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giovedì 3 marzo 2011

Arkeon, processo rinviato ad aprile

Gli adepti se la ridono: il giudice è malato così... Nel frattempo si apre l'inchiesta sul “maestro” della setta suicidatosi la scorsa settimana
Udienza rinviata ad Aprile perché “il Presidente del consiglio giudicante è malato”. Slittano ancora i tempi della giustizia sul processo alla psico-setta Arkeon, i cui adepti sarebbero stati manipolati psicologicamente da fantomatici “maestri” col fine di estorcere denaro e favori di ogni genere. E chissà cosa racconteranno ora i giudici, alle vittime delle violenze psicologiche e morali – ma anche fisiche – lasciate sole dalle autorità a fronteggiare minacce e diffamazioni di ogni tipo da parte dei “fedelissimi” di Arkeon. Questi ultimi, di certo, se la staranno ridendo per l'impunità di cui godono e per i tempi di un processo che, se continuerà a questo ritmo, rischia di cadere nell'abisso della prescrizione. E chissà che non abbiano già postato, sui loro blog sparsi per tutta la rete, frasi di giubilo e di scherno contro gli psicologi del CeSAP (Centro studi per gli Abusi Psicologici) e dei testimoni fuoriusciti della setta che si sono schierati a parte civile nel processo, illusi che la magistratura possa riportare la luce nelle loro vite ancora minacciate dall'ombra inquietante della setta. Ma non trapelano solo notizie scoraggianti dai palazzi di giustizia. Si è aperta in questi giorni un'inchiesta sul caso di Carlo Fornesi. Lo psicologo genovese, ex “maestro” di Arkeon, suicidatosi venerdì scorso nel suo studio nel capoluogo ligure. I suoi computer sono stati sequestrati dalla polizia che ha avviato le indagini sulla morte. E chissà che dai files che verranno esaminati non vengano fuori nuove verità.Fornesi era stato il primo a denunciare Arkeon e, insieme ad una ex discepola e alla psicologa Lorita Tinelli (parte civile nel processo nonché fondatrice del CeSAP), nei mesi scorsi aveva ricevuto oltre un centinaio di denunce da altrettanti membri della setta, più un atto di citazione con richiesta di oltre quattro milioni di euro di danni. Calunniato e diffamato nella rete informatica, dai blog creati da alcuni membri di Arkeon e dai suoi sostenitori, lasciato dalla moglie (anch'essa adepta di Arkeon) che era stata indotta a sposarlo durante la sua “militanza” nella setta, lo psicologo 43enne – che soffriva da un po' di tempo di una forte depressione causata, pensano in molti, principalmente dal recente divorzio – non ha retto a tutto quanto decidendo di farla finita.Complice una giustizia troppo lenta, un teste chiave nel processo è morto e con lui finiscono nella tomba anche i segreti che avrebbero potuto fare luce sulle pressioni psicologiche e sul “lavaggio del cervello” che subiva chi entrava in contatto con Arkeon. Dopo la morte del Fornesi, sale la pressione sugli altri testi che si apprestano a parlare ai giudici. La paura più grande è che il processo cada in prescrizione, seconda solo alla paura di subire violenze di ogni tipo da parte delle centinaia di membri che ancora oggi continuano a minacciare di morte chiunque metta i bastoni tra gli ingranaggi della macchina trita-menti di Arkeon. “Sono oggetto di continue minacce, anche di morte, da parte di alcuni adepti della setta – ha dichiarato la dottoressa Tinelli – voglio che sia fatta giustizia e che la macchina giudiziaria del nostro Paese non sia così lenta come sembra invece essere”. La lentezza delle procedure processuali, infatti, potrebbe portare alla prescrizione di alcuni dei reati imputati al fondatore della setta Carlo Moccia. “Continuo la mia lotta contro un gruppo di persone che agisce in modo mafioso – ha continuato la psicologa – sotto continue minacce e denigrazioni, anche per mezzo di internet (sono molti i blog dei seguaci di Arkeon che gettano fango sulla psicologa nocese ndr), non esco più la sera, sono stata costretta a spostare la sede del mio studio in un luogo abitato e vivo ogni giorno con la paura di ritorsioni su di me e, soprattutto, sulla mia famiglia”.

Mirko Misceo

venerdì 22 gennaio 2010

I bambini fantasma delle sette d’Italia

Trascinati dai genitori o vittime di «guru» pedofili

Al centro una «figura carismatica». Attorno una casta di «eletti». Più in basso, gli «adepti»: uomini, donne. E i loro figli, anche piccoli: «bambini fantasma» dei quali si sa pochissimo, vittime indifese di violenze psicologiche e fisiche in nome di una pseudo-religione o di «credo» mascherati.

«In Italia succede sempre più spesso», è la drammatica denuncia di Telefono Azzurro. Ma quanti sono i bambini coinvolti? Non esistono cifre ufficiali, ma è ragionevole ipotizzare una stima di diverse centinaia, visto che il numero complessivo di «adepti» italiani, secondo le associazioni che riuniscono i parenti delle vittime, supera abbondantemente il milione. Una sola setta, la «Arkeon», controllava diecimila persone cui ha sottratto negli anni milioni di euro: contro i suoi undici leader è in corso un processo a Bari in cui per la prima volta è stata riconosciuta l’accusa di «associazione a delinquere». E tra i numerosi capi di imputazione, compare anche il «maltrattamento di minori».

Dice Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro: «Non ci sono soltanto i bambini trascinati nella setta dai genitori o da qualche pedofilo travestito da guru. Ci sono anche quelli che nascono dentro la comunità. Sono più fortunati degli altri: avendo avuto pochi contatti con il mondo esterno non devono sottoporsi a continui “riti di purificazione”. Ma di loro si hanno poche, debolissime tracce. Spesso non sono neppure registrati all’anagrafe».

Il quadro che emerge dai racconti dei seguaci in fuga e dalle denunce raccolte da polizia e carabinieri è terribile. Figli piccolissimi «regalati» dai genitori al capo-setta o a tutta la comunità. Confessioni «aperte» sulle pratiche sessuali, alle quali i bambini sono costretti ad assistere. Violenze quando vengono sorpresi a disubbidire - dove disubbidire significa anche solo parlare con la mamma - scariche elettriche, ustioni, droghe e psicofarmaci. Per «purificare lo spirito» è proibito piangere: i piccoli che lo fanno sono chiusi in stanze buie, minacciati o costretti al digiuno, umiliati «pubblicamente, davanti ai coetanei, per imprigionarli nell’insicurezza e tenerli legati.

«Riceviamo decine di segnalazioni ogni giorno - spiega Lorita Tinelli, presidente del Cesap, il Centro studi sugli abusi psicologici - e non è un azzardo ritenere che le sette “abusanti” in Italia siano circa un migliaio. Censirle non è facile: agiscono nell’ombra, e una volta scoperte si ricostituiscono in breve tempo sotto un altro nome».

L’ultimo elenco «ufficiale» delle congregazioni in Italia è vecchissimo, addirittura del ‘98. A produrlo il Dipartimento di Pubblica Sicurezza in un rapporto dal titolo «Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia» che calcolava 137 gruppi settari: 76 religiosi e 61 magici. Già allora le più diffuse erano le psicosette. «Gruppi “motivaziona- li” che agganciano i più giovani e promettono risultati sorprendenti a scuola, nello sport, con gli amici - spiega Maurizio Alessandrini, presidente della Favis, l’associazione dei familiari delle vittime -. Negli ultimi anni le psicosette si sono moltiplicate a dismisura entrando anche nelle scuole. Del resto, l’Italia è tra i pochi Paesi in Europa dove non c’è una legge ad hoc e nemmeno è punito il reato di “manipola- zione mentale per fini illeciti”».

Di un fenomeno che dilaga si occupano associazioni laiche e religiose: «Riceviamo spesso chiamate da coniugi che si stanno separando - dice Don Aldo Buonaiuto, della comunità Papa Giovanni XXIII -. Non riescono più a vedere i figli e sospettano che siano finiti in una qualche comunità strana insieme all’altro genitore».

Le forze di polizia, che hanno formato squadre antisette con psichiatri e psicologi, confermano l’allarme. «Ho incontrato molti ragazzini irretiti da figure carismatiche, trascinati nelle sette all’insaputa della famiglia - dice Giorgio Manzi, comandante del reparto analisi criminologiche dei Carabinieri -. I genitori devono vigilare, cogliere ogni sfumatura di cambiamento nei figli. Il rischio, se non lo si fa, è perderli per sempre».
ELENA LISA

lunedì 2 novembre 2009

"Gaslighting"



Il termine "Gaslighting" deriva dal titolo del film "Gaslight" del 1944 del regista americano Georg Cukor con Ingrid Bergman e Charles Boyer.Il film si svolge nell'Inghilterra vittoriana dove un gentiluomo persuade la giovane moglie ad abitare nella vecchia casa dove è cresciuta e dove fu assassinata (da lui, naturalmente) sua zia e con una diabolica strategia psicologica, alterando le luci delle lampade a gas della casa, la spinge sull'orlo della pazzia.


Da qui, il termine gaslighting è utilizzato per definire un crudele comportamento manipolatorio messo in atto da una persona abusante per far si che la sua vittima dubiti di se stessa e dei suoi giudizi di realtà, cominci a sentirsi confusa, creda di stare impazzendo.



Il gaslighter, così viene definito colui che mette in atto tale manipolazione mentale, fa credere alla vittima di stare vivendo in una realtà che non corrisponde alla realtà oggettiva, la fa sentire sbagliata, mina alla base ogni sua certezza e sicurezza, in sostanza agisce su di lei un vero e proprio lavaggio del cervello. La ricerca dimostra che nella stragrande maggioranza dei casi la vittima e il gaslighter sono relazionalmente vicini, quasi sempre partner o parenti stretti.



Il comportamento di gaslighting attraversa tre fasi fondamentali:
1) Incredulità: la vittima non crede a quello che sta accadendo nè a ciò che vorrebbe farle credere il suo "carnefice"
2) Difesa: la vittima inizia a difendersi con rabbia e a sostenere la sua posizione di persona sana e ben "piantata" nella realtà oggettiva
3) Depressione: la vittima si convince che il manipolatore ha ragione, getta le armi, si rassegna, diventa insicura e estremamente vulnerabile e dipendente.


Esistono tre categorie fondamentali di manipolatore:

1) il bravo ragazzo che sembra avere a cuore solo il bene della vittima ma in realtà antepone ad ogni altra cosa i propri bisogni
2) l'adulatore che attua la manipolazione in maniera strategia lusingando la vittima
3) l'intimidatore che utilizza il rimprovero continuo, il sarcasmo, l'aggressività diretta

Lo scopo del comportamento di gaslighting, comune alle tre categorie di manipolatori, è ridurre la vittima a un totale livello di dipendenza fisica e psicologica, annullare la sua capacità di scelta e responsabilità.

Si tratta di una grave forma di perversione relazionale che rende le vittime talmente assuefatte e dipendenti da essere nella maggior parte dei casi inconsapevoli rispetto a ciò che sta loro accadendo. La violenza si cronicizza non appena la vittima entra nella fase depressiva, quella in cui si convince della ragione e anche della bontà del manipolatore (che si prende cura di lei, la capisce, la sostiene) che non a caso è spesso addirittura idealizzato. Ecco che si crea così il paradosso, in cui la vittima idealizza il proprio carnefice. Proprio per quanto detto finora è difficile che chi è vittima del gaslighter si renda conto della situazione perversa in cui vive e chieda aiuto, cosa ancor più vera se si pensa che essa diventa così dipendente da isolarsi anche a livello sociale per la paura di essere inadeguata o giudicata pazza. Più spesso la richiesta di aiuto o la capacità di far "aprire gli occhi" alla vittima arriva da chi le sta intorno, altri familiari, amici o colleghi. E' allora che può e deve iniziare il percorso di ricostruzione della propria identità, della fiducia e del senso di sè che porti la donna a liberarsi da una relazione perversa e dolorosa.

Tratto da : http://www.psicoterapiapsicologia.it/articoli-psicologia-psicoterapia/il-gaslighting-o-manipolazione-mentale


Cosa fare per poter aiutare le vittime di questi soggetti?
La prima cosa utile è l'informazione.

Immaginate una vittima che, una volta resasi conto della situazione in cui si trova, pensi alla possibilità di reagire: come fa a spiegare tutto questo? A chi lo potrà spiegare? Ha denaro e disponibilità di tempo a sufficienza per potersi far aiutare da professionisti? Sarà compresa?

Le sue possibilità aumenteranno proporzionalmente alla conoscenza di questi fenomeni nelle persone a cui si rivolgerà.

Anche per questo è stata creata una guida per gli operatori di Polizia, affinchè possano meglio riconoscere il fenomeno e gestire il contatto con le potenziali vittime di questi fenomeni (http://poliziadistato.it/articolo/10144-Stalking_dalla_Polizia_un_aiuto_per_vittime_e_operatori).

Generalmente, va aggiunto, il contesto (quasi sempre controllato dal molestatore) difficilmente potrà aiutare la vittima in maniera efficace.

Paura di problemi, indifferenza, pregiudizi, opera di diffamazione e manipolazione del gruppo da parte del molestatore, sembreranno alla vittima un muro invalicabile. Non va dimenticato che la stessa vittima, nella maggior parte dei casi, è una persona confusa e molto indebolita psicologicamente dal molestatore.

Se ricevete richieste di aiuto (che sono spesso “cifrate” e quindi non esplicite), offrite supporto. Anche il semplice ascolto e lo sforzo di comprensione posso fare, soprattutto all'inizio, moltissimo.

Chi chiede aiuto, del resto, ha già superato la fase di aver preso coscienza di essere vittima di uno di questi fenomeni, ma sente di trovarsi di fronte ad un problema enorme ed impalpabile, ramificato: un muro spesso e difficilmente sormontabile.

Se possibile, indirizzate queste persone a chiedere l'ausilio di professionisti: psicologi, avvocati, forze di polizia, centri di ascolto. Esortatele a documentarsi, anche in modo empirico, almeno inizialmente. Spesso queste persone non sanno nemmeno (o non si rendono pienamente conto) di essere vittima di qualcosa che è stato inquadrato, studiato, e magari anche punito dalla legge.

E' auspicabile un inquadramento normativo, credo, che punisca anche questa varietà di comportamenti la cui soluzione più efficace, nella fase iniziale, sembra essere proprio quella dell'auto-aiuto, e soprattutto dell'aiuto di chi ha contatti con la vittima, onde attivare poi una vera reazione che possa portare a interventi esterni, anche di tipo giudiziario.

La parte più difficile del viaggio è uscire dalla porta.
Nicky Persico

http://escialloscoperto.blogspot.com/2009/06/gaslighting.html

mercoledì 16 settembre 2009

Quali sono le "fasi" del "lavaggio del cervello" proposte dalle "psicosette"?

Afferma il sito della Polizia Municipale di Torino:

"1)FASE INIZIALE O DELL'ISOLAMENTO:
Progressivo allontanamento del soggetto da ogni figura di riferimento sociale e familiare. Bombardamento d'affetto o "love bombing" effettuato da tutti gli altri aderenti alla setta. Il soggetto viene coinvolto in canti e balli di gruppo. Eliminazione della privacy. Sottrazione ed assorbimento dei beni del soggetto al fine di indurne dipendenza finanziaria.

2)FASE DELL'INDOTTRINAMENTO:
Rigetto dei vecchi valori. Incoraggiamento ed imposizione all'obbedienza e al senso gerarchico. Invito al vestire una divisa o un particolare accessorio distintivo. Momenti frequenti di preghiere e litanie ripetitive. Instillazione di senso di superiorità - Il soggetto viene convinto di partecipare e contribuire ad un grandioso disegno insondabile e misterioso.

3) FASE DEL MANTENIMENTO: Creazione di uno stato costante di stress ed affaticamento - Attività fisica continua e prolungata, privazione del sonno e alimentazione sbilanciata. Deresponsabilizzazione - Al soggetto non si chiederà mai di prendere decisioni o di effettuare scelte. Pressione psicologica ed induzione di sensi di colpa da parte degli altri appartenenti la setta in caso di dubbi o ripensamenti. Instillazione di profonda paura per le punizioni ed i castighi. Abitudine all'utilizzo di un "gergo" e di un linguaggio criptico.

venerdì 11 settembre 2009

Scoperta psico setta a Bari,denunce



Prometteva guarigioni in cambio di ingenti somme di denaro

(ANSA) - BARI, 11 OTT - Scoperti e denunciati dalla Digos di Bari i presunti componenti di una 'psico setta', che prometteva guarigioni dietro ingenti somme di denaro. Secondo quanto accertato dalla polizia, l'organizzazione aveva sede a Bari, ma operava in tutta Italia anche attraverso siti internet. A quanto si e' appreso, le persone denunciate sono sei e la polizia ha sequestrato la sede dell'organizzazione e i siti internet di cui disponeva.
11/10/2007

venerdì 3 luglio 2009

Procura Bari: scoperta «psico-setta»

Per gli investigatori, sfruttavano filosofie orientali del Reiki per truffare molte persone, obbligandole a partecipare a costosi seminari dicendo loro che sarebbero guarite da tumori, aids o infertilità, oppure da problemi spirituali. Il capo sarebbe un barese che si sarebbe spacciato per psicologo senza averne i titoli

BARI – Undici avvisi di conclusione delle indagini al termine dell’inchiesta sul «metodo Arkeon». Si tratta – secondo gli investigatori – di una sorta di «psico-setta» che, utilizzando tecniche vagamente ispirate alle filosofie orientali del Reiki, in dieci anni sarebbe riuscita a raccogliere 10.000 adepti in tutta Italia e a truffare molte persone, obbligandole a partecipare a costosi seminari dicendo loro che sarebbero guarite da tumori, aids o infertilità, oppure da problemi spirituali.

Nell’indagine della procura di Bari vengono contestati i reati di associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza. I fatti si riferiscono al periodo compreso tra il 1999 e il 2008.

Per partecipare ai seminari di Arkeon, il costo minimo si aggirava sui 260 euro e arrivava, a mano a mano che si passava di livello, a 15.000 euro. Ma una coppia del nord Italia che cercava di risolvere la propria crisi matrimoniale ha detto alla polizia di avere pagato 100.000 euro, così come una donna che credeva di aver subito violenza sessuale nel passato.

Secondo l'accusa, a capo dell’associazione criminale c'era Vito Carlo Moccia, di 57 anni, di Noicattaro (Bari) e residente a Milano, che diceva di essere psicologo ma non ne aveva i titoli.
09 Settembre 2008
La Gazzetta del Mezzogiorno

sabato 20 giugno 2009

PSICOSETTE.ARKEON:CURAVANO I GAY,AVVISO DI GARANZIA AL MAESTRO

SAREBBE UN TRUFFATORE CHE CON TECNICHE REIKI ESTORCEVA DENARO
giovedì 11 ottobre 2007 , di ansa

BARI, 11 OTT - In molti in tutta Italia lo chiamavano maestro e pagavano profumatamente per partecipare ai suoi seminari sperando di guarire da malesseri fisici o spirituali. Per la polizia, che lo considera a capo di una

'psicosetta', e' invece un truffatore che, utilizzando tecniche vagamente ispirate alle filosofie orientali del Reiki, reinventate da lui e dal suo gruppo, in dieci anni e' riuscito a raccogliere almeno 10.000 adepti in tutta Italia.

Il maestro e' Vito Carlo Moccia, inventore del metodo conosciuto con nome di Arkeon, che e' accusato di avere costituito una associazione per delinquere finalizzata all'esercizio abusivo di una professione, nonche' della commissione in concorso dei reati di truffa aggravata, violenza sessuale, violenza privata e calunnia. A lui e ad altri cinque maestri ed ex maestri che praticavano il suo metodo in varie parti d'Italia, la polizia ha notificato oggi informazioni di garanzia. Gli agenti hanno anche sequestrato a Bari la sede dell'associazione The sacred path, centro operativo del gruppo, ha fatto perquisizioni, e ha oscurato cinque siti internet nei quali si pubblicizzavano le attivita' del gruppo.

Per partecipare ai seminari di Arkeon, il costo minimo si aggirava sui 260 euro, ma una coppia del nord Italia ha detto alla polizia che cercava di risolvere la propria crisi matrimoniale ha detto di avere pagato fino a 200 milioni di lire. Il costo si incrementava a mano a mano che si passava di livello, fino a giungere a 15.000 euro. Secondo la polizia,

Moccia, che ha 55 anni, e' nato a Milano e risiede a Noicattaro (Bari), diceva di essere psicologo ma non aveva i titoli per esercitare.

Nei seminari faceva fare esercizi terapici che portavano alla spersonalizzazione e alla accettazione di qualsiasi indicazione venisse dal maestro. Tra gli esercizi richiesti c'era quello di travestirsi e andare a chiedere l'elemosina per strada o

sottoporsi all'esercizio del 'no limits', durante il quale, secondo le denunce presentate, alcune vittime avrebbero detto di avere subito abusi sessuali.

Ai seminari partecipavano persone con malattie gravi che si convincevano di poter guarire cosi'.

Secondo l'accusa, il gruppo riusciva a creare una dipendenza psicologica inducendo le vittime a partecipare in maniera costante ai seminari.

Le indagini, condotte dal sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari, Francesco Bretone (i provvedimenti sono stati disposti dal gip Vito Fanizzi) erano partite circa un anno fa dopo che alcuni ex seguaci del gruppo

avevano partecipato a trasmissioni televisive come Tutte le mattine di Maurizio Costanzo e Mi manda Raitre, condotta da Andrea Vianello, denunciando le attivita' illecite di Arkeon e rivelando di avere sborsato ingenti somme di denaro per partecipare ai seminari.

Dalle indagini e' emerso che anche minorenni venivano indotti ad assistere, e talvolta a partecipare attivamente alle pratiche del gruppo. Anche questi ragazzi sono stati ascoltati dalla polizia e, vista la delicatezza delle circostanze, con ausilio di un medico psicologo.

L'inchiesta e' stata condotta con il compartimento della polizia postale e delle telecomunicazioni Puglia e la Digos di Roma, Milano, Palermo, Latina dove risiedono alcuni degli indagati.

Di paola Laforgia

martedì 2 giugno 2009

Polizia, nasce squadra anti-sette

Da oggi le segnalazioni che arrivano al numero verde anti-sette 800228866, attivo dal 2000 e gestito dall’Associazione Giovanni XXIII, saranno prese in esame da una speciale task force della Polizia creata ad hoc per indagare sui crimini legati al mondo dell’occulto.

La squadra è composta da 15 agenti, analisti, investigatori e psicologi e lavorerà in collaborazione e su segnalazioni delle squadre mobili provinciali sotto il comando del Servizio Centrale Operativo (SCO) che a sua volta risponde alla Direzione Centrale Anticrimine (DAC).

La SAS (Squadra Anti Setta) sarà allertata in tutti i casi in cui, per omicidi, violenze sessuali, uso di droghe e sottrazione di beni si sospetti una connessione con santoni e gruppi religiosi.

11/12/2006

La Digos chiude «Il Sentiero Sacro» di Arkeon

Bari – 12 Ottobre 2007
“Che mestiere fa tuo padre?”, le chiedevano a scuola, e la piccola rispondeva: “Fa il guaritore di anime”. Con questa e altre affermazioni la figlia di un “maestro” di Arkeon destò prima la curiosità e poi la preoccupazione dell’insegnante e di tutto il personale scolastico. Preoccupazione che, a quanto pare, era motivata, considerando che ieri la Digos della Questura di Bari ha sequestrato la sede dell'associazione The Sacred Path (Il Sentiero Sacro), che diffondeva il metodo Arkeon. La Polizia ha chiuso i siti internet utilizzati per pubblicizzare l'attività e reclutare adepti, e ha recapitato sei avvisi di garanzia ad altrettanti “maestri” di Arkeon in diverse città d’Italia. Associazione per delinquere finalizzata all'esercizio abusivo di professione medica, truffa aggravata, violenza sessuale, violenza privata e calunnia, sono le accuse contestate dal Pm della Procura della Repubblica di Bari, Francesco Bretone.
Il gruppo Arkeon è stato definito una “psicosetta” dalla stessa Polizia e poi dai giornalisti, un termine di criminologia a molti sconosciuto e che fino ad oggi non era mai stato utilizzato in Italia in circostanze simili.
Il caso Arkeon era stato trattato nella trasmissione Mi Manda Rai Tre del 13 Ottobre 2006, suscitando clamore per le testimonianze di alcuni fuoriusciti e per la presenza di un sacerdote, Padre Angelo De Simone, che si era presentato come “animatore spirituale” del gruppo, ma che Ruffolo ha definito “sacerdote atipico”. Il gruppo Arkeon, che vantava 15mila seguaci in Italia, cercava di avvicinare e coinvolgere anche altri esponenti del mondo cattolico. Sono noti ad esempio i rapporti con Padre Raniero Cantalamessa, Predicatore della Chiesa Pontificia, difatti il 19 Febbraio 2006, a Milano, si è tenuto un incontro nella Chiesa di S. Eustorgio, dove Padre Cantalamessa è stato accolto dal leader di Arkeon, Vito Carlo Moccia, da Padre Angelo De Simone e da circa cento seguaci del gruppo. Parlando ai presenti, Cantalamessa ha affermato che in Arkeon si seguono due percorsi distinti: uno di psicologia e/o guarigione, l’altro di fede.
Padre Cantalamessa aveva già dedicato spazio ad Arkeon nel corso della trasmissione “A Sua Immagine” dell’11 Settembre 2004, intervistando Vito Carlo Moccia all’interno di una sontuosa villa, e la suddetta trasmissione di Rai Uno è poi stata riprodotta in un suggestivo video promozionale di Arkeon intitolato “La via del padre”.
Il problema delle sette e delle psicosette in Italia sta venendo a galla. Eppure già dieci anni fa un rapporto del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero degli Interni, intitolato "Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia", affermava che in Italia esistono "movimenti per lo sviluppo del potenziale", detti anche psicosette, che sono le sette degne di maggiore attenzione in quanto su di esse si accentrano le accuse di destrutturazione mentale e d'indebito arricchimento ai danni degli affiliati. Il comune denominatore di queste aggregazioni, diffuse per lo più sotto forma di centri psicoterapeutici, istituti di ricerca e scuole di formazione, è il proposito di aiutare la persona a scoprire sé stessa e a sfruttare appieno le proprie potenzialità inespresse, anche a fini professionali, liberandosi per sempre dai problemi, dalle malattie o dall'infelicità. Spesso, però, a caro prezzo.
Assotutor

Arkeon non si ferma, ...e arriva la polizia

La polizia ha interrotto un incontro a cui partecipavano circa 80 seguaci di Arkeon all’interno di un albergo della capitale. Gli agenti della Digos hanno identificato tutti i presenti, fra cui anche un prete e una nota studiosa, Raffaella Di Marzio, esperta di sette e culti.
Nel suo sito Di Marzio spiega le ragioni per cui ha partecipato all’incontro informativo con allievi e maestri di Akeon. Da quando il gruppo è sotto inchiesta, i sostenitori di Arkeon - fra cui personaggi influenti - mirano a screditare le accuse e ad avvalorare il metodo ideato dal “maestro” Moccia, seguito da oltre 15mila persone in Italia. Ma spetterà alla magistratura verificare la fondatezza delle denunce.
Roma – 15 Febbraio 2008

Assotutor

mercoledì 20 maggio 2009

Setta truffa i suoi adepti, indagate undici persone

Undici avvisi di conclusione delle indagini al termine dell'inchiesta sul 'metodo Arkeon'. Si tratta - secondo gli investigatori - di una sorta di 'psico-setta' che, utilizzando tecniche vagamente ispirate alle filosofie orientali del Reiki, in dieci anni sarebbe riuscita a raccogliere 10.000 adepti in tutta Italia e a truffare molte persone, obbligandole a partecipare a costosi seminari dicendo loro che sarebbero guarite da tumori, aids o infertilità, oppure da problemi spirituali. Nell'indagine della procura di Bari vengono contestati i reati di associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza. I fatti si riferiscono al periodo compreso tra il 1999 e il 2008. Per partecipare ai seminari di Arkeon, il costo minimo si aggirava sui 260 euro e arrivava, a mano a mano che si passava di livello, a 15.000 euro.
Ma una coppia del nord Italia che cercava di risolvere la propria crisi matrimoniale ha detto alla polizia di avere pagato 100.000 euro, così come una donna che credeva di aver subito violenza sessuale nel passato. Secondo l'accusa, a capo dell'associazione criminale c'era Vito Carlo Moccia, di 57 anni, di Noicattaro (Bari) e residente a Milano, che diceva di essere psicologo ma non ne aveva i titoli.

09 settembre 2008 16:09