lunedì 15 marzo 2010

Sette, il racconto-choc di una vittima: "Erano premurosi poi mi hanno stuprata"







Bari, la ragazza è entrata a far parte di Arkeon spinta da un'amica, e ha sborsato migliaia di euro



BARI, 15 marzo 2010 - UNA STORIA inquietante, ma, purtroppo, come altre di donne e uomini che hanno subito violenze e abusi sessuali nel nome di Arkeon. È la storia di Silvia che, dopo aver versato decine di migliaia di euro nelle casse dei guru del gruppo, è stata anche violentata.


Come è entrata a far parte di Arkeon?«Sono stata introdotta da un’amica che frequentava i seminari a pagamento della setta. Ho iniziato dai livelli più bassi fino ad arrivare a quelli più alti, dove si pagavano anche 15 mila euro».


In che consisteva l’attività praticata nella setta?«Fondamentalmente erano dei percorsi da seguire, che, in realtà, erano dei veri e propri lavaggi del cervello. Inizialmente tutti sono stati premurosi e dolci, praticando la cosiddetta tecnica del ‘love bombing’, ma poi è venuto fuori il lato perverso dei guru. Loro agivano sulla nostra mente inculcandoci anche delle memorie false per sostenere la loro tesi secondo cui il 95 per cento delle persone sono state abusate nel periodo infantile».


Abusi di quale tipo? «Abusi sessuali e quasi sempre praticati dai genitori. Loro cercavano di convincerci che tutti noi, anche se non lo ricordavamo, avevamo subito abusi da piccoli».


Quindi si parlava spesso di sesso?«Sì, si parlava spessissimo di sesso, nonostante in questi incontri fossero presenti anche minorenni. Con il pretesto di utilizzare determinate tecniche, cercavano di farti credere che, ripercorrendo all’indietro quello che poteva essere il tuo vissuto, saresti arrivato a capire e a superare quello che era stato il trauma dell’abuso».


Ma questo sempre e in ogni caso, anche se l’abuso non c’era stato? «Per loro era impossibile che non ci fosse stato, caso mai c’era l’eventualità che non lo si ricordasse. In quel caso applicavano la loro tecnica più violenta per farlo ritornare a galla».


Ovvero?«Abusavano sessualmente dell’adepto. Così come hanno fatto con me e con altre persone. Una volta ho assistito anche ad una violenza di gruppo nei confronti di una donna che rifiutava di sottomettersi».


Le risulta che all’interno di Arkeon ci fossero membri delle Chiesa?«Sì, la setta si serviva di persone della Chiesa per adescare ulteriormente gli adepti e per darsi una facciata di perbenismo».

di Fabio Castori

sabato 13 marzo 2010

«Io, vittima della setta e querelata 118 volte»

PESCARA. «Mi hanno danneggiato più e più volte: ho perso il mio compagno, ho attraversato esperienze terribili, sono stata investita da denunce per calunnia a raffica, mi hanno chiesto un risarcimento di quattro milioni di euro. Ma non sono riusciti a farmi desistere». Per gli adepti, i seguaci del movimento fondato dal barese Vito Carlo Moccia, quello di Arkeon era il sentiero sacro («The sacred path») verso la conoscenza. Per Anita, diventata una delle testimoni chiave nell’inchiesta sulla psico-setta, è stata una scorciatoia verso l’inferno.
LE ACCUSE DI CALUNNIA. Il giorno dopo il rinvio a giudizio di dieci persone, indagate dalla procura di Bari con accuse pesantissime, la giovane donna di Pescara che assieme ad altre vittime ha dato il via alle indagini, si prepara ad affrontare le udienze come parte civile, ma anche a difendersi nelle decine e decine di processi intentati contro di lei a Roma, Bari, Genova, Torino, Latina, Ancona, Ferrara, Monza: «Nel gennaio del 2006, assieme a un ex maestro pentito e a Lorita Tinelli, una studiosa del Centro studi sugli abusi psicologici, partecipai a tre puntate di un programma di Maurizio Costanzo su Canale 5: nonostante non avessi fatto alcun nome, nonostante altri ospiti si fossero espressi in maniera feroce nei confronti del gruppo, solo tre persone furono denunciate per calunnia: io, l’ex maestro e Tinelli: per 118 volte. È stato un modo per mettermi in ginocchio dal punto di vista economico». Anita, però, non ha mai fatto un passo indietro. Mai, da quando, nel gennaio del 2003, dopo aver partecipato a due seminari del gruppo ed essersi ribellata, il suo compagno decise di abbandonarla e lei decise di denunciare. «Il maestro gli aveva detto che non ero “illuminata”, che sarei stata sempre un problema e che con me non sarebbe mai stato “un guerriero”». L’INIZIAZIONE NEL 2002. Tutto comincia nell’estate del 2002 quando il compagno di Anita, che chiameremo Giovanni (entrambi i nomi sono di fantasia), comincia a frequentare il gruppo Arkeon a Milano, dove da Pescara va spesso per lavoro. «Già dal primo incontro tornò profondamente cambiato: era diventato aggressivo, mostrava una certa misoginia, diceva che la madre aveva dei problemi e che tutte le donne rovinano i figli con atteggiamenti morbosi che nascono non da un amore materno, ma dal desiderio: la teoria della “madre perversa”. Tutto veniva ricondotto a distorsioni sessuali, legate ad attenzioni ricevute dai genitori o da altri familiari nell’infanzia. Questo, per far allontanare le persone dai propri cari». IL SACRO CERCHIO. L’uomo non vuole raccontare cosa accade durante i seminari, ma insiste con la compagna perché partecipi. «Diceva che non si poteva parlare al di fuori del cerchio sacro. Fino a quel momento eravamo stati felici. Dopo due mesi di frequenza era diventato uno straccio, era depresso, piangeva, vaneggiava. Manifestava una sudditanza assoluta verso il maestro». A metà dicembre Anita fa il suo ingresso in un seminario a Milano. «Ho assistito a una serie di esercizi di condizionamento che poi ho scoperto avere effetti devastanti sulle persone, ma soprattutto ho subito una aggressione fisica da parte del maestro e di altre tre persone perché, a loro dire, dovevo superare un trauma. Io ho scalciato, ho urlato, ho pianto, ma nessuno è intervenuto. Neppure il mio compagno». Nonostante questo, poco dopo Anita torna una seconda volta dentro «il cerchio»: «Capivo che stavo perdendo il mio compagno, volevo capire cosa stesse accadendo». Ma la seconda volta «fu peggiore della prima». «Il seminario durò cinque giorni e quattro notti, durante le quali facemmo esercizi deliranti mentre incensi e altre strane sostanze venivano bruciate nell’ambiente. Cercavano di farti crescere l’odio per la famiglia, urlando, con un frastuono di piatti, tamburi, per ore. Le persone venivano spinte a esplorarsi vicendevolmente, come successe a me, bendata, per fare emergere presunti abusi». IL PUNTO DI NON RITORNO. Per Anita è raggiunto il limite. Al loro ritorno, dopo un temporaneo riavvicinamento, il compagno lascia la loro casa per non farvi più ritorno: «Mi chiamò per dire che andava a Milano per lavoro. Non l’ho più visto». Anita comincia a fare ricerche via Internet e approda al Cesap: «Mi risposero che conoscevano già Arkeon perché avevano già ricevuto altre segnalazioni». La donna si rivolge alla polizia, quindi viene ascoltata dalla Digos di Pescara. Il Cesap redige un dossier con numerose testimonianze che viene consegnato alla Digos di Bari: da qui parte l’indagine che due giorni fa approda al rinvio a giudizio. Si apre così il processo in cui le accuse contro Arkeon e le dichiarazioni dei testimoni come Anita dovranno essere provate. -
Maria Rosa Tomasello

il Centro — 01 ottobre 2009 pagina 02 sezione: PESCARA

martedì 9 marzo 2010

Le sette in Italia. Quante sono?

Può una violenza spirituale essere così atroce da sconvolgere la tua personalità?Può una violenza del genere trasformarti in un essere umano spersonalizzato e uniformato al gruppo? Può l’ambizione esagerata di raggiungere i propri sogni o il desiderio di cancellare i tuoi fallimenti portarti a credere che esiste qualcuno o qualcosa, delle idee, una dottrina nuova che può portarti dove vuoi basta che ne accetti incondizionatamente il suo credo? Sono domande spontanee, dubbi scomodi e inquietanti che conducono al problema della diffusione delle sette in Italia. I dati sono vaghi, così come sono sfuggenti questi gruppi che si formano e si muovono nel buio Come agiscono queste sette? Come uscirne? E quali sono le più diffuse?

Secondo il dipartimento di Sicurezza e le stime delle associazioni antisetta le organizzazioni settarie sono protagoniste di un aumento inarrestabile: se nel 1998 (l’ultimo anno a cui risale un censimento semi-ufficiale del fenomeno) le sette censite erano 152, di cui solo il 10 per cento definite psico-sette, nel 2009 le sette sono arrivate a toccare il migliaio, delle quali il 40 per cento sono psico-sette. Gli adepti sono passati da 92 mila a un milione. Le più diffuse sono, appunto, le psico-sette, ovvero gruppi che promettono di ampliare le capacità mentali dei loro seguaci.

“Nei casi delle sette più diffuse si tratta di ‘gruppi motivazionali’ che agganciano i più giovani e promettono risultati sorprendenti a scuola, nello sport e con gli amici. In Italia il fenomeno prolifera anche perché siamo uno dei pochi paesi in Europa dove non c’è una legge ad hoc e nemmeno è punito il reato di ‘manipolazione mentale’”. A parlare è Maurizio Alessandrini, presidente dell’associazione familiari delle vittime Favis, che sottolinea quindi anche la grave mancanza delle nostre norme italiane. Anche Telefono Azzurro ha denunciato il fenomeno concentrandosi sull’inquietante coinvolgimento dei bambini nelle sette. Ne ha parlato il presidente Ernesto Caffo con una denuncia drammatica: “Non ci sono soltanto i bambini trascinati nella setta dai genitori o da qualche pedofilo travestito da guru. Ci sono anche quelli che nascono nelle comunità. Sono più fortunati visto che non avendo avuto contatti con il mondo esterno non devono sottoporsi a continui ‘riti di purificazione’. Ma di loro si hanno poche notizie, spesso non vengono nemmeno registrati all’anagrafe”. Dalle diverse testimonianze si parla di figli regalati ai capi-setta, purificazioni in cui era proibito piangere, si legge di bambini chiusi in stanze buie, tenuti a digiuno, a cui era vietato parlare in certi casi anche con la stessa madre, costretti ad assistere a rapporti sessuali purificatori tra adulti. Capi d’accusa che emergono anche nel processo a Bari contro la setta “Arkeon” che, secondo le documentazioni, “controllava” diecimila persone a cui hanno sottratto milioni di euro e nei cui capi d’accusa emerge, appunto, anche il “maltrattamento dei minori”. Il gruppo “Arkeon” si ispirava alle filosofie orientali e Vito Carlo Moccia, in corso di processo come capo dell’organizzazione, induceva i propri adepti alla pratica di esercizi terapici che portavano ad un controllo totale della loro mente. Tra gli esercizi erano compresi quelli di travestirsi per chiedere l’elemosina, l’indurre i partecipanti a credere di avere avuto abusi in età minorile, costringere i bambini ad assistere ai racconti di esperienze sessuali dei genitori. “Riceviamo decine si segnalazioni ogni giorno e non è sbagliato calcolare che le sette ‘abusanti’ siano circa un migliaio. Agiscono nell’ombra e quando scoperte si ricostituiscono sotto altri nomi e quindi è difficile censirle”. Conferma la complessità del fenomeno anche Lorita Tinelli, presidente del Cesap, Centro studi sugli abusi psicologici. Complessità confermata anche per chi volesse uscire da queste sette. Sul sito www.psike.it alcuni psicologi spiegano le fasi del riconoscimento del proprio stato di bisogno e i dolorosi passi successivi per ricostruire le proprie azioni che hanno portato all’adesione, l’affronto dei problemi legati al ritorno in famiglia, i disagi di riprendere contatto con la vita reale, il dolore e l’angoscia che fanno paragonare l’abbandono di un gruppo settario, si legge dal sito, “simile all’esperienza di morte di un genitore o un parente stretto o della rottura di una relazione. Quel che si prova è come essere stati traditi dalla persona che si ama e usati”.

Il movimento-setta religioso più diffuso (dichiara 5 milioni di fedeli nel mondo anche se alcune stime abbassano drasticamente il dato a 500.000) e protagonista di un marketing in ogni angolo del pianeta è Scientology. Questo gruppo si differenzia dalle sette normali, sopra citate, proprio perché non agisce nell’ombra ma è accompagnata da una grande pubblicità, ma i suoi metodi di adesione, di influenza sul singolo, i traguardi prospettati, affermazione di sé, successo, sono identici a qualsiasi altro gruppo settario. La storia di questo gruppo è strettamente legata a quella del suo fondatore L. Ron Hubbard e al suo best-sellers “Dianetics”, definito dagli scientologisti come una specie di manuale definitivo sulla ragione umana che è diventato la base per il movimento di Scientology.

Brevemente il loro credo afferma che le reali potenzialità dell’essere umano sarebbero molto superiori a quelle che normalmente usa e potrebbero condurlo anche al potere di guarire le malattie poiché la maggior parte di esse sarebbe di natura psicosomatica. Ciò che non ci permetterebbe di essere noi stessi completamente, coscienti delle nostre capacità, sarebbero degli eventi dolorosi passati che abbiamo vissuto (chiamati Engram) e che inconsciamente influenzerebbero negativamente la nostra mente cosciente. La soluzione di Scientology è entrare nel loro gruppo e iniziare dei processi di Auditing, dei dialoghi con degli ascoltatori scientologisti, in cui lentamente si verrà aiutati a rivivere e cancellare questi ricordi fino a raggiungere lo stato pieno di libertà chiamato Clear.

Questi livelli di auditing, come tutti i corsi e i servizi di Scientology sono a pagamento. Questi dialoghi, auditing, possono partire da un minimo di 110/120 euro orarie fino a 1000 o più euro l’ora. Innumerevoli sono le cause a carico dell’organizzazione nei maggiori paesi del mondo, non ultima la condanna dell’anno scorso per frode in Francia . Ovviamente è impossibile intervistare qualche scientologista sull’argomento ma è possibile vivere sulla propria pelle l’esperienza di una prova che io stesso ho fatto fingendomi interessato a conoscere Scientology. Mi sono così recato nella loro sede di Modena, mi sono finto desideroso di ritrovare delle risposte nella mia vita, che ero in cura da uno psicologo e prendevo delle gocce per l’ansia. Mi ha accolto una ragazza, a cui darò il nome fittizio di Giulia, che con grande entusiasmo mi ha trattato come un amico dicendomi che le mie risposte potevo trovarle in me, che le medicine non servivano, che i miei principali disagi fisici provenivano dalle mie esperienze traumatiche del passato, risalenti anche a quando ero nella pancia di mia madre, che si ripetevano anche nel presente ridandomi le stesse sensazioni di dolore. Giulia poi mi ha mostrato un video di un’ora che parlava del libro di “Dianetics” e dei suoi principi, di come ritrovare pieno controllo di me con delle sessioni di dialoghi (gli auditing citati sopra) che mi avrebbero “ripulito” del dolore passato. Il traguardo a fine percorso? Ovviamente più successo in ogni campo della mia vita.

A fine video Giulia mi ha chiesto di partecipare al seminario di Scientology che si sarebbe tenuto pochi giorni dopo al costo di 90 euro e allora ho finto di voler partecipare ma di non avere disponibilità economica quel giorno. In quel momento il viso di Giulia è cambiato, si è fatto serio come se si aspettasse il pagamento immediato e così ha insistito dicendomi che potevo pagare col bancomat ma io ho resistito rispondendo che non ne ero in possesso. Quando ero sulla via dell’uscita ecco che Giulia ha provato a chiedermi almeno un anticipo di qualche euro e così, dopo l’ennesima insistenza, gli ho consegnato 10 euro ricevendo in cambio tanto di fattura intestata a “Chiesa di Scientology” e un test sulla personalità composto da 200 domande da compilare a casa e riconsegnare al seminario a cui, ovviamente, non sono mai andato.

Lo stesso giorno ho trovato su internet all’indirizzo http://www.adoos.it/post/4916496/cercasi_collaboratori questo annuncio di lavoro su Roma firmato Scientology che, testualmente, richiede “collaboratori per l’amministrazione”, senza aggiungere che come amministrazione si intende diventare parte della chiesa e occuparsi di promuoverla presso i nuovi potenziali adepti. Un rapporto del 1997 redatto dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza, basandosi anche su diverse denunce, contiene molti passi critici nei confronti di Scientology. Il rapporto rileva sia gli altissimi costi dei procedimenti sia le tecniche di reclutamento attraverso, si cita testualmente, “un test gratuito di “misurazione della personalità”, rappresentato da un questionario formato da circa duecento domande rivelatrici (in realtà mirate a conoscere meglio gli aspetti caratteriali dei loro interlocutori); dopodiché, individuati i soggetti più influenzabili, li convincono a “curarsi”, sottoponendosi a sedute di auditing.”.Lo stesso rapporto sottolinea che le procedure di Scientology sono destinate ad attuare il sistema di “condizionamento mentale”. Ma la nostra legislatura non prevede ancora, paradossalmente, questo reato.

Ma Scientology è solo la cima dell’iceberg, non è solo Scientology il fenomeno delle psico-sette ma forse è il più tangibile e, addirittura, sperimentabile sulla propria pelle in un incontro prova. I meccanismi sono gli stessi e solleticano le insoddisfazioni nella vita che ognuno può incontrerà ma che in alcuni soggetti sono devastanti a livello emotivo. Sono queste le tipologie di persone su cui fanno leva questi movimenti, sul loro desiderio voglia di intraprendere una nuova impresa nella propria vita, di raggiungere traguardi che sembrano impossibili, la stima e la considerazione degli altri, ritrovare la fiducia in sé stessi, risalire da un fallimento e ampliare le proprie potenzialità psichiche. Tutto questo e molto altro spinge una persona debole ad abbracciare promesse di salvezza e queste stesse persone non sono lontane da noi, possono essere un familiare, un amico, un figlio, perché la mente umana è fragile, la mente umana può cadere in una debolezza a cui l’unica alternativa può sembrare la morte. Se non c’è l’aiuto e la comprensione di chi dovrebbe amarli di diritto ecco che sul loro cammino potrebbero incontrare questi surrogati della coscienza umana, di cui le sette sono l’esempio più terrificante.
di Vincenzo Malara

lunedì 8 marzo 2010

Da you tube....



Avevo già inserito questo video a maggio 2009 ed ora torna di attualità visti gli articoli su omosessualità e "guarigione" dei giorni scorsi...

LETTERA APERTA AL “Resto del Carlino” SUL CASO DELLA SETTA FERMANA

di
Luca Perilli
Vice-Presidente Arcigay Agorà - Pesaro-Urbino





Ci sono almeno quattro vittime nella assurda vicenda venuta fuori a Fermo e riportata ieri sulle pagine del “Carlino” da Fabio Castori, giornalista al quale dobbiamo da anni coraggiose inchieste sul mondo delle sètte: un padre, un figlio (e dunque, per estensione, tutto il nucleo familiare), i cittadini e le cittadine italiane e la Scienza.

Come omosessuale impegnato nel sociale attraverso l’Arcigay non posso anzitutto che esprimere tutta la solidarietà personale e della nostra associazione a questo padre e a suo figlio. Vittime di doppia violenza: quella dell’ignoranza e quella dell’umiliazione. Da un lato un padre diffamato e truffato, dall’altro un figlio dilaniato nel profondo del suo Essere, che oggi dovrà ricostruire un rapporto corretto con se stesso e con gli affetti più cari. Traumi che solo chi li ha passati può capire cosa comportano, quanto male possono fare e per quanto tempo. Talora per tutto l’arco dell’esistenza, senza via d’uscita.

Ma la vera tristezza e insieme la grande rabbia nascono nel constatare quanto i cittadini e le cittadine di questo Paese (come C.A. e suo figlio) siano ormai bombardati da tanta e tale disinformazione, da tanti e tali pregiudizi, da tanta e tale sfiducia verso la Scienza, quella seria, da credere nel 2010 che l’omosessualità sia un problema o, addirittura, una malattia. Arrivando a pensare persino che si possa “curare”, preferibilmente da qualche “guru” consigliato per passaparola!

Fa riflettere il riferimento alla canzone di Povia, operazione mediatica che tanti danni ha prodotto nella vita di migliaia di gay e lesbiche e delle loro famiglie. Vien da chiedersi se chi calca palcoscenici popolari come quello di Sanremo in cerca di successo facile, si domandi quali effetti andrà a produrre nella testa di chi lo canticchierà più o meno allegramente. E la stessa domanda sarebbe da porre a coloro che, magari solo moralmente, hanno sostenuto quella operazione con ben altra cognizione di causa.

Arcigay da anni sta denunciando pubblicamente l’arrivo in Italia delle cosiddette “terapie riparative”, che pretenderebbero di cambiare l’orientamento sessuale delle persone a suon di psicologia da strapazzo e preghiere ossessive. La comunità scientifica ha sempre preso le distanze da questi signori; da noi, però, hanno trovato in taluni ambienti soprattutto ecclesiastici “sponsor” discreti, potenti e persuasivi.

Siamo ulteriormente esterrefatti dall’equazione secondo la quale si “diventa omosessuali” a seguito di violenze sessuali subìte. Dramma nel dramma di un ragazzo al quale è stato fatto credere che i suoi, invece di essere fonte di sicurezza e di affetto, sarebbero stati mostri pedofili. E’ davvero dura a morire l’idea che l’omosessualità sia una perversione generata da altre perversioni. Del resto, è con queste argomentazioni da profondo medioevo che il nostro Parlamento non ha votato uno straccio di leggina per introdurre l’aggravante di omofobia nei reati di violenza contro la persona!
Speriamo che il caso serva a riflettere non solo sulla pericolosità delle sètte ma anche sulla necessità di informarsi e di confrontarsi su un tema ancora troppo delicato in Italia: l’omosessualità.

Come Arcigay siamo a disposizione dei protagonisti della triste vicenda. In particolare saremo ben lieti di essere vicini al papà attraverso l’AGeDO, l’Associazione Genitori di Omosessuali, che nelle Marche può contare sull’attivismo di una mamma fanese e di un papà ascolano. Forse parlare con chi vive serenamente l’omosessualità dei propri figli potrebbe aiutare tanti papà e tante mamme ingiustamente preoccupate evitando di gettare loro e i loro figli in pasto a santoni senza scrupoli.

Dacci 50.000 euro e tuo figlio gay diventerà etero

11 PERSONE RINVIATE A GIUDIZIO PER TRUFFA: RAGGIRATO ANCHE UN PADRE DI FERMO


Da IL RESTO DEL CARLINO - di FABIO CASTORI

FERMO - Si spacciavano per maestri di discipline orientali, ma in realtà erano i capi di una setta che truffava persone deboli e bisognose di aiuto. Tra le molteplici vittime anche una famiglia di Fermo, che si era rivolta a loro per risolvere i problemi del figlio 18enne omosessuale.

Il padre, nel tentativo di aiutare il figlio, ha versato loro 50 mila euro. A raccontare la terribile odissea è il genitore stesso, un imprenditore di 49 anni - C.A. le sue iniziali - che si è accorto di essere stato truffato solo dopo mesi di frequentazione delle setta.

«Tutto è iniziato racconta C.A. quando un conoscente mi ha parlato di questo gruppo che, attraverso metodi alternativi, risolveva gravi problemi di salute, come tumori, Aids, infertilità. La stessa persona, che conosceva il problema di mio figlio, mi ha raccontato di un giovane omosessuale che era diventato etero dopo aver preso parte all'attività del gruppo. La sua storia era stata ripresa anche dal cantante Povia che aveva scritto, ispirandosi a lui, la canzone presentata a Sanremo, intitolata Luca era gay'.

E' così che sono entrato in contatto con queste persone che organizzavano in tutta Italia numerosi seminari a pagamento per diffondere le loro filosofie». Solo più tardi l'imprenditore fermano avrebbe scoperto che si trattava di una vera e propria setta con circa 10.000 adepti e che, per partecipare ai loro seminari, bisognava pagare profumatamente. «Il costo minimo si aggirava sui 260 euro - spiega C.A. - e arrivava, man mano che si passava di livello, a 15.000 euro.

Il capo carismatico del gruppo mi disse che il caso di mio figlio era molto complesso e mi chiese 50mila euro. Versai la somma e, senza lontanamente immaginarlo, misi il mio ragazzo nelle mani di una setta senza scrupoli, che lo ha sottoposto alle umiliazioni più assurde, facendogli credere di aver subito una violenza sessuale da piccolo».

Sulla vicenda la Procura della Repubblica di Bari ha aperto un'inchiesta, per la quale sono state rinviate a giudizio 11 persone per associazione a delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza.

50mila euro e tuo figlio diventa etero

Promettevano di "guarire" dall'omossessualità in cambio di denaro. Un gruppo, ma sarebbe meglio definirla setta, con sede in Italia, dopo la denuncia da parte di C.A., un imprenditore marchigiano, ha chiuso i battenti con il rinvio a giudizio di 11 persone.

I truffatori si vantavano di poter guarire malattie gravissime cone l'Aids o il cancro, ma anche altre "patologie" cone l'omosessualità. La canzone di Povia "Luca era gay" era, a detta dei fantomatici guaritori, tratta da una testimonianza reale, da un caso che loro stessi avevano trattato, con successo.

Il gruppo di terapia riparativa era però strutturato come molte sette. A seconda della gravità del caso chiedevano cifre più o meno alte. Fino a 50 mila euro i compensi secondo le dichiarazioni del papà marchigiano, imprenditore, che dopo aver affidato il proprio figlio a queste persone ha capito la trufffa ed ha sporto denuncia.

"Versai la somma e, senza lontanamente immaginarlo, misi il mio ragazzo nelle mani di una setta senza scrupoli, che lo ha sottoposto alle umiliazioni più assurde, facendogli credere di aver subito una violenza sessuale da piccolo", ha dichiarato il padre del ragazzo. "Il costo minimo si aggirava sui 260 euro - spiega C.A. - e arrivava, man mano che si passava di livello, a 15.000 euro. Il capo carismatico del gruppo mi disse che il caso di mio figlio era molto complesso e mi chiese 50mila euro."

Per ora le persone rinviate a giudizio sono 11 con l'accusa è di associazione a delinquere, truffa, maltrattamento di minori e incapacità procurata da violenza oltre che abuso della professione medica.

domenica 7 marzo 2010

Plagiate migliaia di persone: la Favis si costituisce parte civile nel processo Arkeon

documento scaricabile registrandosi al sito del cesap

http://www.cesap.net/index.php?option=com_docman&task=cat_view&gid=256&limitstart=15

venerdì 5 marzo 2010

La truffa di Fermo: 50mila euro per ‘guarire’ dall’omosessualità

E’ l’ennesimo caso di truffa quello che si è verificato a Fermo . Il fatto ha in sé dell’incredibile. Ancora una volta disperazione e impotenza si piegano all’astuzia di uno spregiudicato gruppo di finti praticanti di miracolose discipline orientali.
Le patologie trattate, se così le vogliamo chiamare, spaziano dall’infertilità all’omosessualità. La setta si proponeva di guarire chiunque si rimettesse alle loro poco amorevoli cure, usufruendo di strumenti “alternativi”, assai lontani dalle odierne pratiche scientifiche, ormai forse troppo in difficoltà per poter costituire l’unica fonte di speranza. Ma non è la sfiducia nella scienza che ha portato alcune delle numerose vittime ad iniziare il percorso di guarigione, bensì una sorta di diffidenza verso ciò che non riesce ad essere comunemente compreso.

Il tentativo di guarire l’omosessualità rappresenta il male nascosto di una società che ancora, purtroppo, non si presta ad essere curata. L’ignoranza di fondo, l’odio ed il disprezzo rappresentano un ambiente ideale per il proliferare di gruppi che propongono vere e proprie cure psicologiche per il trattamento di questo, a lor dire, “disturbo”.

Truffe del genere non ci sono purtroppo totalmente estranee, tuttavia, sono i metodi utilizzati nello specifico caso ad essere a dir poco raccapriccianti. La “riconversione all’eterosessualità” avveniva attraverso una vera e propria manipolazione mentale: ai partecipanti veniva fatto credere di aver subito violenze sessuali in età infantile, mettendo così in discussione la loro intera sfera affettiva.

Un metodo brutale che, oltre a sfruttare l’ignoranza e l’intolleranza, si prefiggeva di creare veri e propri danni psicologici. Una terapia d’urto, degna della radazione dall’albo per ogni psicologo, che ha portato alla contestazione dei reati di truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata e maltrattamenti di minori.

Immediata la replica dell’Arcigay che, per voce del vice-presidente Luca Perilli, condanna ancora una volta le cosiddette ”terapie riparative“, spesso sponsorizzate da quegli ambienti religiosi che vedono nell’espressione di un amore incondizionato una forma di violenza verso Dio.

L’omosessualità è stata rimossa dal manuale ufficiale dei disordini mentali ed emozionali nel 1973; quasi 40 anni dopo si fa ancora fatica a comprendere che il diverso orientamento sessuale non è una malattia. Chiunque si prefigga l’obiettivo di curarla sta perseguendo uno scopo lontano da ogni sorta di parere o pratica medica legalizzata.

In conclusione sarebbe bene ricordare che in una società, dove i reati a sfondo omofobico sono all’ordine del giorno, l’unica cura necessaria è racchiudibile nella tolleranza, poiché, come ci ricorda Cristicchi, la più grande patologia non è l’omosessualità, ma il vuoto e la solitudine che attorno a tali persone ingiustamente si forma

giovedì 4 marzo 2010

Padre spende 50mila euro per guarire il figlio gay

Gli avevano raccontato dhe era lo stesso gruppo di terapia che aveva fatto diventare etero il "Luca" della canzone di Povia. Convinto di curare il figlio, lo porta in una setta dove lo maltrattano

Il gruppo era lo stesso che aveva "salvato" Luca, l'ex gay protagonista dell'arcinota canzone di Povia e questa era stata una delle ragioni che avevano spinto un imprenditore di 49 anni di Fermo a fidarsi e a rivolgersi a loro per aiutare suo figlio a guarire dall'omosessualità. Ad informarlo dell'esistenza di questa organizzazione ingrado di guarire, tramite metodi non ufficiali, anche dall'infertilità, dai tumori e dall'Aids era stato un conoscente.

C'è voluto un po' di tempo prima che l'uomo si rendesse conto del raggiro e si rendesse conto che più che un gruppo terapeutico, quella a cui aveva affidato il figlio era una vera e propria setta che pretendeva pagamenti sempre più esosi per fare in modo che il figlio guarisse dall'omosessualità e diventasse etero.
"Il costo minimo si aggirava sui 260 euro - ha spiegato C.A. agli inquirenti - e arrivava, man mano che si passava di livello, a 15.000 euro. Il capo carismatico del gruppo mi disse che il caso di mio figlio era molto complesso e mi chiese 50mila euro".

La setta, però, non si è accontentata di truffare

sabato 27 febbraio 2010

Sette, "Decine le persone raggirate nel Fermano"

"Potrebbero essere decine e decine le vittime della setta Arkeon". A lanciare l’allarme e il presidente della Favis, associazione nazionale familiari vittime delle sette di Rimini, Maurizio Alessandrini, parte civile nel processo al via il 18 marzo



Fermo, 27 febbraio 2010 - «POTREBBERO essere decine e decine le vittime della setta Arkeon nella Provincia di Fermo». A lanciare l’allarme e il presidente della Favis, associazione nazionale familiari vittime delle sette di Rimini, Maurizio Alessandrini, che insieme all’associazione Cesap di Bari e il Codacons si è costituito parte civile nel processo contro le 11 persone che compariranno davanti al giudice il 18 marzo.


«La setta e i suoi ‘maestri’ – spiega Alessandrini – hanno operato per quasi dieci anni in tutt’Italia e gli adepti sono circa diecimila. Delle vittime alcune hanno sporto denuncia, ma molte altre, per vergogna o per paura, sono rimaste nell’ombra, nonostante abbiano subito abusi di ogni tipo. E’ proprio a tali persone, che sappiamo essere anche nel Fermano, che mi rivolgo per un appello: contattateci e insieme potremo fare molto per sconfiggere questa e tutte le altre sette che quotidianamente rovinano la vita di tanta gente».

Alessandrini chiama in causa anche lo Stato, gli operatori di giustizia e le forze dell’ordine: «Nonostante la loro buona volontà e l’istituzione della squadra antisette, non c’è sufficiente preparazione sul fenomeno e chiarezza sul quadro dei reati punibili e configurabili in certe situazioni. Così come si è fatto per le droghe, che sono una piaga sociale, si deve fare per il fenomeno delle sette e per la sua pericolosità».


Sulla vicenda della setta Arkeon, di cui in questi giorni sono emerse le due inquietanti storie del fermano morto di tumore e del padre con il figlio omosessuale, interviene Lorita Tinelli, psicologa, consulente criminologa e presidente del Cesap (Centro studi abusi psicologici): «Al momento ci sono due suicidi accertati, attribuibili alla setta, e un caso di istigazione commesso ai danni di un ragazzo che ha raccontato la sua storia agli investigatori. E’ così che sono emersi anche molteplici abusi sessuali e maltrattamenti su minori, sempre messi in atto dai capi carismatici di Arkeon».
Chi avesse bisogno di aiuto o volesse contattare le associazioni per sapere come comportarsi, può chiamare i numeri 328 9028910, 328 5665202 oppure scrivere una maila cesap@libero.it.

di FABIO CASTORI

venerdì 19 febbraio 2010

"Le psicosette" di Maurizio Antonello - I movimenti del potenziale umano (IX)

IL CORSO COMUNICAZIONE E VENDITA
Uno dei corsi propedeutici più importanti è il Sales Dinamics (Comunicazione e Vendita): inizia il sabato sera e si conclude domenica. Come tutti i suaccennati corsi, anch'esso ha lo scopo di proporre alle persone la frequentazione del DBM a Ginevra. Per farlo, i reclutatori usano incuriosire e mettere in crisi i soggetti. I modi per «spiazzare» (mettere in crisi) questi ultimi sono diversi: innanzitutto la stanchezza. La persona inizia il corso portandosi addosso la stanchezza della settimana appena trascorsa. Questa aumenterà successivamente grazie a un tour-de-force notevole, caratterizzato da orari e ritmi massacranti. Ilsoggetto è invitato a non distrarsi, a non uscire, a non parlai durante la lezione. La prima parte del corso, iniziato alle 21.00 terminerà molte ore più tardi, a tarda notte (verso l'una).

All'indomani, domenica, l'inizio è previsto per le 9 di mattina e terminerà - salvo per la breve parentesi del pranzo e per un paio di intervalli di dieci minuti ciascuno - a sera tardi (verso le 22).
Quando il corso non si svolge nei sotterranei della struttura ospitante, la stanza predisposta viene sempre tenuta oscurata con tende, rendendo indispensabile pertanto l'uso della illuminazione artificiale.
Per la maggior parte dei presenti, il corso rappresenta uria novità in assoluto. Essi partecipano per la prima volta, incuriositi e lusingati dai reclutatori, senza però che siano state date loro informazioni specifiche su ciò che consiste.

Con giochetti, esempi e frasi ad effetto, il pubblico viene all'inizio piacevolmente stupito, meravigliato. Anche il provocare sconcerto fa parte del gioco: attira l'attenzione oppure la ridesta.

Il cambiamento avviene nel tardo pomeriggio della domenica: il gioco si fa pesante e l'iniziale argomento,la comunicazione e la vendita, reso blando sin dal mattino, viene repentinamente abbandonato.Iniziano gli esercizi di rilassamento, sempre più profondi e penetranti, tanto da allentare ulteriormente le difese dell'Io, complice la progressiva stanchezza.
Il soggetto viene fatto regredire all'età della prima fanciullezza e, attraverso particolari tecniche di visualizzazione, si rivede nel suoi rapporti con i genitori. Ciò porta alla rievocazione di fatti o accadimenti vissuti, fatti emergere con tutto il loro contenuto emozionale, sempre negativo: dolore, disperazione, paura, frustrazione, delusione, proprio perchè queste sono le consegne che vengono date dal conduttore ai presenti. Ovviamente, gli effetti sono laceranti. Il tutto si conclude con l'invito a scrivere al momentoleproprie impressioni sull'esperienza appena compiuta e col dare appuntamento agli astanti per la riunione post-corso.

IL D.B.M. (DYNAMIC BUSINESS MANAGEMENT)

II D.B.M. viene descritto come «un'esperienza unica ed irripetibile che viene vissuta in modo molto personale e nel quale ogni individuo ha l'opportunità di conoscere meglio se stesso e le sue potenzialità. Dynamic Business Management, questo è il nome del corso, dove per "business" s'intende l'affare più importante per ognuno di noi: la nostra vita! Un corso in cui si vede come si può condurre la propria vita in modo dinamico, divenendo dei "leaders" di se stessi».

Per la Life Discovery Principles l'esperienza del DBM, tra le altre cose, «accrescerà la propria abilità individuale per... acutizzare (?!) la propria visione del mondo e... ristabilire e chiarire la propria visione di Dio»(da un depliant della LDP).

Dì questo particolare corso, la stampa si è occupata perla prima volta nell'aprile 1984, circa due anni più tardi della costituzione di LDP in associazione, con un articolo poco lusinghiero.In esso venivano svelati, in tono giornalistico, i «segreti» del corso che non consistevano altro che nelle violenze fisiche e psichiche a cui venivano sottoposti gli ignari e malcapitati corsisti (16).
Il DBM, inizialmente uno del corsi avanzati di Dinamica Mentale (prima della costituzione dell'Associazione LDP), si svolge a Ginevra (Svizzera), presso l'HotelLe Warwick nell'ultima settimana di quasi tutti i mesi dell'anno: inizio il mercoledì sera e termine la domenica.
Il corso si svolge in questo modo: i vari partecipanti, entro le ore 18,00 del giorno stabilito,sidevono presentare presso la reception dell'Hotel Le Warwick, dove a riceverli saranno gli incaricati/assistenti dell'associazione. Sono d'obbligo la giacca e cravatta per gli uomini e la gonna per le donne.
I convenuti, dopo aver esibito la ricevuta del versamento effettuato per la partecipazione al corso, sono invitati a chiudere dentro una busta, ove prima avranno scritto il loro nome e cognome, soldi, documenti, orologi ed ori. Verranno trattenuti anche libri, giornali, medicinali.
Vengono quindi formati due gruppi,l'uno di uomini, l'altro di donne, che sono introdotti in due distinte sale, dove un istruttore li informa che da quel momento non potranno più parlare tra loro, fumare, bere alcolici, e se qualcuno intendesse dimettersi dal corso, questo comporterebbe l'immediata interruzione del Seminario anche per gli altri suoi compagni di stanza.Tutti sono invitati a sottoscrivere una dichiarazione con la quale si accettano le predette regole. Gli istruttori, che sino a quel momento avevano usato modi e parole gentili, improvvisamente cambiano maniere, usando toni severi e autoritari.
A cura degli assistenti, e sempre sotto il loro severo controllo, sono così accompagnati in camere da 2-3 posti letto e invitati a sistemare le valige e riposarsi. Nel corso della notte i partecipanti sono improvvisamente svegliati dagli assistenti, i quali sostano nei corridoi per controllare che non parlino tra loro mentre sono nelle camere, e che, dopo averli fatti vestire, li conducono in due sale (una sala per uomini e l'altra per donne) chiamate pit, dove appunto si svolgeranno le sedute.
I pit sono due stanze ricavate da un unico salonediviso dauna parete mobile, nelle quali si trova:

*sulla destra un tavolo, dove prende posto la persona dell'organizzazione che conduce le sedute, avvalendosi della collaborazione di alcuni istruttori e traduttori;

*sulla sinistra un altro tavolino dove si trova un impianto stereo ed alcune cassette contenenti musiche di rilassamento. Sotto il tavolo ci sono dei contenitori di vario materiale che verrà usato, durante le sedute, nelle drammatizzazioni: maschere di carnevale, maglioni, vestiti da bambino, attrezzi erotici, buste, fazzoletti, ecc...

*Al centro della sala è sistemato un tavolo a forma di U, attorno al quale prendono posto i vari partecipanti. Questi dovranno osservare da seduti una particolare posizione: sullo spigolo anteriore della sedia, schiena inarcata che non deve appoggiarsi sullo schienale e le mani devono essere aperte sul tavolo; ogni individuo troverà sul tavolo un cartellino segnaposto che gli indicherà quale sedia deve occupare. Gli assistenti curano con attenzione che durante le sedute le persone osservino la predetta posizione, pronti a intervenire con colpetti dietro la schiena su coloro che non lo fanno.

*In fondo alla sala c'è un braciere molto grande che sarà acceso solo all'ultimo giorno, durante la festa di chiusura del seminario. Trovano posto poi, una lavagna ed un grande specchio.


I partecipanti, dopo aver preso possesso del posto loro assegnato, sono invitati a scrivere su un foglietto tutto ciò che ciascuno ritiene negativo per la sua vita. Esso sarà ritirato da uno degli assistenti e riconsegnato solo all'ultima sera del corso durante la festa conclusiva, quando ciascuno lo butterà nel braciere acceso.
Alle donne, ad esempio, la conduttrice farà poi una serie di domande collettive alle quali le persone si devono limitare, se la risposta è affermativa, solo ad alzarsi in piedi. I quesiti generalmente riguardano fatti molto personali:
- chi ha avuto rapporti sessuali contro natura;
- chi è vergine;
- chi ha abortito;
- chi ha avuto relazioni extraconiugali;
- chi ha fatto l'amore di gruppo;
- chi ha maltrattato il marito, i figli, la suocera, ecc.;
- chi ha sperperato i soldi e vive nella lussuria...e altro.

Una volta ultimate le domande, avranno inizio le sedute. L'istruttrice inizierà a chiamare singolarmente le partecipanti, le quali si dovranno portare al centro del tavolo ad U e raccontare quali sono i loro problemi e i motivi che le hanno spinte a frequentare il corso. L'istruttrice si avvale anche di una scheda personale, compilata a cura del responsabile della sede d'invio, contenente notizie sul corsista, ottenute all'insaputa di questi.
Le sedute durano diverse ore e il tempo trascorre senza cali dell'attenzione, sta perchè ognuna partecipa con curiosità ai vari racconti, sia per il clima austero e severo che permane durante tutto il ciclo. L'istruttrice, aiutata dai collaboratori, interviene in maniera aspra, autoritaria e dura durante le varie narrazioni. Infatti mortifica, umilia, deride, offende, usando maniere forti e parole scurrili.
Nel DBM si fa largo uso dello psicodramma, pur riveduto e corretto. Si tratta di far rappresentare, su un fittizio palcoscenico, il fatto o l'avvenimento che più condiziona il soggetto: l'esternazione del ricordo doloroso, assieme a tutto il suo contenuto emotivo, dovrebbe aiutarlo a prenderne coscienza e a liberarsene. Tale tecnica è stata elaborata e sistematizzata dallo psicanalista viennese J. Levy Moreno. Ma, da ciò che ci viene riferito, pare che la tecnica usata sia simile a quella che, nel secoloXIX, il direttore del manicomio di Charenton (Francia) applicò ad alcuni suoi malati, facendo loro interpretare piccoli ruoli di un dramma scritto da un suo famoso paziente: il MarcheseDe Sade. Ecco alcunicasi riferitici durante l'esercizio dell'attività professionale:

1°. Una donna confessa di aver abortito. Viene denudata e posta in mezzo alla sala con una bambolina in mano. Nel contempo viene diffuso il suono del cuore che batte, mentre una collaboratrice legge una poesia che parla di un bambino mai nato che si rivolge alla sua mancata mamma. In questa poesia egli descrive il suo aspetto, mentre una seconda collaboratrice - posta dietro alla corsista - ne sottolinea le possibili somiglianze fisiche con la malcapitata.

2°, Un uomo dice di aver avuto relazioni con svariate donne e fatto l'amore di gruppo, nonchè usato sostanze stupefacenti. Deriso, mortificato e offeso, egli inizia a raccontare bugie e si rifiuta di rispondere alle domande dell'istruttore. Questi perde la pazienza e lo prende a schiaffi.

3°. Una donna (farmacista) non riesce ad avere buoni rapporti con la madre. Viene fatta vestire da bambina e le vengono dati in mano dei giocattoli, quindi viene derisa e mortificata.

I partecipanti, durante tutto il corso, devono osservare le regole in precedenza ricordate, e se ciò non avviene vengono puniti. La sanzione può essere anche fisica: uno schiaffo o un pugno che viene dato al malcapitato da parte di tutti i componenti del gruppo, i quali devono vibrare il colpo anche con una certa forza, altrimenti saranno a loro volta colpiti dalla persona che doveva essere punita.

I pranzi sono consumati in orari sfalsati e ben presto, senza orologio, con il particolare clima di tensione dominante e con lo sconvolgimento del ritmo sonno-veglia, si perde l'orientamento temporale.

A volte avvengono degli svenimenti, causati dalla stanchezza e dal poco sonno. Le persone sono soccorse da un giovane medico che segue i partecipanti durante tutto il corso. I frequentatori non possono assumere alcun tipo di medicine, che anzi sono ritirate dagli assistenti sin dall'inizio. In caso di bisogno ne sarà «concessa» la somministrazione, nella posologia decisa dall'istruttore. Anche il permesso per andar in bagno dev'essere richiesto: se concesso, il corsista sarà accompagnato da un collaboratore e guardato a vista. Non esistono momenti «privati».

Il corso termina con una festa durante la quale vi è la riunione dei due gruppi e viene tolta la parete divisoria dei due pit. Alla cerimonia di chiusura intervengono anche i parenti dei partecipanti e amici che hanno preso parte ad altri corsi. Vi è un buffet e si terranno vari discorsi da parte degli organizzatori.

Alla fine, la foto ricordo e lo scambio di indirizzi, nonchè la consegna del distintivo dell'associazione. Non manca comunque l'invito ai partecipanti di non divulgare alcunchè di quello che hanno visto e sentito, più per tutelare - dicono - gli aspetti intimi di ognuno, emersi durante il trattamento, che per rivelare i metodi del trattamento stesso.
La particolare chiusura del gruppo in questione si manifesta attraverso queste caratteristiche:

*La presenza di frasi o parole gergali.

Oltre aquelle esaminate pocanzi, vanno aggiunte quelle specifiche al gruppo: «La squadra del DBM...», «il T 3 di Mestre», «il C/l».

*Lo spirito che unisce i mèmbri e che li fa riconoscere.

Ogni incontro è caratterizzato da plateali manifestazioni effusive: baci, abbracci e vigorose strette di mano che non risparmiano nemmeno chi si presenta solo per la seconda volta a una loro riunione o corso. L'impressione che ne ricava un osservatore esterno, oltre a essere quasi sempre spiacevole per tanta sdolcinatezza, rafforza la sua convinzione di trovarsi di fronte a un gruppo estremamente omogeneo, impermeabile e chiuso. A ciò si aggiunga l'alta coesività tra mèmbri, che tendenzialmente tende ad escludere gli estranei all'associazione.

Le numerose riunioni mensili a vari livelli e i diversi impegni richiesti dall'organizzazione, oltre che la continua - quasi assillante - preoccupazione, da parte dei mèmbri, di creare occasioni per stare insieme, rafforzano questa convinzione.

* L'aspetto nascosto dell'organizzazione

Non dovrebbe destare meraviglia il fatto che la stragrande maggioranza degli associati ignori la storia dell'associazione, il movimento e l'impiego del denaro, i nomi dei responsabili delle due società economiche e i loro fini pratici, i progetti e i programmi futuri. L'accesso all'organizzazione avviene per gradi. Il DBM è considerato come una specie di iniziazione, che da diritto non solo alla partecipazione a corsi successivi ad esso ma, per chi vuole, ad avere delle responsabilità all'interno della struttura associativa. Esistono pubblicazioni interne all'associazione che sono oggetto di attento studio sia durante le apposite riunioni sia a casa,come una sorta di compito.



Conclusioni

Come facilmente immaginabile, i gruppi di S.P. ben rappresentano quell'ideologia dominante, presente ormai in tanta parte della nostra cultura contemporanea, permeata di narcisismo ed egocentrismo,ove l'apparire è più importante che l'essere. Essi sono inoltre il prodotto tipico dell'Occidente industrializzato in cui l'organizzazione, la gerarchizzazione, la divisione del lavoro e la specificità dei ruoli, l'efficentismo e la pianificazione rappresentano i nuovi valori. Non a caso perciò tutti questi gruppi trovano maggiori consensi nelle zone più industrializzate delPaese ed è emblematica la circostanza che molti di questi gruppi erano sorti come Scuole per managers. Questo Sistema, che ha trovato il modo per spersonalizzare ed anonimizzare chiunque, ha trovato pure il sistema per dare a chiunque, pagando, l'illusione di essere l'artefice del proprio destino, di liberarsi dai condizionamenti, di vivere una vita piena. Questi gruppi finora hanno avuto buon gioco per vari motivi, tra cui l'attuale assenza di norme regolamentanti l'attività psicoterapeutica, grazie sempre ai soliti e interessati ritardi governativi. Ci auguriamo che il costituendo Albo degli Psicologi e degli Psicoterapeuti metta un po' d'ordine e faccia giustizia dei tanti imbonitori che purtroppo infestano il mondo della psicoterapia, arrecando danni incalcolabili alla psiche delle persone.

(14) Le definizioni dei vari corsi sono state tratte dall'articolo di Giovanna Zanin dal titolo L.D.P. dieci anni dopo, apparso sul n. 6/1992 di «Rediscovery».
(15) Da Appunti per una migliore organizzazione dell'LDP,documento interno dattiloscritto,1990.
(16) Dante Matelli, Sull'altare del dio Ceffone, da «L'Espresso», 15 aprile 1984, pp. 24 e 26.


Ma quante analogie con i seminari che facevano in arkeon!!! In fondo le psicosette hanno un comun denominatore.. e pensare che vito carlo moccia era tronfio di essersi inventato tutti i "lavori" svolti nei seminari intensivi o residenziali che fossero

martedì 9 febbraio 2010

"Le psicosette" di Maurizio Antonello - I movimenti del potenziale umano (VIII)

LA DIPENDENZA DAL GRUPPO

Per molte persone, gli effetti immediati degli incontri organizzati dal gruppo sono positivi. Il soggetto ha modo di abbandonarsi ai propri sentimenti, esprimere le proprie paure, "tirare fuori" i problemi. Tutto questo avrà senz'altro avuto un indubbio effetto catartico, liberatorio, manifestato quasi sempre con un pianto dirotto, provocato ed ampliato in gran misura anche dai numerosi presenti, grazie soprattutto al suo potere contagioso.
Il soggetto beneficerà pertanto, per qualche tempo, di un senso di tranquillità, forse anche di leggera euforia.
Passato questo periodo, che generalmente non va oltre la settimana, egli ritorna a confrontarsi con i suoi problemi e con la situazione personale e familiare ove vive. Ha quindi bisogno di una frequentazione più assidua ai corsi che il gruppo propone.
In alcuni casi, il corso dura molti mesi, strutturato in uno o due incontri alla settimana. Vi partecipa solo chi vi è stato ammesso, ed il corso - a numero chiuso - inizierà e si concluderà con le stesse persone.
Il gruppo così formato sarà molto unito, e la frequentazione tra i componenti andrà ben oltre le riunioni previste.
Molti di questi corsi sono strutturati come i «gruppi d'incontro» e in essi vengono applicate delle tecniche che coinvolgono ogni partecipante in interazione con ciascuno dei presenti. Spesso si leggono in gruppo o si commentano le singole autoanalisi, oppure, più frequentemente, queste vengono datealconduttore che le valuterà.
In ogni caso questi scritti rappresentano sempre e comunque, per il conduttore del gruppo, degli efficaci strumenti di controllo, quando non di pressione, o altre forme di pesante ingerenza. Si pensi all'uso che, presso la già citata [omissis], si è fatto di certi «folders» (corrispondenti alle analisi). Inoltre attraverso questo mezzo (i diari) sarà aumentata la posizione di forza del conduttore, in quanto la conoscenza di cose riservate, inerenti al passato e al presente dei corsisti, ed il loro utilizzo, sarà unidirezionale perchè possibile a lui solo (e, ovviamente, all'organizzazione che rappresenta), ed esclusiva.
Le particolari tecniche adottate, quasi tutte basate sull'aspetto emozionale, e la particolare intensità delle reazioni che queste producono, fa sì che tra i partecipanti, il gruppo ed il coordinatore si instauri un rapporto spesso simbiotico, a volte addirittura fusionale, in tutti i casi spersonalizzante, non assimilabile certo a un normale, seppur intenso, rapporto amicale o affettivo.

Questo rapporto si manifesta con un vivo bisogno del gruppo e delle sue pratiche, e con la necessità di continuare ad identificarsi con esso. Una delle peggiori sanzioni che a un adepto possa capitare è quella di esserne escluso. I responsabili del gruppo favoriscono questa dipendenza, funzionale e coincidente con i fini del gruppo stesso:

«Infatti esiste una grande varietà di forti contraddizioni all'interno di alcuni movimenti: in certi gruppi dediti all'evoluzione personale, ad esempio, ci si attiene a una rigida organizzazione dell'individualismo, o alla organizzazione burocratica della spontaneità, e può accadere che venga richiesta l'obbedienza assoluta, come mezzo per raggiungere la libertà assoluta» (13).

La dipendenza dal gruppo si misura anche dal grado e dalla quantità del linguaggio gergale, segno evidente dell'assimilazione di concetti e dell'avvenuta riforma del pensiero.Com'è noto infatti, la dimestichezza dell'uso di forme gergali - specifiche del gruppo - nel linguaggio corrente del soggetto, da la dimensione del grado di coinvolgimento nel gruppo stesso.

Ricordiamo che la riforma del pensiero parte anche dall'uso «diverso» che viene fatto delle parole in quanto ne viene modificato il significato, quando non ne vengono coniate di nuove (si pensi ai bizzarri inglesismi degli scientologi).

Esiste una stretta relazione, anche in questo caso, tra il linguaggio adottato e questo nuovo modo di pensare: abbondano, ad esempio, le parole sentire o percepire, in luogo dei vecchi «credo, mi sembra»; condividere o coinvolgersi invece di «stare insieme, partecipare», mentre l'avere un'idea o il pensare a una soluzione è sostituito col più adeguato realizzare, e non può essere altrimenti visto il mondo in cui il soggetto vive, fatto di sole emozioni, sensazioni, intuizioni, sole realtà ormai per lui vere.

Alcuni gruppi di sviluppo personale operanti in Italia

Gruppi di sviluppo personale in Italia ce ne sono moltissimi. Basta scorrere gli oltre 10.000 indirizzi di Centri, Associazioni o singoli operatori contenuti nel volume di Manuela Pompas e Carlo Biagì, Aura 3 - Guida al benessere di corpo mente spirito, ed. del Maestro, Milano 1992, a cui si aggiungono i 5000 indirizzi pubblicati nel libro Mappa dell'Italia naturale, suppl. ad «AAM Terra Nuova», maggio 1990, per averne un'idea. E non sono tutti.

Senza quindi avere la pretesa di essere esaustivi, riteniamo dì dover indicare i seguenti gruppi operanti nel nostro Paese, sia perchè mancanti nelle succitate guide, sia perchè disponiamosuessi di adeguata documentazione:

Associazione Europea L.D.P. = Life Discovery Principles,dicui 'più avanti illustreremo la struttura e l'attività;

T.N.I. = Thè Natale Institute. Fa partedella struttura della osho gautama multiversity, di stretta osservanza arancione. La sede della Multiversity è a Morosolo-Casciano (VA);

Associazione Culturale Olos, con sede aGalzignano Terme(Padova);
Accademia Europea C.R.S.-Idea, che propone il corso di Dinamica Mentale. Ha sede a Dalmine (Bergamo). Riteniamo che questo gruppo sia il capostipite di tutti i gruppi di sviluppo personale italiani. La sua struttura è assai complessa: all'Accademia Europea Centro Ricerche e Studi-Idea appartiene l'Asso-ciazione Mente Amica (con sede a Vicenza). L'assistenza didattica agli Associati è affidata al C.I.D.M.E.P.A. Italia srI - Centro Internazionale di Dinamica Mentale e psicologia applicata, mentre l'Organizzazione ed il Coordinamento dei Servizi Ausiliari sono affidati allo Studio O.C.S.A. (sede a Torri di Quartesolo, Vicenza).

Associazione «lì Dardo», con sede a Trieste, gruppo proveniente da L.D.P., organizza corsi intensivi nei pressi di Firenze. E diffuso principalmente nel Nord (Lombardia, Triveneto).

A.T.A.S.S.-I.E.P., Applicazione Training Autogeno Settore Sportivo - Insegnament Psicoterapie, con sede a Udine;

C.E.S.M.A.- Italia (Centro Educativo di Sintesi Mentale Applicata), con sede a S.Giorgio di Nogaro (Udine), omissis.

Silva Mind Control, di recente importazione americana,ilcui Centro Nazionale di Coordinamento per l'Italia si trova nei pressidi Torino, a Pino Torinese.



(13) E. Barker, I nuovi movimenti religiosi, ed. Mondadori, 1992, p. 131.

continua

sabato 30 gennaio 2010

La crescita del fenomeno delle sette in Italia

Le sette crescono in Italia in maniera preoccupante. Non è facile censirle, in quanto spesso cambiano nome o agiscono nell’ombra. I bambini sono le prime vittime di questa realtà
Andrea Sartori (Insegnante)

Le più diffuse sono le psicosette, ovvero gruppi motivazionali che promettono di ampliare le potenzialità psichiche dei loro adepti. La loro diffusione è dovuta al fatto che promettono facili successi. Questo è ciò che si nasconde dietro il fenomeno delle sette, fenomeno sempre più in crescita in Italia.

Secondo il rapporto del Dipartimento di Sicurezza e le stime delle associazioni anti-setta riportate dal quotidiano torinese La Stampa, le organizzazioni settarie in Italia si sono moltiplicate non poco in questi anni: se nel 1998 le sette erano solo 152, di cui solo il 10 per cento psicosette, nel 2009 le sette sono arrivate a toccare il migliaio, delle quali il 40 per cento sono psicosette. Gli adepti sono passati da 92 mila a un milione. Nell’articolo di Elena Lisa apparso su La Stampa di Torino il 21 gennaio si parla della setta Arkeon, la quale, da sola, controllava diecimila persone cui ha sottratto, negli anni, milioni di euro. Gli undici leader di questa setta sono ora sotto processo a Bari.

Un capitolo terroficante, toccato da Elena Lisa, è quello dei bambini nel contesto delle sette. Il presidente di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo, dice a tal proposito: “Non ci sono soltanto i bambini trascinati nella setta dai genitori o da qualche pedofilo travestito da guru. Ci sono anche quelli che nascono dentro la comunità. Sono più fortunati degli altri: avendo pochi contatti con il mondo esterno non devono sottoporsi a continui ‘riti di purificazione’. Ma di loro si hanno poche, debolissime tracce. Spesso non sono neppure registrati all’anagrafe”.

E’ estremamente difficile censire questo fenomeno, in quanto spesso cambiano nome, e comunque agiscono in una zona d’ombra. L’ultimo elenco semiufficiale risale al 1998, ed è un rapport del Dipartimento di Pubblica Sicurezza dal titolo “Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia”, che dava la cifra di 137 gruppi settari in Italia, dei quali 76 erano religiosi e 61 magici.

Mala tipologia di setta più diffuso non è quello a carattere satanico (che però ha conosciuto un preoccupante incremento) né quello a sfondo New Age. La tipologia più diffusa è quella della psicosetta. Come spiega Maurizio Alessandrini, presidente dell’associazione familiari delle vittome Favis, al quotidiano La Stampa tali psicosette sarebbero “gruppi ‘motivazionali’ che agganciano i più giovani e promettono risultati sorprendenti a scuola, nello sport, con gli amici”. Negli ultimi anni le psicosette si sarrerebbero “moltiplicate a dismisura entrando anche nelle scuole”.

Perché tutto questo? Si sa, quando muore la religione fiorisce la superstizione. Come diceva Gilbert Keith Chesterton: “Non è vero che chi non crede in Dio non crede in niente, perché è disposto a credere in tutto”. Basti vedere i Greci e iRomani del Basso Impero, che deridevano i cristiani per l aloro “stramba” fede nella Resurrezione (cfr. la reazione degli ateniesi al discorso di San Paolo all’Areopago) ma superstiziosi fino al ridicolo e anch’essi pronti a gettarsi in ogni tipo di setta (Mitra, Iside, culti misterici…).

Il benessere ha portato alla perdita della Fede. La perdita della Fede, alimentata ad arte da un certo anticristianesimo endemico, ha fatto sì che molti si gettassero tra le braccia di questi manipolatori di menti.

Ma c’è anche un’altra ragione per cui proliferano questi orrori. Ancora lo spiega Alessandrini: “L’Italia è uno dei pochi Paesiin Europa dove non c’è una legge ad hoc è nemmeno è punito il reato di ‘manipolazione mentale”.

Questo è evidente in un ambito non strettamente collegato alle sette. Quello dei maghi imbroglioni che spesso succhiano letteralmente il sangue a gente disperata. Bsta solfeggiare col telecomandosu canali privati per accorgersi della loro presenza. Ci sarebbe, come strumento contro questo pericoloso dilagare di ciarlatani e falsi guru opportunisti, il reato di “abuso di credulità popolare”.

Ma questa sarebbe solo la punta dell’iceberg. Il vero problema è la mancanza di punti fermi nella società contemporanea. Sulle macerie dei valori dei quali si è voluto far strame,si è creata solo insicurezza e infelicità. Che le menti più deboli cercano di riempire aderendo a queste pericolosissime realtà in crescita. Il risultato sono minacce, schiavitù, lavaggio del cervello.

venerdì 22 gennaio 2010

I bambini fantasma delle sette d’Italia

Trascinati dai genitori o vittime di «guru» pedofili

Al centro una «figura carismatica». Attorno una casta di «eletti». Più in basso, gli «adepti»: uomini, donne. E i loro figli, anche piccoli: «bambini fantasma» dei quali si sa pochissimo, vittime indifese di violenze psicologiche e fisiche in nome di una pseudo-religione o di «credo» mascherati.

«In Italia succede sempre più spesso», è la drammatica denuncia di Telefono Azzurro. Ma quanti sono i bambini coinvolti? Non esistono cifre ufficiali, ma è ragionevole ipotizzare una stima di diverse centinaia, visto che il numero complessivo di «adepti» italiani, secondo le associazioni che riuniscono i parenti delle vittime, supera abbondantemente il milione. Una sola setta, la «Arkeon», controllava diecimila persone cui ha sottratto negli anni milioni di euro: contro i suoi undici leader è in corso un processo a Bari in cui per la prima volta è stata riconosciuta l’accusa di «associazione a delinquere». E tra i numerosi capi di imputazione, compare anche il «maltrattamento di minori».

Dice Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro: «Non ci sono soltanto i bambini trascinati nella setta dai genitori o da qualche pedofilo travestito da guru. Ci sono anche quelli che nascono dentro la comunità. Sono più fortunati degli altri: avendo avuto pochi contatti con il mondo esterno non devono sottoporsi a continui “riti di purificazione”. Ma di loro si hanno poche, debolissime tracce. Spesso non sono neppure registrati all’anagrafe».

Il quadro che emerge dai racconti dei seguaci in fuga e dalle denunce raccolte da polizia e carabinieri è terribile. Figli piccolissimi «regalati» dai genitori al capo-setta o a tutta la comunità. Confessioni «aperte» sulle pratiche sessuali, alle quali i bambini sono costretti ad assistere. Violenze quando vengono sorpresi a disubbidire - dove disubbidire significa anche solo parlare con la mamma - scariche elettriche, ustioni, droghe e psicofarmaci. Per «purificare lo spirito» è proibito piangere: i piccoli che lo fanno sono chiusi in stanze buie, minacciati o costretti al digiuno, umiliati «pubblicamente, davanti ai coetanei, per imprigionarli nell’insicurezza e tenerli legati.

«Riceviamo decine di segnalazioni ogni giorno - spiega Lorita Tinelli, presidente del Cesap, il Centro studi sugli abusi psicologici - e non è un azzardo ritenere che le sette “abusanti” in Italia siano circa un migliaio. Censirle non è facile: agiscono nell’ombra, e una volta scoperte si ricostituiscono in breve tempo sotto un altro nome».

L’ultimo elenco «ufficiale» delle congregazioni in Italia è vecchissimo, addirittura del ‘98. A produrlo il Dipartimento di Pubblica Sicurezza in un rapporto dal titolo «Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia» che calcolava 137 gruppi settari: 76 religiosi e 61 magici. Già allora le più diffuse erano le psicosette. «Gruppi “motivaziona- li” che agganciano i più giovani e promettono risultati sorprendenti a scuola, nello sport, con gli amici - spiega Maurizio Alessandrini, presidente della Favis, l’associazione dei familiari delle vittime -. Negli ultimi anni le psicosette si sono moltiplicate a dismisura entrando anche nelle scuole. Del resto, l’Italia è tra i pochi Paesi in Europa dove non c’è una legge ad hoc e nemmeno è punito il reato di “manipola- zione mentale per fini illeciti”».

Di un fenomeno che dilaga si occupano associazioni laiche e religiose: «Riceviamo spesso chiamate da coniugi che si stanno separando - dice Don Aldo Buonaiuto, della comunità Papa Giovanni XXIII -. Non riescono più a vedere i figli e sospettano che siano finiti in una qualche comunità strana insieme all’altro genitore».

Le forze di polizia, che hanno formato squadre antisette con psichiatri e psicologi, confermano l’allarme. «Ho incontrato molti ragazzini irretiti da figure carismatiche, trascinati nelle sette all’insaputa della famiglia - dice Giorgio Manzi, comandante del reparto analisi criminologiche dei Carabinieri -. I genitori devono vigilare, cogliere ogni sfumatura di cambiamento nei figli. Il rischio, se non lo si fa, è perderli per sempre».
ELENA LISA

mercoledì 20 gennaio 2010

A Bari oggi in tribunale...



Oggi inizia la prima udienza del procedimento penale nei confronti di 11 membri della psicosetta Arkeon, già da tempo nota alle forze dell'ordine.

I reati contestati agli indagati sono: associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, violenza privata, abuso della professione medica, psicologica e psicoterapica, molestie ai minori e calunnia.

Il procedimento penale vede coinvolte diverse parti lese e parti civili provenienti da varie parti d'Italia e si terrà presso il Tribunale Ordinario di Bari, alla via Via Nazariantz 1, primo piano.

domenica 17 gennaio 2010

"Le psicosette" di Maurizio Antonello - I movimenti del potenziale umano (VII)

GLI EFFETTI SULLA FAMIGLIA



La più colpita è sicuramente la famiglia. L'idea di una vita piena, senza tabù, limiti, doveri ed obblighi non può che essere attraente per tanti. Come avvieneper tutte le sètte, se entrambi i coniugi non si trovano a far parte dello stesso gruppo, con buona probabilità la famiglia si spezza.

Se un coniuge entra in una sètta, apporta unidirezionalmente dei cambiamenti che, di fatto, impone all'altro: orari, amicizie, ritmi, abitudini, educazione dei figli, interessi...
Spesso il coniuge adepto rimprovera all'altro di non accettarlo per quello che è, di non riuscire a capire quello che è diventato. L'altro diventa progressivamente un ostacolo, un estraneo o, al limite, un possibile amico.
Ciò avviene perchè il soggetto viene messo al centro del mondo, è importante per se stesso ed ha come fine la sua autorealizzazione. Non hanno importanza gli altri, le loro esigenze, i loro bisogni: essi possono essere tutt'al più uno strumento al servizio del proprio sviluppo personale, visto che si tratta sempre di un lavoro individuale di ricerca, di autopurifìcazione e di autorealizzazione.
Il soggetto è chiamato, immediatamente,a «nuova vita»: si manifesta imperante il bisogno di fare nuove e diverse esperienze, di viaggiare, di conoscere gente e posti nuovi, di avere anche altri affetti; di contro, diventa opprimente la routine casalinga, l'attività monotona del proprio lavoro. I familiari e gli amici diventano «le solite facce» che fanno «i soliti discorsi».
Di qui, il ritagliarsi sempre nuovi spazi e tempi personali che diventano sempre più consistenti, immancabilmente tolti alla famiglia.
Libero come pare sentirsi, il soggetto non ritiene di informare l'altro nè dei suoi orari, nè delle sue nuove amicizie nel gruppo, ne di quello che all'interno di esso avviene, ne delle spese che la sua frequentazione comporta, anzi, si indispettisce se gli viene chiesto qualcosa in merito, considerandolo come un attentato alla sua libertà. Alla fine, la separazione viene vista come l'unica soluzione possibile.

sabato 16 gennaio 2010

Reiki e Arkeon

Ho trovato in rete questo articolo critico su cos'è il reiki e su cosa faceva arkeon usando anche ..le tecniche del reiki


"In giapponese REIKI significa “energia divina” o “energia cosmica”e dovrebbe permettere di attivare la forza di vita universale.
Il sistema di energia REIKI si basa su otto simboli cosmici o universali che dovrebbero attivare l’energia-luce della vita globale.
Nel REIKI esistono 3 gradi :il primo dovrebbe permettere di agire solo sul corpo,il secondo su fenomeni mentali,e il terzo che è quello del maestro sui processi dell’anima.
Il REIKI negli ultimi anni ha avuto una larga diffusione in Europa ed in particolare nei Paesi dell’Est e in Italia.
Ognuno è libero di partecipare ai corsi che abilitano alla guarigione su se stessi e su gli altri e questo è pericoloso perché in molti casi, i cosiddetti MAESTRI, lo vogliono sostituire alla medicina con effetti a volte disastrosi.

Molti maestri di REIKI,in particolare quelli fatti di corsa qui in Italia, sono addirittura convinti che l’energia che invocano sia quella dello Spirito Santo ed affermano,non credo in buona fede,che l’energia luminosa è così benefica che può venire solo da Dio. L’inganno è nel pensare che se una cosa ti piace deve necessariamente fare bene.

Il VERO REIKI ha innegabilmente virtù benefiche ,ma………….da anni stanno sorgendo in Italia una miriade di sette e settucole che aggiungono al loro nome il nome Reiki,e che tutto fanno tranne praticare il vero Reiki ma lo usano per attirare le persone che poi si trovano intrappolate senza via d’uscita.

Basta andare su internet e digitare REIKI e si trovano moltissimi siti che dicono di praticare il vero Reiki ma che praticano tutt’altro.

Il caso più eclatante in Italia è quello della setta di ARKEON,fondata da un Signore certo Vito Carlo Moccia,che con la scusa del Reiki appunto,per 10 anni ha attirato nel gruppo Arkeon migliaia di persone che alle riunioni tutto facevano tranne praticare il Reiki,bensì riti strani con candele, pratiche a sfondo sessuale ecc.ecc.

Ora dopo anni di indagini Arkeon è stato chiuso dalla Polizia di Stato, il suo fondatore e tutti i cosidetti “maestri” sono stati rinviati a giudizio presso il tribunale di Bari.
Il processo che avrà inizio il 20 gennaio 2010 vede come parte civile un gran numero di fuoriusciti che hanno raccontato quello che succedeva durante le riunioni,quanti soldi sborsavano e non ultimo quante famiglie sono state rovinate. Uno dei capi d’accusa nel processo è appunto l’abuso sessuale.


Come questo esempio che io vi ho portato possiamo trovarne nel vasto panorama settario italiano decine,se non di più,sono tutti gruppi di falsi maestri che seguendo un fondatore che generalmente ha come unico scopo quello di riempirsi le tasche, intrappolano persone ed intere famiglie ignare e convinte di fare del VERO REIKI ,e questi gruppi vi accorgerete che spesso cambiano nome e indirizzo quando le forze dell’ordine si mettono sulle loro tracce.

Dato che negli ultimi due mesi dono stata contattata da molte persone che sono finite in questi gruppi, ho pensato che fosse bene avvisare chi mi legge,che se volete veramente accostarvi al Reiki che può essere una disciplina benefica se fatta da veri esperti, dovete stare attenti e rivolgervi ad uno dei CENTRI autorizzati a praticarlo,intendo quelli che hanno da anni lo stesso indirizzo e hanno delle licenze valide.

Dovete diffidare da tutti quei figuri che cercano di attrarvi dicendo che loro soli fanno questa pratica e che poi alla prima riunione vi chiedono soldi e praticano strani riti che nulla hanno a che fare con la disciplina alla quale pensavate di accostarvi.

Il mondo è pieno di questi ciarlatani che si inventano di tutto pur di fare soldi alle spalle di persone che molte volte si rivolgono a loro sperando in benefici che credetemi solo la medicina o in bravo psicologo possono dare."

martedì 12 gennaio 2010

"Le psicosette" di Maurizio Antonello - I movimenti del potenziale umano (VI)

GLI EFFETTI SULL'INDIVIDUO

L'esperienza professionale ci indica che tali tecniche sono da considerarsi proibitive per tutti i casi di psicosi e per gli stati limite, ma che sono pericolose anche per molte forme di nevrosi, le cui cause, slatentizzate, non vengono affatto affrontate e rielaborate, ma solo fatte emergere.

Inoltre, gli effetti che si riscontrano nella maggior parte delle persone che vi partecipano sono strettamente correlati all'ideologia portata avanti dal gruppo: nei giorni successivi al corso si nota un aumento, spropositato, della propria fiducia e autostima; inoltre possono emergere cospicui elementi narcisistici ed egocentristi. Il soggetto, ormai al centro del (suo) mondo, crede di essere il creatore del proprio destino (grazie a questo suo Io fatto crescere a dismisura) connotando, con atteggiamenti di onnipotenza e di invincibilità, ogni sua azione. Il Sè ideale, pertanto, viene sempre più assimilato al Sè percepito ed effettivo, nella versione dell'attualizzazione


II soggetto sembra perdere la misura delle proprie reali possibilità, dimenticando i limiti - anche costituzionali - che caratterizzano la condizione di ogni individuo. A mano a mano che procede con i corsi, egli crederà di possedere ed ampliare qualità o doti sovrannaturali (preveggenza, telepatia,...), confermando così, tra sè, la concezione superomistica insita nella filosofia di questi gruppi.

Tutto questo non farà altro che aumentare il divario esistente tra il soggetto ed i suoi familiari ed amici.

Quando invece il Sè ideale è una meta da raggiungere (nella versione della perfezione), egli sarà teso spasmodicamente ad esso, mal accettando le proprie debolezze e difetti; in altre parole, sarà in perenne conflitto con se stesso.

All'ipertrofia dell'Io corrisponde sempre un abbassamento della soglia dì frustrazione: il soggetto sarà paradossalmente meno capace di sopportare le normali difficoltà e contrattempi.Diventerà pertanto un soggetto a rischio, in quanto il non superamento di un problema ne minerà l'immagine di sè, creando inevitabili quanto devastanti sensi di colpa.

Una costante nel comportamento sembra essere la deresponsabilizzazione. Prima di ogni altra cosa viene il proprio sviluppo personale, la propria autorealizzazione. Ogni cosa che in qualche modo lo limiti viene vissuta come un ostacolo, sia esso il avoro, la famiglia, gli affetti.Vengono meno così anche i doveri verso le persone amate, in quanto la prima persona da amare è la propria.
Serpeggiando in questi gruppi le credenze nella reincarnazione e nel karma (destino), diventa d'obbligo un atteggiamento fatalista e rinunciatario.

Molto spesso queste tecniche alterano in vari modi la sfera del sentimento e degli affetti, rattrappendola ovvero amplificandola smisuratamente.

Riguardo al primo aspetto, ci sia permesso di riportare quanto il Giudice Istruttore, d.ssa Guicla Mulliri, ha emblematicamente scritto in proposito su [omissis]:

«II ricorrente cambiamento registrato dai congiunti delle persone entrate in contatto con l'associazione [omissis] viene di solito riferito a vari aspetti (sopraggiunto disinteresse per i soldi, abbandono del lavoro o degli studi precedenti, impiego di tutte le disponibilità per pagarsi i servizi forniti dall'associazione) ma ciò che ricorre, più assoluta di tutti, è la segnalazione da, parte dei familiari di un inaridimento affettivo del parente che viene riscontrato in diversi modi ma, da tutti, con costante, doloroso stupore. E, in effetti, sentendo ciò che viene riferito non si può mancare di osservare che in tali persone deve essere quantomeno sopraggiunta una allarmante inversione di valori perchè, di fronte all'interesse per [omissis] sembra che tutto passi in secondo piano, i figli, il coniuge, i genitori, gravi malattie dei familiari, il loro dolore» (12).

Altri gruppi invece danno grande importanza al sentimento o meglio alla sentimentalità, cioè inducono a un atteggiamento di disponibilità a provare sentimenti, spesso positivi, quali amore, comprensione, affetto. Molti altri privilegiano invece il «sentire»: la sensazione, l'emotività in tutte le sue espressioni, lo spontaneismo. In questo caso sono rese legittime anche le espressioni di sentimenti negativi, quali l'odio, l'antipatia, l'avversione, il risentimento.

Grazie alla convinzione che l'espressionedi tali sentimenti negativi possa neutralizzarne gli effetti distruttivi, alcuni gruppi organizzano vere e proprie «session» con questi scopi (si pensi agli Encounter negli Arancioni).
II liberare tali espressioni è giustificato sia dalla necessità di avere consapevolezza dei propri sentimenti, positivi o negativi che siano, sia dall'esigenza di essere se stessi, senza tanti condizionamenti, come lo sono i bambini. Di qui l'invito ad imitarli, ovvero a riscoprire il «bambino che è in noi». Ancora una volta vengono privilegiate l'istintualità e lo spontaneismo rispetto ad atteggiamenti più adulti, quali la ponderatezza e la riflessività.

Come accennato, viene data molta importanza al sentire. Il soggetto, nell'impegno di essere in armonia col circostante, si sforza di recepire, nell'ambiente che gli sta intorno, le sensazioni e le emozioni che esso gli da. Ma anche queste sono oggetto del «processo di coscientizzazione». Ciò comporta un notevole lavoro di autoascolto e di successiva elaborazione. In tanti casi ciò ha significato quasi una paralisi della normale attività del soggetto, troppo occupato ad auscultarsi interiormente per rendere cosciente ogni sua, pur impercettibile, emozione.
A questo proposito, in tanti gruppi è raccomandata la stesura dell' Autoanalisi, cioè la scrittura quotidiana di fatti e accadimenti, a metà strada tra il diario intimo e la confessione scritta. La consegna è quella di descrivere le emozioni e le sensazioni provate durante la giornata, gli stati d'animo, i fatti strani o vissuti come importanti, gli eventi. A volte viene richiesto di fare il «diario onirico», dove il soggetto riporta i suoi sogni.
Gli scopi di queste attività sono due: il primo è ancora l'avere perfetta coscienza di quello che si trova fuori e dentro di sè, dei fatti esterni - spesso vissuti magicamente come «segno» -come di quelli interni (sentimenti, emozioni, paure, ecc.). Il secondo scopo è quello di cercare una spiegazione, visto che «nulla succede a caso».

(12) Ufficio Istruzione del Tribunale di Milano, «Ordinanza di Rinvio a Giudizio contro Segalla + 136», p. 534.

-continua-

sabato 9 gennaio 2010

Arkeon: confermato il rinvio a giudizio dell’undicesimo indagato

Si complica la posizione per la pisco-setta Arkeon…

Nella giornata di ieri il GUP, Dr. Marco Guida della Procura di Bari, nei confronti dell’unidicesimo indagato del gruppo Arkeon, il sig. F.F. di Latina si espresso favorevole al rinvio a giudizio per i reati contestati.

La posizione di F.F. era stata stralciata durante l’udienza preliminare del 19 settembre per un difetto di notifica.

Il GUP, ascoltate le accuse, le parti civili e la difesa, si è espresso per un rinvio a giudizio per i reati contestati quali: associazione a associazione a delinquere, truffa, abuso della professione, maltrattamento di minori, violenza privata, calunnia.

www.mondoraro.org

"Le psicosette" di Maurizio Antonello - I movimenti del potenziale umano (V)

Considerazioni di carattere generale e controindicazioni

Le tecniche e gli esercizi applicati durante il corso, tutte centrate sul Sè, finiscono indubbiamente per caratterizzare meglio l'individualità nella sua unicità e specificità e aumentare la fiducia in se stessi e quindi l'autostima, l'ottimismo, favorendo il miglior uso delle proprie doti e qualità.

In un'epoca in cui i rapporti sociali sono spesso solo formali, insinceri e strumentali, in cui la persona è solo unarotella - numerata - del Grande Ingranaggio che tutto macina/frantuma/dissolve, occorre che essa riaffermi la propria unicità, che ami, sia importante per qualcuno e per se stessa, e diventi un cosciente granello di sabbia che inceppi questo perverso meccanismo.

Ciascuno quindi sente, nel proprio intimo, l'esigenza diuscire dall'anonimato in cui è stato relegato, intrattenga rapporti sociali significativi, così come la sua vera natura richiede. In questo caso le sètte religiose, paradossalmente, assolvono esattamente a questo compito, diremmo quasi che sono funzionali, anche per questo aspetto, alla nostra attuale organizzazione sociale, obiettivamente disumanizzante, svolgendo un'indubbia funzione compensativa.

I gruppi del potenziale umano,oltre ad avere tutte le prerogative ed i pregi del piccolo gruppo, offrono delle reali motivazioni e dei tangibili significati, seppur orizzontali all'esistenza piena delle singole persone.

Inoltre, esperienze «forti» possono scuotere un particolare tipo di persone poco avvezze ad assumersi fino in fondo le proprie responsabilità nei riguardi di se stesse, della propria famiglia e della società in generale.

Non bisogna però sottacere le controindicazioni esistenti, avvertendo le persone sul possibili rischi che la frequentazione di questi gruppi ed di questi corsi comporta.

Generalmente le tecniche usate sono mutuate dalla psicoterapia, dallo yoga e dal training autogeno; esse sono però applicate in modo spurio e disordinato.
I possibili effetti e controeffetti prodotti da queste tecniche «mescolate» sono ancora ignoti, stante anche la carenza di dati statistici esaustivi e dì studi scientifici di vario genere effettuati sia su queste sia sul loro risultato.
Inoltre, tali tecniche sono spesso applicate in modo selvaggio, senza controllo alcuno, da persone che quasi mai hanno competenza in materia. Durante il corso non ci sono supervisori, ne i conduttori dei corsi se ne avvalgono. Al massimo si notano, come aiutanti, persone qualsiasi che hanno il solo merito di essere delle «veterane» di simili esperienze. Non deve far meraviglia quindi se, in qualche caso, questi «conduttori» perdono il controllo della situazione e che per molte persone ciò si riveli disastroso.
Le tecniche vengono applicate per se stesse e per gli effetti che possono produrre, sradicate dal contesto teorico che le giustifica. Ciò fa sì che spesso le variazioni che si introducono (leggi: sperimentazioni) si facciano direttamente sui corsisti, paganti e ignari.
Esse inoltre vengono applicate indistintamente ed in modo standardizzato su gruppi numerosi di persone (anche un centinaio): non ci sono spazi per le problematiche individuali, per le singole variabili. Il risultato poi, che gli organizzatori si promettono di raggiungere, deve essere ottenuto in un tempo brevissimo, tanto quanto dura il corso: non c'è quindi nessun rispetto per i tempi e le modalità specifiche del soggetto.
Molte di queste tecniche sono insegnate per essere usate dal soggetto solo quando questi lo ritiene opportuno, ad esempio per affrontare e risolvere una difficoltà, oppure semplicemente per rilassarsi, distendersi, soprattutto per superare momenti di particolare tensione. Per far ciò è sempre necessario che egli «entri nei livelli». Cosi afferma un manuale di un noto gruppo di sviluppo personale:

«Quando si è ben svegli, occupati in attività quotidiane quali il lavoro o i rapporti sociali, si è a «livello Beta»; quello della coscienza esteriore, secondo la terminologia del Mind Control. Quando si sonnecchia, o si sogna ad occhi aperti, o ci si sta per addormentare, ma ancora non si dorme, in questi casi si è in Alfa. Con i termini del Mind Control (comuni a molti gruppi di S.P., N.d.A.) si è a livello di «coscienza interiore». Quando si dorme si è in Alfa, Theta o Delta (...). Chi conosce il Mind Control sa entrare a livello Alfa a suo piacimento, pur restando pienamente cosciente» (11).

Si tratta di un particolare stato di coscienza, tipico della condizione pre-ipnotica, in cui il soggetto non è mai completamente presente a se stesso, e si ottiene attraverso la combinazione di tecniche di rilassamento con quelle di visualizzazione.

Purtroppo molti divengono dipendenti da questa tecnica-rifugio che permette loro di estraniarsi dalla realtà circostante o limitare il suo «essere in essa». Molte volte è capitato che «l'entrare ai livelli» è diventato così automatico da scattare automaticamente alla minima frustrazione o difficoltà. Il terzo gradino, in discesa, si raggiunge quando il soggetto non riesce più a comandare la tecnica, tanto che il divario tra realtà presente e realtà immaginata o presunta diventa sempre più sottile sfociando, in qualche circostanza, in forme psicotiche di tipo dissociativo.

(11) Da J.Silva-F. Miele, II metodo Silva Mind Control, ed. Omega, 1992, p. 23.

- continua -

martedì 22 dicembre 2009

sabato 19 dicembre 2009

"Le psicosette" di Maurizio Antonello - I movimenti del potenziale umano (IV)

ALTRE COMPONENTI

Come accennato, riteniamo che molti gruppi di Sviluppo Personale abbiano tratto materiale per i loro corsi anche da:
1. Le Scuole di successo. Si tratta di scuole private per dirigenti d'azienda e managers, sorte in America nel secondo dopoguerra. Si citano: l'Istituto Dale Carnegie, l'A.M.A. - American Management Association -, la Scuola Power, o i più recenti IstitutoStone e la Humaneering. In esse si insegnano a vincere la timidezza nel parlare in pubblico, a saper esporre un progetto o un'idea, a vendere un prodotto, a controllare l'ansia e cosi via.

Il rapporto tra gli attuali gruppi di S.P., le «scuole di successo» e i naturali committenti (le aziende) sussiste a tutt'oggi. Sempre citando Ìi Vernette:

«II NEW AGE è già penetrato nel mondo degli affari in quanto propone delle metodiche di sviluppo del potenziale umano: alcuni dirigenti di grandi multinazionali si sono vivamente interessati all'impiego di queste tecniche - dallo yoga all'occultismo - per la formazione dei propri quadri a una migliore competitività sui mercati mondiali. Si stanno organizzando seminari di arti marziali, di zen, o meglio di sciamanismo o di vudù in modo da «ridare energia» e «sovradimensionare» gli uomini d'affari in modo tale da aumentarne l'efficienza» (9).

2. Alcune particolari discipline sportive. Tra le tecniche individuate da J. Vernette, trovano posto anche le «discipline terapeutiche del corpo, dalle più sofisticate come il Tai-Chi-Chuan, l'Aikido, l'Hata Yoga, le arti marziali, alle più comuni come le attività fisiche che suscitano il senso inebriante di un «più essere»; alpinismo, atletica, navigazione solitària» (10).

Di nostro aggiungiamo le nuovissime discipline New-Age, come le scuole di sopravvivenza. Alcuni gruppi, come ad esempio l'Associazione L.D.P., di cui poi parleremo diffusamente, pare stiano orientando i nuovi corsi verso questo tipo di cimento.

-continua-

(9) J. Vernette, Il New Age, cit., p. 6
(10) J. Vernette, Il New Age, cit., p. 22.

sabato 12 dicembre 2009

"Le Psicosette" di Maurizio Antonello - I movimenti del potenziale umano (III)

LE COMPONENTI RELIGIOSE ED IL CARATTERE SETTARIO

Come la psicologia, anche la religione si occupa delle dimensioni soggettive della vita. Inoltre, come il funzionamento della psiche è simile per tutti gli uomini, così la religione ha in sè valori condivisi universalmente.

I concetti generali della prima ed i valori universali della seconda, sono ampiamente usati dai gruppi del potenziale umano.
Considerando la religione in senso largo, alcuni reputano questi gruppi come nuove forme di religiosità. Altri ritengono invece trattarsi di forme sociopatologiche costituenti un grave i pericolo per la comunità.

Le credenze a cui questi gruppi si richiamano non costituiscono un ben preciso apparato dottrinale o teologico: si nota una vaga credenza nell'esistenza di un Essere Superiore o Intelligenza Suprema, di un' Aldilà, di un «corpo sottile», il corpo eterico, che contiene il corpo materiale ma è da questo appesantito e limitato. Non è rara la credenza nella reincarnazione. Questa struttura dottrinale a larghe maglie unitamente a un forte senso di tolleranza verso tali questioni, fa sì che il gruppo lasci molto spazio alle convinzioni di ciascuno.

I gruppi di Sviluppo Personale hanno in sè molti degli elementi che, secondo Bryan Wilson caratterizzano i Nuovi Movimenti Religiosi:

«provenienza esotica; nuovo stile di vita culturale; un grado di impegno decisamente diverso da quello oggi presente nel cristianesimo tradizionale; guida carismatica; un seguito prevalentemente giovane e proveniente in misura sproporzionata dai settori meglio istruiti e borghesi della società; grande diffusione; gestione internazionale; e comparsa nell'ultimo decennio e mezzo» (7).

Anche i gruppi di S.P. non differiscono, strutturalmente e psicologicamente da qualsiasi altro gruppo chiuso: una precisa gerarchia e definizione dei ruoli, una notevole coesività tra i mèmbri, l'uso di un gergo o di una terminologia particolare, l'esistenza di segni distintivi o caratteristici; in alcuni, addirittura, è presente una forma di ritualismo.
Abbiamo già accennato alla presenza del pensiero magico come una delle caratteristiche di tutti questi gruppi. Non è un caso che, ad esempio, nel testo di Dinamica Mentale sia dedicato un intero capitolo alla «Dimensione magica» (8). Ogni accadimento è considerato causale, pertanto inteso come «segno», da interpretarsicome avvertimento, pericolo, minaccia, conferma. ..
Inoltre, molti gruppi ad attività terapeutica si sono formati, col tempo, in gruppi religiosi, come la sètta giapponese Mahikari o quella francese IVI (Invitation à la Vie Intense). E poi a tutti noto come [omissis] equivochi molto sul fatto di essere un gruppo religioso. Tutto ciò risulta quanto mai comprensibile, se si pensa al principio fondamentale di questi gruppi che è quello di intervenire sull'anima o sullo spirito (o sulla mente) per guarire il corpo.


Maurizio Antonello

- continua-

(7) Da Bryan R, Wilson, Thè Social Impaci of New Religioni Movements, Rose of Sharon Press, New York 1981.
(8) M. Bonazzola, Dinamica Mentale, cit., pp. 13-21.

domenica 6 dicembre 2009

"Le Psicosette" di Maurizio Antonello - I movimenti del potenziale umano (II)

LE COMPONENTI PSICOLOGICHE

II contributo dato dalla psicologia a questi gruppi del potenziale umano è enorme, soprattutto quello della psicologia umanista o dell'autorealizzazione. Ci sembra importante riportare quanto Alessandro Manenti ha scritto nella prefazione all'edizione italiana del libro di Paul Vitz Psicologia e culto di sè, soprattutto perchè propone un primo criterio di distinzione tra questi gruppi:

«La psicologia umanista più che una particolare scuola è una mentalità e un atteggiamento di vita. Difficile quindi identificare con esattezza i suoi autori e il suo statuto epistemologico. Tuttavia si può trovare il tema comune: la rivalutazione della positività della natura umana e dei grandi traguardi riservati al potenziale umano (...).

All'interno di questo modello si possono distinguere due versioni. Nella versione dell'attualizzazione, questa forza di base è la tendenza ad esprimere sempre meglio le capacità e potenzialità che già l'individuo possiede. Rientrano qui: Cari Rogers, Kurt Goldstein e Abraham Maslow. Nella versione della, perfezione, la forza è piuttosto la tendenza a lottare e combattere per dare corpo a ciò che può rendere la vita completa, armonica, eccellente, forse anche compensando le carenze di partenza. Rientrano qui: Alfred Adier, Robert R. White, Gordon Allport, Erich Fromm e la psicologia esistenziale (ad es. Rollo May). La versione dell'attualizzazione è umanista, quella della perfezione è idealista. Nella prima la persona deve diventare ciò che già è, nella seconda, persegue dei significati che inventa (...)».

Commentando poi la tesi del libro, così continua:

«...la psicologia umanista incoraggia il culto dell'uomo per se stesso, il proprio io o (...) il proprio sè (dall'inglese Self). E una psicologia «selfista», dove il sè e le sue esperienze sono il valore sommo e l'oggetto delle sue devozioni ultime: elementi che costituiscono per definizione le caratteristiche del culto religioso. Questa psicologia è diventata una nuova religione, con i suoi profeti ed i suoi nuovi riti» (5).

Per un accurato esame del rapporto tra nuove religioni e psicologia, si rimanda all'intervento di Eugenio Fizzotti: Nuova religiosità e «bisogni» psicologici, in «Sètte e Religioni», a., n.2, aprile-giugno 1991.

Eileen Barker propone un breve elenco dei contributi dati dalle varie scuole psicologiche ai gruppi di S.P.:

«Tra i metodi e le tecniche più note si possono citare la Bioenergetica di Alexander Lowen, la Biosintesi di David Boadella, il Co-counselling di Harvey Jackin; i gruppi Encounter; la Gestalt Therapy di Fritz Perls; i gruppi di fantasia guidata; la psicologia umanistica; il Loving Relationship Training (LRT) di Sondra Ray; la Primal Therapy di Artur Janov; le varie forme di psicodramma; Rebirthing; la Psicosintesi di Roberto Assaggioli; e l'Analisi Transazionale di Eric Berne» (6).

A tutto questo vanno ad aggiungersi le varie tecniche di rilassamento e di concentrazione: ad esempio il training autogeno di J. H. Schultz, il rilassamento a induzioni ripetute di Michel Sapir, oltre che alcune tecniche yogiche di meditazione e concentrazione, scorporate però dal supporto religioso che le sostanzia.


(5) In P. Vitz, Psicologia e culto di sè, ed. Dehoniane, Bologna 1987, pp. 6-8.
(6) Da E. Barker, I nuovi movimenti religiosi, ed. Mondadori, 1992, p. 288.

-continua-