Truffavano gli adepti promettendo guarigioni miracolose.
Dopo la condanna del tribunale di Milano a uno dei maestri della psico-setta che truffava seguendo il metodo Arkeon, sono arrivate il 23 aprile altre 11 richieste a pene comprese tra i tre anni e i sei mesi da parte della pubblica accusa, al termine del processo in corso presso il tribunale di Bari.
La psico-setta, utilizzando delle tecniche ispirate alle filosofie orientali del Reiki, sarebbe riuscita a raccogliere 10 mila adepti in tutta Italia e a truffare molte persone in dieci anni.
Le persone venivano coinvolte con promesse di guarigione da tumori, Aids o infertilità, oppure da malattie spirituali, con la promessa della serenità.
LE ACCUSE, DA TRUFFA A VIOLENZA PRIVATA. Già un anno fa Antonio Morello, uno dei leader della setta, era stato condannato a sei anni di reclusione, ora agli altri adepti sono state contestate le accuse di associazione a delinquere, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, truffa, incapacità procurata da violenza e maltrattamenti su minori: tutti reati che sarebbero stati compiuti tra il 1999 e il 2008.
Il mondo della psico-setta di Arkeon era in effetti molto costoso: per partecipare ai seminari, il costo minimo si aggirava sui 260 euro e arrivava, a mano a mano che si passava di livello, fino ai 15.000 euro.
ALCUNI ADEPTI HANNO PAGATO 100 MILA EURO. Tra le testimonianze però, anche quelle di casi limite: una coppia del Nord Italia che cercava di risolvere la propria crisi matrimoniale ha detto alla polizia di avere pagato 100.000 euro, così come una donna che credeva di aver subito violenza sessuale nel passato.
Secondo il pm inquirente, Francesco Bretone, a capo dell'associazione criminale c'era Vito Carlo Moccia, di 60 anni, di Noicattaro, in provincia di Bari, ma residente a Milano, il quale diceva di essere psicologo ma non ne aveva i titoli. Per Moccia il pm, Francesco Bretone, ha chiesto la condanna a tre anni di reclusione.
Lunedì, 23 Aprile 2012
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lunedì 23 aprile 2012
giovedì 9 febbraio 2012
Psico-setta Arkeon: a che punto è il processo? A quando la verità?


La “Arkeon”, ribattezzata “psico-setta Arkeon”, contava migliaia di affiliati in tutta Italia ma, a seguito di numerose denunce, finisce nel mirino della giustizia e nelle indagini della Digos. Per 11 indagati l’accusa è di associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza. I fatti si riferiscono al periodo compreso tra il 1999 e il 2008. A capo della Arkeon si trovava Vito Carlo Moccia che, rifacendosi vagamente ad altre tecniche del Reiki, ha disseminato l’Italia con la sua presenza ed i suoi seminari atti a fare adepti e (a quanto dicono le carte ed i testimoni) a spillargli soldi per trovare la “felice isola della vita”. “Soffrivano di tumori, aids, infertilità, oppure avevano problemi spirituali, affettivi, matrimoniali. Così, si rivolgevano ad “Arkeon”. Le prime volte, per partecipare ai seminari, pagavano intorno ai 260 euro. Man mano che si passava di livello, però, gli adepti arrivavano a pagare cifre sui 15 mila euro” (fonte Il Messaggero).
I testimoni di questo processo avevano sporto denuncia presso le questure di molte città italiane, ma non erano mai stati creduti. L’intervento di alcune associazioni che si battono per la tutela dei fuoriusciti dalle sette religiose (vedi ad esempio il CeSAP: Centro studi per gli Abusi Psicologici), e dopo l’intervento della stampa, qualcosa ha cominciato a muoversi.
E leggiamo: Gli adepti di Arkeon venivano, attraverso riti e cerimonie volte a condizionarne la mente, assoggettati alla volontà di individui che si facevano chiamare “mestri”; si parla di cerimonie in cui, tra musica ad altissimo volume, stridenti gong di tamburo ed urla strazianti, i partecipanti venivano portati a credere di essere stati violentati dai genitori o da un non ben precisato pedofilo durante l’infanzia. Uno degli imputati del processo di Bari, il maestro di Arkeon Francesco Antonio Morello, è stato condannato a Milano a 6 anni di reclusione e 5 mila euro di risarcimento, per aver abusato sessualmente di due sue allieve che frequentavano i suoi seminari. Facendo leva sulle loro debolezze e sul ruolo da lui rivestito, le ha indotte a pratiche sessuali che, secondo lui, sarebbero servite a far riemergere il ricordo di un presunto abuso sessuale vissuto nell’infanzia. A Bari Morello è imputato per i reati di associazione a delinquere finalizzati a truffa, abuso della professione, violenza privata. È inoltre indagato per calunnia, insieme ad altri 46 membri di Arkeon che hanno denunciato due fuorusciti della setta e la presidente del CeSAP, la psicologa Lorita Tinelli. A Febbraio dello scorso anno si è tolto la vita, con un colpo di pistola nel suo studio di Genova, il dottor Carlo Fornesi, il primo a denunciare, insieme ad una altra ex adepta ed alla psicologa Lorita Tinelli, il gruppo Arkeon.
Dopo la sua morte sale la pressione sugli altri testi che si apprestano a parlare ai giudici. La paura più grande è che il processo cada in prescrizione, secondo solo alla paura di subire violenze di ogni tipo da parte delle centinaia di membri cha ancora oggi continuano a minacciare di morte chiunque metta i bastoni tra gli ingranaggi della macchina trita-menti di Arkeon. (fonte: quotidianodibari).
La “trasgressione creativa” secondo un ex maestro di Arkeon. Questa “meraviglia” l’ho vista applicare solo a donne che non avevano intenzione di “piegarsi”. Se la moglie oppone troppa resistenza al “passaggio”, salta fuori la mitica “trasgressione creativa ”, agita o solo minacciata, che è una delle più brutte e cattive violenze psicologiche che si possano fare ad una persona: bisogna assistere al tradimento del proprio partner che rivolge le sue attenzioni a una del gruppo che “ha fatto il passaggio” o comunque è “più affidata” stando zitte e accogliendo quella “punizione” perché non si è fatto il passaggio. Allora, o diventi come vuole il maestro e di conseguenza come vuole il gruppo pilotato dal maestro, o vieni lasciata da tuo marito per un’altra donna più docile e “allineata”. E con quale soddisfazione ho sentito il maestro raccontare come queste donne abbandonate passavano le loro giornate a piangere o urlare la loro impotente rabbia al telefono, con lui che non perdeva occasione di girare il coltello nella piaga. Credo che qui si possa ben parlare di sadismo allo stato puro, che viene mascherato da strumento di evoluzione. Questa situazione porta molto spesso una persona a dover sottostare ad umiliazioni e a prostituirsi, in senso psicologico, per non perdere la persona amata e che spesso è rimasta l’unico riferimento affettivo che ha nella vita. (fonte: ilquotidianodibari)
All’udienza del 5 ottobre dello scorso anno, che ha visto sfilare un’ondata di testimoni, non si è presentato (pare per motivi di salute) Vito Carlo Moccia, fondatore di Arkeon, che è stato rinviato all’ascolto il 12 ottobre stesso: ad oggi compare solo il silenzio.
La lungaggine del nostro ordinamento giuridico stà facendo avvicinare troppo il momento della prescrizione quando invece questo processo, che ha un’importanza nazionale, deve concludersi con la verità su quanto accaduto alle persone dentro Arkeon.
Antonella Paparelli
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lunedì 21 febbraio 2011
Arkeon: si suicida uno dei testi

Era un rinomato psicologo genovese, il primo che aveva denunciato la setta di Carlo Moccia.Sempre più arduo il lavoro dei PM nel processo contro la psicosetta a Bari
Si è tolto la vita con un colpo di pistola nel suo studio di Genova il dottor Carlo Fornesi, uno dei testi che verranno ascoltati nei prossimi giorni dai PM del tribunale di Bari in merito al processo sulla psicosetta Arkeon. Noto psicologo del capoluogo ligure, nonché “maestro” della setta pseudo-religiosa di Carlo Moccia, Fornesi era stato il primo a denunciare Arkeon e, insieme ad una ex discepola e alla psicologa Lorita Tinelli (parte civile nel processo nonché consigliere nazionale del Gruppo di ricerca socio religiosa), nei mesi scorsi aveva ricevuto oltre un centinaio di denunce da altrettanti membri della setta, più un atto di citazione con richiesta di oltre quattro milioni di euro di danni. Calunniato e diffamato nella rete informatica, dai blog creati da alcuni membri di Arkeon e dai suoi sostenitori, lasciato dalla moglie (anch'essa adepta di Arkeon) che era stata indotta a sposarlo durante la sua “militanza” nella setta, lo psicologo 43enne – che soffriva da un po' di tempo di una forte depressione causata , pensano in molti, principalmente dal recente divorzio – non ha retto a tutto quanto e due giorni fa ha deciso di farla finita. Complice una giustizia troppo lenta, stretta evidentemente nelle maglie di una burocrazia processuale che stravolge i tempi necessari al raggiungimento della verità, un testi chiave nel processo è morto e con lui finiscono nella tomba anche i segreti che avrebbero potuto fare luce sulle pressioni psicologiche e sul “lavaggio del cervello” che subiva chi entrava in contatto con Arkeon Sarà ancora più arduo per i PM condurre ora l'impianto accusatorio contro una rete di individui (sono centinaia i membri di Arkeon) che si muovono all'unisono governati dall'assoggettamento psicologico a cui venivano sottoposti e resi burattini nelle mani di esperti burattinai. Doveva aver provato ribrezzo verso il suo ruolo di “maestro” burattinaio il Fornesi; doveva aver capito di essersi spinto troppo oltre, che l'uomo non può essere padrone di un altro uomo e non può comandarne le decisioni attraverso delle tecniche psicologiche mirate a distruggere l'autostima o a ridare autostima ad individui deboli psicologicamente, per poi farsene idoli: erigersi a salvatori della coscienza, dei, maestri della mente altrui. Doveva aver compreso questa verità lo psicologo genovese, perché aveva per primo denunciato e svelato la macchina manipolatrice che esisteva dietro la misteriosa parola Arkeon. Non è però riuscito a sostenere il peso delle pressioni, delle tante calunnie che sulla rete informatica altri discepoli della setta gettavano su di lui, stimato professionista della città di Genova. Poi quel matrimonio: manipolato come tutto il resto. Ora lo psicologo si rendeva conto di essere anch'egli una vittima, schiacciata tra gli ingranaggi della macchina Arkeon. Fornesi aveva incontrato sua moglie durante le “sedute” di Arkeon. Carlo Moccia (il capo di tutto, colui che poneva il suo ritratto a fianco alle icone di Gesù e si proclamava semi dio) aveva decretato che erano la coppia perfetta e si erano sposati proprio durante una di queste sedute, consacrati da membri della Chiesa anch'essi assoggettati al potere della setta. Ma fuori da Arkeon la moglie gli aveva confessato che non l'avrebbe mai sposato se egli non fosse stato un “maestro” e che il loro non era vero amore. Non ha resistito anche a questo Fornesi. L'amore per il figlio di sei anni a cui, chi lo conosce e gli voleva bene afferma, egli teneva tanto, non è riuscito a fermare l'estrema decisione di porre fine alla propria vit Fornesi, lo si è detto, era uno psicologo e psicoterapeuta molto stimato a Genova. Ma per organizzare i corsi di Arkeon si era indebitato sino al collo. Come affermano persone a lui vicine, non aveva più i soldi necessari a pagarsi gli avvocati per difendersi dagli attacchi giuridici del Moccia e dei suoi legali. Era un uomo distrutto su tutti i fronti: quello psicologico, morale, affettivo ed anche economico. Dopo la sua morte, sale la pressione sugli altri testi che si apprestano a parlare ai giudici. La paura più grande è che il processo cada in prescrizione, seconda solo alla paura di subire violenze di ogni tipo da parte delle centinaia di membri che ancora oggi continuano a minacciare di morte chiunque metta i bastoni tra gli ingranaggi della macchina trita-menti di Arkeon.
Mirko Misceo
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domenica 13 febbraio 2011
Arkeon: Comincia la sfilata dei testimoni nel processo

Anche qui... pubblicato in basso a ds in prima pagina..del 3 febbraio 2011
"Torna in aula stamani per la terza volta di fronte al collegio giudicante dopo i primi passaggi preliminari e la costituzione della parti civili, il processo alla psicosetta ‘Arkeon’. Sul banco degli imputati al piano terra di Via H. Nazariatantz una decina di persone accusate d’un vasto giro di truffe e raggiri scoperto circa tra anni fa, a Bari, dopo le denunce di alcune persone truffate con un metodo che ricopiava malamente alcune tecniche indiane.
Nell’ultima udienza dello scorso anno, dunque, celebrata dinnanzi ai giudici della Seconda Sezione Penale (pres Forleo) dopo una lunga camera di consiglio ammise le parti per il risarcimento dei danni nella persona della dottoressa Lorita Tinelli come parte lesa (ma anche come rappresentante del centro studi contro gli abusi psicologici e l’ordine degli psicologi, mentre furono escluse “Arcigay” e un’asscociazione di consumatori.
Successimamente l’avvocata difensore di Vito Carlo Moccia, principale accusato per associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo della professione medica, truffa aggravata, calunnia e violenza privata esessuale, prese la parola per precisare alcuni aspetti procedurali, in particolare la genericità di alcuni capi di imputazione, ma il collegio , dopo la replica del Pubblico Ministero Francesco Bretone, preferì rinviare il processo per iniziare a escutete i testumoni.
Ciò anche in considerazione del lungo elenco dei testi presentato dalla difesa degli imputati allo scopo di accertare se le tecniche usate dagli adepti del ‘metodo Arkeon’ fossero innocenti metodi di meditazione e ricerca psicologica, oppure indirizzate a persone fragili, pronte ad aggrapparti a qualsiasi speranza per stare meglio , in cambio di denaro: persone affette da tumori, Aids o anche coppie sterili. L’introspezione della psicosetta barese, secondo l’impostazione accusatoria, si traduceva in incontri e seminari naturalmente a pagamento, durante i quali i partecipanti venivano bendati, mentre il ‘Maestro’ chiedeva loro di abbandonarsi a strani atteggiamenti di libertà, fisica e verbale. La rete “Arkeon” copriva tutto lo stivale, da Palermo a Roma, fino a Milano, dove è tutt’ora in corso un altro dibattimento contro lo stesso metodo attuato da Carlo Moccia. A Bari molti invece, secondo la ricotruzione del sostituto Bretone avrebbero partecipato solo ad alcune lezioni, ma altri sono arrivati a sborsare fino a 15mila euro, finendo intrappolati in vere e proprie truffe. Ma per conoscere la verità processuale su “Arkeon” non resta che attendere le testimonianze a partire da questa mattina nell’Aula Collegiale della Seconda Sezione Penale presso il Tribunale di Bari"
Francesco De Martino
3 febbraio 2011
Il Quotidiano di Bari
mercoledì 15 dicembre 2010
“Io, perseguitata e minacciata da Arkeon”
Parla la psicologa che ha denunciato la psicosetta di Carlo Moccia, sotto processo a Bari
Lorita Tinelli è una psicologa iscritta all’ordine dal 1998 e si interessa di culti distruttivi, organizzazioni devianti e leader carismatici da oltre quindici anni, oltre ad essere anche consigliere nazionale del GRIS (Gruppo di ricerca socio religiosa, riconosciuto dalla CEI) fondando, assieme ad altri studiosi del fenomeno, il CeSAP, Centro studi per gli Abusi Psicologici, dal 2005 convenzionato anche con due Università italiane (Bari e Chieti). Nel suo percorso di studio e ricerca dei fenomeni fenomeni da lei studiati, la dottoressa Tinelli è entrata in contatto con diverse persone che le chiedevano aiuto a causa dell’ingresso dei propri cari nel cosidetto ‘lavoro’ di Vito Carlo Moccia. Tutti, indistintamente, pur non conoscendosi tra di loro, riportavano le stesse esperienze di brusco allontanamento dei propri cari dopo aver frequentato alcuni seminari del Moccia. I genitori riferivano che quest’allontanamento da parte dei figli era successivo alla loro disperata confessione di aver ricordato una esperienza di abuso durante l’infanzia, perpetrata da uno dei genitori o da altri parenti o amici col consenso di uno dei due genitori. Altri riferivano che il proprio compagno o compagna, o amico, dopo aver tentato un avvicinamento al gruppo del proprio partner, al chiaro rifiuto, interrompeva i rapporti, ritenuti inutili e un ostacolo nel percorrere il “Sentiero Sacro” proposto da Vito Carlo Moccia. Ed ora quest’ultimo è sotto processo col suo metodo ‘Arkeon’ a Bari e altre città proprio dopo le accuse e denunce di Lorita Tinelli.
Allora, dottoressa, quando inizia il caso “Arkeon”?
“Arkeon viene alla ribalta mediatica quando una delle vittime - che, oltre a riferire di aver subito una vera e propria violenza di gruppo, ci ha rimesso il progetto di vita familiare in Arkeon, in quanto il suo compagno fu indotto ad una ‘trasgressione creativa ’ dal suo maestro di riferimento – raccontò la sua esperienza in TV nella nota trasmissione di Maurizio Costanzo, “Tutte le mattine”. A gennaio di quattro anni or sono Maurizio Costanzo, interessato a questo fenomeno, dedicò tre puntate all’approfondimento, invitando anche la sottoscritta nell’ultima puntata, a riferire quanto conosceva in base alle storie raccolte e agli studi scientifici effettuati. Ebbene, un mese dopo la partecipazione televisiva, Moccia e i rappresentanti di alcune società e associazioni da lui stesso fondate e aventi prevalentemente sede legale in via Amendola, in Bari (Tribe Human Consulting, Tribe Human Communication, Terre d’Incontro, Kidokai), inviarono alla sottoscritta sia in qualità di professionista che in qualità di presidente del CeSAP e a soli due fuorusciti che avevano partecipato a quella trasmissione di Costanzo (malgrado anche altri fossero presenti, incluso lo stesso Costanzo, avessero espresso giudizi molto più forti dei nostri) un atto di citazione per diffamazione con richiesta di danni di oltre 4 milioni di euro. Dopo circa un altro mese lo stesso Vito Carlo Moccia deposita una richiesta urgente per la chiusura del sito del CeSAP, dove diverse persone iniziavano ad avere il coraggio di raccontare la loro devastante esperienza nel percorso Arkeon. Nello stesso anno, ad aprile, un centinaio di membri di Arkeon a vario titolo, incluso Moccia, sottoscrivono un kit di denuncia, appositamente predisposto dagli avvocati del Moccia e ritrovato con gli allegati, durante le indagini. Insieme al kit è stata ritrovata anche una email dell’avvocato di Moccia che, incoraggiando a sottoscrivere tale denuncia in massa, si esprime in termini denigratori circa le affermazioni riportate dal CeSAP, palesando un atteggiamento probabilmente non in linea con la professionalità sancita dall’Ordine degli Avvocati. Quest’altra denuncia è stata depositata da ogni adepto di Arkeon in ogni parte d’Italia, evidentemente per rendere ancora più dispendiosa e faticosa l’azione di difesa dei querelati”.
Cosa è accaduto dopo?
“Quest’evidente lite temeraria ha finito per suscitare un grande interesse presso la Procura di Bari, che ha effettuato le indagini che hanno portato ai risultati che oggi conosciamo, ovvero l’apertura di un procedimento penale nei confronti di 11 membri di Arkeon, incluso il fondatore e la sua stessa moglie. Tutti accusati a vario titolo di associazione a delinquere, abuso della professione medica e psicologica, incapacità derivata da violenza, maltrattamento di minori e calunnia. A Milano è stato stralciato il reato di violenza sessuale contestato ad uno degli 11 imputati presso il Tribunale di Bari, ma che avrebbe consumato il reato in Lombardia”.
E a Bari, invece, qual è stato l’esito dei contenziosi legali?
“A settembre 2006 il Giudice Michele Salvatore, del Tribunale Ordinario di Bari, ha deciso in merito al provvedimento urgente di chiusura del sito del CeSAP da parte di Moccia, sostenendo che in virtù della libertà di espressione ciò non potesse essere possibile. Lo stesso Giudice esprime un giudizio di merito riferendo che l’attività del CeSAP fosse meritoria nella tutela delle vittime di false psicoterapie. La causa civile promossa con la richiesta di oltre 4 milioni di euro è ancora in corso a Bari, con prossima udienza il 13 aprile, data in cui sarà interrogato lo stesso Vito Carlo Moccia. Diverse procure d’Italia hanno archiviato le varie denunce penali depositate presso di loro dai vari membri di ‘Arkeon’ e i primi quarantasei di loro sono ancora indagati, presso la Procura di Bari, per concorso in calunnia, per aver cioè denunciato le solite tre persone (la sottoscritta e i due fuorusciti di Arkeon) sapendole innocenti”.
Scusi, dottoressa Tinelli, ma in cosa consistono le minacce e molestie di Arkeon?
“Subito dopo le trasmissioni di Costanzo ci sono stati resi noti dei messaggi, firmati da membri di Arkeon, in cui si minacciavano azioni di militanza a difesa di Vito Carlo Moccia, contro i suoi critici. A ottobre del 2007 la procura di Bari ha emesso un’ordinanza con richiesta di misure cautelari nei confronti dei primi 6 membri di Arkeon indagati, tra cui il Moccia. Oltre a questo sigilla i locali della sede legale di Arkeon e ne chiude tutti i siti, al fine di evitare che il gruppo continuasse le proprie attività nonché a promuoversi. Nonostante le precise disposizioni della Procura barese, un’ottantina di membri di ‘Arkeon’ organizzano a febbraio 2008 un incontro presso un hotel romano con una studiosa di religione, con richiesta di aiutarli a riabilitare la credibilità dello stesso Arkeon. In quest’incontro, immortalato in alcuni filmati, la studiosa sembra offrire precise indicazioni al gruppo su come raggirare le disposizioni della procura e su come riabilitare l’immagine di ‘Arkeon’ al grande pubblico mediante siti creati ad hoc e migliori definizioni del percorso mistico. I poliziotti della Digos interrompe l’incontro, interroga alcuni dei presenti, tra cui un sacerdote, una suora e un noto attore del piccolo schermo, e sequestra tutto il materiale presente. Nonostante questo, la studiosa interpellata da ‘Arkeon’ apre un forum nel proprio sito e, come sostiene una relazione della stessa Digos presente negli atti del processo, permette ai membri di riorganizzarsi e di promuoversi, ma anche sembra indurre alcuni testimoni a ritrattare le dichiarazioni già rese durante le indagini alla Digos. Immediatamente il forum viene bloccato dalla Procura con una ordinanza di sequestro preventivo, visto l’ostacolo che tale situazione poteva provocare all’indagine che intanto proseguiva. La studiosa di religioni viene indagata per abuso della professione e associazione a delinquere e la sua posizione è ancora pendente presso la Procura di Bari. Beh, da quel preciso istante alcuni membri di ‘Arkeon’, insieme alla stessa studiosa e ad altre tre persone dello stesso entourage della studiosa hanno iniziato un sistematico progetto diffamatorio contro la sottoscritta e altri testimoni del processo, nonché vittime di ‘Arkeon’. Insieme hanno creato una quindicina di blog a me dedicati in cui hanno tentato con ogni mezzo di minare la mia credibilità professionale. Mi hanno anche diffamata presso i miei contatti professionali e presso il l’Ordine degli Psicologi, nonché presso associazioni italiane ed estere con cui ho collaborato per anni. E’ stato addirittura più volte contattato, per telefono e per lettera, il Ministero di Giustizia col quale il CeSAP ha collaborato in passato. E non è finita…”
Che altro è accaduto?
“Anche alcuni testimoni e vittime di ‘Arkeon’ sono stati derisi e denigrati negli spazi virtuali appositamente creati e sono state condotte “indagini”, da parte del medesimo gruppo di militanti, anche nei confronti di alcuni collaboratori del CeSAP, nonché di prossimi testimoni al processo. Dai documenti processuali emerge che alcuni adepti avevano preparato persino un ‘dossier’ sulla sottoscritta, poi sparito miracolosamente dal pc dell’autore. Guardi, io stessa vengo costantemente inseguita in ogni spazio della rete informatica cui ho accesso e le mie conversazioni ricopiate e inserite in altri contesti, al fine di offrire al pubblico una immagine deturpata della sottoscritta. E’ stata persino ritoccata e stravolta una mia fotografia al fine di deridermi personalmente e professionalmente. L’autrice di quest’azione, di cui conosco nome e cognome, ha immesso tale foto nella rete, sbeffeggiandomi con testi offensivi e irriverenti, facendola rimbalzare di blog in blog, con l’appoggio dei membri di Arkeon. L’estate dell’anno scorso un altro messaggio ‘anonimo’ avvertiva che si stava programmando una spedizione punitiva”.
Ma di cosa l’accusano gli adepti di questa psicosetta?
“La colpa principale che mi viene attribuita da questo gruppuscolo di militanti è l’aver manipolato la stampa e la magistratura. In realtà sono stata semplicemente una persona informata sui fatti e nel procedimento penale sarò una delle testimoni del PM, nonché parte lesa e parte civile per alcuni dei reati contestati agli imputati. Le diro’: quest’attività molesta protratta ormai da oltre due anni sta producendo dei seri effetti. Per quanto mi riguarda ho dovuto fare sostanziali modifiche nella mia vita per evitare, quanto possibile, gli effetti devastanti di qualche squilibrato esaltato. Anche i miei pazienti e gli utenti del CeSAP risentono di tale clima. Ma soprattutto le vittime di Arkeon che dovranno anche testimoniare nell’ambito del procedimento penale”.
Già, il processo a Moccia riprende fra tre mesi, a Bari…
“Sì, ci sono stati un paio di rinvii, ma soprattutto già ci sono state defezioni nella prima fase del procedimento civile. Alcuni testimoni hanno parenti ancora vincolati a Moccia. Altri temono che prima o poi la macchina della ritorsione attraverso denunce e diffamazione possa travolgere anche loro e non posso permettersi di perdere lavori e di vivere ancora in uno stato di forte stress, oltre a quello già vissuto. Altri ancora hanno ricevuto minacce. Ricordo che alcune delle persone in prima linea nel progetto di diffamazione e di molestia sono indagate e agiscono noncuranti delle disposizioni della Magistratura”.
Francesco De Martino
Il Quotidiano di Bari
Lorita Tinelli è una psicologa iscritta all’ordine dal 1998 e si interessa di culti distruttivi, organizzazioni devianti e leader carismatici da oltre quindici anni, oltre ad essere anche consigliere nazionale del GRIS (Gruppo di ricerca socio religiosa, riconosciuto dalla CEI) fondando, assieme ad altri studiosi del fenomeno, il CeSAP, Centro studi per gli Abusi Psicologici, dal 2005 convenzionato anche con due Università italiane (Bari e Chieti). Nel suo percorso di studio e ricerca dei fenomeni fenomeni da lei studiati, la dottoressa Tinelli è entrata in contatto con diverse persone che le chiedevano aiuto a causa dell’ingresso dei propri cari nel cosidetto ‘lavoro’ di Vito Carlo Moccia. Tutti, indistintamente, pur non conoscendosi tra di loro, riportavano le stesse esperienze di brusco allontanamento dei propri cari dopo aver frequentato alcuni seminari del Moccia. I genitori riferivano che quest’allontanamento da parte dei figli era successivo alla loro disperata confessione di aver ricordato una esperienza di abuso durante l’infanzia, perpetrata da uno dei genitori o da altri parenti o amici col consenso di uno dei due genitori. Altri riferivano che il proprio compagno o compagna, o amico, dopo aver tentato un avvicinamento al gruppo del proprio partner, al chiaro rifiuto, interrompeva i rapporti, ritenuti inutili e un ostacolo nel percorrere il “Sentiero Sacro” proposto da Vito Carlo Moccia. Ed ora quest’ultimo è sotto processo col suo metodo ‘Arkeon’ a Bari e altre città proprio dopo le accuse e denunce di Lorita Tinelli.
Allora, dottoressa, quando inizia il caso “Arkeon”?
“Arkeon viene alla ribalta mediatica quando una delle vittime - che, oltre a riferire di aver subito una vera e propria violenza di gruppo, ci ha rimesso il progetto di vita familiare in Arkeon, in quanto il suo compagno fu indotto ad una ‘trasgressione creativa ’ dal suo maestro di riferimento – raccontò la sua esperienza in TV nella nota trasmissione di Maurizio Costanzo, “Tutte le mattine”. A gennaio di quattro anni or sono Maurizio Costanzo, interessato a questo fenomeno, dedicò tre puntate all’approfondimento, invitando anche la sottoscritta nell’ultima puntata, a riferire quanto conosceva in base alle storie raccolte e agli studi scientifici effettuati. Ebbene, un mese dopo la partecipazione televisiva, Moccia e i rappresentanti di alcune società e associazioni da lui stesso fondate e aventi prevalentemente sede legale in via Amendola, in Bari (Tribe Human Consulting, Tribe Human Communication, Terre d’Incontro, Kidokai), inviarono alla sottoscritta sia in qualità di professionista che in qualità di presidente del CeSAP e a soli due fuorusciti che avevano partecipato a quella trasmissione di Costanzo (malgrado anche altri fossero presenti, incluso lo stesso Costanzo, avessero espresso giudizi molto più forti dei nostri) un atto di citazione per diffamazione con richiesta di danni di oltre 4 milioni di euro. Dopo circa un altro mese lo stesso Vito Carlo Moccia deposita una richiesta urgente per la chiusura del sito del CeSAP, dove diverse persone iniziavano ad avere il coraggio di raccontare la loro devastante esperienza nel percorso Arkeon. Nello stesso anno, ad aprile, un centinaio di membri di Arkeon a vario titolo, incluso Moccia, sottoscrivono un kit di denuncia, appositamente predisposto dagli avvocati del Moccia e ritrovato con gli allegati, durante le indagini. Insieme al kit è stata ritrovata anche una email dell’avvocato di Moccia che, incoraggiando a sottoscrivere tale denuncia in massa, si esprime in termini denigratori circa le affermazioni riportate dal CeSAP, palesando un atteggiamento probabilmente non in linea con la professionalità sancita dall’Ordine degli Avvocati. Quest’altra denuncia è stata depositata da ogni adepto di Arkeon in ogni parte d’Italia, evidentemente per rendere ancora più dispendiosa e faticosa l’azione di difesa dei querelati”.
Cosa è accaduto dopo?
“Quest’evidente lite temeraria ha finito per suscitare un grande interesse presso la Procura di Bari, che ha effettuato le indagini che hanno portato ai risultati che oggi conosciamo, ovvero l’apertura di un procedimento penale nei confronti di 11 membri di Arkeon, incluso il fondatore e la sua stessa moglie. Tutti accusati a vario titolo di associazione a delinquere, abuso della professione medica e psicologica, incapacità derivata da violenza, maltrattamento di minori e calunnia. A Milano è stato stralciato il reato di violenza sessuale contestato ad uno degli 11 imputati presso il Tribunale di Bari, ma che avrebbe consumato il reato in Lombardia”.
E a Bari, invece, qual è stato l’esito dei contenziosi legali?
“A settembre 2006 il Giudice Michele Salvatore, del Tribunale Ordinario di Bari, ha deciso in merito al provvedimento urgente di chiusura del sito del CeSAP da parte di Moccia, sostenendo che in virtù della libertà di espressione ciò non potesse essere possibile. Lo stesso Giudice esprime un giudizio di merito riferendo che l’attività del CeSAP fosse meritoria nella tutela delle vittime di false psicoterapie. La causa civile promossa con la richiesta di oltre 4 milioni di euro è ancora in corso a Bari, con prossima udienza il 13 aprile, data in cui sarà interrogato lo stesso Vito Carlo Moccia. Diverse procure d’Italia hanno archiviato le varie denunce penali depositate presso di loro dai vari membri di ‘Arkeon’ e i primi quarantasei di loro sono ancora indagati, presso la Procura di Bari, per concorso in calunnia, per aver cioè denunciato le solite tre persone (la sottoscritta e i due fuorusciti di Arkeon) sapendole innocenti”.
Scusi, dottoressa Tinelli, ma in cosa consistono le minacce e molestie di Arkeon?
“Subito dopo le trasmissioni di Costanzo ci sono stati resi noti dei messaggi, firmati da membri di Arkeon, in cui si minacciavano azioni di militanza a difesa di Vito Carlo Moccia, contro i suoi critici. A ottobre del 2007 la procura di Bari ha emesso un’ordinanza con richiesta di misure cautelari nei confronti dei primi 6 membri di Arkeon indagati, tra cui il Moccia. Oltre a questo sigilla i locali della sede legale di Arkeon e ne chiude tutti i siti, al fine di evitare che il gruppo continuasse le proprie attività nonché a promuoversi. Nonostante le precise disposizioni della Procura barese, un’ottantina di membri di ‘Arkeon’ organizzano a febbraio 2008 un incontro presso un hotel romano con una studiosa di religione, con richiesta di aiutarli a riabilitare la credibilità dello stesso Arkeon. In quest’incontro, immortalato in alcuni filmati, la studiosa sembra offrire precise indicazioni al gruppo su come raggirare le disposizioni della procura e su come riabilitare l’immagine di ‘Arkeon’ al grande pubblico mediante siti creati ad hoc e migliori definizioni del percorso mistico. I poliziotti della Digos interrompe l’incontro, interroga alcuni dei presenti, tra cui un sacerdote, una suora e un noto attore del piccolo schermo, e sequestra tutto il materiale presente. Nonostante questo, la studiosa interpellata da ‘Arkeon’ apre un forum nel proprio sito e, come sostiene una relazione della stessa Digos presente negli atti del processo, permette ai membri di riorganizzarsi e di promuoversi, ma anche sembra indurre alcuni testimoni a ritrattare le dichiarazioni già rese durante le indagini alla Digos. Immediatamente il forum viene bloccato dalla Procura con una ordinanza di sequestro preventivo, visto l’ostacolo che tale situazione poteva provocare all’indagine che intanto proseguiva. La studiosa di religioni viene indagata per abuso della professione e associazione a delinquere e la sua posizione è ancora pendente presso la Procura di Bari. Beh, da quel preciso istante alcuni membri di ‘Arkeon’, insieme alla stessa studiosa e ad altre tre persone dello stesso entourage della studiosa hanno iniziato un sistematico progetto diffamatorio contro la sottoscritta e altri testimoni del processo, nonché vittime di ‘Arkeon’. Insieme hanno creato una quindicina di blog a me dedicati in cui hanno tentato con ogni mezzo di minare la mia credibilità professionale. Mi hanno anche diffamata presso i miei contatti professionali e presso il l’Ordine degli Psicologi, nonché presso associazioni italiane ed estere con cui ho collaborato per anni. E’ stato addirittura più volte contattato, per telefono e per lettera, il Ministero di Giustizia col quale il CeSAP ha collaborato in passato. E non è finita…”
Che altro è accaduto?
“Anche alcuni testimoni e vittime di ‘Arkeon’ sono stati derisi e denigrati negli spazi virtuali appositamente creati e sono state condotte “indagini”, da parte del medesimo gruppo di militanti, anche nei confronti di alcuni collaboratori del CeSAP, nonché di prossimi testimoni al processo. Dai documenti processuali emerge che alcuni adepti avevano preparato persino un ‘dossier’ sulla sottoscritta, poi sparito miracolosamente dal pc dell’autore. Guardi, io stessa vengo costantemente inseguita in ogni spazio della rete informatica cui ho accesso e le mie conversazioni ricopiate e inserite in altri contesti, al fine di offrire al pubblico una immagine deturpata della sottoscritta. E’ stata persino ritoccata e stravolta una mia fotografia al fine di deridermi personalmente e professionalmente. L’autrice di quest’azione, di cui conosco nome e cognome, ha immesso tale foto nella rete, sbeffeggiandomi con testi offensivi e irriverenti, facendola rimbalzare di blog in blog, con l’appoggio dei membri di Arkeon. L’estate dell’anno scorso un altro messaggio ‘anonimo’ avvertiva che si stava programmando una spedizione punitiva”.
Ma di cosa l’accusano gli adepti di questa psicosetta?
“La colpa principale che mi viene attribuita da questo gruppuscolo di militanti è l’aver manipolato la stampa e la magistratura. In realtà sono stata semplicemente una persona informata sui fatti e nel procedimento penale sarò una delle testimoni del PM, nonché parte lesa e parte civile per alcuni dei reati contestati agli imputati. Le diro’: quest’attività molesta protratta ormai da oltre due anni sta producendo dei seri effetti. Per quanto mi riguarda ho dovuto fare sostanziali modifiche nella mia vita per evitare, quanto possibile, gli effetti devastanti di qualche squilibrato esaltato. Anche i miei pazienti e gli utenti del CeSAP risentono di tale clima. Ma soprattutto le vittime di Arkeon che dovranno anche testimoniare nell’ambito del procedimento penale”.
Già, il processo a Moccia riprende fra tre mesi, a Bari…
“Sì, ci sono stati un paio di rinvii, ma soprattutto già ci sono state defezioni nella prima fase del procedimento civile. Alcuni testimoni hanno parenti ancora vincolati a Moccia. Altri temono che prima o poi la macchina della ritorsione attraverso denunce e diffamazione possa travolgere anche loro e non posso permettersi di perdere lavori e di vivere ancora in uno stato di forte stress, oltre a quello già vissuto. Altri ancora hanno ricevuto minacce. Ricordo che alcune delle persone in prima linea nel progetto di diffamazione e di molestia sono indagate e agiscono noncuranti delle disposizioni della Magistratura”.
Francesco De Martino
Il Quotidiano di Bari
sabato 23 ottobre 2010
Slitta ancora il processo alla psicosetta
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L’introspezione si traduceva in incontri, studi e seminari, naturalmente a pagamento. I giudici della II Sezione Penale rinviano a febbraio 2011 i primi testi, mentre incombe la prescrizione
Era già stato rinviato all’altro ieri e cioè a metà ottobre, dopo un’udienza durata l’intera mattinata prima della pausa stiva, il processo alla psicosetta barese ‘Arkeon’
E mercoledì c’ha pensato l’altro maxiprocesso denominato ‘Farmatruffa’ a costringere il presidente del collegio giudicante a farlo slittare nuovamente di altri quattro mesi, questo dibattimento contro una decina di persone accusate d’un vasto giro di truffe e raggiri scoperto anche a Bari dopo le denunce su metodi che ricopiavano malamente alcune tecniche indiane.
Nell’udienza del 22 giugno, dunque, celebrata dinanzi ai giudici della Seconda Sezione Penale (Pres. Forleo) presso il Tribunale di Bari, dopo una lunga camera di consiglio il collegio ammise alcune parte civili per il risarcimento dei danni nella persona della dottoressa Lorita Tinelli come parte lesa, ma anche come rappresentante del centro studi contro gli abusi psicologici e infine l’ordine degli psicologi, mentre fu esclusa l’Arcigay e un’associazione a tutela dei consumatori.
A giugno l’avvocata difensore di Vito Carlo Moccia, principale accusato per associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo della professione medica, truffa aggravata, calunnia e violenza privata e sessuale, prese la parola per precisare alcuni aspetti procedurali, in particolare la genericità di alcuni capi d’imputazione, ma il collegio, dopo la replica del Pubblico Ministero Francesco Bretone, ha preferito prima rinviare il processo al 13 ottobre e poi ancora al 3 febbraio dell’anno venturo, per cominciare a escutere i testimoni chiamati dallo stesso Pubblico Ministero.
E proprio alcuni di essi, presenti l’altra mattina nell’Aula dove si sarebbe dovuto svolgere il processo, hanno avuto modo di esprimere tutta la loro rabbia e disagio per l’ennesimo rinvio, segnale anticipatore d’una prescrizione che aleggia sempre più pesantemente. E che potrebbe cancellare la lunga scia di reati contestati dalla Pubblica Accusa con un brutto, bruttissimo colpo di spugna. Ciò anche in considerazione del lungo elenco presentato dalla difesa degli imputati, probabilmente allo scopo di allungare a dismisura i tempi processuali, sperando, appunto, nella prescrizione per evitare ulteriori accertamenti dibattimentali o condanne. I giudici baresi, infatti, dovranno accertare se le tecniche usate dagli adepti del ‘metodo Arkeon’ fossero in effetti indirizzate a persone fragili, pronte ad aggrapparsi a qualsiasi speranza per stare meglio in cambio di denaro: persone affette da tumori, Aids o anche coppie sterili. L’introspezione della psicosetta barese, secondo l’impostazione accusatoria, si traduceva in incontri e seminari, naturalmente a pagamento, durante i quali i partecipanti venivano bendati, mentre il ‘Maestro’ chiedeva loro di abbandonarsi a strani atteggiamenti di libertà, fisica e verbale.
La rete ‘Arkeon’ copriva tutto lo stivale, da Palermo a Roma, fino a Milano, dove è tuttora in corso un altro dibattimento contro lo stesso metodo Arkeon. A Bari molti invece, secondo la ricostruzione del sostituto procuratore Bretone, avrebbero partecipato solo ad alcune lezioni, ma altri sono arrivati a sborsare fino a 15mila euro, finendo intrappolati in vere e proprie truffe. Ma ecco una testimonianza di chi ha provato il metodo ‘Arkeon’, quella di Carlo ‘…ridotto ad uno straccio arrivato anche a tentare due volte il suicidio con tanto di ricovero in ospedale reparto psichiatrico per disturbi della personalità nella disperazione’. Carlo, dopo la fine di Arkeon, è stato lasciato dalla moglie, ‘…dicendo che non mi aveva mai amato e che era stata con me solo per il fatto di far parte di Arkeon. Io sono caduto in una depressione fortissima e in quei momenti di depressione ho preso l'hiv con dei rapporti omosessuali non protetti perché, prima di essere convinto del contrario da Moccia, io ero omosessuale, scrivo non per cercare una via di fuga dalle mie eventuali responsabilità legali ma per offrire un' altra testimonianza su come certi metodi possono essere realmente devastanti.
Io come maestro di Arkeon ho semplicemente ubbidito a quello che mi veniva detto e ho sempre creduto che il metodo che portavo avanti non avesse niente a che fare con la psicologia. non mi sono mai permesso di essere critico perchè chi lo faceva era tacciato e poi allontanato dal gruppo’. Ora si attende che queste e tante altre storie siano ripetute a partire dal 3 febbraio 2011 in un’aula di tribunale, a Bari, per comprendere cos’era in realtà ‘Arkeon’. Sperando che non arrivi prima il colpo di spugna di cui sopra…
Francesco De Martino
www.quotidianodibari.it
mercoledì 30 giugno 2010
Udienza Arkeon 23 giugno 2010
Comunicato circa l'udienza.
Il giorno 23 Giugno 2010 si è tenuta la seconda udienza del processo Arkeon presso il Tribunale di Bari.
Il Collegio giudicante ascoltate tutte le eccezioni degli avvocati degli imputati ha confermato nel processo la presenza del CeSAP e dell'Ordine degli Psicologi come Parti C ivili, oltre che di tutte le altri parti lese.
Non è stata accettata la richiesta di costituzione come parte civile della Favis, del Codacons e dell'Arcigay.
Gli avvocati di queste ultime associazioni, intendono ricorrere a tale ordinanza.
La prossima udienza si terrà il 13 ottobre 2010.
Contemporaneamente diverse altre indagini sono partite coinvolgendo a vario titolo altri membri di Arkeon.
---------------------------------------
The second hearing for the Arkeon trial was held in Bari, at the local Court of Law on June 23, 2010.
After examining all the objections of the counsel for the defence, the court confirmed the Centre of Studies on Psychological Abuse (Ce.S.A.P.) and the Association of Chartered Psychologists as plaintiffs in the proceedings, besides all other injured parties.
The claims of FAVIS, CODACONS and ARCIGAY were rejected. The counsel for the defence of these associations intend to appeal against the decision.
The next hearing will be held on 13 October 2010.
Meanwhile, new investigations are started on other members of Arkeon for various offenses.
Il giorno 23 Giugno 2010 si è tenuta la seconda udienza del processo Arkeon presso il Tribunale di Bari.
Il Collegio giudicante ascoltate tutte le eccezioni degli avvocati degli imputati ha confermato nel processo la presenza del CeSAP e dell'Ordine degli Psicologi come Parti C ivili, oltre che di tutte le altri parti lese.
Non è stata accettata la richiesta di costituzione come parte civile della Favis, del Codacons e dell'Arcigay.
Gli avvocati di queste ultime associazioni, intendono ricorrere a tale ordinanza.
La prossima udienza si terrà il 13 ottobre 2010.
Contemporaneamente diverse altre indagini sono partite coinvolgendo a vario titolo altri membri di Arkeon.
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The second hearing for the Arkeon trial was held in Bari, at the local Court of Law on June 23, 2010.
After examining all the objections of the counsel for the defence, the court confirmed the Centre of Studies on Psychological Abuse (Ce.S.A.P.) and the Association of Chartered Psychologists as plaintiffs in the proceedings, besides all other injured parties.
The claims of FAVIS, CODACONS and ARCIGAY were rejected. The counsel for the defence of these associations intend to appeal against the decision.
The next hearing will be held on 13 October 2010.
Meanwhile, new investigations are started on other members of Arkeon for various offenses.
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giovedì 29 aprile 2010
Arkeon, un'esperienza al limite
Chi l'ha visto? Rai Tre
Data messa in onda:19/04/2010
Vito Carlo Moccia diffondeva il suo metodo, denominato "Arkeon", attraverso filmati promozionali ma anche volantini diffusi in libreria. Prometteva una guarigione psicologica a chi era in difficoltà e cercava una via per uscirne. In molti, addirittura tra i 10 e i 20 mila, secondo lo stesso ideatore, fondatore e capo di "Arkeon", Vito Carlo Moccia, hanno seguito i suoi seminari, incontri per cui si pagavano centinaia e anche migliaia di euro. Un giro d'affari milionario andato avanti per anni, fino a quando, in una trasmissione di Maurizio Costanzo del gennaio 2006, alcuni degli ex adepti hanno denunciato di aver subito abusi. A ottobre dello stesso anno sarà "Mi Manda Rai Tre" a parlarne. Dopo le testimonianze in televisione è partita una indagine della Digos di Bari, che ha portato al rinvio a giudizio di Moccia e di altre dieci persone. I reati contestati dal pm di Bari Francesco Bretone (ma il processo ha uno stralcio anche a Milano) sono: associazione per delinquere finalizzata alla truffa e all'esercizio abusivo della professione medica e psicologica. Oltre che, a vario titolo, violenza privata, maltrattamenti su minori, incapacità procurata da violenza e violenza sessuale.
Due ex adepti di "Arkeon" hanno commentato con le loro testimonianze immagini inedite dei 'seminari' di "Arkeon", fatte filmare dallo stesso Moccia. Quest’ultimo è stato intervistato nel 2004 nella trasmissione di Rai Uno "A sua immagine" dall'allora conduttore del programma, padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia. Era presente anche un sacerdote che faceva parte dell'associazione, don Angelo De Simone. Il 19 febbraio 2006, padre Cantalamessa ha incontrato oltre 400 adepti di "Arkeon" nella chiesa di S.Eustorgio, a Milano. Anche in quell'occasione era presente don Angelo De Simone, che nelle immagini inedite dei seminari si vede mentre si inginocchia davanti al “maestro” Moccia e lo ringrazia "in nome di Dio". Sempre padre Cantalamessa, in una lettera del 24 marzo 2006 in possesso della magistratura, rispondeva così alle perplessità di un fedele su "Arkeon": “La conoscenza diretta di persone e testimonianze mi convince che, lungi dall’essere una forma alternativa al cristianesimo, sta riportando innumerevoli persone alla fede, ai sacramenti e alla Chiesa. Un sacerdote che li segue da tempo, Don Angelo De Simone, Paolino, può testimoniare quanti battesimi, prime comunioni e confessioni ha personalmente amministrato nel contesto dei seminari guidati da Vito (Carlo Moccia, Ndr)”.
La psicoterapeuta Lorita Tinelli ha raccontato delle denunce di abusi arrivate in questi anni al Cesap (Centro Studi Abusi Psicologici), mentre il dirigente della Digos di Bari, Stanislao Schimera, ha ricostruito le indagini che hanno portato al processo di Bari.
Data messa in onda:19/04/2010
Vito Carlo Moccia diffondeva il suo metodo, denominato "Arkeon", attraverso filmati promozionali ma anche volantini diffusi in libreria. Prometteva una guarigione psicologica a chi era in difficoltà e cercava una via per uscirne. In molti, addirittura tra i 10 e i 20 mila, secondo lo stesso ideatore, fondatore e capo di "Arkeon", Vito Carlo Moccia, hanno seguito i suoi seminari, incontri per cui si pagavano centinaia e anche migliaia di euro. Un giro d'affari milionario andato avanti per anni, fino a quando, in una trasmissione di Maurizio Costanzo del gennaio 2006, alcuni degli ex adepti hanno denunciato di aver subito abusi. A ottobre dello stesso anno sarà "Mi Manda Rai Tre" a parlarne. Dopo le testimonianze in televisione è partita una indagine della Digos di Bari, che ha portato al rinvio a giudizio di Moccia e di altre dieci persone. I reati contestati dal pm di Bari Francesco Bretone (ma il processo ha uno stralcio anche a Milano) sono: associazione per delinquere finalizzata alla truffa e all'esercizio abusivo della professione medica e psicologica. Oltre che, a vario titolo, violenza privata, maltrattamenti su minori, incapacità procurata da violenza e violenza sessuale.
Due ex adepti di "Arkeon" hanno commentato con le loro testimonianze immagini inedite dei 'seminari' di "Arkeon", fatte filmare dallo stesso Moccia. Quest’ultimo è stato intervistato nel 2004 nella trasmissione di Rai Uno "A sua immagine" dall'allora conduttore del programma, padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia. Era presente anche un sacerdote che faceva parte dell'associazione, don Angelo De Simone. Il 19 febbraio 2006, padre Cantalamessa ha incontrato oltre 400 adepti di "Arkeon" nella chiesa di S.Eustorgio, a Milano. Anche in quell'occasione era presente don Angelo De Simone, che nelle immagini inedite dei seminari si vede mentre si inginocchia davanti al “maestro” Moccia e lo ringrazia "in nome di Dio". Sempre padre Cantalamessa, in una lettera del 24 marzo 2006 in possesso della magistratura, rispondeva così alle perplessità di un fedele su "Arkeon": “La conoscenza diretta di persone e testimonianze mi convince che, lungi dall’essere una forma alternativa al cristianesimo, sta riportando innumerevoli persone alla fede, ai sacramenti e alla Chiesa. Un sacerdote che li segue da tempo, Don Angelo De Simone, Paolino, può testimoniare quanti battesimi, prime comunioni e confessioni ha personalmente amministrato nel contesto dei seminari guidati da Vito (Carlo Moccia, Ndr)”.
La psicoterapeuta Lorita Tinelli ha raccontato delle denunce di abusi arrivate in questi anni al Cesap (Centro Studi Abusi Psicologici), mentre il dirigente della Digos di Bari, Stanislao Schimera, ha ricostruito le indagini che hanno portato al processo di Bari.
martedì 23 marzo 2010
A "Terra" Canale Cinque il fenomeno delle "sette"

Il fenomeno delle sette è al centro del nuovo appuntamento con Terra!, il settimanale del Tg5 a cura di Toni Capuozzo e Sandro Provvisionato, in onda giovedì 18 marzo 2010, in seconda serata, su Canale 5. Toni Capuozzo, dal Palazzo di Giustizia di Bari, dove il 18 marzo riprende il processo alla psico-setta fondata da Vito Moccia, approfondisce il tema sui vari movimenti pseudoreligiosi che in Italia sono forti di un sottobosco di oltre 80mila adepti, riuniti in più di 137 gruppi, tra sincretisti, false Chiese, messianici esoterici, occultisti e satanisti.
Anna Migotto racconta la recentissima scoperta dell'associazione New Age Maya, in via dei Sabelli, nel quartiere romano di San Lorenzo. Il guru del gruppo, Danilo Speranza, a seguito di alcune denuncie per violenza sessuale da parte di diverse adepte, è stato arrestato con svariate accuse, tra cui anche quella di aver abusato di bambine di 10/12 anni.
A seguire, Marco Corrias accende i riflettori su Arkeon, la psico-setta di Bari che negli anni era riuscita a raccogliere oltre 10mila adepti, al suo credo. Il processo vede tra gli imputati il suo fondatore Vito Carlo Moccia, accusato dal sostituto procuratore della Repubblica Francesco Bretone di associazione per delinquere, finalizzata all'esercizio abusivo di professione medica, truffa aggravata, violenza sessuale, violenza privata e calunnia.Sandro Provvisionato, invece, torna a parlare dell'omicidio di Annalaura Pedron, avvenuto a Pordenone nel 1988. Un delitto che, a distanza di anni, sembra aver trovato, grazie all'esame del Dna, un colpevole. Il sospettato, minorenne e affiliato alla setta Telsen Sao, all'epoca dei fatti, ne faceva parte assieme alla vittima.
Sabina Fedeli, infine, indaga sul rapporto che lega alcune sette alla piaga adolescenziale, ma non solo, dell'anoressia.
Terra! è un programma del Tg5, a cura di Toni Capuozzo e Sandro Provvisionato. In redazione, Marco Corrias, Sabina Fedeli, Anna Migotto. Produzione esecutiva di Monica Ferraro.
Da "Studio Aperto" Italia Uno del 18-3-2010
http://www.video.mediaset.it/video/studioaperto/edizione_servizio/159721/a-processo-la-psicosetta-smascherata-da-striscia.html
http://www.video.mediaset.it/video/studioaperto/edizione_servizio/159808/linchiesta-sulla-setta-arkeon.html
Anche qui nonostante lo vieti la legge causa periodo pre elettorale hanno mandato in onda l'avvocato di Moccia che è parlamentare!!
http://www.video.mediaset.it/video/studioaperto/edizione_servizio/159808/linchiesta-sulla-setta-arkeon.html
Anche qui nonostante lo vieti la legge causa periodo pre elettorale hanno mandato in onda l'avvocato di Moccia che è parlamentare!!
lunedì 22 marzo 2010
TG 18.03.10 Bari, al via il processo Arkeon: 11 gli imputati
Iniziato a Bari il processo Arkeon: parti civili anche l'Arcigay e l'Associazione nazionale famigliari vittime delle sette. Undici gli imputati, tra cui il 58enne di Noicattaro Vito Carlo Moccia, a...
http://www.youtube.com/watch?v=5NXmAADeh_0
Bari. Vito Carlo Moccia e la psicosetta Arkeon
Inizia il processo per la grande psicosetta (denunciata da Striscia la Notizia)...
http://www.youtube.com/watch?v=YmD9ijofNRg&NR=1
"Libera adesione di programmi di tipo culturale.... " Ma mi faccia il piacere!!!!!!
Iniziato a Bari il processo Arkeon: parti civili anche l'Arcigay e l'Associazione nazionale famigliari vittime delle sette. Undici gli imputati, tra cui il 58enne di Noicattaro Vito Carlo Moccia, a...
http://www.youtube.com/watch?v=5NXmAADeh_0
Bari. Vito Carlo Moccia e la psicosetta Arkeon
Inizia il processo per la grande psicosetta (denunciata da Striscia la Notizia)...
http://www.youtube.com/watch?v=YmD9ijofNRg&NR=1
"Libera adesione di programmi di tipo culturale.... " Ma mi faccia il piacere!!!!!!
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giovedì 18 marzo 2010
domenica 7 marzo 2010
Plagiate migliaia di persone: la Favis si costituisce parte civile nel processo Arkeon
documento scaricabile registrandosi al sito del cesap
http://www.cesap.net/index.php?option=com_docman&task=cat_view&gid=256&limitstart=15
http://www.cesap.net/index.php?option=com_docman&task=cat_view&gid=256&limitstart=15
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sabato 27 febbraio 2010
Sette, "Decine le persone raggirate nel Fermano"
"Potrebbero essere decine e decine le vittime della setta Arkeon". A lanciare l’allarme e il presidente della Favis, associazione nazionale familiari vittime delle sette di Rimini, Maurizio Alessandrini, parte civile nel processo al via il 18 marzo
Fermo, 27 febbraio 2010 - «POTREBBERO essere decine e decine le vittime della setta Arkeon nella Provincia di Fermo». A lanciare l’allarme e il presidente della Favis, associazione nazionale familiari vittime delle sette di Rimini, Maurizio Alessandrini, che insieme all’associazione Cesap di Bari e il Codacons si è costituito parte civile nel processo contro le 11 persone che compariranno davanti al giudice il 18 marzo.
«La setta e i suoi ‘maestri’ – spiega Alessandrini – hanno operato per quasi dieci anni in tutt’Italia e gli adepti sono circa diecimila. Delle vittime alcune hanno sporto denuncia, ma molte altre, per vergogna o per paura, sono rimaste nell’ombra, nonostante abbiano subito abusi di ogni tipo. E’ proprio a tali persone, che sappiamo essere anche nel Fermano, che mi rivolgo per un appello: contattateci e insieme potremo fare molto per sconfiggere questa e tutte le altre sette che quotidianamente rovinano la vita di tanta gente».
Alessandrini chiama in causa anche lo Stato, gli operatori di giustizia e le forze dell’ordine: «Nonostante la loro buona volontà e l’istituzione della squadra antisette, non c’è sufficiente preparazione sul fenomeno e chiarezza sul quadro dei reati punibili e configurabili in certe situazioni. Così come si è fatto per le droghe, che sono una piaga sociale, si deve fare per il fenomeno delle sette e per la sua pericolosità».
Sulla vicenda della setta Arkeon, di cui in questi giorni sono emerse le due inquietanti storie del fermano morto di tumore e del padre con il figlio omosessuale, interviene Lorita Tinelli, psicologa, consulente criminologa e presidente del Cesap (Centro studi abusi psicologici): «Al momento ci sono due suicidi accertati, attribuibili alla setta, e un caso di istigazione commesso ai danni di un ragazzo che ha raccontato la sua storia agli investigatori. E’ così che sono emersi anche molteplici abusi sessuali e maltrattamenti su minori, sempre messi in atto dai capi carismatici di Arkeon».
Chi avesse bisogno di aiuto o volesse contattare le associazioni per sapere come comportarsi, può chiamare i numeri 328 9028910, 328 5665202 oppure scrivere una maila cesap@libero.it.
di FABIO CASTORI
Fermo, 27 febbraio 2010 - «POTREBBERO essere decine e decine le vittime della setta Arkeon nella Provincia di Fermo». A lanciare l’allarme e il presidente della Favis, associazione nazionale familiari vittime delle sette di Rimini, Maurizio Alessandrini, che insieme all’associazione Cesap di Bari e il Codacons si è costituito parte civile nel processo contro le 11 persone che compariranno davanti al giudice il 18 marzo.
«La setta e i suoi ‘maestri’ – spiega Alessandrini – hanno operato per quasi dieci anni in tutt’Italia e gli adepti sono circa diecimila. Delle vittime alcune hanno sporto denuncia, ma molte altre, per vergogna o per paura, sono rimaste nell’ombra, nonostante abbiano subito abusi di ogni tipo. E’ proprio a tali persone, che sappiamo essere anche nel Fermano, che mi rivolgo per un appello: contattateci e insieme potremo fare molto per sconfiggere questa e tutte le altre sette che quotidianamente rovinano la vita di tanta gente».
Alessandrini chiama in causa anche lo Stato, gli operatori di giustizia e le forze dell’ordine: «Nonostante la loro buona volontà e l’istituzione della squadra antisette, non c’è sufficiente preparazione sul fenomeno e chiarezza sul quadro dei reati punibili e configurabili in certe situazioni. Così come si è fatto per le droghe, che sono una piaga sociale, si deve fare per il fenomeno delle sette e per la sua pericolosità».
Sulla vicenda della setta Arkeon, di cui in questi giorni sono emerse le due inquietanti storie del fermano morto di tumore e del padre con il figlio omosessuale, interviene Lorita Tinelli, psicologa, consulente criminologa e presidente del Cesap (Centro studi abusi psicologici): «Al momento ci sono due suicidi accertati, attribuibili alla setta, e un caso di istigazione commesso ai danni di un ragazzo che ha raccontato la sua storia agli investigatori. E’ così che sono emersi anche molteplici abusi sessuali e maltrattamenti su minori, sempre messi in atto dai capi carismatici di Arkeon».
Chi avesse bisogno di aiuto o volesse contattare le associazioni per sapere come comportarsi, può chiamare i numeri 328 9028910, 328 5665202 oppure scrivere una maila cesap@libero.it.
di FABIO CASTORI
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sabato 11 luglio 2009
ARKEON, UN "MAESTRO" PONTINO NELLA PSICOSETTA. PROCESSO A BARI
Ora la parola passa ai giudici. Dopo lo scandalo dell’inchiesta sulla psico-setta “Arkeon”, la vicenda arriva finalmente in un’aula giudiziaria. Quella del Tribunale di Bari dove il 19 maggio si terrà l’udienza preliminare a carico del fondatore del gruppo, Vito Carlo Moccia, e di altre persone travolte dall’indagine. Coinvolto anche un “maestro” pontino di Arkeon, un libero professionista di 40 anni. Ma a Latina ci sono anche alcune vittime della setta che si costituiranno come parti civili nel processo. Il “maestro” pontino, incensurato, è finito sotto inchiesta insieme ad altre persone per un raggiro di decine di migliaia di euro. Il percorso giudiziario dei membri di Arkeon potrebbe però essere diverso, con l’apertura di processi separati.
Le vittime della setta sono persone con gravi problemi fisici o psicologici che si rivolgevano alle associazioni legate ad Arkeon. Tra queste “The sacred path”, il “sacro percorso”. “Sacro” chissà, ma di certo molto costoso. Secondo l’accusa, grazie al metodo Arkeon, i componenti del gruppo promettevano, in cambio di denaro, la soluzione a qualsiasi problema fisico, sessuale, matrimoniale, psicologico. Pagando si poteva partecipare a un corso, iniziando così un fantomatico “percorso” accanto ai “maestri”, unici e insostituibili, in grado di guidare verso la liberazione dai problemi. Il caso - sul quale ha indagato la Digos - è stato denunciato in diverse trasmissioni televisive, anche se in un caso la Tv ha promosso l’attività di Arkeon. Nella trasmissione “A sua immagine” di padre Raniero Caltalamessa, fu raccontato come il gruppo avesse “aiutato” un ragazzo omosessuale. In un’intervista Luca raccontò la sua esperienza di ragazzo gay che, grazie ad Arkeon, riuscì a “guarire” sposando una donna. Un episodio che avrebbe ispirato Povia nel comporre la contestata canzone “Luca era gay” presentata a Sanremo.
L’inchiesta giudiziaria ha portato la Procura di Bari chiedere il rinvio a giudizio per undici persone con la contestazione, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza. Secondo l’accusa per accedere ai corsi si pagava dai 300 euro per il primo incontro fino ai 2.000 per l’ultimo, ma c’erano anche le “bocciature” che obbligavano a ripetere il corso pagando nuovamente. Una coppia avrebbe sborsato in tutto 100.000 euro. Tra le pratiche c’era anche il “No limits” durante il quale alcune vittime avrebbero subito abusi sessuali. Molte le testimonianze raccolte dal “Cesap”, il centro studi sugli abusi psicologici. (* Il Messaggero 30-03-2009).
Le vittime della setta sono persone con gravi problemi fisici o psicologici che si rivolgevano alle associazioni legate ad Arkeon. Tra queste “The sacred path”, il “sacro percorso”. “Sacro” chissà, ma di certo molto costoso. Secondo l’accusa, grazie al metodo Arkeon, i componenti del gruppo promettevano, in cambio di denaro, la soluzione a qualsiasi problema fisico, sessuale, matrimoniale, psicologico. Pagando si poteva partecipare a un corso, iniziando così un fantomatico “percorso” accanto ai “maestri”, unici e insostituibili, in grado di guidare verso la liberazione dai problemi. Il caso - sul quale ha indagato la Digos - è stato denunciato in diverse trasmissioni televisive, anche se in un caso la Tv ha promosso l’attività di Arkeon. Nella trasmissione “A sua immagine” di padre Raniero Caltalamessa, fu raccontato come il gruppo avesse “aiutato” un ragazzo omosessuale. In un’intervista Luca raccontò la sua esperienza di ragazzo gay che, grazie ad Arkeon, riuscì a “guarire” sposando una donna. Un episodio che avrebbe ispirato Povia nel comporre la contestata canzone “Luca era gay” presentata a Sanremo.
L’inchiesta giudiziaria ha portato la Procura di Bari chiedere il rinvio a giudizio per undici persone con la contestazione, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza. Secondo l’accusa per accedere ai corsi si pagava dai 300 euro per il primo incontro fino ai 2.000 per l’ultimo, ma c’erano anche le “bocciature” che obbligavano a ripetere il corso pagando nuovamente. Una coppia avrebbe sborsato in tutto 100.000 euro. Tra le pratiche c’era anche il “No limits” durante il quale alcune vittime avrebbero subito abusi sessuali. Molte le testimonianze raccolte dal “Cesap”, il centro studi sugli abusi psicologici. (* Il Messaggero 30-03-2009).
MARCO CUSUMANO
sabato 6 giugno 2009
Le sette
A differenza delle sette sataniche, dove gli adepti conoscono almeno in parte il destino e la realtà a cui vanno incontro, chi entra in una psico-setta non è mai consapevole di entrare in una setta. Cosa che, naturalmente, rende ancora più complicato uscirne. «Il processo» prosegue Tinelli «è simile a quello dell’innamoramento. Dopo tanti anni insieme, bastano una parola, un episodio, un incontro fortuito con un vecchio amico, un libro, un piccolo tradimento per far aprire gli occhi all’adepto e permettergli una visione critica dell’ambiente in cui è precipitato. L’americano Steven Hassan, studioso di sette, dice che il vero io della persona rimane occultato dall’io della setta. Ma che per farlo riemergere, è sufficiente sollecitarlo». Non è facile che capiti. Però capita.
Prevedere la reazione della setta, a quel punto, è praticamente impossibile. La fuga può essere indolore. Ma se l’ex adepto decide di denunciare o rendere pubblici i metodi dell’organizzazione, apriti cielo. «Il quel caso» dice Carnevale «il rischio per il fuoriuscito è di essere aggredito, sul piano giudiziario, dalla setta e da seguaci opportunamente istruiti. Ci sono organizzazioni che dispongono di risorse e studi legali in tutte le città d’Italia». Uno degli ultimi episodi di cronaca riguarda l’associazione Arkeon. Sul sito del Cesap, qualche tempo fa, erano comparsi i messaggi di alcuni ex simpatizzanti che mettevano in guardia da «tecniche di condizionamento» e «pressioni psicologiche». Ai messaggi si sono interessate varie Procure italiane. Il gruppo Arkeon, ritenendo lesivi quegli avvertimenti, aveva chiesto l’oscuramento del sito del Cesap. Richiesta che è stata però respinta dal Tribunale di Bari. Arkeon si definisce, in Internet, come un «percorso individuale di crescita, consapevolezza e sviluppo del potere personale e della leadership».
Parte del Dossier tratto da FOCUS - Febbraio 2007
PER SAPERNE DI PIU’
Aldo Buonaiuto, Le mani occulte, Città Nuova
Steven Hassan, Mentalmente liberi. Come uscire da una setta, Avverbi
www.cesap.net Il sito del Centro studi sugli abusi psicologici
Prevedere la reazione della setta, a quel punto, è praticamente impossibile. La fuga può essere indolore. Ma se l’ex adepto decide di denunciare o rendere pubblici i metodi dell’organizzazione, apriti cielo. «Il quel caso» dice Carnevale «il rischio per il fuoriuscito è di essere aggredito, sul piano giudiziario, dalla setta e da seguaci opportunamente istruiti. Ci sono organizzazioni che dispongono di risorse e studi legali in tutte le città d’Italia». Uno degli ultimi episodi di cronaca riguarda l’associazione Arkeon. Sul sito del Cesap, qualche tempo fa, erano comparsi i messaggi di alcuni ex simpatizzanti che mettevano in guardia da «tecniche di condizionamento» e «pressioni psicologiche». Ai messaggi si sono interessate varie Procure italiane. Il gruppo Arkeon, ritenendo lesivi quegli avvertimenti, aveva chiesto l’oscuramento del sito del Cesap. Richiesta che è stata però respinta dal Tribunale di Bari. Arkeon si definisce, in Internet, come un «percorso individuale di crescita, consapevolezza e sviluppo del potere personale e della leadership».
Michele Scozzai
Parte del Dossier tratto da FOCUS - Febbraio 2007
PER SAPERNE DI PIU’
Aldo Buonaiuto, Le mani occulte, Città Nuova
Steven Hassan, Mentalmente liberi. Come uscire da una setta, Avverbi
www.cesap.net Il sito del Centro studi sugli abusi psicologici
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