.
SOKA GAKKAI, PREGO DUNQUE OTTENGO. Un’altra diva coinvolta è Sabina Guzzanti che, insieme con altri vip, promuove la causa del Soka gakkai e del suo (falso) buddismo «radical chic». Un 'buddismo' che si basa sull’utilizzo di formule verbali che dovrebbero automaticamente produrre effetti, quasi come fossero formule magiche e, invece, servono solo ad addomesticare menti, a creare stati di dipendenza psicologica anche per scucire tanti soldi ai propri adepti.
Il Soka gakkai ha ottenuto molto successo per la sua semplicità, quasi banalità, dottrinaria, tanto da rasentare la superstizione. Basta pregare per ottenere quello che si desidera ardentemente: successo, soldi, amore, guarigione, felicità e tutto il resto.

Lo Stato di Damanhur fondato da Oberto Airaudi

Il primo capitolo di Occulto Italia è, però, dedicato a quella che appare come una tranquilla, silenziosa e felice comunità della provincia di Ivrea, in Piemonte. Stiamo parlando di Damanhur raccontata nel 2009 dalla trasmissione Mistero (su Italia 1): una setta molto pericolosa, come dimostrato dalle informazioni e i racconti raccolti da Pitrelli e Del Vecchio.
Lo Stato di Damanhur è stato fondato da Oberto Airaudi, un agente d'assicurazione italiano nato nel 1950, con un spiccato senso degli affari e delle capacità paranormali eccezionali, che come spiegano gli stessi damanhuriani è uno così esigente sull'ammirazione che ritiene gli sia dovuta.
Airaudi è riuscito a costruire il suo business a partire dalla costruzione, completamente abusiva, di un raffinatissimo tempio sotto terra, diventato ben presto meta di turisti da tutto il mondo. Attorno al tempio, l'agente assicurativo è riuscito a costituire una comunità devota, completamente sottomessa alla venerazione che, in questo caso, significa donazione completa di sé e dei propri averi.
La donazione pare sia, spesso, anche di tipo sessuale dato che decine di donne hanno raccontato di aver subito abusi da parte di Airaudi nei suoi lunghi e misteriosi viaggi di esplorazione del mondo e di ricerca spirituale.
L'OBBLIGO DI CEDERE TUTTO IL PATRIMONIO. I damanhuriani si impegnano a contribuire, con le loro risorse, al mantenimento economico della nazione damahuriana, senza potere pretendere di recuperare i loro patrimoni. E per il proprio benessere, i cittadini sono costretti a sperperare le residue risorse per acquistare costosissimi amuleti magici di ogni tipo e per periodiche sedute terapeutiche ovviamente prive di alcuna attendibilità medico-scientifica.
Chi prova a riavere qualcosa indietro o, addirittura, a uscire dalla comunità viene duramente perseguitato e discriminato.
Anche a Damanhur, come negli altri «movimenti religiosi alternativi» che si avvalgono di complicità istituzionali e politiche, si vive in un ghetto culturale, attorno al quale viene eretto un «cordone sanitario» invalicabile per impedire che le informazioni del mondo esterno possano penetrare nella mente dei singoli adepti. Questa precauzione fa sì che gli adepti credano - e difendano strenuamente - a concetti, idee e postulati scientifici ormai banditi dalla cultura della società civile da secoli.
Uno degli strumenti più spesso impiegati per costringere a questa tremenda forma di «lobotomia culturale» è la paura. Non quella del dolore fisico, ma la paura della disapprovazione del movimento, dell'ostracismo, della perdita dei privilegi e dell’emarginazione.
L'ATTRAZIONE TRASVERSALE PER LE SETTE. Come rimarcano, più volte, gli autori di Occulto Italia diventa rischioso sottovalutare il fenomeno, relegandolo a «problema degli sciocchi», visto che durante la loro investigazione Del Vecchio e Pitrelli hanno incontrato fuoriusciti di qualsiasi classe sociale, incluse persone di elevata istruzione e qualificazione professionale che per gli strumenti culturali che possiedono apparivano immuni da questo tipo di contaminazione.
Del resto, come si comprende in queste pagine, le reti delle sette sono così estese, intricate e pervasive che riescono a intercettare e sfruttare anche gli amici più stretti e i momenti di debolezza della potenziale vittima.

Domenica, 12 Giugno 2011


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mercoledì 8 giugno 2011

Processo Arkeon, banco di prova per la magistratura barese

Martedì 07 Giugno 2011 12:38

Domani riparte il processo alla psicosetta. Nuovi testimoni pronti ad accusare Moccia e gli altri: “Io, violentata da un maestro”

Domani riparte, davanti alla seconda sezione penale del tribunale di Bari, il processo più atteso e forse più sconvolgente di quest’anno giudiziario. La psicosetta Arkeon sul banco degli imputati: il suo fondatore, Vito Carlo Moccia e gli altri maestri (in particolare Francesco Antonio Morello) accusati di violenza sessuale ed estorsione. Sotto l’attento esame del collegio giudicante il condizionamento psicologico operato dalle sette religiose sugli individui; il processo si presta a trasformarsi in un vero e proprio banco di prova per la Giustizia italiana. Come verranno giudicati, infine, gli imputati? Semplici “violentatori”, “truffatori” o inseriranno i delitti per cui sono accusati nella sfera della “manipolazione psicologica”? Qualunque sia l'esito, i processo è destinato a fare storia negli annali della giurisprudenza. « Fui violentata da un maestro di Arkeon, il pretesto: un rito per riportare alla mente un ricordo d'infanzia; l'attimo in cui, da piccola, sarei stata abusata sessualmente da un pedofilo ». Era emersa così, sconcertante, l'accusa della prima testimone ai danni degli imputati. Durante il processo un'altra donna, ascoltata per ben 3 ore, ha raccontando la sua triste storia della perdita del marito a causa di una trasgressione creativa voluta dal maestro Antonio Morello, dello stupro di gruppo che avrebbe subito durante una cerimonia-rito e di altri tentativi di violenza. Gli adepti di Arkeon venivano, attraverso riti e cerimonie volte a condizionarne la mente, assoggettati alla volontà di individui che si facevano chiamare “maestri”. Si parla di cerimonie in cui, tra musica ad altissimo volume, stridenti gong di tamburo ed urla strazianti, i partecipanti venivano portati a credere di essere stati violentati dai genitori o da un non ben precisato pedofilo durante l'infanzia. « Non te lo ricordi perché eri troppo piccola – cantilenavano i “maestri” – ma di certo hai subito una violenza carnale... l'hanno subita tutti da bambini: questa è la causa dei mali che affliggono la tua vita! ». Il “lavaggio del cervello” condizionava a tal punto gli individui che alcuni hanno persino denunciato alla magistratura, per violenza carnale, ignari genitori, zii e amici. « Non c'era nessun pedofilo – ha dichiarato una testimone, tremante d'emozione e rabbia – erano solo pretesti per estorcermi denaro, usarmi in tutti i modi... anche come oggetto sessuale! ». Più ci si liberava della “presenza del pedofilo”, più si avanzava nel “lavoro di purificazione”, come veniva definito dai maestri di Arkeon. Quest'ultimo consisteva in tre livelli: il primo dal costo di circa 400 mila delle vecchie lire, il secondo di circa 800 mila lire ed il terzo (la testimone racconta il suo percorso nella setta prima e dopo l'utilizzo corrente dell'Euro) di circa 12 mila euro. Una bella cifra, che finiva dritta dritta nelle tasche dei “guru” della setta. E già, perché il risvolto economico di questa vicenda è un elemento da non sottovalutare. « Mi facevano firmare assegni intestati alla mia persona anche se i maestri preferivano consegnassi denaro contante, è più conveniente per degli scambi a nero. In questo modo ho posto nelle loro mani più di 15 mila euro ». La setta aveva aperto sedi in tutta Italia, anche con l'appoggio di alcuni membri della Chiesa, gli adepti erano migliaia: è facile immaginare, quindi, che gli introiti di Moccia & Co. fossero a parecchi zeri. I testimoni di questo processo avevano sporto denuncia presso le questure di molte città italiane, ma non erano mai stati creduti. Solo l'intervento di alcune associazioni, che si battono per la tutela dei fuoriusciti dalle sette religiose (una fra tutte, il CeSAP: Centro studi per gli Abusi Psicologici), e dopo l'intervento della stampa, le acque intorno al caso hanno incominciato a smuoversi. « Ne abbiamo passate di tutti i colori – racconta una testimone – è difficile pensare che le forze dell'ordine, coloro i quali hanno il compito di difendere i cittadini, siano stati i primi a voltarci le spalle ». Ora i ricordi spiacevoli fanno posto alla speranza. « Abbiamo fiducia nell'operato dei giudici, ed invitiamo tutti coloro che hanno mantenuto il riserbo per tanti anni ad uscire allo scoperto e unirsi a noi in questa lotta! Sappiamo che a Bari ci sono molti ex adepti della setta, è ora che escano dall'ombra e facciano sentire la propria voce... ». Il processo che si tiene in questi giorni a Bari fa parte di un filone che si estende per tutto lo stivale. Nei giorni scorsi sì è concluso il processo gemello di primo grado a Milano, che riguarda uno degli imputati del processo di Bari, il maestro di Arkeon Francesco Antonio Morello (il “maestro” citato nelle testimonianze). Morello è stato condannato a Milano a 6 anni di reclusione e 5 mila euro di risarcimento, per aver abusato sessualmente di due sue allieve che frequentavano i suoi seminari. Facendo leva sulle loro debolezze e sul ruolo da lui rivestito, le ha indotte a pratiche sessuali che, secondo lui, sarebbero servite a far riemergere il ricordo di un presunto abuso sessuale vissuto nell'infanzia. A Bari Morello è imputato per i reati di associazione a delinquere finalizzati a truffa, abuso della professione, violenza privata. È inoltre indagato per calunnia, insieme ad altri 46 membri di Arkeon che hanno denunciato due fuorusciti della setta e la presidente del CeSAP, la psicologa Lorita Tinelli. Fissata invece al 20 ottobre 2011 l'udienza per la richiesta di rinvio a giudizio per i primi 46 membri di Arkeon, indagati per calunnia dopo le denunce dei membri del CeSAP e di alcuni fuoriusciti della setta. Il GIP che valuterà la richiesta del PM è la Dr.ssa Romanazzi. Fanno parte di questo primo gruppo di indagati alcuni attuali teste e imputati del già avviato procedimento penale.


Mirko Misceo

venerdì 27 maggio 2011

“Io violentata da Arkeon”


Processo alla psico-setta di Carlo Moccia, in aula i primi testimoni. Un “maestro” già condannato a 6 anni di reclusione per violenza carnale



« Fui violentata da un maestro di Arkeon, il pretesto: un rito per riportare alla mente un ricordo d'infanzia; l'attimo in cui, da piccola, sarei stata abusata sessualmente da un pedofilo ». Emergono ormai sconcertanti le testimonianze nelle aule al neon di via Nazariantz; che ieri ha aperto il sipario a quello che prende forma come il processo più importante, di certo il più sconvolgente dell'anno giudiziario barese. Tremano gli imputati: per primo Carlo Moccia, il fondatore della psico-setta (che ha deciso di non comparire in aula), e poi i “maestri” di Arkeon le cui trame si svelano nelle parole tremanti d'emozione e rabbia dei testimoni. « Non c'era nessun pedofilo; erano solo pretesti per estorcermi denaro, usarmi in tutti i modi... anche come oggetto sessuale!”. La pratica era sempre la stessa, lo dimostrano le testimonianze finora raccolte. Gli adepti di Arkeon venivano, attraverso riti e cerimonie volte a condizionarne la mente, assoggettati alla volontà di individui che si facevano chiamare “mestri”; si parla di cerimonie in cui, tra musica ad altissimo volume, stridenti gong di tamburo ed urla strazianti, i partecipanti venivano portati a credere di essere stati violentati dai genitori o da un non ben precisato pedofilo durante l'infanzia. « Non te lo ricordi perché eri tropo piccola – cantilenavano i “maestri” – ma di certo hai subito una violenza carnale... l'hanno subita tutti da bambini: questa è la causa dei mali che affliggono la tua vita! ». Il “lavaggio del cervello” condizionava a tal punto gli individui che alcuni hanno persino denunciato alla magistratura, per violenza carnale, ignari genitori, zii e amici. « Durante le cerimonie – racconta una testimone – alcuni vomitavano. Allora il maestro si compiaceva: “Brava! Quello che hai appena rimesso non è vomito, ma lo sperma del pedofilo che ti ha violentato!” ». Più ci si liberava della “presenza del pedofilo”, più si avanzava nel “lavoro di purificazione”, come veniva definito dai maestri di Arkeon, che consisteva in tre livelli: il primo dal costo di circa 400 mila delle vecchie lire, il secondo di circa 800 mila lire ed il terzo (la testimone racconta il suo percorso nella setta prima e dopo l'utilizzo corrente dell'Euro) di circa 12 mila euro. Una bella cifra, che finiva dritta dritta nelle tasche dei “guru” della setta. E già, perché il risvolto economico di questa vicenda è un elemento da non sottovalutare. « Mi facevano firmare assegni intestati alla mia persona – racconta una testimone – anche se i maestri preferivano consegnassi denaro contante, è più conveniente per degli scambi a nero. In questo modo ho posto nelle loro mani più di 15 mila euro ». La setta aveva aperto sedi in tutta Italia, anche con l'appoggio di alcuni membri della Chiesa, gli adepti erano migliaia: è facile immaginare, quindi, che gli introiti di Moccia & Co. fossero a parecchi zeri. I testimoni di questo processo avevano sporto denuncia presso le questure di molte città italiane, ma non erano mai stati creduti; solo l'intervento di alcune associazioni, che si battono per la tutela dei fuoriusciti dalle sette religiose (una fra tutte, il CeSAP: Centro studi per gli Abusi Psicologici), e dopo l'intervento della stampa, le acque intorno al caso hanno incominciato a smuoversi. « Ne abbiamo passate di tutti i colori – continua – è difficile pensare che le forze dell'ordine, coloro i quali hanno il compito di difendere i cittadini, siano stati i primi a voltarci le spalle ». Ora i ricordi spiacevoli fanno posto alla speranza. « Abbiamo fiducia nell'operato dei giudici, ed invitiamo tutti coloro che hanno mantenuto il riserbo per tanti di anni di uscire allo scoperto e di unirsi a noi in questa lotta! Sappiamo che a Bari ci sono molti ex adepti della setta, è ora che escano dall'ombra e facciano sentire la propria voce... ». Il processo che si tiene in questi giorni a Bari fa parte di un filone che si estende per tutto lo Stivale. Nei giorni scorsi sì è concluso il processo gemello di primo grado a Milano, che riguarda uno degli imputati del processo di Bari, il maestro di Arkeon Francesco Antonio Morello (il “maestro” citato nelle testimonianze). Morello è stato condannato a Milano a 6 anni di reclusione e 5 mila euro di risarcimento, per aver abusato sessualmente di due sue allieve che frequentavano i suoi seminari. Facendo leva sulle loro debolezze e sul ruolo da lui rivestito, le ha indotte a pratiche sessuali che, secondo lui, sarebbero servite a far riemergere il ricordo di un presunto abuso sessuale vissuto nell'infanzia. A Bari Morello è imputato per i reati di associazione a delinquere finalizzati a truffa, abuso della professione, violenza privata. È inoltre indagato per calunnia, insieme ad altri 46 membri di Arkeon che hanno denunciato due fuorusciti della setta e la presidente del CeSAP, la psicologa Lorita Tinelli.

Mirko Misceo

giovedì 26 maggio 2011

Milano, santone accusato di molestie Lui: "Le violenze erano una terapia"

Era accusato di aver abusato di due donne convincendole che le violenze fossero l'unica "terapia", dopo avergli anche fatto credere di essere state vittime da bambine di molestie sessuali, in realtà inesistenti.

L'uomo, Antonio Morello, 69 anni, che si definiva 'maestro' di una 'psico-setta' chiamata 'The sacred path', è stato condannato oggi a 6 anni di reclusione dal Tribunale di Milano. L'inchiesta del pm di Milano Giovanni Polizzi (aveva chiesto una condanna a 4 anni) a carico dell'uomo era nata come uno stralcio di un'indagine della Procura di Bari, dove il 'maestrò era imputato per altri reati insieme a una decina di componenti della 'psico-setta', che utilizza il cosiddetto 'metodo Arkeon', vagamente ispirato alle filosofie orientali. La setta in dieci anni sarebbe riuscita a raccogliere 10.000 adepti in tutta Italia e a truffare molte persone. La Procura di Milano, invece, contestava al 'maestro' due episodi di stupro che si sarebbero verificati nella sua abitazione milanese tra il 1999 e il 2002. Secondo l'accusa, l'imputato avrebbe condizionato psicologicamente le due donne convincendole di essere state da bambine vittime di episodi di pedofilia. Le avrebbe indotte così a pensare di avere subito dei traumi che dovevano essere rimossi con una terapia basata su atti sessuali. La quinta sezione penale del Tribunale di Milano ha anche condannato l'imputato a versare una provvisionale da 5 mila euro a una delle vittime, parte civile.

Martedì 24 maggio 2011 17.37

STUPRÒ DONNE PER 'CURARLE':CHIESTI 4 ANNI PER IL "MAESTRO"

MILANO - Chiesta la condanna a 4 anni di carcere per giudizio Antonio Morello, il 69enne che tra il 1999 e il 2002 avrebbe violentato due donne inducendole a credere che l'unico modo per superare i disturbi derivati da inesistenti molestie sessuali subite da piccole fosse quello di sottoporsi a una terapia individuale con lui in veste di «maestro» della psico-setta «The sacred path».

La richiesta è stata formulata dal pubblico ministero Brunella Sardoni ai giudici della quinta sezione penale e a essa si è associato l'avvocato Marco Marzari, legale di una delle due presunte vittime che si è costituita parte civile. Il dibattimento, che potrebbe già concludersi nel pomeriggio con la sentenza, deriva dallo stralcio della posizione di una delle dieci persone a processo a Bari, dove la setta aveva la sede operativa, con l'accusa di aver organizzato in tutta Italia numerosi seminari a pagamento, facendo credere ai partecipanti affetti da cancro o Aids di poter risolvere i loro problemi con il metodo Arkeon ideato da Vito Moccia.

A Milano Morello è accusato di aver condizionato psicologicamente le vittime con la falsa autorità derivante dalla qualifica di «maestro» all'interno della setta, convincendole di essere state da bambine vittime di pedofilia e che per superare il trauma dovevano sottoporsi a una terapia particolare. Quindi, con l'aggravante di aver abusato della loro condizione di inferiorità fisica, le avrebbe costrette a subire atti sessuali nella propria abitazione. In un'altra occasione, si leggeva nella richiesta di custodia cautelare avanzata a suo tempo a Bari, si sarebbe reso responsabile anche di uno stupro di gruppo. Questa contestazione, però, non è stata trasmessa a Milano e figura nel procedimento barese come violenza privata.

Giustizia - Condannato «maestro» di psico-setta


Milano: abusi sessuali spacciati come «terapie».

Era accusato di aver abusato di due donne dopo averle convinte che le violenze fossero l'unica 'terapia' a presunti abusi sessuali subiti nell'infanzia. L'uomo, Antonio Morello, 69 anni, che si definiva 'maestro' di una psico-setta chiamata The sacred path, è stato condannato il 24 maggio a sei anni di reclusione dal tribunale di Milano.
L'inchiesta del pm di Milano, Giovanni Polizzi, che aveva chiesto una condanna a quattro anni, a carico dell'uomo era nata come uno stralcio di un'indagine della procura di Bari, dove Morello era imputato per altri reati insieme a una decina di componenti della psico-setta, che utilizza il cosiddetto metodo Arkeon, vagamente ispirato alle filosofie orientali.
10 MILA ADEPTI IN ITALIA. La setta in dieci anni di attività sarebbe riuscita a raccogliere 10 mila adepti in tutta Italia e a truffare molte persone. La procura di Milano, invece, contestava all'uomo due episodi di stupro che si sarebbero verificati nella sua abitazione milanese tra il 1999 e il 2002.
Secondo l'accusa, l'imputato avrebbe condizionato psicologicamente le due donne arrivando a convincerle di aver subìto, da bambine, episodi di violenza sessuale che, in realtà nessuna delle due ha mai patito. Quindi le avrebbe indotte a credere che quei traumi avrebbero potuto essere rimossi solo con una terapia basata su atti sessuali.
La quinta sezione penale del tribunale di Milano ha inoltre condannato l'imputato a versare una provvisionale da cinquemila euro a una delle vittime costituitasi parte civile.

Martedì, 24 Maggio 2011


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"Violentò due donne per curarle" sei anni al maestro della psico-setta

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Antonio Morello, 69 anni, è accusato di un doppio stupro: alle vittime, secondo l'accusa, faceva
credere che fosse l'unico modo per superare i disturbi da inesistenti molestie subite da piccole

martedì 19 aprile 2011

La confessione di Michelle Hunziker: “Fui vittima di una setta”

La bella e brava showgirl era stata plagiata dai “Guerrieri della luce”. Aveva lasciato il marito Ramazzotti e si era fidanzata col figlio della guru: “Approfittano dei momenti di debolezza delle persone, era una dipendenza”

Una pagina oscura nella vita della popolare attrice e showgirl Michelle Hunziker (foto). “Per anni fui vittima di una setta”. Lo confessa la bella 33enne di origine svizzera sul quotidiano tedesco Bild Zeitung. La setta ha un nome piuttosto evocativo, si chiama infatti “Guerrieri della luce”, si ispira ai precetti di dello scrittore Paulo Coelho ed è capeggiata dalla guru Giulia Berghella. Utilizzano l’ipnosi e l’imposizione delle mani per scacciare le energie negative. La Hunziker fu vittima di questa setta dal 2000 al 2006 (infatti si separò da Eros Ramazzotti per instaurare una relazione sentimentale prima col figlio della guru e poi col suo ex compagno). Nel 2000, Michelle aveva appena perso il padre e stava attraversando un periodo di difficoltà e debolezza interiore. Così si affidò ai “Guerrieri della luce”.
“Ero molto debole e sono stata una facile preda per loro – confida Michelle – poiché approfittano delle persone che vivono un particolare momento di fragilità. Sono persone molto preparate dal punto di vista psicologico, capiscono i tuoi problemi. Mi hanno sempre avvicinata nei momenti più duri della mia vita, ferendomi profondamente e arricchendosi alle mie spalle. Mi trovavo in una situazione di dipendenza, quasi come una tossicodipendenza. E’ molto difficile uscirne quando precipiti in una simile situazione”. Come ha fatto, dunque, la brava attrice e presentatrice televisiva ad uscire dall’incubo? “L’amore per la figlia Aurora e un sogno nel quale mio padre mi scuoteva, intimandomi di svegliarmi, hanno messo fine alle mie sofferenze – conclude la Hunziker – Ho lasciato i ‘Guerrieri della luce’ e quando sono tornata alla normalità, tutti gli altri erano lì ad aspettarmi. Ora sono felice”.

venerdì 15 aprile 2011

Arkeon, sospeso il processo civile


Continua l'odissea giudiziaria che vede implicata la psicosetta. La morte di uno degli imputati la ragione della sospensione

Sospeso il processo civile per diffamazione intrapreso dal fondatore e guru della setta psico-religiosa Arkeon, Vito Carlo Moccia, contro gli psicologi del CeSAP (Centro studi per gli Abusi Psicologici) e degli adepti fuoriusciti della setta che avevano testimoniato contro Arkeon in varie trasmissioni televisive. Il Moccia, ed altri membri della psicosetta, avevano chiesto agli imputati il risarcimento di 4 milioni di euro. La sospensione arriva a causa della morte di Carlo Fornesi, lo psicologo genovese “maestro” di Archeon che si ribellò alla setta denunciandone i retroscena di abusi e violenze, nonché imputato chiave del processo. Lo psicologo si tolse la vita il febbraio scorso. Chi lo conosceva afferma sia stato portato sull'orlo della depressione dalle continue pressioni, anche di tipo legale, e dalle diffamazioni di ogni genere che riceveva dai membri di Arkeon: per loro, il Fornesi aveva tradito. « Di fronte alla morte del Fornesi – ha spiegato l'avvocato che difende gli psicologi del CeSAP – il giudice non ha potuto far altro che sospendere il processo. Ora spetterà agli avvocati del Moccia riassumerlo, convocando gli eredi del Fornesi in sua vece e richiamando tutte le parti a presentarsi nuovamente in tribunale ». Un operazione che dovrebbe espletarsi nel giro di tre mesi, come previsto per legge. « Altro tempo che viene sottratto alla nostra vita, per difenderci da accuse che sono evidentemente volte ad intimorire i testimoni che hanno osato contrapporsi ad un meccanismo criminale che sfruttava la psiche debole delle persone per arricchirsi e alimentare il desiderio di potere e controllo del Moccia e degli altri “maestri” di Arkeon ». Hanno dichiarato i rappresentati del CeSAP presenti ieri in aula. In tribunale non c'era invece Moccia ed i suoi avvocati. « Evidentemente sapevano che il processo sarebbe stato sospeso prima ancora che il giudice si pronunciasse », hanno commentato gli psicologi del CeSAP. Avvocati con buoni agganci o premonizione divina...


Mirko Misceo