domenica 8 ottobre 2017

“Ti faresti tagliare i capelli da un giardiniere?”


“Ti faresti tagliare i capelli da un giardiniere?”


ll reato di abuso della professione di psicologo si configura se il sedicente specialista promette che il suo intervento è in grado di “incidere sulla sfera psichica”, così stabilisce una recentissima sentenza della Cassazione penale depositata il 22 Agosto 2017, la n.39339, che ha condannato in via definitiva il fondatore del “percorso di crescita personale”dell’associazione Archeon e i suoi collaboratori. L'ideatore di quella che molti hanno definito una “psico-setta” Vito Carlo Moccia, insieme ai suoi collaboratori, organizzava seminari formativi su un metodo (Archeon, appunto) ed effettuava attività di “diagnosi e psicoterapia” a soggetti con problematiche psicologiche e psichiatriche, nonché mediche.
In sostanza, utilizzando le informazioni che i pazienti davano sulle loro vite private, i “maestri” dell’associazione insinuavano terribili sospetti sul loro passato, allontanandoli dagli affetti familiari, facendo quindi “terra bruciata” intorno ai malcapitati.
La dott.ssa Lorita Tinelli, psicologa,che si occupa da anni di casi sui culti distruttivi, ha seguito la causa penale che alla fine ha dato piena ragione agli psicologi.
Il ricorso su cui si sono pronunciati i giudici riguardava diversi aspetti, fra cui uno relativo al risarcimento chiesto dall’Ordine degli Psicologi della Puglia che si era costituito parte civile nella causa. Vi erano poi alcune questioni riguardanti i termini di prescrizione, e una molto importante in merito all’esercizio abusivo della professione di psicologo.
Un motivo del ricorso, infatti, si fondava che il “guru” dell’associazioneMoccia Vito Carlo, non si sarebbe mai spacciato per psicologo, ma avrebbe utilizzato un metodo “non psicologico” (n.d.r.) per “trattare” i pazienti, cioè il metodo Archeon (o Arkeon), una variante del metodo Reiki (una pratica spirituale di pseudo-guarigioni basate sull’imposizione delle mani sul paziente).
 La Cassazione, però, ha rigettato anche questo motivo, sostenendo che:” non è necessario che il soggetto non qualificato si avvalga delle metodologie proprie della professione psicoterapeutica, ma è sufficiente che la sua azione incida sulla sfera psichica del paziente con lo scopo di indurne una modificazione che potrebbe risultare dannosa”.
Si tratta dell’ennesima vittoria giuridica per la tutela della professione, infatti la Legge si è espressa anche sul fatto che un abusivo non può difendersi dicendo che non faceva diagnosi (la Cassazione ha sottolineato anche che intrattenere approfonditi colloqui “su aspetti intimi della vita dei pazienti, per diagnosticare problematiche psicologiche eventualmente all’origine di disturbi da loro lamentati” è già attività di diagnosi psicologica).
Inoltre non può nemmeno affermare di non commettere abuso poiché non utilizza “tecniche psicologiche”, se il fine dell’attività prestata è quello di modificare la sfera psichica del soggetto.

Solitamente di fronte all’accusa di esercizio abusivo della professione di psicologo le risposte più frequenti sono: “non sono uno psicologo, sono un counselor” oppure “sono un operatore olistico che utilizza la tecnica..." e qui si apre un universo infinito che va dalla coccoloterapia alle pratiche scopiazzate dalle varie discipline orientali fino ad arrivare al coaching e chi più ne ha più ne metta.

La Cassazione, nel condannare Vito Carlo Moccia come guru del metodo Archeon con la sentenza 39339 del 2017 ha fatto chiarezza su un aspetto particolarmente rilevante che sarà utile nella definizione dei futuri procedimenti per esercizio abusivo della professione di psicologo.
Il punto non è quale tecnica decida di utilizzare l’abusivo, che non essendo psicologo non è affatto tenuto a conoscerne teoria e tecniche psicologiche.
 La ragione stessa per cui esiste un reato di esercizio abusivo della professione di psicologo e di psicoterapeuta è del resto evitare quella particolare e insidiosa forma di “truffa” che induce il paziente, direttamente o indirettamente a credere che l’abusivo possa fare qualcosa di buono per migliorare il proprio stato psichico.
Sentenze importanti come la 14408 del 2011 ci hanno già detto che perfino il semplice colloquio può rappresentare una “tecnica” se ha una specifica finalità (si parla di finalità teleologica, ovvero di orientamento di un azione a uno specifico fine). Oggi la sentenza 39339 ci dice di più: 
“non è necessario” -recita la sentenza- “che il soggetto non qualificato si avvalga di una delle metodologie proprie della professione psicoterapeutica, ma è sufficiente che la sua azione incida sulla sfera psichica del paziente con lo scopo di indurre una modificazione, che potrebbe risultare dannosa”.
È, questo, un passaggio nuovo in giurisprudenza e decisamente fondamentale!

Non tanto perché nel caso specifico del Sig. Moccia il tema riguardasse la promessa implicita di operare una valutazione e diagnosi e, attraverso questa, di incidere sulla psiche del paziente attraverso un processo di cura, quanto proprio perché propone in un certo senso una rivoluzione copernicana: al centro del reato di esercizio abusivo di professione psicologica non c’è la tecnica, ma il paziente.
Se “prometti” di fare qualcosa che induca un cambiamento positivo nello stato psichico di una persona-paziente l’esercizio abusivo di professione psicologica è già un dato di fatto.
Un’altra e precedente sentenza affermava che in caso di lucro, cioè se si chiede un corrispettivo è una dimostrazione sufficiente che si è effettualo un atto caratteristico di quella professione, quindi se c’è passaggio di soldi, l’esercizio abusivo è facilmente dimostrabile.
La conseguenza di questa sentenza è radicale. Se l’ideatore di una fantomatica setta induce delle persone a credere di poter ricevere un beneficio rispetto al proprio stato psichico utilizzando strumenti e tecniche di origine varia ed eventuale, non ha alcuna importanza l’origine di queste tecniche, se il guru sia colto o ignorante di psicologia, e che cosa realmente egli offra ai suoi sofferenti “discepoli”: ciò che conta è solo ed esclusivamente il fatto che gli prometta più o meno esplicitamente di regalare ad essi un beneficio sul piano psicologico.
È importante perché sono moltissimi i soggetti, dei pranoterapeuti ai counselor passando per i pedagogisti clinici e i filosofi pratici a improvvisare “valutazioni” dello stato psicologico dei propri pazienti e poi promettendo benessere quando non vere e proprie presunte “cure”.
Già nel corso degli scorsi anni la suprema corte aveva chiarito alcuni punti essenziali, tra i quali il fatto che fosse sufficiente un unico atto di esercizio abusivo della professione perché si potesse configurare il reato ex art 348 c.p., il fatto che non sia necessario un pagamento per configurare l’esercizio abusivo di professione ma anche che quando tale pagamento c’è diventa facile dimostrare l’esercizio di abusivismo della professione di psicologo.
Pertanto, questa sentenza pone un ulteriore importantissimo tassello sul piano della tutela della professione di psicologo, infatti chiarisce la centralità delle convinzioni del paziente di fronte alla natura truffaldina di chi millanta una competenza professionale, che non può utilizzare con il paziente senza un’adeguata formazione specialistica. Vale la pena ricordare che per diventare psicologi abilitati occorre conseguire una laurea magistrale in Psicologia che ha una durata quinquennale, affrontare il Tirocinio post-lauream della durata di un anno e successivamente  superarel’esame di Stato che consente l’iscrizione all’Ordine professionale degli Psicologi, inoltre a tale percorso di formazione ha la durata di si aggiungono altri quattro anni qualora lo psicologo decida di specializzarsi in Psicoterapia.
Va inoltre evidenziato che durante il percorso quadriennale di specializzazione, lo specializzando deve affrontare un secondo tirocinio e un percorso di psicoterapia personale certificato della durata di minina due anni.
Ancora oggi il reato di esercizio abusivo di professione psicologica è e rimane uno tra i più difficili da perseguire ma non per ragioni tecniche o per l’ambiguità della nostra professione, ma solo per la reticenza a denunciare di chi si è rivolto ad un falso psicologo, mettendo in risalto quella che rischia di apparire una leggerezza o una fragilità personale.
 Per porre rimedio a questo fenomeno l’Ordine degli Psicologi ha istituito uno Sportello antiabusivismo e diffuso un vademecum con le informazioni necessarie per comprendere se si è vittime di un abusivo.
I consulenti legali dell’Ordine e i componenti della Commissione Tutela forniranno ogni chiarimento utile a verificare ogni specifica situazione e consiglieranno le eventuali azioni legali da intraprendere.
Il numero di telefono è 06 3600 2758, attivo ogni lunedì e mercoledì dalle 10:00 alle 13:00.

Inoltre l’Ordine degli Psicolgi del Lazio ha redatto un breve eBook gratuito nel quale:
  • si definiscono le competenze proprie dello psicologo e i requisiti formativi e legali che legittimano l’esercizio della professione;
  • si suggeriscono alcune domande utili a valutare la correttezza della prestazione ricevuta;
  • si descrivono le modalità per segnalare all’Ordine e all’Autorità Giudiziaria un caso di presunto esercizio abusivo della professione
Per verificare se uno psicologo è iscritto all’Ordine degli Psicologi puoi consultare questa https://areariservata.psy.it/cgi-bin/areariservata/albo_nazionale.cgi

mercoledì 16 dicembre 2015

Esplora il significato del termine: Psico-setta Arkeon, ridotta di 3 mesi in appello la condanna all’ideatorePsico-setta Arkeon, ridotta di 3 mesi in appello la condanna all’ideatore

Due anni e cinque mesi a Vito Carlo Moccia. Una assoluzione e prescrizione per gli altri sei imputati. Diecimila casi denunciati, ammalati speravano nella guarigione

ARI - La Corte di Appello di Bari ha ridotto di tre mesi, portandola a 2 anni e 5 mesi di reclusione, la condanna nei confronti di Vito Carlo Moccia, ha assolto un altro imputato, Massimo Vavalle, «per non aver commesso il fatto», e ha dichiarato la prescrizione dei reati per gli altri sei. Il processo è quello sulla cosiddetta psico-setta Arkeon. Secondo la ricostruzione dell’accusa, chi soffriva di tumori, Aids o infertilità si rivolgeva alla psico-setta sperando in una guarigione. Oltre diecimila i casi denunciati.

Le indagini

Dalle indagini è emerso che Moccia, 63enne di Noicattaro, avrebbe indotto le vittime a credere, per esempio, di aver subito abusi sessuali in tenera età, intascando fino a centomila euro per le terapie. In primo grado, nel luglio 2012, Moccia era stato condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione, gli altri sette imputati a pene comprese fra 2 anni e 18 mesi di reclusione. Per Moccia è stata confermata l’ipotesi di ideatore e unico promotore della presunta associazione per delinquere. I fatti contestati si riferiscono al periodo 1999-2008.
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/cronaca/15_dicembre_11/psico-setta-arkeon-ridotta-3-mesi-appello-condanna-all-ideatore-c8017e24-a039-11e5-8a29-067d1ea8259f.shtml

Psicologi Puglia: confermata condanna contro ‘psico-setta’ Arkeon

LA 3^ SEZIONE PENALE DELLA CORTE DI APPELLO DI BARI CON SENTENZA DELL’11 DICEMBRE HA CONFERMATO LA CONDANNA EMESSA IL 16 LUGLIO 2012 DAL TRIBUNALE DI BARI

Una "psico-setta", era stata definita in questi termini dai mass media l’associazione che faceva capo al Moccia e nei confronti della quale l'Ordine degli Psicologi della Puglia si era costituito parte civile

Bari. La 3^ Sezione Penale della Corte di Appello di Bari con sentenza dell’11 dicembre ha confermato la condanna emessa il 16 luglio 2012 dal Tribunale di Bari – II Sezione Penale a carico di Vito Carlo Moccia nell’ambito del processo c.d. Arkeon; ha, altresì, provveduto unicamente alla riduzione della pena nei suoi confronti essendo stati dichiarati prescritti i fatti relativi al reato di esercizio abusivo della professione commessi fino al 14 febbraio 2008; ha, inoltre, dichiarato la prescrizione in ordine ai reati di associazione per delinquere ed esercizio abusivo della professione di psicologo e psicoterapeuta nei confronti degli altri imputati ad eccezione di uno solo di essi che è stato assolto per non aver commesso il fatto. Gli imputati furono condannati in primo grado perché coinvolti in un’organizzazione che, guidata dal fondatore Vito Carlo Moccia, tra il 1999 ed il 2008 aveva raggirato migliaia di persone in tutta Italia spinte a partecipare a costosissimi seminari.
Una “psico-setta”, era stata definita in questi termini dai mass media l’associazione che faceva capo al Moccia e nei confronti della quale l’Ordine degli Psicologi della Puglia si era costituito parte civile assistito e difeso dall’avvocato Francesco Mascoli. Con la sentenza in appello, pertanto, è stato confermato l’impianto accusatorio e la sussistenza dei fatti reato. La Corte prendendo atto del decorso dei termini per la prescrizione per sei degli imputati ha dovuto dichiarare “il non doversi procedere per intervenuta prescrizione, mentre per Moccia la pena è stata ridotta a due anni e cinque mesi dagli iniziali 2 anni e otto mesi. “L’Ordine degli Psicologi della Puglia – commenta il Presidente Antonio Di Gioia – vigila costantemente per bloccare qualsiasi tentativo di esercizio abusivo della professione. La nostra disciplina può essere oggetto di simili iniziative che, guidate da figure carismatiche, possono raggirare la buona fede di chi soffre. Casi come questi devono essere denunciati e soffocati perché provocano danni anche gravi nelle vittime e danni di immagine e reputazione nei confronti di psicologi e psicoterapeuti che operano legalmente, con impegno professionale, motivati dalla promozione del benessere psicologico”.
Redazione Stato Quotidiano.it

Caso Arkeon, l’Ordine degli Psicologi: «Denunciate casi simili»

Una condanna, un'assoluzione e sei prescrizioni in Appello per la cosiddetta "psico-setta"

Una condanna, un'assoluzione e sei prescrizioni. Questo il pronunciamento lo scorso venerdì della Corte di Appello di Bari sul caso Arkeon.

Vito Carlo Moccia è stato condannato a 2 anni e 5 mesi di reclusione; Massimo Vavalle è stato assolto «per non aver commesso il fatto», per altri sei imputati è scattata la prescrzione.
Secondo le indagini alla cosiddetta psico-setta si sarebbero rivolte persone colpite da tumori, Aids o infertilità sperando in una guarigione.
Nei confronti dell'associazione l'Ordine degli Psicologi della Puglia si era costituito parte civile, assistito e difeso dall'avvocato Francesco Mascoli. 

«L'Ordine degli Psicologi della Puglia - commenta il presidente, Antonio Di Gioia - vigila costantemente per bloccare qualsiasi tentativo di esercizio abusivo della professione. La  nostra disciplina può essere oggetto di simili iniziative che, guidate da figure carismatiche, possono raggirare la buona fede di chi soffre. Casi come questi devono essere denunciati e soffocati perché provocano danni anche gravi nelle vittime e danni di immagine e reputazione nei confronti di psicologi e psicoterapeuti che operano legalmente, con impegno professionale, motivati dalla promozione del benessere psicologico».

http://www.barilive.it/news/Attualit%C3%A0/404704/news.aspx

giovedì 28 maggio 2015

martedì 3 febbraio 2015

Sette, soldi e cure 'alternative': il guru si fa furbo e il plagio diventa 'mordi e fuggi'

Roma, 24 gen. (AdnKronos) - Niente più religioni universali e movimenti spirituali che promettono la salvezza dello spirito: oggi la fortuna di guru, santoni e guaritori spirituali passa per la vendita di prodotti per la cura del corpo, corsi e seminari per il potenziamento della memoria e delle capacità della mente. Una logica 'mordi e fuggi', applicata ad un settore che negli ultimi anni ha fatto registrare una crescita preoccupante. A cercare conforto e aiuto negli oltre 800 gruppi attivi al momento nel Paese, secondo i numeri del Telefono Antiplagio, sono sempre più italiani in crisi, al punto che, "tra vittime e familiari coinvolti, il fenomeno riguarderebbe circa 5-6 milioni di persone, il 25% in più rispetto a 10 anni fa. Dal 1998 i numeri si sono addirittura decuplicati", spiega all'Adnkronos il fondatore Giovanni Panunzio. "Con una età media di 48 anni, il 59% delle vittime è costituito da donne, il 37% da uomini, mentre il 4% sono bambini e adolescenti; ma solo due persone su cento sporgono denuncia", aggiunge. Il fenomeno delle 'psicosette', spesso legato a difficoltà economiche, chiarisce Mariacarla Bocchino, del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato che da anni segue l'evoluzione di queste realtà, "rispetto al passato è cambiato: ora riguarda soprattutto centri terapici di cure alternative, corsi di yoga, o associazioni che propongono un 'incremento del potenziale umano', promettendo successo e raggiungimento del benessere". 

Una realtà, quella degli abusi legati alle cosiddette psicosette, che divide l'Italia anche a livello geografico. "Sicuramente il Sud è molto meno sensibile - chiarisce l'investigatrice dello Sco - ci sono pressioni criminali di altro tipo e, sicuramente, anche la dimensione culturale e religiosa diversa influisce sulla penetrazione di questi fenomeni. Le aree più colpite sono invece quelle adriatiche, Marche, Abruzzo ed Emilia Romagna in testa". "Purtroppo - prosegue - l'attività di contrasto risente del fatto che raramente le vittime denunciano e i reati quasi mai sono procedibili d'ufficio. Sarebbe necessario lavorare sotto copertura, come per le operazioni antidroga, ma solo quando si sono configurati reati come la riduzione in schiavitù è stato possibile procedere in questo modo". 

Il panorama è in continua evoluzione, anche secondo Lorita Tinelli, psicologa e fondatrice del Cesap, Centro studi abusi psicologici: "Rispetto a vent'anni fa, non abbiamo più davanti gruppi residenziali, riconoscibili e identificabili: non c'è continuità. Prima erano soprattutto grandi gruppi o movimenti spirituali a fare proseliti, oggi si propone di fare carriera in maniera veloce, si prospetta il successo, una proposta che fa spesso presa su studenti universitari, magari fuori corso". "Solo negli ultimi due mesi - prosegue Tinelli - abbiamo raccolto quaranta segnalazioni di vittime della stessa società che offriva corsi di potenziamento della memoria. Dopo la prima lezione gratuita, ci si trovava a firmare un contratto che obbligava a pagare l'intero corso per circa 1000 euro o in alternativa a svolgere attività di volantinaggio per la società. Un accordo indotto, secondo le vittime, forzando la volontà dei ragazzi". Un'altra tendenza degli ultimi anni, rilevata dal Cesap, è quella dei corsi di formazione rivolti alle aziende: "Riguarda soprattutto le realtà produttive del nord Italia, in particolare le piccole-medie imprese del Veneto, dove vengono proposti corsi di formazione. In due anni abbiamo raccolto un centinaio di richieste di aiuto per realtà di questo tipo". Una volta 'agganciate' le vittime, racconta Tinelli, "si passa a incontri mirati, durante i quali la formazione prosegue con tecniche bizzarre: riuniti in sale affittate per l'occasione, si chiede di depositare telefoni ed effetti personali all'ingresso e poi, con rituali particolari, si cerca di portare i soggetti in stati di alterazione della coscienza. L'obiettivo è sempre lo stesso: vendere ulteriori corsi, seminari, prestazioni terapeutiche o prodotti di diverso tipo". 
Le tecniche di approccio usate sono sempre più varie: "Molto si svolge sul web, con l'utilizzo di mailing list e forum, sui quali si propongono magari cure per smettere di fumare o per dimagrire rapidamente". Dalle denunce raccolte dal Telefono Antiplagio, racconta Panunzio, "è chiaro che ci sono alcune figure emergenti. Tra queste, quella dello pseudo-guaritore della psiche che, senza alcuna competenza né qualifica, propone prestazioni di 'conforto' che vanno dai 200 ai 500 euro. Ci sono poi i sedicenti 'satanisti', che promettono il trasferimento dei propri poteri alle vittime, generalmente donne, alle quali è spesso richiesto di concedere il proprio corpo. E ancora, visionari che, di ritorno da un luogo sacro, manifestano rapporti privilegiati e diretti con l'aldilà, per poi organizzare viaggi 'spirituali' a prezzi esorbitanti, e maestri di pratiche orientali che insegnano ai seguaci l'arte della guarigione a distanza, anche per telefono, a patto che frequentino periodicamente corsi a pagamento, da 1500 a 2500 euro, che in futuro permetteranno loro di formare altri taumaturghi". 

Secondo Lorita Tinelli del Cesap, sarebbero almeno 500 i gruppi che esercitano attività che sconfinano nell'abuso psicologico, attivi al momento in Italia, con una media di circa 100 individui per ogni gruppo. A questi, ogni anno, si aggiungerebbero una cinquantina di gruppi, tra quelli nuovi e quelli che si riciclano sotto una nuova identità. "Ovviamente - sottolinea l'esperta - sono cifre molto relative, visto che alcuni gruppi contano diverse migliaia di persone". Numeri difficili da quantificare, anche secondo Mariacarla Bocchino dello Sco Polizia: "Non è possibile una stima certa, visto che spesso sono realtà che nascono e muoiono in una settimana. A muovere tutto sono sempre e comunque soldi e sesso, spacciato come mezzo per avvicinarsi al trascendente attraverso il guru". A finire nella trappola di maestri e santoni, "sono persone con cultura medio-alta, e un reddito abbastanza alto da permettere i continui esborsi richiesti".


24 gennaio 2015


Fonte: http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2015/01/24/sette-soldi-cure-alternative-guru-furbo-plagio-diventa-mordi-fuggi_cBqy1O60M0gHAgFu9tXOBP.html


domenica 15 dicembre 2013

NUOVA CONDANNA DALLA CORTE D'APPELLO A MAESTRO DI ARKEON


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Ieri, 6 dicembre 2013, la Corte di Appello di Milano si è pronunciata per la seconda volta sul caso di F. A. M., Maestro di Arkeon, per il reato di abusi sessuali su due allieve. In primo grado il Maestro era stato condannato a 6 anni di reclusione per il reato contestato. La condanna era scesa a 4 anni in Appello. La Cassazione aveva poi annullato la sentenza di Appello il 23 maggio 2013. Ieri la Corte di Appello ha confermato  la responsabilità di M. per i due episodi di violenza sessuale contestati, dichiarando però prescritto uno dei due e condannando l'imputato per il secondo episodio  a 5 anni di reclusione.
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sabato 20 aprile 2013

Plagio: da Braibanti al caso Arkeon, il buco nero della legge


Aldo Braibanti, intellettuale di sinistra e militante antifascista degli anni ’60, diventa popolare per essere stata la prima persona in Italia a essere condannata per plagio, reato prescritto dal codice penale di derivazione fascista. Secondo l’articolo 603, infatti, chi sottopone un individuo “al proprio potere in modo da ridurla in totale stato di soggezione” è punito con la reclusione dai 5 ai 15 anni.
Colpa del Braibanti è quella di aver iniziato una storia sentimentale con due diciannovenni, Piercarlo Toscani e Giovanni Sanfratello. La relazione omosessuale beneficia di una tacita approvazione –per quanto in quei tempi è ancora considerata un tabù– finché Giovanni nel 1964 lascia la famiglia per convivere con Aldo. Ippolito Sanfratello, padre del ragazzo, poco dopo porta il figlio in manicomio edenuncia lo scrittore emiliano nato nel 1922. Ha così inizio il processo. A suo favore si mobilita l’ala intellettuale di sinistra rappresentata da Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Umberto Eco, Alberto Moravia, Marco Pannella.


 Giovanni –che in seguito subirà una serie di elettroshock- depone a favore di Aldo, mentre l’altro ragazzo, Piercarlo, dichiara il tentativo di Braibanti di “introdursi nella sua mente”. Il processo si chiude. Aldo Braibanti viene condannato a 9 anni di reclusione, condanna che viene ridotta a 6 in appello, di cui 2 condonati per la precedente attività partigiana e altri 2 per la condizionale. Nel 1969 da Rebibbia Aldo Braibanti torna ad essere un uomo libero.
Nel 2006 il Governo Prodi, su proposta di alcuni parlamentari dell’Unione, concede a Braibanti un vitalizio per le sue gravi condizioni fisiche in base alla legge Bacchelli, norma che ha istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Fondo a favore di cittadini illustri che versino in stato di particolare necessità. Si chiude così, almeno agli occhi della giustizia, una delle pagine più controverse della storia.
È nel 1981 che il reato di plagio diventa incostituzionale. Alla fine degli anni ‘70 il prete Aldo Grasso viene accusato di aver plagiato dei minorenni. I giudici costituzionali, memori del caso Braibanti, dopo un dettagliato esame dell’articolo 603 parlano di impossibilità di attribuire alla norma un contenuto oggettivo e dunque l’assoluta arbitrarietà della sua applicazione. Il reato pensato per la tutela dei più deboli viene dunque cancellato per la sua intrinseca pericolosità verso la libertà personale di ognuno.



Fra individui psichicamente normali, l’esternazione da parte di un essere umano di idee e di convinzioni su altri esseri umani può provocare l’accettazione delle idee e delle convinzioni così esternate e dar luogo ad uno stato di soggezione psichica nel senso che questa accettazione costituisce un trasferimento su altri del prodotto di un’attività psichica dell’agente e pertanto una limitazione del determinismo del soggetto.
Questa limitazione, come è stato scientificamente individuato ed accertato, può dar luogo a tipiche situazioni di dipendenza psichica che possono anche raggiungere, per periodi più o meno lunghi, gradi elevati come nel caso del rapporto amoroso, del rapporto fra il sacerdote e il credente, fra il maestro e l’allievo, fra il medico e il paziente ed anche dar luogo a rapporti di influenza reciproca.
Ma è estremamente difficile se non impossibile individuare sul piano pratico e distinguere a fini di conseguenze giuridiche –con riguardo ad ipotesi come quella in esame– l'attività psichica di persuasione da quella anch'essa psichica di suggestione. Non vi sono criteri sicuri per separare e qualificare l’una e l’altra attività e per accertare l’esatto confine fra esse
.” (Corte Costituzionale, sentenza 96/1981)

Nel 1988 Rosa Russo Jervolino, Ministro degli Interni, punta a reintrodurre il plagio in chiave psicologica almeno riguardo i minori punendo chi tramite espedienti ponga il minore in stato di soggezione tanto da confinare le libertà personali e impedire la capacità di sottrarsi alle imposizioni altrui. Al no del Parlamento la falla legislativa si trasforma in un buco nero.
È del 2005 l’ultimo tentativo italiano di colmare l’assenza. Dalla Commissione Giustizia del Senato arriva l’approvazione di un ddl proposto dalla maggioranza che supera i limiti del vecchio articolo 603. Il testo parla di “soggezione continuativa tale da escludere o da limitare grandemente la libertà di autodeterminazione”. Si accende la speranza di migliaia di persone e famiglie che si sono imbattute in queste situazioni. Al Senato l’opposizione di centrosinistra disapprova il disegno, parlando di restaurazione “di un potere di ingerenza dello Stato nei rapporti di comunicazione, di fiducia, di affetto, di devozione (…)”(1).
Addirittura Giampaolo Zancan dei Verdi evoca il diritto e la libertà personale di rivolgersi a presunti guaritori per curare malattie terminali. Dove finisce la mia capacità di aderire a un’idea e inizia il potere che l’altro ha su di me? Come tracciare un confine che sia per tutti lo stesso? All’interno della maggioranza i favorevoli non sono più così compatti e il sostegno si sbriciola. Il progetto di legge viene prima congelato dunque cassato. Il buco nero si è trasformato in voragine.
Mentre altri stati europei come Francia, Belgio e Germania
, con il prolificare delle sette religiose hanno nei decenni provveduto a sanare questo problema con delle leggi ad hoc, in Italia il caso Arkeon ha palesato la nostra situazione in merito.

Il metodo Arkeon inventato dal maestro Vito Carlo Moccia promotore dell’associazione Sacred Path ha promesso la felicità almeno a 10.000 persone. Frequentando i seminari l’adepto poteva lavorare sul proprio potere personale accrescendolo, ottenendo dunque successo in tutti gli ambiti della vita. Gli incontri andavano da quelli di base, più economici fino ad arrivare ai master per diventare “maestro”. Un range dai 260 ai 12.000 euro.
Secondo la teoria di base al suo sistema il 98% di ognuno di noi sarebbe stato abusato da un parente prima dei 5 anni d’età. Da quel trauma avrebbero origine tutti gli squilibri emotivi e psicologici di ciascuno. Un ex maestro Arkeon raccontando degli esercizi di iperventilazione praticati ai partecipanti parla della possibilità di raggiungere stati di regressione, facendo affiorare antichi ricordi ed emozioni. Spiega che quando c’è iperossigenazione è possibile la comparsa di nausea, salivazione, vertigine, sintomi già documentati dalla psicologa americana Margaret Singer 20 anni fa che aveva dimostrato come l’iperventilazione conducesse all’alterazione dell’equilibrio chimico del sangue.
Moccia giustificava tutto con l’abuso; ogni cosa uscita da una persona (vomito, saliva) era sintomo dell’abuso. La persuasione fisiologica era dunque fatta: agire sul corpo per “guidare” la mente. Agli incontri era perfino promessa la guarigione da AIDS, cancro, omosessualità
Sacred Path
 godeva inoltre del sostegno e della “pubblicità” da parte del frate Raniero Cantalamessa, conduttore su Raiuno di A Sua Immagine, programma in cui spiegava il Vangelo della domenica. Il predicatore lodava il sistema Arkeon, sottolineandone l’impegno sociale. Padre Raniero, a inchiesta avviata, manda in onda all’interno del suo programma un’intervista in cui si loda Arkeon che fa scalpore. Più tardi si dichiarerà estraneo alla conoscenza degli abusi e chiuderà i suoi rapporti con Moccia.
Nel 2006 la procura barese avvia le indagini. Tre anni dopo il giudice per l’udienza preliminare Marco Guida rinvia a giudizio Moccia e dieci suoi collaboratori contestandogli i reati di truffa, associazione a delinquere, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata e maltrattamenti su minori. Non si parla dunque di manipolazione mentale.
A settembre 2012 Moccia e altri 7 maestri sono condannati per i reati di associazione a delinquere ed esercizio abusivo della professione medica, il promotore e capo Moccia dovrà scontare due anni e otto mesi di reclusione. La pena più pesante va al maestro Antonio Morello, condannato a 4 anni e mezzo per violenza sessuale. I giudici hanno riconosciuto inoltre il danno recato all’ordine degli psicologi, che hanno chiesto un risarcimento di un milione di euro.

Una sentenza che non accontenta nessuno. I capi Arkeon si sono visti chiudere i corsi ed etichettare il marchio di associazione a delinquere. Le vittime invece speravano nel riconoscimento anche di altre imputazioni. Mentre la giustizia fa il suo corso, fino all’ultimo grado di giudizio, il tempo lavora a favore della prescrizione.
Il groviglio processuale mostra chiaramente questa vacatio legis e la necessità di una legge giusta sul plagio e sul controllo delle menti. E non c’è legge giusta senza una definizione giusta e oggettiva.

Laura Fedel

[1] Resoconto stenografico della seduta numero 828 del 28 giugno 2005, Senato della Repubblica, da Gianni Del Vecchio, Stefano Pitrella, Occulto Italia, 2011, Bur,  p. 458.

sabato 29 dicembre 2012

NELLE MANI DELLE SETTE


di Piergiorgio Giacovazzo

Lo storico settimanale di approfondimento della testata; rappresenta la migliore tradizione Rai per reportage ed inchieste. È la trasmissione che vanta la più lunga durata dalla riforma della Rai. La sua forza, il suo prestigio ed il suo alto gradimento.

Sono passati 32 anni dall’abrogazione della legge sul plagio da parte della Corte Costituzionale. Puniva i plagiatori con la reclusione fino a 15 anni, ma lasciava troppa discrezionalità ai magistrati. Nel cancellarla i giudici della Consulta chiesero contestualmente al legislatore una nuova legge che contenesse una definizione oggettiva del reato. Quella legge ancora non c’è e il vuoto normativo ha lasciato spazio in Italia al dilagare delle sette, un fenomeno meno marginale di quanto comunemente si pensi che coinvolge adulti di ogni livello sociale, e purtroppo anche minori.

http://www.tg2.rai.it/dl/tg2/RUBRICHE/PublishingBlock-8f49a286-7527-4264-9979-72b4aca618d8.html



Frasi eclatanti di Moccia :

"i riti woodoo rispetto a queste cerimonie..,sono roba pediatrica"

" Daniela ha un figlio a cui ha cancellato il padre"

domenica 16 dicembre 2012

Psico-setta Arkeon, 46 assoluzioni Il giudice: «Non ci fu calunnia»


Erano accusate di aver detto il falso ai danni di una psicologa e di altre 2 persone in una trasmissione tv

BARI - Il gup del tribunale di Bari Giulia Romanazzi ha prosciolto e assolto «perché il fatto non costituisce reato» tutte e 46 le persone imputate di calunnia ai danni di una psicologa e di altre due persone accusate di aver detto il falso sulla presunta psico-setta Arkeon di Bari, nel corso di una trasmissione televisiva di Canale 5 del 2006. Le decisioni sono state prese contestualmente dal giudice al termine dell'udienza preliminare e del processo con rito abbreviato.
Il pm inquirente, Francesco Bretone, aveva chiesto la condanna e il rinvio a giudizio degli imputati, ritenuti iscritti ad Arkeon. Il 16 luglio scorso il tribunale di Bari, per il reato di associazione per delinquere finalizzata all'esercizio abusivo della professione medica, ha condannato - a pene comprese tra un anno e sei mesi di reclusione e due anni e 8 mesi - otto degli 11 imputati nel processo sulla cosiddetta psico-setta. Tre persone furono assolte. Il presunto ideatore del metodo Arkeon, Vito Carlo Moccia, 60enne di Noicattaro (Bari), fu riconosciuto unico promotore della presunta associazione per delinquere e per questo condannato a due anni e 8 mesi di reclusione.

Processo alla psico-setta 'Arkeon', condannate otto persone


La condanna più alta, a due anni e 8 mesi di reclusione, per l'ideatore e 'capo carismatico' della setta, Vito Carlo Moccia, 60enne di Noicattaro. Tre le assoluzioni

di Redazione Baritoday - 16 luglio 2012

Il Tribunale di Bari, per il reato di associazione per delinquere finalizzata all'esercizio abusivo della professione medica, ha condannato - a pene comprese tra un anno e sei mesi di reclusione e due anni e 8 mesi - otto degli 11 imputatinel processo sulla cosiddetta psico-setta Arkeon. Tre le assoluzioni.
Il presunto ideatore del metodo Arkeon, Vito Carlo Moccia, 60enne di Noicattaro (Bari), è stato riconosciuto dai giudici come unico promotore della presunta associazione per delinquere e per questo condannato a due anni e 8 mesi di reclusione. Condanna a due anni (pena sospesa) per i cosiddetti "maestri della setta", Francesco Antonio Morello, Gabriella Fabbri e Francesco Ferrara. Condanna a un anno e 8 mesi (pena sospesa) per Quirino Salerno e Piero Mazza. Un anno e 6 mesi di reclusione (pena sospesa) per Massimo Vavalle e Francesco Locatelli. Assolti Antonio Turi, Isa Calabrese e Grazia Bozzo.
Riconosciuto il risarcimento all'Ordine degli Psicologi di Bari, costituitosi parte civile: il risarcimento è da quantificare in un processo civile. Gli imputati sono stati tutti assolti dai reati di truffa, violenza privata, maltrattamenti, procurato stato di incapacità e calunnia in alcuni casi per prescrizione, in altri "perché il fatto non sussiste" o "il fatto non costituisce reato". I fatti contestati si riferiscono al periodo 1999-2008 ma fino al 2004 sono ormai prescritti. Chi soffriva di tumori, Aids o infertilità si rivolgeva alla psico-setta sperando in una guarigione: 10.000 i casi denunciati. Dalle indagini emerge che Moccia induceva le vittime a credere per esempio di aver subito abusi sessuali in tenera età, facendo sborsare fino a 100.000 euro per le terapie.

giovedì 4 ottobre 2012

il Saper Insegnare e la Fine dei Maestri


Quelli veri «Quelli veri non fanno coccole, offrono aiuto sotto forma di azione e pensieri. Indicano una via e la illuminano» Quelli falsi «L' enorme domanda ha portato un' offerta vasta e insidiosa. La parodia del carisma può ingannare chi cerca e ha fretta di trovare»

Secondo la tradizione induista, richiamata da Carlo Maria Martini in un suo libro, esistono quattro età della vita: nella prima si impara, nella seconda si insegna, nella terza si riflette, nella quarta si mendica, preparandosi all' uscita di scena. In Italia abbiamo allungato la prima età, ignorato la terza e complicato la quarta. In quanto alla seconda, viene dimenticata. I maestri hanno preso congedo illimitato. Non parliamo di scuole, ovviamente. Lì i maestri e gli insegnanti ci sono (bravi e meno bravi, motivati e demotivati). Parliamo della trasmissione della saggezza; del piacere di aiutare chi viene dopo. Non si tratta soltanto di trasferire un' esperienza, ma di suggerire una prospettiva. Ogni volta che scompare un personaggio capace di questo sforzo la sensazione è forte e diffusa: se ne va un altro che aveva qualcosa da dirci. Il cardinal Martini, non c' è dubbio, apparteneva a questa categoria. Altri trapassi, negli ultimi anni, hanno lasciato un vuoto. Vuoti diversi, per segno e profondità. Vuoti familiari e privati, spesso. Ma anche vuoti pubblici, avvertiti anche in un tempo superficiale come il nostro. Da Giovanni Paolo II a Steve Jobs, da Indro Montanelli a Enzo Biagi, da Lucio Dalla a Giorgio Gaber, da Giovanni Raboni a Fernanda Pivano, da Oriana Fallaci a Tiziano Terzani. Vuoti sacri e vuoti profani. Vuoti lasciati da persone imperfette, spesso. Accomunate però da una qualità misteriosa: la capacità di toccare il cuore, soprattutto nei più giovani. Non esempi, non necessariamente. Maestri. Non è un titolo che spetta a molti, anche perché pochi sembrano interessati a conseguirlo. Esiste uno speciale egoismo contemporaneo che ha preso forme accattivanti e guadagnato smalto. Qualcuno lo chiama individualismo; altri, realismo. Molti teorizzano la necessità di viziarsi, di salvaguardarsi, di pensare a sé. «Fatevi le coccole» è una delle più fastidiose espressioni pubblicitarie degli ultimi anni: le coccole si fanno ai bambini e a chi si ama, non a se stessi. Esiste l' onanismo del cuore, anche se non ne parla nessuno. I maestri di cui abbiamo bisogno non fanno coccole: offrono aiuto sotto forma di azione e pensieri. Indicano una via e la illuminano: può essere una scala verso il cielo, se uno crede all' aldilà o ai Led Zeppelin; o soltanto un passaggio sicuro nel bosco delle decisioni difficili. I maestri non chiedono niente in cambio: la loro ricompensa è nella possibilità di dare, e nel sentirsi utili. Ci sono rischi, ovviamente. L' enorme domanda di maestri ha portato a un' offerta vasta, varia e insidiosa. La parodia del carisma può ingannare chi cerca e ha fretta di trovare. Psicologi e i filosofi trasformati in santoni; spericolati improvvisatori new-age; sacerdoti che posano da guru; gruppi e sette che dispensano dal pensare e, nel calore del gruppo, addormentano le coscienze. Anche la penuria di leader politici ha pesato (abbiamo i partiti privatizzati, ma è un' altra cosa). Non si chiede al capo di un partito di diventare un guru; ma di offrire ispirazione e speranza, questo sì. Trovare i propri maestri è un' operazione delicata. È bene procedere con cautela, senza informare neppure gli interessati. Notate il plurale: anche in questo campo, è bene infatti diversificare gli investimenti per ridurre il rischio. Rischio di delusioni, rischio di tradimenti, rischio di plagio. Al di fuori delle questioni di fede, è bene scegliere con un po' di ironia. I buoni maestri non si prendono troppo sul serio; non si capisce perché dovremmo farlo noi. Scegliamo con cura i nostri maestri, quindi. Sostituiamoli se ci deludono, non adoriamoli mai e giudichiamoli sempre. Ma troviamone: saranno, come Carlo Maria Martini, termini di paragone e punti di riferimento nel momento delle scelte. L' alternativa è seguire tutti i venti, ma non è un buon modo di navigare la vita. 

Severgnini Beppe
Pagina 11
(2 settembre 2012) - Corriere della Sera

martedì 25 settembre 2012

Psico-Setta ARKEON: condannati i “guru” per associazione a delinquere

                                                                     Il Tribunale condanna i “guru” di Arkeon

Added by Antonella Paparelli on 24 luglio 2012.

Psico-Setta ARKEON – Per quasi 10 anni avrebbero raggirato migliaia di persone convincendole a partecipare a costosi corsi con la falsa promessa di riuscire a guarire damalattie quali tumori, Aids, depressioni e infertilità.

Si è concluso quindi con alcune condanne il primo processo controVito Carlo Moccia (fondatore) e gli altri “guru” per i reati di associazione a delinquere ed esercizio abusivo della professione medica: due anni e otto mesi per Moccia,  due anni (pena sospesa) per i cosiddetti “maestri della setta”, Francesco Antonio Morello, Gabriella Fabbri e Francesco Ferrara, un anno e 8 mesi (pena sospesa) per Quirino Salerno e Piero Mazza, un anno e 6 mesi di reclusione (pena sospesa) per Massimo Vavalle e Francesco Locatelli. Assolti Antonio Turi, Isa Calabrese e Grazia Bozzo.


I giudici hanno anche riconosciuto il danno recato all’ordine degli psicologi, che hanno chiesto un risarcimento di un milione di euro. 
 La psicologa Lorita Tinelli del Cesap, artefice dell’indagine che ha portato alla sbarra i vertici di ‘Arkeon’, si è detta soddisfatta per l’ottenimento di queste condanne ed il suo pensiero va al suo collega Carlo Fornisi che “ha sempre combattuto al mio fianco e che nel febbraio del 2011 si è suicidato perché non ce la faceva più a sostenere le spese degli avvocati per difendersi dagli attacchi legali di Arkeon e perché non ha retto alle continue denigrazioni. Oggi sarebbe felice anche lui di questa sentenza. Ora però non bisogna abbassare la guardia perché sappiamo che ci sono ‘maestri’ di Arkeon che continuano la loro attività. Perciò se c’è qualcuno in grado di testimoniare abusi subiti di recente o di fornire notizie utili prima che i reati cadano in prescrizione, lo faccia al più presto”.
Soddisfatto anche il presidente dell’Associazione “Giù le mani dai bambini” Aldo Verdecchia: «Avevo segnalato ufficialmente alle autorità l’attività di questa setta tra le province di Fermo e Ascoli, già più di dieci anni fa. Purtroppo non sono stato preso in considerazione subito e ora, dopo la sentenza di Bari, si capisce quanto fosse pericolosa. Ha rovinato un sacco di persone a Fermo, San Benedetto e nelle zone limitrofe, ma se si fosse agito prima forse i danni si sarebbero potuti limitare. Nel 2000, mi sono infiltrato personalmente nella setta e durante una riunione svoltasi nel Fermano ho potuto vedere con i miei occhi come manipolavano le vittime”.
Sono mancate le condanne per i reati più gravi ed infamanti ma SOLO per la sopraggiunta prescrizione. Chiarisce appunto la sentenza uno degli avvocati di parte civile, avvocato Marco Marzari:
Il giorno 16 luglio 2012 il Tribunale di Bari ha pronunciato una articolata sentenza in esito al processo contro Vito Carlo Moccia ed i suoi adepti e maestri, con lui associati a delinquere, imputati – appunto – del reato associativo (di cui Vito Carlo Moccia è stato riconosciuto promotore e fondatore) e di un’altra serie di reati satellite, consumati in occasione dei
vari seminari tenuti da “The sacred path”.
A dispetto di dichiarazioni fuorvianti rilasciate nell’immediato dagli imputati, direttamente o tramite i propri difensori, và chiarito che il Tribunale ha assolto gli imputati solo con riferimento al reato di calunnia in danno di Lorita Tinelli e di G. M., mancando la prova della volontà di calunniare. Per tutti gli altri reati contestati, si è invece raggiunta la prova della loro sussistenza! Ed infatti, ferma restando la condanna per il reato di associazione a delinquere e per quello di esercizio abusivo della professione di psicologo, i reati di violenza privata (originariamente contestata come violenza sessuale di gruppo e poi derubricata) e di maltrattamenti sono stati ritenuti consumati, ma dichiarati prescritti (ovverosia è passato troppo tempo perché la pretesa punitiva dello Stato possa continuare ad essere coltivata).
Lo stesso dicasi per le molte truffe perpetrate dagli imputati, che sono state ritenute truffe semplici (senza aggravanti) e quindi perseguibili solo a querela, che nella fattispecie mancava.
Ma ciò che è chiaro, e che gli imputati fingono di ignorare, è che il presupposto per dichiarare l’improcedibilità per prescrizione o per mancanza di querela è l’accertamento della responsabilità, come infatti troveremo spiegato nelle motivazioni della sentenza.
Nessuna assoluzione, quindi, per Moccia ed i suoi associati (salvo che per la calunnia), ma conferma che tutti i gravi fatti denunciati erano veri e comprovati!
Avv. Marco Marzari
Legale delle parti civili del Processo
Consulente del CeSAP



mercoledì 19 settembre 2012

Associazione a delinquere, condannati i 'guru' della psicosetta


Raggirate centinaia di persone anche nelle zone di Ascoli e San Benedetto, convinte a partecipare a costosissimi seminari con la falsa promessa di guarire da gravi malattie

Fermo, 17 luglio 2012 - Dal 1999 al 2008 avrebbero raggirato migliaia di persone nel Fermano, nelSambenedettese, nell’Ascolano e in tutta Italia, convincendole a partecipare a costosissimi seminari con la falsa promessa di riuscire a guarire da malattie anche molto gravi, quali depressioni, tumori, Aids, infertilità.
Per questo motivo otto ‘maestri’ della psicosetta Arkeon, tra cui anche il capo, Vito Carlo Moccia, sono stati condannati ieri dal Tribunale di Bari per i reati di associazione a delinquere ed esercizio abusivo della professione medica. Le condanne vanno da un anno e otto mesi in su, per sette dei ‘maestri’, fino ad arrivare a due anni e otto mesi per Moccia, il leader della setta. Assolti invece la moglie del capo carismatico, Isa Calabrese,Antonio Turi Grazia Bozzo.

I giudici hanno anche riconosciuto il danno recato all’ordine degli psicologi, che hanno chiesto un risarcimento di un milione di euro. Soddisfatta all’uscita dall’aula la psicologa Lorita Tinelli del Cesap, Centro studi abusi psicologici, che, insieme ad altri due fuoriusciti della setta, è stata l’artefice dell’indagine che ha portato alla sbarra i vertici di ‘Arkeon’.
"Il mio primo pensiero va al collega Carlo Fornisi che ha sempre combattuto al mio fianco e che nel febbraio del 2011 si è suicidato perché non ce la faceva più a sostenere le spese degli avvocati per difendersi dagli attacchi legali di Arkeon e perché non ha retto alle continue denigrazioni — dice —. Oggi sarebbe felice anche lui di questa sentenza. Ora però non bisogna abbassare la guardia perché sappiamo che ci sono ‘maestri’ di Arkeon che continuano la loro attività. Perciò se c’è qualcuno in grado di testimoniare abusi subiti di recente o di fornire notizie utili prima che i reati cadano in prescrizione, lo faccia al più presto".


Soddisfazione anche da parte di Aldo Verdecchia, presidente dell’associazione ‘Giù le mani dai bambini’: «Avevo segnalato ufficialmente alle autorità l’attività di questa setta tra le province di Fermo e Ascoli, già più di dieci anni fa. Purtroppo non sono stato preso in considerazione subito e ora, dopo la sentenza di Bari, si capisce quanto fosse pericolosa. Ha rovinato un sacco di persone a Fermo, San Benedetto e nelle zone limitrofe, ma se si fosse agito prima forse i danni si sarebbero potuti limitare. Nel 2000, mi sono infiltrato personalmente nella setta e durante una riunione svoltasi nel Fermano ho potuto vedere con i miei occhi come manipolavano le vittime".
 
Fabio Castori

martedì 3 luglio 2012

Al termine il processo ‘Arkeon’: lunedì la sentenza?

I giudici della Seconda Sezione Penale decidono sulla presunta psicosetta di Carlo Moccia




Alle battute conclusive, ormai, il dibattimento in corso davanti al collegio giudicante della Seconda Sezione Penale del Tribunale di Bari alla presunta psicosetta denominata ‘Arkeon’. Nel corso delle ultime udienze sono sfilati gli ultimi testimoni a discarico citati dagli avvocati difensori di Carlo Moccia e degli altri imputati, poi nell’aula sono risuonate la requisitoria del pubblico ministero Bretone (che ha chiesto la condanna dell’imputato principale Moccia a tre anni) e le arringhe difensive. Tra le testimonianze che hanno attirato maggiormente l’attenzione del collegio, il mese scorso, quella resa dal dottor Antonino Caruso, medico chirurgo palermitano anche lui per diec’anni membro dell’associazione guidata da Moccia e da alcuni suoi stretti collaboratori. Il medico siciliano ha confermato d’aver partecipato ai corsi di tutti i livelli, con la propria famiglia, a partire dal ’97 e fino al 2007, allo scopo di approfondire il metodo ‘Reiki’ applicato da Arkeon. Lo scopo, come ha dichiarato sotto giuramento ai giudici, era quello di capire se era vero che c’erano casi di auto-guarigione dalle malattie, per spiegare infine che nel corso delle riunioni c’era una grande forza di rilassamento tra i partecipanti e che, in ogni caso, non si parlava mai nei termini convenzionali di guarigione. Il medico ha partecipato alle riunioni ‘Arkeon’ per libera scelta, come del resto i suoi famigliari, senza aver mai subito costrizioni di sorta, anzi, ha visto donne che rifiutavano di partecipare, per esempio quando si trattava di chiedere elemosine in pubblico. Ma il teste ha anche spiegato di non aver mai assistito a maltrattamenti di alcun genere, precisando che i costi in capo agli associati partivano da un minimo di 100 mila lire (trasformati poi in 100 euro) fino al doppio a seduta, a seconda dei livelli. Ma in aula nel tribunale di Bari ha deposto anche la psicologa Raffaella Di Marzio, una delle più importanti esperte italiane di nuovi movimenti religiosi, anch’essa interessata in passato al caso Arkeon. E il primo passo da compiere, come ha ripetuto la Di Marzio dinanzi ai giudici baresi, era proprio quello di evitare “condizionamenti” basati sulle prese di posizione dei mass-media e di sedicenti esperti non adeguatamente qualificati. In base agli studi effettuati la psicologa ha spiegato che il gruppo Arkeon non ha mai presentato le caratteristiche della setta, pur sottolineando la necessità di ulteriori studi: “Sarebbe stato mio vivo desiderio proseguire con gli approfondimenti – ha precisato l’esperta in aula durante una delle ultime udienze – ma la mia attività scientifica è stata inspiegabilmente ostacolata, anzi inquisita per il solo fatto di aver voluto avviare uno studio, procedimento poi ovviamente archiviato”. Secondo la ricostruzione del sostituto procuratore Francesco Bretone, invece, Arkeon sarebbe una sorta di 'psico-setta' che, utilizzando tecniche vagamente ispirate alle filosofie orientali del Reiki, in dieci anni sarebbe riuscita a raccogliere addirittura 10 mila adepti in tutta Italia e a truffare molte persone, obbligandole a partecipare a costosi seminari dicendo loro che sarebbero guarite da tumori, aids o infertilità, oppure da problemi spirituali. Dopo l’indagine serrata della procura di Bari, infatti, sono stati contestati i reati di associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza. I fatti si riferiscono al periodo compreso tra il 1999 e il 2008. Per partecipare ai seminari di Arkeon, il costo minimo si aggirava sui 260 euro e arrivava, a mano a mano che si passava di livello, a 15.000 euro. Ma una coppia del nord Italia che cercava di risolvere la propria crisi matrimoniale ha detto alla polizia di avere pagato 100.000 euro, così come una donna che credeva di aver subito violenza sessuale nel passato. Sul banco degli imputati c'e’ Vito Carlo Moccia, che diceva di essere psicologo, ma non ne aveva i titoli, anche se nessuno dei testi sfilati a Bari l’ha mai sentito millantare questi titoli. Il processo, come detto all’inizio, è giunto alla conclusione: lunedì o comunque entro la prossima settimana potrebbe già arrivare la sentenza.








Francesco De Martino





(16 Giu 2012)

http://www.quotidianodibari.it/articoli/cronaca/al-termine-il-processo-arkeon-lunedi-la-sentenza/