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venerdì 18 giugno 2010

"Cercavo la felicità, ho trovato l'inferno"

Il papà di Maria (nome immaginario, ndr.) non sta molto bene da un po’ di tempo, si esprime con una voce bassissima, eppure i suoi suoni flebili, da cripta dei ricordi più mesti, ti penetrano dentro come lame, perché ci tiene a precisare che lui, vecchio professore di scuola, scafato e combattivo, ha fatto di tutto per tirar fuori dai pasticci la figlia, che avvertiva un sentore di precipizio quando lei frequentava quei “seminari”, che alla fine si è sentito in dovere di iscriversi pure lui, pagando, sprecando parte della pensione, per vedere coi propri occhi chi ci andava, per sentire con le proprie orecchie quel “vangelo” che stregava, catturava, sbilanciava le emozioni più vere di una ragazza come tante, bisognosa d’amore come tutti, ma a rischio del plagio e dell’altrui profitto, proprio no. Doveva evitarlo, ci è andato pure lui, e alla fine il peggio è stato scongiurato, anche grazie alla sua affettuosa presenza, oltre che alla lucidità e al temperamento della stessa Maria che nelle spirali del lavaggio dell’anima, nella manipolazione piena e totale delle sue scelte e dei suoi valori è riuscita a non cadere. Arkeon, il “vertice dell’essere”, il “sacro percorso” proposto a migliaia di persone dal barese Vito Carlo Moccia, era diventato nel tempo una comunità cospicua di persone che non si riuniva – come l’immaginario detterebbe – nel sottobosco di cappucci e clandestinità, candele che brillano nella notte e messe nere. Tutto avveniva alla luce del sole. O quasi. Ma sempre in un’atmosfera di setta e di condizionamento psicologico profondo a fini di lucro che criminologi e clinici conoscono molto bene. Un’idea di positività assoluta, riti di iniziazione, un leader carismatico, la colpevolizzazione sul passato e la “vittoria” fatta intravedere nel futuro, l’insegnamento e l’obbedienza, la paura di fallire e la velocità nel pagare: ed ecco servito il piatto venefico di una realtà parallela da cui è difficile uscire se non facendo davvero patti terribili col più accanito dei diavoli, il sé trasformato, alienato nel credo di un seduttore delle coscienze che più ti fa sentire piccolo e inadeguato dentro, più chiede denaro per insegnarti a sviluppare la tua persona. Adesso una indagine della Digos di Bari, con il contributo decisivo del Cesap (vedi box), ha portato al rinvio a giudizio di Moccia e di altre dieci persone. I reati contestati dal pm di Bari Francesco Bretone (ma il processo ha uno stralcio anche a Milano) sono: associazione per delinquere finalizzata alla truffa e all’esercizio abusivo della professione medica e psicologica. Oltre che, a vario titolo, violenza privata, maltrattamenti su minori, incapacità procurata da violenza e violenza sessuale. Molti maledicono l’ingerenza della giustizia nelle “liberatorie” e pseudo-filosofiche attività del guru Moccia. Molti si sentono semplicemente dei salvati. Come Maria.

Maria, come sei entrata nelle file di Arkeon?
«Ho conosciuto Arkeon agli inizi degli anni ‘90 grazie a un fidanzato ventenne che mi parlava di questo percorso di crescita personale per migliorare se stesso, i rapporti familiari e che mi fece conoscere questo maestro, Vito Carlo Moccia, che - diceva - gli aveva cambiato la vita, lo faceva stare benissimo. Un mese dopo quando lo incontrai mi resi conto che le frasi che mi avevano fatto innamorare erano la perfetta fotocopia di parole, di modi d’essere e di atteggiamenti del maestro. Per 250mila lire pensai di fare la cosa giusta, e mi iscrissi per non intaccare il nostro rapporto. Il maestro chiamava questi seminari reiki, terapia di guarigione naturale con le mani sul genere della medicina orientale, ma intrisa di psicologia spicciola tratta da Freud e spiegazione di malattie psicosomatiche. Attraverso iniziazioni con occhi chiusi e mani sulle ginocchia, il maestro da dietro faceva gesti per aprire i “canali” e fare uscire energia che poi ognuno avrebbe potuto usare per convogliarla su organi malati. Cominciai a vedere tutti che si tenevano per mano e lui li faceva andare indietro con i ricordi, gli intimava di “entrare in processo”, cioè di buttare fuori rabbia e dolore represso per superare il dolore ed essere felici. Tutte queste persone comandate piangevano, urlavano, si dibattevano, con la bava alla bocca, sembravano pazzi, allora presi e me ne scappai. Mi dissero che col “canale” aperto era pericoloso, e allora tornai per evitare chissà quali conseguenze».

La tua storia d’amore ha avuto però un esito tragico.«Il mio fidanzato frequentò tutti i seminari, ognuno dei quali costava almeno un milione di lire, più i cosiddetti “intensivi”; prendeva soldi dai genitori che pur di non vederlo drogato glieli davano, ma all’atto pratico sempre di una cosa tossica si trattava. Alla fine, con altri venti milioni di lire, diventò maestro con facoltà di fare seminari. Si vendette un appartamento e un terreno e costrinse i genitori a iscriversi anch’essi. Ma siccome Arkeon diceva che per uscire dai problemi bisognava andare alle radici, gli stessi genitori, costretti a raccontare la verità, divorziarono perché ammisero che si tradivano. La madre uscì fuori di testa e la rinchiusero in psichiatria per qualche mese. Questo fu il danno psicologico alla famiglia. Lui invece, era diventato ingestibile: essendo maestro gli era stato detto che non doveva più lavorare ma essere imprenditore. Lo stesso Moccia con questi seminari diceva che si può diventare ricchi e fare la bella vita, e il mio ex diventò un fannullone che voleva solo guadagnare senza fare niente. Poi gli venne detto che per essere un vero maestro doveva entrare nella sua più grande paura, guardarla e superarla. La sua era quella del buco. E iniziò a bucarsi. Da maestro credeva di gestire l’eroina. Morì di overdose. Il primo ago se lo fece con la certezza che l’avrebbe superato perché i maestri sono onnipotenti. Veniva da me, si faceva, poi tornava dai suoi genitori e fingevano tutti di non capire. Lo stesso Moccia mi disse che non dovevo preoccuparmi, perche questo era il suo “processo” e lo avrebbe superato, ma intanto ai seminari lo cacciava perché era fatto. Morì in Svizzera, lo trovarono a mezzanotte a terra in stato di semi incoscienza da cui non si riprese più».

Il tuo personale condizionamento tocca, invece, la voglia di un compagno.«Chi frequentava Arkeon sembrava felice, mentre io avevo storie che finivano sistematicamente o con uomini che mi trattavano male. Facevo sempre il paragone rispetto ai bravi ragazzi di Arkeon. In una casa, faraonica, meravigliosa di Moccia, fatta con i soldi di tanti poveracci, conobbi tanti, tutti solari, fedeli, con bambini, famiglie del mulino bianco, un paese dei balocchi che lui creava, mentre io vivevo male nella realtà esterna. Ne ho conosciute tantissime di coppie così. Ti dici: meglio lì che fuori, e cominci a vivere in un mondo speciale».
Una felicità fatta di plagio però, come il concetto di “trasgressione creativa”.
«Sì, secondo la trasgressione creativa la donna deve obbedire all’uomo. Per Moccia la relazione funziona se è paternale, maschilista: la donna non deve lavorare e non si ribella all’uomo che porta i soldi a casa. Se qualche volta si ribella e si crea una crisi, il menage si può salvare in extremis con Moccia che stabilisce luogo e ora in cui il lui va a letto con un’altra donna, e la moglie il giorno dopo deve chiederle come è andato, e al marito offrire le sue scuse. Era Moccia che manovrava tutti quanti. Lui dà le ricette alle coppie per mantenerle. La coppia litigava, ma dei problemi non ne parlavano in privato, fra loro, ma ai seminari. Moccia era il terzo angolo di un triangolo di coppia, per così dire, senza esplicite interferenze. Prendeva un uomo e una donna durante le riunioni, persone che magari si ignoravano, li faceva avvicinare, gli diceva delle cose carine per unirli e nel giro di un fine settimana si mettevano insieme. Ma la scena più terribile e straziante l’ho vista a Padova: una donna che piangeva a dirotto perché aveva saputo che il suo uomo che seguiva i seminari aveva messo incinta un’altra donna, e lei doveva toccare la pancia dell’altra chiedendo scusa a lui e promettendogli che iniziando a frequentare i seminari non avrebbe più sbagliato nella vita».

Come consideri il suo carisma?
«La gente arriva a credere a lui perché è uno dei pochi che ha una grande capacità di capire la psicologia di chi ha di fronte: gli basta vedere come parla, come cammina l’attimo della condivisione, come pensa, magari gli ha confessato il suo più grande problema, ma a differenza di tanti maghetti, è un ciarlatano di livello nettamente superiore, cattura l’adepto facendogli il bene, gli fa risolvere le incomprensioni col figlio, col genitore, gli fa trovare il partner giusto, raggiungere le cose sempre sognate, con i primi 250 euro, dopo di che lo trattiene a vita facendogli frequentare i seminari. La persona sembra toccata da Dio, ma è solo la sua mano adulatrice e da impostore. Lui gode a manipolare le menti e a fare soldi».

Poi c’erano le guarigioni dall’omosessualità e dall’Aids.«Nelle riunioni cosiddette “No limits” appariva un gong stile impero romano e 80-100 persone di tutte le età e sessi che ad occhi chiusi camminavano e si dovevano incontrare tre volte per dieci minuti toccandosi o facendo quello che si voleva. Così si scoprivano le omosessualità latenti se si accettava di farsi sfiorare da persone dello stesso sesso. A una ragazza di venti anni, che aveva l’Aids da piccolina, era triste, disse: “Tu stai bene, non prendere medicine”. Smise di prendere medicine e stava fisicamente meglio. Moccia le diceva che non ne aveva bisogno. Incontrai in centro a Bari dopo qualche anno la mamma, mi fermò lei dicendo che era distrutta, che era morta la figlia, e che Moccia si era preso gioco di entrambe. Altre volte si usava il cosiddetto “Fuoco sacro” per buttare cose che ti hanno fatto stare male. Un omosessuale malato di Aids conclamato buttò le medicine dicendo: “Io non ho più l’Aids grazie al percorso”. Secondo Moccia, tra l’altro, l’omosessualità è dovuta alla vita che hai fatto da piccolino, al rapporto col maschile e il femminile insegnato dai genitori e diceva che si può guarire».


Poi c’era il concetto della “madre perversa”.
«Quando una donna è felice la madre è perversa perché non vuole la sua felicità, in quanto non è riuscita a ottenere le stesse cose. Lui la mette in conflitto con la madre, a meno che non venga al seminario. Una volta una ragazza disse: “Io non casco nel gioco della mia madre perversa. Lei pur di farmi essere infelice si è buttata oggi dal balcone, ma io non andrò al suo funerale e sto qui con voi”. Un’affermazione agghiacciante. Molte madri hanno perso le figlie. Le famiglie, o le prende tutte nella sua logica, o se non vengono si separano».


Chi è più a rischio secondo te in questo tipo di meccanismi?
«Diciamo il 70% degli italiani possono caderci per problemi di salute, lutti, i malati terminali con i medici che ti tolgono le speranze e in quei pochi mesi di vita lui ti spilla tutti i soldi, quelli che hanno creduto nel matrimonio, poi l’amore finisce e quello che manca in famiglia lo si trova nella comunità, quelli che cercano amici che non hanno avuto perché sempre sfruttati. Nei seminari c’era struggente fratellanza, emozioni che nella realtà non avvengono. E poi era abilissimo nel meccanismo delle lacrime. Quando un adepto ha seguito tutto quello che ha detto lui, piangeva non di commozione ma di paternalismo. E tutti notavano quanto era umano e che nulla faceva per soldi. Ci cadono tutte le persone di cuore che hanno dei valori, poveri, ricchi, laureati o di ceto bassissimo. Che hanno bisogno d’amore. La persona il cui primo intento è materialismo potere e denaro non ci cade, o quelli con forte autostima. Il furbacchione si è letto tre libri di Freud, ha visto la società di oggi dove tutti vogliono soldi e sono tristi e si è inventato un sistema per agganciare le persone, stimolandole sulle cose che non hanno, rappresentando lui stesso un modello vincente con moglie, figli e ricchezza».

Credi che lui “predichi” ancora a tutt’oggi?«In case private sì. Non ci guadagna come prima i miliardi. Un corso intensivo valeva duemila euro. C’è gente che ci crede ancora, e si coalizza contro quelli che li stanno attaccando dicendo che loro non possono capire che esiste una via spirituale che salva le persone. Ma questi non hanno visto il male fatto a tanti».

Ma come si è scoperchiato questo sistema?
«Lui diceva che solo rivivendo l’esperienza dell’abuso sessuale che sicuramente hai vissuto nell’infanzia sarai felice. In una coppia c’era una lei impenetrabile. Le hanno voluto far rivivere il “trauma” anche se diceva di non averne subìti e l’hanno violentata davanti agli occhi del maestro. Comandando lui stesso a tre, quattro persone di farle violenza per il suo bene, per farle fare il salto. La donna poi ha denunciato. È stata la via che ha aperto».

lunedì 8 marzo 2010

50mila euro e tuo figlio diventa etero

Promettevano di "guarire" dall'omossessualità in cambio di denaro. Un gruppo, ma sarebbe meglio definirla setta, con sede in Italia, dopo la denuncia da parte di C.A., un imprenditore marchigiano, ha chiuso i battenti con il rinvio a giudizio di 11 persone.

I truffatori si vantavano di poter guarire malattie gravissime cone l'Aids o il cancro, ma anche altre "patologie" cone l'omosessualità. La canzone di Povia "Luca era gay" era, a detta dei fantomatici guaritori, tratta da una testimonianza reale, da un caso che loro stessi avevano trattato, con successo.

Il gruppo di terapia riparativa era però strutturato come molte sette. A seconda della gravità del caso chiedevano cifre più o meno alte. Fino a 50 mila euro i compensi secondo le dichiarazioni del papà marchigiano, imprenditore, che dopo aver affidato il proprio figlio a queste persone ha capito la trufffa ed ha sporto denuncia.

"Versai la somma e, senza lontanamente immaginarlo, misi il mio ragazzo nelle mani di una setta senza scrupoli, che lo ha sottoposto alle umiliazioni più assurde, facendogli credere di aver subito una violenza sessuale da piccolo", ha dichiarato il padre del ragazzo. "Il costo minimo si aggirava sui 260 euro - spiega C.A. - e arrivava, man mano che si passava di livello, a 15.000 euro. Il capo carismatico del gruppo mi disse che il caso di mio figlio era molto complesso e mi chiese 50mila euro."

Per ora le persone rinviate a giudizio sono 11 con l'accusa è di associazione a delinquere, truffa, maltrattamento di minori e incapacità procurata da violenza oltre che abuso della professione medica.

lunedì 27 luglio 2009

È il 2009. Sapete dov’è la vostra anima?


Mi è piaciuto molto questo articolo di Bono. Soprattutto la frase : In tempi bui e agitati, la gente dimostra ciò che è veramente



"Sono al centro di Manhattan, un posto dove i tassisti suonano i clacson come fossero strumenti musicali e urlare nei ristoranti è uno sport nazionale.

A miglia e miglia di distanza dalla calda brezza di voci che mi avvolgeva una settimana fa, la domenica di Pasqua.

“Sia gloria al tuo nome” cantavano le donne dell’isola, cullandosi avanti e indietro nella piccola chiesa in arenaria. Fui sopraffatto da un’esplosione di colori, da un’ondata di emozioni che mi trascinò con sé verso il mare.

La cristianità, a quando pare, ha un ritmo - che procede in crescendo proprio in questo periodo dell’anno. La rumba del carnevale cede il passo alla lenta marcia della Quaresima, per poi dare spazio agli staccato degli inni pasquali. Dalle orge dei baccanali alle visioni ultraterrene. Dopo quaranta giorni nel deserto, tipo.

Carnevale - le rock star ci sanno fare, col carnevale.

Carne-vale, addio alla carne: un party di commiato. Sono stato a molti carnevali. I brasiliani dicono di essersi inventati il più lungo; di sicuro, il migliore. Non puoi fare altro che lasciarti contagiare dalla febbre, unirti alla parata di festaioli che irrompe per le strade della città, come un fiume che travolge gli argini, in un’esplosione di divertimento che si fa ritmo. È una gioia che non può essere invocata. È forza vitale. È un cuore pieno, traboccante di gratitudine. A voi la scelta…

È con la Quaresima che non sono mai andato d’accordo. Ci ho rinunciato. Quando si arriva alla negazione di sé, faccio fiasco in maniera colossale. La mia idea di disciplina è semplice - lavorare sodo - ma ovviamente è solo un’altra indulgenza.

Poi arriva il passaggio dalla morte alla vita, la Pasqua.

È un momento trascendente, per me - una rinascita di cui ho sempre avvertito il bisogno. Mai con la stessa intensità di qualche anno fa, quando è morto mio padre. Mi tornano in mente l’imbarazzo e il sollievo delle lacrime cocenti sulle guance, mentre mi inginocchiavo nella piccola cappella di un paesino francese, pentendomi della mia natura di figliol prodigo - pentendomi per aver combattuto mio padre tanto a lungo e per essermi lasciato sfuggire troppe volte l’opportunità di conoscerlo meglio. Ricordo la sensazione di quella “pace che sorpassa ogni preoccupazione umana” come una liberazione da un fardello. Tra tutte le feste cristiane, la Pasqua è quella che richiede la fede più grande - ti spinge oltre il profondo rispetto per la Creazione, attraverso lo sconcerto dell’idea di un “nato da una vergine”, fino alla smisurata, inverosimile concezione che la morte non sia la fine di tutto. La croce come un incrocio, un bivio. Che siate o meno religiosi, l’idea di poter ricominciare da capo è irresistibile.

*

Domenica scorsa, il maestro del coro sobbalzava - di volta in volta impetuoso, quieto, tenero e giocoso - al suono dei più virtuosi dei pianoforti e delle melodie. Intonava le sue invocazioni con una splendida voce da tenore, possente come una quercia, mentre al suo fianco un ragazzino lentigginoso si prodigava su conga e tamburello come se avesse sotto le dita una batteria corredata di tutto punto. Il coro dei parrocchiani si levava verso le travi del soffitto, canti di lode a un Dio che aveva apparentemente rinunciato a sovrastare le nostre voci con la Sua.

Per quale motivo mi rifugio tra le mura di un’umile chiesetta o di un’imponente cattedrale? Per vedere se la mia testa funziona come si deve? O il mio cuore? No: per occuparmi della mia anima. Queste meditazioni sono, per me, come il filo a piombo per un capomastro - che verifica se le pareti stanno venendo su dritte o storte. Controllo come funziona la mia vita emotiva con la musica; la mia vita intellettuale, con la scrittura. Ma quando mi metto in cammino alla ricerca della mia anima, non posso che approdare alla religione.

Il sacerdote disse: “Che cosa giova all’uomo guadagnare il mondo intero se perde la propria anima?”. Sentendo queste parole, ciascuno dei pellegrini raccolti nella stanza domandò: “Sono io, Signore?”. In America, in Europa, tutti si chiedono: “Siamo noi?“.

Be’, sì. Siamo noi.

Il carnevale è finito. L’anima del commercio ha reso incandescente il clima e i mercati. I cieli fuligginosi della rivoluzione industriale hanno cambiato luogo ed estensione. Ma adesso, lo scioglimento dei ghiacciai fa ribollire i mari in tempi di rivoluzione hi-tech. Il capitalismo è sotto processo; la globalizzazione, ancora una volta, sul banco degli imputati. Dicevamo che tutto ciò che desideravamo per il resto del mondo era tutto ciò che possedevamo anche noi. Poi ci siamo resi conto che, se ogni essere vivente sulla faccia della Terra avesse avuto un frigorifero, una casa e un SUV, saremmo soffocati nei nostri stessi gas di scarico.

La Quaresima incombe su di noi, che la cosa ci vada a genio o meno. E assieme a lei, speriamo compaia anche una speranza di redenzione - cancellazione dei peccati. Non solo in senso spirituale, ma anche come concetto economico. Al giro di boa di fine millennio, la campagna per la cancellazione del debito, ispirata al concetto ebraico di Giubileo, mirava a concedere ai paesi più poveri un nuovo inizio. Oggi, in Africa, ci sono trentaquattro milioni di bambini in più che vanno a scuola, in larga parte perché i governi dei paesi in cui abitano hanno utilizzato al meglio i soldi svincolati dal debito. Una cancellazione che non ha posto fine alla schiavitù economica, ma ha significato una nuova speranza per molti. Ed è a questi molti - di certo non a pochi privilegiati - che ci deve condurre la ricerca della nostra anima, qualsiasi strada decida di percorrere.

Qualche settimana fa mi trovavo a Washington, quando iniziò a circolare la notizia di possibili tagli al budget del presidente per il sostegno ai paesi in via di sviluppo. La gente diceva che sarebbe stato difficile mantenere promesse fatte a persone che vivono in condizioni terribili a migliaia di chilometri di distanza, quando anche in America c’è tanta, troppa miseria. E ce n’è.

Da poco, però, ho letto che un numero sempre maggiore di cittadini americani si dedica al volontariato, non potendosi permettere di dare una mano con offerte in denaro. E alla fine, grazie a un voto bipartisan del Senato, sembra che il Congresso ristabilirà i fondi tagliati ai paesi in via di sviluppo - un rifiuto ad abbandonare chi paga già un prezzo molto alto per una crisi di cui non è responsabile. In tempi bui e agitati, la gente dimostra ciò che è veramente.
La vostra anima.

In questo periodo di crisi, gran parte del dibattito ruota attorno al valore delle cose, non ai valori. Un aiuto ben speso può essere un ottimo esempio per entrambi - il valore dei soldi e i valori che nascono dai soldi. Fornire medicinali e cure mediche a circa quattro milioni di persone ammalate di AIDS, mettere in atto semplici e ragionevoli misure di assistenza e controllo delle nascite, tentare di debellare malattie letali come la malaria e i rotavirus - tutto questo è una piccola spinta lungo la scalata verso l’autosufficienza, un modo per aiutarci ad avere più amici in un mondo facile all’odio. Non sono elemosine, sono un investimento. Non è carità - è giustizia.


Stranamente, mentre usciamo dalla piccola chiesa in arenaria, in fila sotto un sole spietato, penso a Warren Buffett e a Bill Gates, che hanno devoluto parte delle loro ricchezze alla lotta contro l’estrema povertà. Entrambi agnostici, credo. Penso a Nelson Mandela, che ha dedicato la propria vita a sostenere i diritti altrui. Un uomo spirituale, senza dubbio. Religioso? Da quel che mi si dice, non si descriverebbe in questo modo.

Non tutta la musica dell’anima esce dai portoni delle chiese."


Traduzione di Silvia Montis. © 2009 Bono/The New York Times. Questo articolo è originariamente apparso sul The New York Times del 18 aprile. (Distribuited by The New York Times Syndicate)

sabato 23 maggio 2009

In attesa di novità, a sud niente di serio

a proposito di serietà, da questo blog, apprendo che finalmente è partita a Bari l'indagine sull'associazione Il Sentiero Sacro., presunta psyco-setta che grazie al suo discusso metodo Arkeon. avrebbe plagiato numerose persone che ad essa si erano rivolte per problemi spirituali, affettivi, matrimoniali o perchè psicologicamente prostrate da mali incurabili quali AIDS o tumori. Così, dopo averne favorito l'ingresso, i "maestri" avrebbero reso i seminari sempre più costosi (fino a 15.000 euro), sottoponendo i propri adepti a vessazioni psicologiche ma anche fisiche, secondo quanto raccontato dalle vittime. Sedute volte alla spersonalizzazione, durante le quali i malcapitati sarebbero stati indotti a credere di aver subito violenza da bambini, ragazzini costretti ad assistere a scene non certo edificanti, quali ad esempio osservare la propria madre picchiare il convivente, esercizi con i quali si imponeva agli adepti di travestirsi e chiedere l'elemosina. Insomma, le accuse sono tante e, se venissero accertate, l'associazione e il suo presidente, il 57enne Vito Carlo Moccia, rischierebbero davvero grosso.
In attesa di novità, a sud niente di serio.

mercoledì 20 maggio 2009

Setta truffa i suoi adepti, indagate undici persone

Undici avvisi di conclusione delle indagini al termine dell'inchiesta sul 'metodo Arkeon'. Si tratta - secondo gli investigatori - di una sorta di 'psico-setta' che, utilizzando tecniche vagamente ispirate alle filosofie orientali del Reiki, in dieci anni sarebbe riuscita a raccogliere 10.000 adepti in tutta Italia e a truffare molte persone, obbligandole a partecipare a costosi seminari dicendo loro che sarebbero guarite da tumori, aids o infertilità, oppure da problemi spirituali. Nell'indagine della procura di Bari vengono contestati i reati di associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza. I fatti si riferiscono al periodo compreso tra il 1999 e il 2008. Per partecipare ai seminari di Arkeon, il costo minimo si aggirava sui 260 euro e arrivava, a mano a mano che si passava di livello, a 15.000 euro.
Ma una coppia del nord Italia che cercava di risolvere la propria crisi matrimoniale ha detto alla polizia di avere pagato 100.000 euro, così come una donna che credeva di aver subito violenza sessuale nel passato. Secondo l'accusa, a capo dell'associazione criminale c'era Vito Carlo Moccia, di 57 anni, di Noicattaro (Bari) e residente a Milano, che diceva di essere psicologo ma non ne aveva i titoli.

09 settembre 2008 16:09

venerdì 1 maggio 2009

Barese raggira per 10 anni 10mila persone con una psico-setta per le auto-guarigioni

Il 55enne si faceva chiamare ‘maestro’.
Ogni corso costava dai 250 ai 15mila €
BARI - Dieci anni di raggiri denunciati in Tv, seminari in giro per l’Italia e centinaia di migliaia di euro spillati a più di 10mila persone. Vito Antonio Moccia, 55enne barese, era il ‘Maestro’ di una psico-setta che ispirandosi ad alcune credenze del Reiki, una filosofia orientale, si spacciava per guaritore e psicologo. Con il metodo ‘Arkeon’ ha organizzato meeting in strutture alberghiere di tutta Italia: 250 euro la tariffa base per prendere parte a questi incontri (che duravano da mezz’ora a un’ora e mezza), ma ci sono persone che hanno sborsato 15mila euro o come accaduto a una coppia milanese, 200 milioni di vecchie lire, nella speranza di guarire da tumori, Aids e infertilità. Le indagini partite nel 2006 dopo le denunce televisive di alcuni adepti fuoriusciti dal gruppo hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di sei persone per il reato di associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo della professione medica, truffa aggravata, calunnia e violenza privata e sessuale. L’ultimo capo di imputazione si giustifica con le testimonianze delle persone truffate, le quali negli incontri venivano bendate e invitate dal Maestro a lasciarsi andare nei comportamenti e nel linguaggio, fino ad abusare sessualmente, soprattutto delle donne. Gli inquirenti hanno rivelato che agli incontri hanno partecipato anche minori, almeno quattro ragazzi dai 12 ai 18 anni ma non c’è al momento alcuna certezza che questi siano stati oggetto di violenza: 50 le denunce sulle quali la Digos di Bari ha lavorato di concerto con le sezioni di Roma, Milano, Palermo e Latina. L’indagine ha Bari come epicentro, precisamente due vani in Via Amendola dove la ‘Sacred Path’ (questo il nome della setta) aveva sede legale con i server dei quattro siti internet (oscurati con la collaborazione della Polizia Postale) che pubblicizzavano i meeting. L’organizzazione era ramificata in 4 regioni e operava attraverso siti internet e passa parola. Sotto inchiesta altre cinque persone, due a Bari e altre nel resto d’Italia, perché il Santone aveva creato una sorta di franchising per diffondere meglio il suo metodo di circonvenzione delle persone, vendendolo a chi volesse acquisire la qualifica di Maestro. I corsi prevedevano la possibilità di ‘avanzamento’: dal primo livello (260 euro), al secondo livello (750 euro), all’intensivo (1100 euro), al premaster (900 euro) e infine al terzo livello per chi voleva diventare maestro (12.000 euro). Corsi che spesso venivano ripetuti a costi inferiori per un totale complessivo di 20.000 euro per allievo. Nei seminari esercizi terapici che portavano alla spersonalizzazione e all’accettazione di qualsiasi indicazione venisse dal Maestro. Ai corsi partecipavano persone con malattie gravi (anche professionisti) convinti di potersi autoguarire. Tra gli esercizi richiesti c’era quello di travestirsi e andare a chiedere l’elemosina per strada. Le indagini di Francesco Bretone del Tribunale di Bari continuano: non è escluso che il Giudice per le indagini preliminari Vito Fanizzi possa disporre nuovi provvedimenti nei confronti degli inquisiti. Per il momento è stata respinta la richiesta di arresto, essendo il sequestro della sede legale già una misura cautelare. Oltre al barese Moccia di seguito gli altri cinque indagati: Morello Francesco Antonio, Fabbri Gabriella, Turi Antonio, Ferrara Francesco, Salerno Quirino. (Altri serv. a pag. 3)

Isabella Maselli

Articolo di del 12/10/2007

martedì 14 aprile 2009

Psico-setta, pm: “Undici a processo”

Hanno truffato molte persone, obbligandole a partecipare a costosi seminari, promettendo che sarebbero guarite da tumori, aids o infertilità o da problemi spirituali. La procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per 11 persone coinvolte nell’inchiesta sul “metodo Arkeon”. A capo dell’associazione criminale c’era Vito Carlo Moccia,57 anni, di Noicattaro.


30 gennaio 2009

http://city.corriere.it/cronaca-bari.shtml