sabato 10 aprile 2010

Il predicatore: ho chiuso con Arkeon

di Giovanni Maria Bellu



Trentamila euro. Era la fine di dicembre del 2006. E i seguaci del “metodo Arkeon” decisero di investire la bella cifra per pagare uno studio su “Sacred path” - la loro associazione - al “Centro internazionale studi sulla famiglia”, il prestigioso istituto di ricerca cattolico dei padri paolini. Un tentativo estremo di riaccreditarsi come organizzazione virtuosa e riconosciuta dalla chiesa quando era già in pieno svolgimento l’inchiesta per associazione a delinquere, truffa, maltrattamenti di minori. I reati dei quali sono accusati il capo di "Sacred path", Vito Carlo Moccia e altri undici imputati nel processo in corso davanti al tribunale di Bari.

L’investimento degli arkeoniani per questo studio su se stessi risulta da un documento agli atti del processo ed è confermato dal fatto che davvero il Cisf, tra il dicembre del 2006 e il febbraio del 2007, condusse un’indagine su “alcuni aspetti dell’esperienza Arkeon”. Elaborò anche un “rapporto finale” cautamente favorevole all’associazione. Si tratta di dieci paginette precedute da un avvertimento che suona come un mettere le mani avanti: «Tutto il materiale è stato fornito da Arkeon o è stato realizzato con il suo supporto tecnico. La disponibilità e l’apertura totale dimostrate da tutte le persone di Arkeon implicate nella ricerca sono state pronte e totali, ed hanno consentito un lavoro rapido e, a noi pare, proficuo». Segue un’esposizione fredda del materiale esaminato e di quanto i ricercatori hanno potuto ricavare dalla partecipazione a due dei “seminari” per i discepoli del “primo livello”. La parte più rilevante (e forse l'unica ragione che spinse “Sacred path” a spendere trentamila euro) è nelle ultime righe. Si danno delle indicazioni su come andare avanti nel “lavoro di revisione”. In definitiva si riapre un credito condizionato. È stata poi la magistratura a impedirne l’utilizzo.

Il rapporto del Cisf conferma che l’associazione di Vito Carlo Moccia ha continuato ad avere protezioni importanti e autorevoli anche quando erano emerse pubblicamente notizie molto gravi. Come se, per i suoi sponsor all’interno della Chiesa, fosse impossibile un distacco netto e definitivo. Nella lettera che pubblichiamo in questa pagina, padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, conferma integralmente le notizie che abbiamo riportato. Anche il fatto di aver ricevuto la segnalazione di “specifiche tragedie familiari” prodotte dal metodo Arkeon e di averle segnalate a Moccia, cioè al presunto responsabile delle menzionate tragedie. Aggiunge, padre Cantalamessa, di non essersi mai interessato «di quel che accadeva nell’Associazione e intorno all' Associazione». Purtroppo ancora una volta i documenti lo smentiscono. È una storia e delicata e complicata, converrà ancora una volta andare con ordine. E prima di tutto bisogna dire che padre Cantalamessa non è l’unico uomo di Chiesa ad aver sostenuto “Sacred path”. Ce n’è almeno un altro. Si chiama Angelo De Simone ed è un sacerdote paolino oltre che un teologo. Fu lui, nel 2004, il primo a dare risalto al metodo Arkeon con un articolo nel quale Vito Carlo Moccia, che tra l’altro è anche accusato di esercizio abusivo della professione, veniva presentato come un genio pluridisciplinare universalmente conosciuto e stimato. Eccone un passo. «Un tempo Vito Carlo era imprenditore nel campo della bioingegneria, realizzato economicamente e riconosciuto nel mondo. Anni fa anch’egli scendeva nel “proprio inferno” prendendo coscienza della solitudine esistenziale che lo investiva. Andò alla ricerca di risposte nelle vie intellettuali, si laureò in antropologia e psicologia, cercò nei percorsi psicanalitici e psicoterapeutici, nelle tradizioni orientali, nella pratica della meditazione, fino a scoprire la via del ritorno al padre».

Un identikitche stride in modo sinistro con quanto si legge nel decreto di rinvio a giudizio: «Il Moccia si presentava come laureato alla Jolla University di San Diego e laureato in psicologia e pedagogia presso l’università statale di Fiume, titoli inesistenti e comunque non validi in Italia». Don Angelo De Simone partecipava ai sinistri rituali dell’associazione. Celebrava gli strani matrimoni che servivano a sancire la riconciliazione di coppie peraltro già sposate, predicava tra icone di Gesù Cristo e foto di Vito Carlo Moccia. Esiste in merito un’abbondantissima, e francamente penosa, documentazione di video e di foto che lo prova. Era, don De Simone, molto vicino a “Sacred path”. E quando apparve accanto al capo supremo in una puntata di “Mi manda Rai 3” del dicembre del 2006, i telespettatori, e anche il conduttore, ebbero la netta impressione che ne facesse parte. Per la veemenza con cui ne sosteneva le improbabili ragioni. Ma era anche molto legato a padre Cantalamessa. Assieme celebrarono, il 20 gennaio del 2006 (cioè dopo che Canale 5, con Maurizio Costanzo, aveva per la prima volta segnalato la pericolosità del metodo Arkeon) una messa nella chiesa milanese di S. Eustorgio (altra circostanza che padre Cantalamessa conferma nella sua lettera e che noi documentiamo con una nuova immagine dove è possibile riconoscere, accanto a Moccia e al predicatore apostolico che si abbracciano, il teologo paolino di Arkeon).

Insomma, è davvero difficile fare stare assieme questo «non interessamento» verso ciò che accadeva «nell’Associazione e intorno all’Associazione», con la frequentazione di don De Simone. A meno che questi non abbia nascosto qualcosa. Chissà, Di sicuro, dai documenti, emerge che padre Cantalamessa era informato proprio da don De Simone dell’attività di Moccia e dei suoi seguaci. Ecco cosa scrisse (il 24 marzo del 2006) nella lettera di risposta a un signore che gli aveva segnalato una di quelle «specifiche tragedie familiari» di cui ora riconosce di aver avuto notizia: «Un sacerdote che li segue da tempo, don Angelo De Simone, paolino, che può contattare se vuole (seguiva il numero di cellulare, nda) può testimoniare di quanti battesimi, prime comunioni e confessioni ha personalmente amministrato nel contesto dei seminari guidati da Vito».

10 aprile 2010

http://www.unita.it/news/italia/97226/il_predicatore_ho_chiuso_con_arkeon


Non mi sembra che abbia proprio chiuso.... in fondo nella sua lettera al giornale l'Unità conferma tutto....e difende nuovamente Vito Carlo Moccia ... Mi chiedo : se era a conoscenza di famiglie che si erano rivolte a lui per segnalare i disagi e le conseguenze in arkeon ..perchè ha scritto a Moccia e non direttamente a quei famigliari danneggiati?

La lettera: padre Cantalamessa all'Unità

http://www.unita.it/news/italia/97228/la_lettera_padre_cantalamessa_allunit

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera di padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, a proposito dei suoi rapporti con l’associazione “Sacred path”.

Nel 2004 ho conosciuto Vito Carlo Moccia che partecipò ad una puntata della Rubrica televisiva “A sua immagine" e venni a conoscenza della Associazione da lui fondata. Mi sembrò che tale Associazione svolgesse un’opera molto bella, ma tutto finì lì, io non ho mai partecipato a nessun incontro, né mi sono mai interessato di quel che accadeva nell’Associazione e intorno all’Associazione. È vero che ad una mia Celebrazione a Milano, partecipò Vito Carlo Moccia e tanti suoi discepoli, ma non ero lì per loro, né erano stati invitati da me. Non avevo approfondito i dubbi che intanto sorgevano su questa Associazione e, comunque, non vedo cosa ci sia di negativo il salutarli in sacrestia... È vero che qualche persona mi segnalò sue specifiche tragedie familiari prodotte dal metodo Arkeon, ma ricevetti anche tante dichiarazioni da persone che dicevano di essere state salvate da suddetta Associazione; io non appartengo a tale Associazione, non l’ho mai frequentata e Vito Carlo Moccia mi ha sempre dato l’impressione di una persona onesta, per cui ho cercato di incoraggiare queste persone, ritenendo che l’errore di singoli “maestri” non dovessero portare al giudizio negativo per tutta l’Associazione.

Carissimo giornalista, sig. Bellu, questo non è un negare l’esistenza di fatti ed è la stessa cosa che riaffermo anche per quel che riguarda la Chiesa: il problema della pedofilia è reale e i sacerdoti che hanno sbagliato devono pagarne le conseguenze, ma non si può penalizzare tutta la grande massa di sacerdoti “sani e onesti” che danno la loro vita per il bene delle persone a loro affidate! Non può negare che numerose Associazioni, per i più svariati motivi, ricevono accuse e denuncie ed io pensavo che anche le accuse mosse ad Arkeon facessero parte di queste, proprio per questo motivo, avvisai Vito Carlo Moccia perché potesse rendersi conto di cosa stesse accadendo all’interno della sua Fondazione. Era sorta in me la convinzione che qualcuno dei “maestri” avesse abusato della fiducia di Vito Carlo Moccia, ma non pensavo alla negatività dell’ Associazione, perciò, in un’altra puntata della Rubrica religiosa “A sua Immagine”, intervistai una persona che aveva ricevuto dei benefici da Arkeon, ma volutamente non feci cenno alla suddetta Associazione, non per dare l’impressione di non conoscerla, come si insinua nell’articolo, ma proprio perché a me interessava solo il messaggio religioso e non fare propaganda ad Arkeon.

Poi c’è stato il servizio di Striscia la notizia... ed anche ora io ripeto che personalmente non sono venuto a conoscenza di nessun abuso, che altrimenti sarei stato il primo a denunciare e condannare: non si denuncia, se non si è testimoni, non si denuncia solo per aver ricevuto due lettere e, ripeto, informai Vito Carlo Moccia perché accertasse la verità. Da allora il mio rapporto, tra l’altro saltuario, con Vito Carlo Moccia si è interrotto, in attesa che si pronunci la Magistratura. Un’ultima parola sulla frase «presa di distanze imbarazzata e tardiva, come le scuse alla comunità ebraica dopo la gaffe sull’antisemitismo»: le mie scuse ai fratelli Ebrei erano reali e convinte perché non intendevo offenderli, le mie intenzioni erano ben altre e, se essi, andranno a rileggere i miei passati interventi sull’Ebraismo, troveranno sempre e solo stima e amicizia, sentimenti che in me non sono mutati. Mi è sembrato doveroso chiarire questi punti perché è giusto che chi legge, sappia il parere di tutte le parti in causa, quel che mi dispiace è che in questo momento storico, ogni cosa serve per buttare fango sulla Chiesa, come in questo caso di Arkeon, solo perché ho il compito di Predicatore della Casa Pontificia.

10 aprile 2010

Caduta di stile di Cantalamessa


http://tv.repubblica.it/copertina/la-caduta-di-stile-di-cantalamessa/44948?video

Pedofilia, il predicatore del Papa: "Attacco violento come l'antisemitismo". Il commento del vaticanista Bruno Bartoloni


Molto interessante ....

venerdì 9 aprile 2010

Da predicatore vaticano a supporter di Arkeon

Il processo è in corso a Bari. Gli imputati sono undici, accusati di reati quali associazione a delinquere, truffa, violenza privata, maltrattamento di minori. Il decreto che dispone il giudizio di Vito Carlo Moccia, inventore del metodo Arkeon, e presidente dell’associazione “Sacred Path”, è un repertorio di violenze psicologiche atroci. La più perfida consisteva nel fare credere agli adepti di aver subito nell’infanzia una violenza sessuale. Per questo si resta di stucco quando, nel leggere l’enorme materiale di documentazione sul “caso Arkeon”, si scopre che il più autorevole sostenitore di questa organizzazione è stato padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, il frate cappuccino che lo scorso 2 aprile, parlando in presenza di Benedetto XVI, ha scatenato uno scandalo planetario paragonando la campagna di stampa sulla pedofilia nella Chiesa con «gli aspetti più vergognosi dell’antisemitismo».

È una storia complicata che si sviluppa in un lungo arco di tempo. Conviene, dunque, andare con ordine. Fondata da Vito Carlo Moccia nel 1999, l’associazione “Sacred Path” (cioè “il sentiero sacro”) nel Duemila, con l’invenzione del metodo Arkeon, assume la natura che l’ha portata in tribunale. Ma in quei primi anni opera con discrezione, aumentando proseliti e profitti attraverso un discreto passaparola. Ha anche una buona stampa. La popolarità televisiva arriva l’11 settembre del 2004. E quel giorno che il nome di padre Raniero Cantalamessa compare per la prima volta accanto a quello di Vito Carlo Moccia. Il predicatore dedica una puntata della sua rubrica televisiva “A sua immagine, le ragioni della speranza”, che va in onda tutti i pomeriggi del sabato su RaiUno, al metodo Arkeon e conduce un'intervista encomiastica a Moccia sul rapporto padre-figlio.

Ancora del lato oscuro di Arkeon non si è parlato. Cantalamessa, dunque, potrebbe essere ignaro di tutto. Deve infatti passare un altro anno e mezzo prima che lo scandalo esploda. Il 20 gennaio del 2006, Maurizio Costanzo ospita nel suo “Tutte le mattine”, che va in onda su Canale5, la psicologa Lorita Tinelli, presidente del Cesap (Centro studi sugli abusi psicologici) e due ex adepti di Arkeon: un “maestro” e una “allieva”. La denuncia dei metodi di Moccia è precisa e circostanziata: le accuse che sono alla base del processo in corso a Bari per la prima volta diventano pubbliche. Ma Padre Cantalamessa non cambia idea. Al contrario. Un mese dopo a Milano, nella chiesa di S. Eustorgio, celebra una messa alla quale assistono Vito Carlo Moccia e centinaia di suoi discepoli. La cosa colpisce e sorprende quelli che già nutrono molti dubbi sulla vera natura di “Sacred path”. Perché il presentarsi come associazione non solo tollerata ma addirittura approvata dalla Chiesa è uno degli argomenti più forti di una campagna di proselitismo sempre più intensa: il numero degli adepti arriverà a sfiorare la ragguardevole cifra di ventimila.

L'Unità è in grado di raccontare quale fu il comportamento di padre Cantalamessa quando alcune persone si rivolsero a lui per segnalargli specifiche tragedie familiari prodotte dal metodo Arkeon. L’autenticità di questi documenti - che aiutano a ricostruire quale retroterra culturale e anche spirituale ci sia dietro la clamorosa gaffe su pedofilia e antisemitismo - è certificata. Sono stati, infatti, prodotti dai legali di Vito Carlo Moccia a sostegno di un atto di citazione contro il Centro studi sugli abusi psicologici. In sostanza Moccia, per difendersi, ha chiamato in causa - e difficilmente può averlo fatto senza esserne stato autorizzato - il predicatore della Casa pontificia. «Reverendo Padre», comincia così la lettera di un “musicista e studioso cattolico” di Rovereto (abbiamo i nomi degli autori di tutte le missive citate, ma li omettiamo per evidenti ragioni di discrezione, nda), il quale segnala a Cantalamessa il caso di una sua conoscente madre di un ragazzo che «da qualche tempo frequenta il movimento». «È preoccupata - scrive - perché il figlio «crede ciecamente ai poteri di Moccia, è aggressivo, ha abbandonato la fede e la parrocchia, sostiene la non divinità di Cristo e la sua equiparabilità ai vari profeti e santoni della storia. Sostiene, e qui sta il problema, che il movimento e il Moccia sono “benedetti” da lei padre Cantalamessa che di recente avrebbe celebrato una Santa messa con i diaconi di S. Eustorgio in Milano con il gruppo condividendone gli intenti». Quindi l’autore della lettera chiede al predicatore della Casa pontificia «il giusto consiglio da dare a quella mamma che da poco ha perso il marito e che, da buona cristiana, vorrebbe aiutare il figlio a recuperare la Verità e la Vita». La risposta arriva poco più di due settimane dopo, il 24 marzo 2006.

È una difesa accorata di Moccia e dei suoi metodi. C’è solo una vaghissima, e reticente, presa di distanze; «Non ho celebrato la messa per loro. Hanno chiesto di partecipare a una messa da me celebrata per la parrocchia di S. Eustorgio e sono stati accolti da me e dal parroco. Erano in 400 e hanno edificato tutti: molti si sono confessati e moltissimi hanno fatto la comunione». È vero. Cantalamessa, però, non dice che l’incontro con Moccia si protrasse oltre la celebrazione, proseguì nella sacrestia. Forse non sapeva, né immaginava, che quei momenti erano stati filmati e trasferiti in un Cd promozionale poi diffuso da “Sacred path”.

Il successivo capoverso della lettera è significativo per le analogie che presenta con gli argomenti utilizzati da chi, all’interno della Chiesa, vorrebbe negare il problema della pedofilia. È la tesi del “caso singolo”. «Il campo in cui opera Vito - scrive Cantalamessa chiamando confidenzialmente per nome il capo di Arkeon - è delicato e non meraviglia che ogni tanto ci sia qualcuno che, per motivi umani spesso complessi e talvolta inconfessati, sparga sul suo conto le voci più allarmanti, giudicando da un caso singolo tutto il complesso dell’opera». Ma la vera sorpresa è alla fine: il predicatore della Casa pontificia non si limita a difendere il capo di “Sacred path” ma si premura di informarlo della denuncia che gli è stata confidenzialmente rivolta. In calce alla lettera c’è, infatti, una nota manoscritta: «Caro Vito, ti invio una lettera che ho ricevuto e la mia risposta, perché, penso, è giusto che sia informato. Con affetto ti abbraccio e ti benedico. P. Raniero».

Qualche tempo dopo, a Cantalamessa giunge un’altra segnalazione allarmata. A inviargliela, il 5 aprile del 2006, è una signora di Magenta: «Molto reverendo padre, mi rivolgo a lei per chiederle aiuto. Una mia cara amica è disperata perché i suoi due figli, entrambi laureati e coniugati, con le loro rispettive famiglia hanno da tempo aderito ad una organizzazione che ha completamente stravolto in senso negativo la loro mente, il loro comportamento e il loro modo di vivere. Essi dicono di dover obbedire ad un certo “maestro”, fondatore e capo, rifiutano i contatti con la loro madre, non le lasciano avvicinare i nipoti. Seguono riti strani e pericolosi … L’organizzazione si chiama Arkeon».

Il comportamento di padre Cantalamessa è sbalorditivo. Nella documentazione non c’è, come ci si aspetterebbe, la sua risposta. C’è invece (datata 19 aprile 2006) una lettera, scritta dalla stessa città, di un signore che poi è il marito dell’amica disperata della signora di Magenta. Questo signore, al pari dei due figli, ha aderito ad Arkeon o, almeno, ce l’ha in grande simpatia. E fa riferimento al contenuto della lettera inviata a Cantalamessa dall’amica della moglie. Come è potuto succedere? L’unica spiegazione è che anche questa volta Moccia sia stato informato e che abbia chiesto all’adepto di Magenta di scrivere qualcosa di rassicurante all’autorevole sponsor cattolico. [

Nel giugno del 2006 viene avviata l’inchiesta giudiziaria. E a ottobre di quello stesso anno, il “caso Arkeon”, come ormai si chiama, riesplode sugli schermi. Questa volta in una puntata di “Mi manda Rai 3” dove sono presenti gli accusatori (tra i quali la psicologa Lorita Tinelli) e il leader degli accusati, Vito Carlo Moccia. C’è anche un ragazzo che racconta di essere stato obbligato a chiedere l’elemosina con appeso al collo un cartello con su scritto «sono schizofrenico». Sua madre in seguito racconterà di aver segnalato il dramma del figlio a padre Cantalamessa fin dal 2004, dopo aver assistito sgomenta all’intervista di Moccia nella rubrica del predicatore, e di non aver mai avuto risposta. L’immagine dell’associazione ne esce a pezzi davanti all’opinione pubblica. Ma, ancora una volta non davanti al predicatore della Casa pontificia. Ecco come risponde a una lettera inviatagli qualche giorno dopo da un’aderente al Cesap: «Ho visto la trasmissione e mi ha dato l’impressione di un penoso linciaggio. Agli accusati non è stato permesso di terminare una sola frase. C’è stato, mi sembra di capire, un caso di un operatore che ha effettivamente abusato della propria posizione che, però, è stato per questo sospeso (…) Non si dovrebbe fare di ogni erba un fascio. Chi si sognerebbe di voler mettere fuori legge la Chiesa cattolica o l’associazione degli psichiatri perché qualche loro membro ha abusato del suo ufficio?».

Due mesi dopo, il 30 dicembre 2006, si verifica l’evento televisivo più importante. E anche più significativo rispetto ai rapporti tra Cantalamessa e “Sacred path”. Nella settimanale puntata della sua rubrica, il predicatore pontificio manda in onda la registrazione di un’intervista. Nello schermo appare una giovane coppia con un bambino di circa tre anni tenuto in braccio dal padre. Il padre dice di chiamarsi Luca, afferma di «essere stato» omosessuale e di essere «guarito» grazie ad Arkeon. Curiosamente, nel presentare il filmato, Cantalamessa non nomina l’organizzazione ma la definisce semplicemente «gruppo di sostegno». Né, naturalmente, dice chi ha realizzato il filmato, né di chi è la voce fuori campo che pone a Luca domande sul suo percorso. Eppure lo conosce benissimo: è, infatti, Vito Carlo Moccia.

La puntata non passa inosservata. E non solo perché, in seguito, molti riconosceranno in quel Luca il «Luca era gay» della canzone di Povia. Interviene il garante della privacy che rivolge alla Rai e al conduttore un ammonimento per aver violato le regole deontologiche che tutelano i minori. Il bambino di Luca non solo era perfettamente riconoscibile ma, osserva il garante, ha dovuto assistere a un’intervista che riguardava «anche aspetti estremamente delicati relativi a vissuti dolorosi di uno dei genitori: gli abusi sessuali subiti da parte di un familiare». Se potevano esserci ancora dei dubbi sulla gravità e sulla serietà delle accuse a “Sacred path”, essi vengono a cadere il 10 ottobre del 2007 quando a Moccia e agli altri dirigenti vengono notificati gli avvisi di garanzia. La notizia fa clamore e la tv torna ad occuparsene.

Questa volta è Striscia la notizia che scopre e manda in onda spezzoni dell’intervista-spot a Moccia andata in onda nel 2004. L’effetto è sconvolgente per il contrasto tra la figura del predicatore e i fatti raccontati dai testimoni. Cantalamessa è costretto a intervenire. È una presa di distanze imbarazzata e tardiva, come le scuse alla comunità ebraiche dopo la gaffe sull’antisemitismo. Scrive il predicatore: «Personalmente io non sono venuto a conoscenza di nessun abuso, che altrimenti sarei stato il primo a denunciare e condannare». È falso. Padre Raniero Cantalamessa fu informato dei comportamenti di “Sacred path” sicuramente nelle due lettere che abbiamo riportato. Non solo non fece alcuna denuncia ma, come abbiamo visto, informò il capo dell’organizzazione. Proprio come quei prelati che, davanti alle denunce di casi di pedofilia, non si rivolsero alla magistratura ma alle autorità ecclesiastiche gerarchicamente superiori.

Giovanni Maria Bellu

Il codice Arkeon

Chi canta la messa

Invece di Concita De Gregorio


Tratto da un estratto dell'editoriale di Concita De Gregorio ..

"Nel crescendo di sconcerto che suscitano le notizie di cronaca di un giorno qualunque dedichiamo la copertina a quella che ci ha sbalordito più di tutti. Giovanni Maria Bellu narra e documenta i legami tra padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia (colui che «aiuta» il pontefice e i cardinali a meditare il Vangelo) e l'associazione Arkeon, ventimila adepti, i cui vertici sono sotto processo a Bari per associazione a delinquere, truffa, violenza privata, maltrattamento di minori. Cantalamessa è il frate cappuccino che lo scorso 2 aprile, parlando in presenza di Benedetto XVI, ha scatenato uno scandalo planetario paragonando la campagna di stampa sulla pedofilia nella Chiesa all'antisemitismo. Lo scandalo pedofilia arriva oggi alle porte del Vaticano: rischia di colpire il vicario del Papa per la diocesi di Roma, cardinale Agostino Vallini. Dalle carte del processo Arkeon risulta che Cantalamessa fosse a conoscenza delle denunce di abusi rivoltegli direttamente dai parenti delle vittime e che abbia inoltrato queste stesse denunce alla persona indagata come presunto responsabile, il fondatore di Arkeon. Leggere per credere."

martedì 6 aprile 2010

Caso Arkeon: la lettera di un’adepta e la risposta della dottoressa Lorita Tinelli

Ho trovato ora sul sito mondoraro un'interessante risposta data dalla dottoressa Lorita Tinelli chiamata dal direttore Gianni Leone quale esperta di culti distruttivi e parte in causa.... nel caso arkeon

Gentile Direttore,
come da Sua richiesta Le propongo le mie riflessioni a proposito delle affermazioni fatte dalla Sua lettrice.
Naturalmente la mia risposta non può non tenere conto dei fatti giuridici in corso, che vedono 11 membri del gruppo Arkeon rinviati a giudizio per diversi reati (il cui processo inizia il 18 marzio 2010) e altri 46 membri di Arkeon, a vario titolo, indagati per il reato di concorso in calunnia (e tra i quali sembrerebbe configurare anche il nome della Sua lettrice). Queste ultime indagini, concluse in prima istanza con l’elenco di 46 indagati, ma che sono ancora in corso, si riferiscono proprio all’attività organizzata da Arkeon e tesa, secondo l’accusa, a denunciare per diffamazione la sottoscritta e due fuorusciti dal gruppo, che avevano partecipato ad una trasmissione televisiva, sapendoci innocenti.

La Sua lettrice lamenta il diverso trattamento che Striscia avrebbe avuto nei confronti di coloro che si considerano vittime dei metodi utilizzati da maestri di Arkeon, rispetto a quello del fondatore stesso del gruppo.
Da quanto ho potuto verificare, nel corso degli anni di rapporti con la stampa, chiunque intervistato da un giornalista ha il diritto di chiedere che la propria immagine non venga resa riconoscibile.
Inoltre, lo stesso Garante per la protezione dei dati personali ha più volte ricordato ai giornalisti di non pubblicare dettagli che rendano identificabili le persone colpite da atti di violenza, anche se presunti. E’ per questo che diverse testate giornalistiche, nonchè contenitori televisivi, tendono a rendere irriconoscibili i testimoni di esperienze di questo genere. Questo però non significa che gli stessi giornalisti non facciano i loro riscontri in merito alle identità dei loro intervistati e alle loro storie.

Non mi assumo personalmente la responsabilità di come le testate giornalistiche propongono i propri articoli. Tengo però a precisare, anche in base alla mia esperienza, che esistono giornalisti preposti alla cronaca giudiziaria, che generalmente prima di intervistare qualcuno prendono le notizie necessarie direttamente dalle fonti dei tribunali o delle forze dell’ordine. Poi il taglio del montaggio dipende sempre dal messaggio che il giornale intende inviare ai propri utenti. Ed anche gli spazi dedicati alle interviste stesse.

Riguardo “agli insulti e agli sbeffeggiamenti vari rivolti a tutti i partecipanti di Arkeon” presenti sul sito del CeSAP cui fa riferimento la Sua lettrice, avrei necessità di ulteriori approfondimenti.
Quel che è vero è che il forum del CeSAP dedicato ad Arkeon è stato analizzato al dettaglio da PM, GIP e GUP diversi, presenti in diverse Procure d’Italia, che hanno ricevuto le centinaia di denunce fotocopia da parte di membri a vario titolo di Arkeon. Tali PM, GIP, GUP, hanno lavorato in piena autonomia e, ripeto, hanno riscontrato infondate le varie accuse che dai denuncianti sono state rivolte alla sottoscritta e a due fuorusciti dal gruppo Arkeon. Vi sono diverse archiviazioni e due sentenze di non luogo a procedere che chiariscono molto bene l’infondatezza dei reati che ci venivano contestati.

In un forum gli utenti che vi partecipano, nel momento in cui decidono di farlo, devono anche essere in grado di confrontarsi e portare avanti una conversazione. Chi entra in un forum per recitare un mantra pre-programmato e poi si sottrae dinnanzi ad eventuali altre sollecitazioni o riflessioni inerenti la discussione aperta, non può poi lamentarsi di essere stato “insultato” (e torno a ripetere che non mi risulta vi siano stati insulti di alcun tipo).

Contrariamente nell’arco degli ultimi 2 anni nella rete sono miracolosamente apparsi decine di blog creati contro la mia persona, che trovano la massima epressione proprio in prossimità delle varie udienze relative ad Arkeon. In tali spazi virtuali monotematici gestisti da membri di Arkeon (anche tra coloro che oggi devono rispondere per il reato di calunnia) e da loro audaci sostenitori, vengono rimestati e stralciati dai relativi contesti alcuni documenti, con l’intento ultimo di dimostrare cose differenti dalla realtà e di attribuirmi “crimini” inesistenti. Purtroppo ho già assistito a giochi di questo genere negli anni passati. Alcuni di coloro che oggi si danno più da fare nella creazione di blog, che vengono poi pubblicizzati e ricommentati dai membri di Arkeon nei loro rispettivi spazi della rete, hanno a loro volta creato simili strategie contro altri studiosi o gruppi nel passato lontano e più recente, nel perfetto stile hubbardiano del dead agenting (scavare nel passato del critico per cercare dei suoi “crimini” e se non ci sono, bisogna inventarseli). E in questo senso la fantasia sembra proprio non mancare!

Colgo l’occasione per augurarle buon lavoro

Dr.ssa Lorita Tinelli



Brava dottoressa!! Non se ne può più di leggere le eclatanti gesta eroiche ( a parole) di pochi paladini ancora seguaci in difesa del loro maestro..!E' ora di finirla con i falsi messaggi di gente che non ha visto niente

giovedì 1 aprile 2010

Bari, 47 avvisi di garanzia ad adepti psico-setta per diffamazione vittime

Agenti della Digos della Questura di Bari, nell’ambito del procedimento penale nei confronti dell’associazione Arkeon, la psico-setta guidata dal sedicente psicologo Carlo Moccia, che, utilizzando tecniche ispirate alle filosofie orientali sarebbe riuscita a raccogliere 10.000 adepti in tutta Italia e a truffare molte persone, promettendo improbabili guarigioni, hanno notificato 47 avvisi di garanzia nei confronti di altrettanti aderenti all’organizzazione, responsabili in concorso, del reato di diffamazione.

Gli stessi avevano denunciato, pur sapendoli innocenti, coloro che pubblicamente avevano segnalato gli abusi subiti dai responsabili di Arkeon, in particolare alcune vittime intervenute durante una trasmissione televisiva condotta da Maurizio Costanzo. L’inchiesta è condotta dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Bari.







Immagino siano solo i primi ad aver ricevuto la notifica visto che in un altro articolo ho appreso numeri ben superiori

«Io, vittima della setta e querelata 118 volte»

mercoledì 31 marzo 2010

Arcigay Bari parte civile nel Processo Arkeon

Il Comitato provinciale Arcigay Bari "Liberi di Essere Liberi di Amare" ha presentato oggi l'istanza di costituzione a parte civile nel processo penale contro 11 persone accusate di associazione per delinquere, truffa ed esercizio abusivo delle professioni di psicologo, psicoterapeuta e medico, finalizzati all'applicazione ed alla diffusione del "metodo Arkeon", per
curare dall'omosessualità, dall'AIDS, da tumori terimali ecc..

Arkeon è stata definita dalla stampa una "psicosetta" che chiedeva denaro in cambio di promesse di guarigioni fuori dalla scienza.

Arcigay Bari ha nominato quale difensore di fiducia Enrico Fusco, avvocato ed ex presidente del Comitato Provinciale Arcigay Bari.

"E' la prima volta che l'associazione barese si costituisce parte civile in un giudizio: è un atto molto importante perché, con queste azioni, il Comitato barese può davvero svolgere a pieno il compito di tutela e promozione del benessere delle persone omosessuali del territorio", ha dichiarato Francesco Camasta, presidente del Comitato Provinciale Arcigay Bari.

La presenza di Arcigay Bari nelle aule del Tribunale Penale ha destato grande interesse nei media nazionali e locali.

Questo è il link al quale troverete tutte le notizie relative al processo:

venerdì 26 marzo 2010

Bari, 47 avvisi di garanzia ad adepti psico-setta per diffamazione vittime

BARI - Agenti della Digos della Questura di Bari, nell’ambito del procedimento penale nei confronti dell’associazione Arkeon, la psico-setta guidata dal sedicente psicologo Carlo Moccia, che, utilizzando tecniche ispirate alle filosofie orientali sarebbe riuscita a raccogliere 10.000 adepti in tutta Italia e a truffare molte persone, promettendo improbabili guarigioni, hanno notificato 47 avvisi di garanzia nei confronti di altrettanti aderenti all’organizzazione, responsabili in concorso, del reato di diffamazione.

Gli stessi avevano denunciato, pur sapendoli innocenti, coloro che pubblicamente avevano segnalato gli abusi subiti dai responsabili di Arkeon, in particolare alcune vittime intervenute durante una trasmissione televisiva condotta da Maurizio Costanzo. L’inchiesta è condotta dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Bari.

giovedì 25 marzo 2010

Caterina Boschetti su Canale5 per parlare di sette religiose

Anche Canale5 parla di sette religiose e per farlo invita la giornalista cesenate Caterina Boschetti.Oggi, giovedì 25 marzo, a partire dalle ore 9, la giornalista parlerà di settarismo distruttivo nel programma Mattino5 della rete Mediaset condotto da Federica Panicucci e Paolo Del Debbi.
Dopo il recente arresto di Danilo Speranza, fondatore della comunità "New ager Re Maya" e a seguito del processo al gruppo Arkeon, si torna quindi a parlare di sette.
Caterina Boschetti, autrice dell'inchiesta "Il libro nero delle sette in Italia", 5 edizioni per Newton Compton parlerà dell'ex reato di plagio e dei motivi che spingono una persona ad abbracciare culti deviati e spesso criminali.

Caterina è recentemente stata alla Camera dei Deputati insieme a Marisa Degli Angeli e alla associazione Penelope per parlare del DDL sulle sparizioni, in quanto spesso alcuni individui svaniscono nel nulla proprio dopo essere entrati in un gruppo settario distruttivo.

Caterina Boschetti sta inoltre lavorando, per Cine Città, a una fiction in due puntate sul caso di Angela Celentano, sparita nel 1996 e mai ritrovata. Per info www.caterinaboschetti.it


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Ho visto la trasmissione..
c'era un certo Introvigne che minimizzava la situazione delle sette in Italia, però ha ripetuto più volte che ci sono un sacco di " fabbriche di emozioni che ruotano attorno a un capo" direi che questa affermazione calza a pennello su Arkeon

Caterina Boschetti purtroppo ha avuto poco spazio, ma ha detto che c'è molto sommerso e che quindi non si può fare un censimento dei movimenti sul potenziale umano in Italia.
Ha sottolineato inoltre che sono importanti le denunce, le storie e le testimonianze.

Aggiungo che quel 6% minimizzato da Introvigne non è poco !!!

C'era poi la Signora Nora Soli che è stata in una setta per sei mesi (ha sottolineato che è stato un tempo infinito!!!) che ha scritto un libro sulla sua esperienza

mercoledì 24 marzo 2010

Psico-sette, dieci casi l'anno di persone che si fanno irretire

MENTI FRAGILI. Al Gris si rivolgono parenti e amici che vogliono salvare i nuovi adepti. «Frequentano i corsi e i periodi di "full immersion" convinti di diventare forti, invece cadono nella rete», dice l’esperto Fasol

Verona. Le chiamano psico- sette, dentro si vivono degli psico-drammi, alle volte ci sono anche degli psicologi veri. Battute a parte, il caso della setta di Arkeon che sta tenendo banco sulle cronache di questi giorni non è che uno dei tanti casi in cui persone solitamente psicologicamente fragili si fanno irretire, coinvolgere in situazioni da cui difficilmente riescono poi a liberarsi. Nomi diversi tanti, ma queste sette sono simili per la metodologia spesso simile, in molti casi «mascherata» da corsi per migliorare l'autostima.«
Una decina di giorni fa mi ha chiamato il padre di una venticinquenne molto preoccupato», spiega Antonio Fasol del Gris, il gruppo ricerche sette. Si tratta di un'associazione religiosa e culturale senza scopo di lucro composta da laici e religiosi che cerca di aiutare quelli che vi si rivolgono per avere aiuto in un'ottima cristiana. «Il padre mi ha raccontato che la figlia lavorava come commessa in una pasticceria ed aveva iniziato a frequentare uno di questi corsi. Il primo glielo avevano offerto, adesso lei stava frequentando altri corsi costosissimi e lui non aveva denaro per mantenerli. La ragazza nel frattempo ha cambiato lavoro, ma la situazione a casa stava diventando pesante».
Risultato? nessuno. «In questi casi è difficile aiutare», aggiunge Fasol, «i parenti di solito chiedono aiuto di nascosto, non vogliono essere richiamati al telefono per paura d'essere sentiti da chi è entrato nella psico-setta».
Sono almeno una decina all'anno i casi in cui familiari, o affini chiedono aiuto al Gris perchè vedono il loro caro diventare strano, diverso e soprattutto spendere molto denaro. «La definizione di psico-setta è difficile da determinare. Ma sono sempre di più e avvicinano sempre più persone. In molti si regalano un T2, che equivale a un fine settimana o più di «segregazione» fisica e mentale, in cui i partecipanti vengono privati di cellulare piuttosto che di orologio e alle volte anche picchiati, in simulazione di psicodrammi che debbono rafforzare la mente e il corpo di chi vi prende parte. Meeting che di solito si svolgono in hotel compiacenti», aggiunge Fasol, «dai dati dei nostri Centri di ascolto e dalle testimonianze risulterebbe che il target di riferimento sarebbe costituito da individui in prevalenza giovani, di livello culturale medio-basso ma di potenzialità economico-patrimoniali medio-alte. Sarebbe interessante valutare se tale scelta avvenga a monte o sia una sorta di selezione naturale in seguito ai costi gradualmente esponenziali dei corsi stessi. Infatti i primi corsi generalmente vengono regalati e poi si passa a farli pagare sempre di più a seconda dei livelli. La tendenza a proporre di continuo corsi di livello e costo superiore pressoché all'infinito ha lo scopo di fagocitare il malcapitato o l'azienda in un clima di perenne attesa e aspettativa: al contrario un centro di consulenza professionale offre pacchetti di formazione mirati per esempio alla certificazione, trasparenti nei costi e limitati nel tempo. A trarre ulteriormente in inganno è il fatto che dopo i primi corsi probabilmente le persone che lo frequentano si sentono realmente meglio, più forti e quindi vogliono continuare per diventare sempre più forti».
«Tra i tanti problemi che dobbiamo affrontare c'è quello legislativo», conclude Fasol, «c'è proprio un buco normativo e quindi anche scoprendo pseudo truffe è difficile dimostrarle. Inoltre quando le persone iniziano a frequentare i corsi firmano delle liberatorie che impongono loro il silenzio su quello che affronteranno e vedranno, spesso raccontano i loro affari e i loro privatissimi problemi quindi diventano facilmente ricattabili. Così sono davvero pochi quelli che ne escono e mettono in piazza tutto o redigono una denuncia».


Alessandra Vaccari

martedì 23 marzo 2010

A "Terra" Canale Cinque il fenomeno delle "sette"


Il fenomeno delle sette è al centro del nuovo appuntamento con Terra!, il settimanale del Tg5 a cura di Toni Capuozzo e Sandro Provvisionato, in onda giovedì 18 marzo 2010, in seconda serata, su Canale 5. Toni Capuozzo, dal Palazzo di Giustizia di Bari, dove il 18 marzo riprende il processo alla psico-setta fondata da Vito Moccia, approfondisce il tema sui vari movimenti pseudoreligiosi che in Italia sono forti di un sottobosco di oltre 80mila adepti, riuniti in più di 137 gruppi, tra sincretisti, false Chiese, messianici esoterici, occultisti e satanisti.
Anna Migotto racconta la recentissima scoperta dell'associazione New Age Maya, in via dei Sabelli, nel quartiere romano di San Lorenzo. Il guru del gruppo, Danilo Speranza, a seguito di alcune denuncie per violenza sessuale da parte di diverse adepte, è stato arrestato con svariate accuse, tra cui anche quella di aver abusato di bambine di 10/12 anni.
A seguire, Marco Corrias accende i riflettori su Arkeon, la psico-setta di Bari che negli anni era riuscita a raccogliere oltre 10mila adepti, al suo credo. Il processo vede tra gli imputati il suo fondatore Vito Carlo Moccia, accusato dal sostituto procuratore della Repubblica Francesco Bretone di associazione per delinquere, finalizzata all'esercizio abusivo di professione medica, truffa aggravata, violenza sessuale, violenza privata e calunnia.Sandro Provvisionato, invece, torna a parlare dell'omicidio di Annalaura Pedron, avvenuto a Pordenone nel 1988. Un delitto che, a distanza di anni, sembra aver trovato, grazie all'esame del Dna, un colpevole. Il sospettato, minorenne e affiliato alla setta Telsen Sao, all'epoca dei fatti, ne faceva parte assieme alla vittima.
Sabina Fedeli, infine, indaga sul rapporto che lega alcune sette alla piaga adolescenziale, ma non solo, dell'anoressia.
Terra! è un programma del Tg5, a cura di Toni Capuozzo e Sandro Provvisionato. In redazione, Marco Corrias, Sabina Fedeli, Anna Migotto. Produzione esecutiva di Monica Ferraro.

Da "Studio Aperto" Italia Uno del 18-3-2010

http://www.video.mediaset.it/video/studioaperto/edizione_servizio/159721/a-processo-la-psicosetta-smascherata-da-striscia.html


http://www.video.mediaset.it/video/studioaperto/edizione_servizio/159808/linchiesta-sulla-setta-arkeon.html


Anche qui nonostante lo vieti la legge causa periodo pre elettorale hanno mandato in onda l'avvocato di Moccia che è parlamentare!!

ARKEON E I SUOI STREGONI

Intervista a cura di Carla Liberatore alla D.ssa Lorita Tinelli, Psicologa specializzata in psico-sette, segue la vicenda di Arkeon fin dal 1994. STRALCI DI STAMPA SULLA VICENDA “ARKEON”: «Ti guarirò dai traumi infantili» – Violentate da un finto santone Il guaritore, con la scusa di far superare alle vittime vecchi abusi sessuali, le stuprava
Le aveva convinte che l’unico modo per superare i traumi che avevano subito da piccole era quello di sottoporsi a una terapia individuale, dove lui svolgeva il ruolo di “maestro”. E in quella circostanza le avrebbe violentate entrambe.

Nell’indagine della procura di Bari vengono contestati i reati di associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza. I fatti si riferiscono al periodo compreso tra il 1999 e il 2008. Per partecipare ai seminari di Arkeon, il costo minimo si aggirava sui 260 euro e arrivava, a mano a mano che si passava di livello, a 15.000 euro. Ma una coppia del nord Italia che cercava di risolvere la propria crisi matrimoniale ha detto alla polizia di avere pagato 100.000 euro, così come una donna che credeva di aver subito violenza sessuale nel passato. Secondo l’accusa, a capo dell’associazione criminale c’era Vito Carlo Moccia, di 57 anni, di Noicattaro (Bari) residente a Milano, che diceva di essere psicologo ma non ne aveva i titoli.

C.L. – D.ssa Tinelli, come venne a conoscenza della setta Arkeon?

L.T. – Ne sono venuta a conoscenza diversi anni fa, nel periodo tra il 1994 e il 1996, quando ancora il gruppo era denominato Aleph. Alcune persone, tra cui genitori e parenti di persone che lo frequentavano, allarmati dallo “strano” comportamento dei propri cari, si sono rivolti a me e ad un collega con cui collaboravo per richiederci un aiuto. I familiari erano allarmati da comportamenti eccessivamente emotivi dei propri cari, caratterizzati da esplosioni di rabbia immotivate o da crisi mistiche improvvise. Il risultato finale era l’irrimediabile allontanamento dovuto alla presunta consapevolezza, durante gli incontri con i vari Maestri del gruppo, che in passato c’erano stati episodi di abusi consumati nell’ambito delle famiglie d’origine, con la complicità dei membri della famiglia.

C.L. – Quali elementi le fecero pensare che queste persone stessero compiendo dei veri e propri abusi?

L.T. – I racconti che ho raccolto nel corso di questi lunghi anni sono stati molteplici e tutti confluenti negli stessi punti. Si parlava di sessioni in cui la vita di ciascuno veniva re-interpretata da persone che non hanno alcuna formazione psicologica e che individuano presunti abusi sessuali subìti da ciascuno durante l’infanzia. Molti sono stati gli aderenti di arkeon che oggi raccontano di aver “vomitato addosso” ai propri genitori o ai propri parenti il “ricordo dettagliato” del presunto abuso subito. Dopo queste rivelazioni molti rapporti familiari si sono interrotti e molti sono stati i genitori che hanno dovuto subire il ricatto della riconciliazione a patto della completa accettazione del percorso del proprio figlio in arkeon. Diverse sono state le coppie che sono state ritenute dai maestri del gruppo non idonee a stare insieme o al contrario giuste per formare una famiglia, anche se queste decisioni, prese dall’alto, potevano risultare dolorose da parte dei singoli. Diversi gli omosessuali indotti a sposarsi con eterosessuali. La magistratura ha appurato che c’è stata gente che ha dovuto subire aggressioni e abusi sessuali. Minori che hanno dovuto assistere, alla presenza dell’intero gruppo, a sconvolgenti rivelazioni da parte dei propri genitori di contenuto sessuale. Mi sono state raccontate storie di suicidio e di tentato suicidio, nonché di ricoveri coatti in ospedali psichiatrici da parte di persone che avevano frequentato i seminari proposti dai vari maestri. In una occasione un maestro, il cui precedente allievo si era tolto la vita, riferendosi ad un altro dei suoi allievi ha affermato: “almeno l’altro ha avuto più coraggio di te nel togliersi la vita”. Ma molti venivano anche mandati a fare l’elemosina. Tra questi c’è stato anche un assessore comunale.

C.L. – Da quanti anni segue questa vicenda e che tipo di risvolti ci sono stati fino ad oggi?

L.T. – Nel 2006 la vicenda Arkeon è stata affrontata per la prima volta pubblicamente in una trasmissione televisiva. Nel frattempo la Digos, cui si erano rivolte alcune vittime di tale esperienza gruppale, mi aveva chiesto una relazione su quanto fosse a mia conoscenza di Arkeon. A seguito della trasmissione, cui avevano partecipato diverse persone che si erano espresse anche in maniera dura relativamente ad arkeon e ai suoi maestri, il fondatore del gruppo, Vito Carlo Moccia, ha subito inviato a me e ai soli due fuorusciti presenti nella trasmissione un atto di citazione con richiesta di oltre 4 milioni di euro. Ciò è avvenuto nonostante gli altri ospiti e Costanzo stesso avessero avuto parole ben più dure nei confronti del gruppo. Dopo un mese circa lo stesso Moccia ha presentato nel Tribunale Civile una richiesta d’urgenza per la chiusura del sito del CeSAP, nel quale era presente un forum in cui diversi fuorusciti raccontavano la propria esperienza in Arkeon. Un chiaro atto intimidatorio e censorio. Dopo pochi giorni, io e gli stessi due fuorusciti citati dal Moccia abbiamo dovuto subire un vero e proprio massacro giudiziario. Oltre cento adepti di Arkeon hanno depositato, su suggerimento del Moccia e dei suoi legali, un analogo kit di denuncia, presso tutte le Procure d’Italia. Tutti ci accusavano di diffamazione, pur non essendo mai stati citati per nome né, in molti casi, aver mai visto neppure la trasmissione televisiva. Nel corso di questi quattro anni, un giudice del Tribunale di Bari, ha rigettato la richiesta di chiusura del sito, riconoscendo l’attività meritoria della nostra associazione nella tutela delle false psicoterapie

Link di una ordinanza di rigetto
http://www.cesap.net/index.php?option=com_docman&task=cat_view&gid=256&Itemid=60)

Le denunce organizzate e depositate dagli adepti a vario titolo di Arkeon sono state in gran numero archiviate e alcune concluse con “non luogo a procedere perché il reato non sussiste”. Oggi un primo, folto gruppo di maestri e adepti che ci hanno denunciato è indagato per il reato di calunnia. Il 18 marzo 2010, dopo circa tre anni di indagini e dopo alcune udienze preliminari, 11 membri di Arkeon, tra cui il fondatore e sua moglie, dovranno affrontare un processo, presso la Procura di Bari, che li vede indagati per reati quali: associazione a delinquere finalizzata alla truffa, abuso della professione medica, psicologica e psicoterapica, violenza privata, maltrattamento minori e calunnia. Il 20 aprile 2010 uno degli 11 imputati di Bari dovrà essere giudicato anche presso il Tribunale di Milano per violenza sessuale. Nel frattempo, il gruppo Arkeon, che vantava migliaia di adepti,si sarebbe di molto ridotto di numero. Solo in pochi irriducibili continuano una pervicace campagna diffamatoria nei miei confronti, come ritorsione per la collaborazione con le Forze dell’Ordine: tale attività intimidatoria e molesta è al vaglio degli inquirenti. Altri ex fedelissimi, anche vicini al nucleo principale, hanno disertato, rivolgendosi alla sottoscritta e alle Forze dell’Ordine per offrire ulteriori informazioni e documenti significativi.

C.L. – La setta di Arkeon, fra le sue attività, si proponeva pure di guarire ragazzi e ragazze dall’omosessualità? Che metodi usavano per operare queste presunte guarigioni?

L.T. – Nei giorni scorsi la stampa ha riportato la storia di un imprenditore marchigiano che ha pagato ben 50 mila euro per la “guarigione” del proprio figlio dall’omosessualità. Purtroppo questa non è una storia isolata e mi sono state riferite storie analoghe anche dai diretti interessati, convinti all’interno dei seminari di essersi “ammalati” di omosessualità a seguito di un abuso subito nell’infanzia. Alcune di queste persone sono stati indotte a sposarsi, a generare dei figli e, quando l’incantesimo Arkeon ha smesso di agire si sono ritrovati soli ad affrontare la propria omosessualità, totalmente disorientati e con un senso di fallimento totale. Qualcuno non ha retto e ha tentato il suicidio.

C.L. – Ha mai ricevuto minacce dirette o velate da persone legate a questa setta?

L.T. – Sì, sono giunte a me e ad un’altra persona delle minacce. Personalmente continuo da anni ad essere attaccata, molestata e diffamata mediante blog e NG, creati da membri di Arkeon e alcuni loro sostenitori, con continuità ossessiva, che raggiunge le punte massime sempre nei giorni che precedono le varie udienze giuridiche. Oltre a questo le stesse medesime persone hanno scritto ai miei collaboratori, alle Istituzioni e associazioni con cui collaboro da anni, al mio Ordine Professionale di appartenenza, creando pressioni affinché fossi punita o allontanata. Cosa che naturalmente non è avvenuta: i mandanti di tali attività sono tutti legati agli indagati ed è bastato comprovare tali legami per svelare le intenzioni illecite che li animano. In parecchie occasioni si configurerebbe anche il reato di stalking.

C.L. – Lei in prima persona ha raccolto delle testimonianze di ex membri della setta o comunque di persone che ne sono state coinvolte, ci racconta brevemente qualcuna di queste storie?

L.T. – Le testimonianze sono diverse. Molte sono ancora indelebilmente presenti nel Forum del CeSAP. Tutte sono caratterizzate dallo stesso luogo comune del presunto abuso sessuale vissuto tra gli 0 e i 5 anni, ad opera di un parente stretto o di un amico di famiglia (sempre e comunque con la complicità della madre). Chi non riusciva a ricordarlo veniva accusato di “proteggere” lo spazio del pedofilo e quindi lo spazio “perverso” di sua madre. Tra i tanti messaggi presenti nel forum mi ha colpito quello di un parente, accusato di pedofilia da parte del proprio caro adepto di Arkeon: Il post è risalente al 16/02/2007, 10:41. E citava così:

‘Caro “Forista Fuoriuscito”, sono il pedofilo che ha abusato di te in tenera età; sono la madre perversa; sono il padre, il fratello, la sorella. Sono la personificazione dei tuoi problemi, la causa dei tuoi dolori. Hai accettato dolorosamente la separazione, se non una vera eliminazione, consapevole che fosse una necessità. Per la TUA salvezza. Ora leggo su questi forum che è caduto il muro. Beh, una gran bella notizia, davvero… Mi chiedo allora: ma quando tornerà da noi? Ho paura, lo ammetto. Ho paura di non riuscire a trattenere un “te l\’avevo detto”. Ho paura di vendicarmi. Ho paura di rinfacciarti per il resto della tua vita le tue inoppugnabili capacità di raziocinio. Ho paura di umiliarti. Ho paura di non riuscire a perdonarti. Forse non serve (ma non è vero: a me si, mi serve, eccome se mi serve…) che ti dica che sto piangendo. Il muro è caduto, ma io non vedo nessuno all’orizzonte. Vorrei dire che la strada che dovrai fare per tornare da me sarà molto lunga e difficile, ma trovo che sia una frase fatta e fin troppo presuntuosa. Non è presunzione ma sempre paura. Ho paura che la tua strada, da ora in avanti, sarà si molto lunga e difficile. Ma non è detto che sarà la strada del ritorno a casa’.

Mi risulta che oggi questa persona si è riconciliata con il proprio caro, nel frattempo fuoruscito da Arkeon. Mentre so di una persona che non ha fatto a tempo a farlo, perché il familiare accusato ingiustamente di incesto è venuto a mancare tragicamente. E’ ancora divorata dai sensi di colpa. Diversi hanno aderito e accettato le “regole” e le “interpretazioni” di Arkeon in quanto in esso gravitavano dei religiosi (suore e sacerdoti), che sembravano offrire un senso di affidabilità e credibilità al gruppo stesso. Non dimentichiamo che per ben due volte Padre Raniero Cantalamessa ha promosso direttamente o indirettamente l’opera di Arkeon su Rai 1, nel programma “A Sua Immagine”, arrivando a definirlo gruppo di sostegno con il quale risolvere il problema dell’omosessualità. Un’altra storia che mi ha profondamente colpita è stata quella di un adepto di arkeon che si firma sul forum del CeSAP col nick “un altro ex” e che scrive quanto segue

Ulteriore testimonianza di un altro ex della Setta, in data 16/05/2009, 14:08, scriveva:

‘non ce la faccio più l’esperienza di questi due anni mi ha ridotto ad uno straccio sono arrivato anche a tentare due volte il suicidio con tanto di ricovero in ospedale reparto psichiatrico per disturbi della personalità nella disperazione dopo la fine di arkeon mia moglie mi ha lasciato dicendo che non mi aveva mai amato e che era stata con me solo per il fatto di far parte di arkeon io sono caduto in una depressione fortissima e in quei momenti di depressione ho preso l’hiv con dei rapporti omossessuali non protetti perchè prima di essere convinto del contrario da Moccia io ero omosessuale, scrivo non per cercare una via di fuga dalle mie eventuali responsabilità legali ma per offrirle un’ altra testimonianza su come certi metodi possono essere realmente devastanti. io come maestro di arkeon ho semplicemente ubbidito a quello che mi veniva detto dal Moccia e ho sempre creduto che il metodo che portavo avanti non avesse niente a che fare con la psicologia. non mi sono mai permesso di essere critico perchè chi lo faceva era tacciato e poi allontanato dal gruppo il resto lo conosce bene anche voi offro con questa mia la mia totale collaborazione perchè la verità venga a galla e finalmente non succedano più queste cose perché fanno troppo del male alle persone.:sick’

Spero che questa persona oggi abbia potuto finalmente trovare una sua serenità ed un suo equilibrio in quello che è il mondo reale.

C.L. – In Italia ci sono associazioni come ad esempio LOT e AGAPO (psico-sette religiose che propongono la guarigione dall’omosessualità, tutte riconducibili all’associazione NARTH di Joseph Nicolosi), crede che abbiano qualcosa a che fare con Arkeon?

L.T. – Non mi risulta che Arkeon abbia contatti con LOT e AGAPO, ma il fondatore di Arkeon potrebbe aver elaborato la sua teoria sull’omosessualità a partire dai cosiddetti studi sul maschile di Claudio Risè, uno psicologo “di frangia” teso al recupero dell’autorità del maschio.

C.L. – Ha avuto in trattamento delle persone che sono state abusate dai santoni di Arkeon? Quali danni psicologici hanno riportato le vittime?

L.T. – Non ho avuto in trattamento le persone abusate da Arkeon, mi sono limitata a raccogliere le loro esperienze e in alcuni casi ad orientarle verso altri psicoterapeuti. Posso però affermare che i danni che hanno subito sono diversi ed anche molto profondi, ed emergono anche a distanza di alcuni anni dalla fuoruscita. In diversi, appunto, sono dovuti ricorrere a delle cure specialistiche.

C.L. – Lo “stregone” Vito Carlo Moccia, da quanto le risulta, violentava ragazzine minorenni per guarirle dal lesbismo?

L.T. – Non mi risulta questo. E’ però vero che oggi uno dei Maestri di Arkeon è rinviato a giudizio per aver abusato sessualmente di alcune sue allieve, utilizzando su di loro l’ascendente derivato dal suo ruolo di Maestro

C.L. – Ritiene che le leggi vigenti possano realmente tutelare le persone da queste psico-sette?

L.T. – Assolutamente no. Purtroppo dopo l’abrogazione del reato di plagio è rimasto un enorme vuoto legislativo, che non consente alcuna tutela per le persone che vengono turlupinate in maniera così sottile e spietata


C.L. – Cosa si potrebbe fare per prevenire le opere maledette di questi stregoni del nuovo millennio?

L.T. – Molta informazione e sensibilizzazione a vari livelli

C.L. – Nell’ambito della sessualità umana, dove inizia e dove finisce il concetto di “malattia”?

L.T. – Per “malattia” si intende riferirsi a segnali o caratteristiche del proprio stato che causano un disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del proprio funzionament

C.L. – Quindi l’omosessualità e la transessualità non sono da definirsi delle malattie?

L.T. – Se l’individuo non presenta i segni di compromissione e di disagio sopra citati non può considerarsi malato. In quest’ottica ritengo che l’omosessualità e la transessualità consapevoli non siano un sintomo di malattia

C.L. – Che a lei risulti, Arkeon, opera ancora sul nostro territorio? E in quali regioni è stata più prolifica?

L.T. – Dal 2007 la Magistratura ha interdetto tutte le attività di Arkeon. E’ però vero che in seno ad Arkeon sono nate delle società imprenditoriali, che nel loro statuto asseriscono di promuovere i concetti principali di Arkeon e che oggi operano prevalentemente nel nord Italia.

C.L. – Due righe per difenderci dai malati psicotici delle sette

L.T. – Non smettere di ragionare e nei momenti di fragilità non chiudersi o rivolgersi ad un unico canale di informazioni dove ci vengono proposte soluzioni a taglia unica ai nostri problemi

lunedì 22 marzo 2010

TG 18.03.10 Bari, al via il processo Arkeon: 11 gli imputati

Iniziato a Bari il processo Arkeon: parti civili anche l'Arcigay e l'Associazione nazionale famigliari vittime delle sette. Undici gli imputati, tra cui il 58enne di Noicattaro Vito Carlo Moccia, a...

http://www.youtube.com/watch?v=5NXmAADeh_0



Bari. Vito Carlo Moccia e la psicosetta Arkeon

Inizia il processo per la grande psicosetta (denunciata da Striscia la Notizia)...

http://www.youtube.com/watch?v=YmD9ijofNRg&NR=1

"Libera adesione di programmi di tipo culturale.... " Ma mi faccia il piacere!!!!!!

Striscia La Notizia : giovedì 18 marzo 2010

154a puntata

Processo alla psicosetta

Fabio e Mingo hanno alcune novità sul caso:

http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoflv.shtml?2010_03_fami18.flv

giovedì 18 marzo 2010

mercoledì 17 marzo 2010

OGNI SETTIMANA ARRIVANO DECINE DI SEGNALAZIONI" UN'ITALIA OSTAGGIO DELLE SETTE

Da "LA STAMPA" di mercoledì 17 marzo 2010

"Ogni settimana arrivano decine di segnalazioni" Un`Italia ostaggio delle sette Intervista ELENA LISA TORINO Lorita Tinelli Il telefono non smette di squillare.

Lorita Tinelli, presidente del Cesap, il centro studi sugli abusi psicologici, deve rispondere ai legali che dopodomani la sosterranno in tribunale contro «Arkeon», una delle sette più ramificate in Italia con gruppi da nord a sud e oltre diecimila adepti:

psicologi, casalinghe, religiosi, attori, maestre. E bambini tirati dentro dai loro genitori.

I leader dell`organizzazione sono accusati di associazione a delinquere. E la prima volta, in Italia, che accade. La Tinelli, però, che nel processo si è costituita parte civile, ha altre chiamate alle quali rispondere.

E a queste non riesce proprio a negarsi: sono le richieste d`aiuto di uomini e donne, giovani e vecchi, spesso parenti e amici di chi è entrato in una setta e non sa come uscirne.

O non vuole uscirne. «No dice a una signora che chiama da Milano - di questo gruppo non ho mai sentito parlare.

Ma stia tranquilla, sua sorella la tireremo fuori...» Ogni giorno così? «Il mio centro non riceve meno di quaranta segnalazioni a settimana. E sconvolgente, la situazione non fa che peggiorare».

Com`è possibile, le forze dell`ordine non fanno nulla? «Il punto è che hanno spesso le mani legate. 1 capi delle or- ganizzazioni appena sentono su di loro e sul gruppo una certa pressione, scompaiono per poi ricomparire con un altro nome, da un`altra parte. Investigare non è facile».

Come nel caso della setta «Maya» di Roma? «Esattamente. Si è trattato di indagini lunghissime, sono partite anni fa. E anche in questo caso è stata necessaria la ribellione di ex seguaci per riuscire a mettere le mani sul leader».

Quello delle sette è un fenomeno diffuso e sono in molti a temere il rischio che le persone più care possano essere irretite. Quali sono i sintomi che ritiene più evidenti in chi fa parte di una organizzazione come adepto? «Lo dico sempre a chi mi chiama per avere dei consigli. Il campanello d`allarme più chiaro è il cambiamento di carattere e di stile di vita. Si diventa più taciturni, non si frequentano più i soliti amici. E questa la prima regola imposta dalla setta: l`isolamento. Solo così il controllo diventa totale».

Com`è possibile cambiare in modo tanto radicale la propria vita senza reagire? «Attraverso la manipolazione del pensiero. Ma per "plagiare" vengono usate anche tecniche meno sofisticate.

Ci sono sette in cui, chi sta a livelli intermedi della gerarchia è incaricato di pedinare e controllare le potenziali vittime. Lo scopo è scoprire i loro gusti, i bisogni, e fingere un feeling particolare per legarle a sé».

Con quali obiettivi? «Consentire al guru di eserci- tare il proprio carisma, mettere le mani sul conto in banca dei seguaci e costringerli a piegarsi minacciandoli, picchiandoli e violentandoli.

Ci sono persone che non si fanno scrupoli, non si fermano davanti a niente.

Bambini compresi».

Nemmeno i genitori che nelle sette portano con loro i figli, però, sembrano sentirsi particolarmente responsabili...» «I seguaci di quello che credono un guru sono intrisi della filosofia del gruppo. E come se la loro vera personalità venisse occultata e schiacciata da valori diversi. I "grandi" sono vittime come i "piccoli": in una setta ci entrano per la necessità di sentirsi parte di una comunità, essere accettati da un gruppo, amati. Così aumenta la loro autostima».

Al prezzo di vedere violentare dei bambini? «Di quel prezzo si rendono conto solo quando la loro mente non è più obnubilata, quando riescono a uscire dalle organizzazioni. Il rischio, a quel punto, è che il rimorso per loro diventi devastante».

I CAMBIAMENTI «Si diventa più taciturni, ci si isola e si lasciano gli amici» LA STRATEGIA «I leader vogliono avere il controllo totale sulla mente» Presidente Cesap Lorita Tinelli è presidente del Centro studi sugli abusi psicologici. Ogni giorno arrivano decine di chiamate di «prigionieri delle sette» Fenomeno in crescita 1a mappa Gli esperti concordano:

il numero delle persone soggiogate dalle sette èincostante aumento 152 Sette presenti in Italia secondo le ultime cifre ufficiali dei rapporto dei dipartimento di Sicurezza dei ministero dell`interno (1998) Adepti 92.000 61 Gruppi magici Adepti 2 Gruppi New Age 4.600 Adepti 3.000 70* Gruppi religiosi i" (40% di matrice cristiana) Psicosette Adepti 78.500 = Adepti 85.500 11 record I motivi che spingono a entrare in una setta Lombardia: r= Ottenere Solitudine 8I gruppi risultati pratici 20% (71 religiosi, 17 magici) -,,,,Curiosità, noia ignoranza 28% Il fenomeno dei Satanismo osservatorio antiplagio, 2010 236 t~ al Nord )i milone gli adepti gruppi nee 122 in Italia al Centro a 19()/0 segnalazioni pervenute minori 61 1 dai 1994 coinvolti nelle Isole ` al Sud ~> Depressione 6% Partners - LA STAMPA Paura del futuro o 10% Gusto del proibito 7% I luoghi della vicenda Speranza Foro Italico Via Monte Mario I>Abitazione di Dranlza Città del Vatfiro Montesacro La zona in cui di TIppodromo rto, il guru è stato arrestato ieri f! mattina Villa Villa Chigi Ada Tor Bella Monaca Vi risiedono molte LO il cl delle donne che hanno` denunciato degli abusi` San Lorenzo Villa In via dei Sabelli Borghese ha sede la comunità Villa Re Maya fondata da Speranza negli Anni 80 Medici pii ì;, [.]

martedì 16 marzo 2010

Bari, giovedì si apre il processo contro Arkeon: 11 imputati

di FABIO CASTORI BARI UMILIAZIONI, manipolazioni mentali, violenze di gruppo, conti bancari prosciugati ed esperienze terrificanti per trovare la strada' per guarire da tumori, aids, infertilità, problemi spirituali, affettivi e matrimoniali. Erano più di diecimila le persone pronte a sopportare tutto questo in nome del metodo Arkeon e di The Sacred Path' la più grande psicosetta mai esistita in Italia fino ad oggi. Ci sono voluti anni di indagini della Digos di Bari per mettere fine a tutto questo e per portare alla sbarra gli 11 guru che guidavano il gruppo. IL PROCESSO, per certi versi storico, prenderà il via giovedì prossimo davanti ai giudici del Tribunale di Bari, dove compariranno il fondatore della setta, Vito Carlo Moccia, 58 anni di Noicattaro, Antonio Turi 53 anni di Bari, Francesco Antonio Morello 68 anni di Cantù, Gabriella Fabbri 62 anni di Venezia, Quirino Salerno 41 anni di Benevento, Isa Calabrese 40 anni di Bari, Massimo Vavalle 40 anni di Noicattaro, Francesco Ferrara 41 anni di Latina, Grazia Bozzo 44 anni di Genova, Piero Mazza 48 anni di Sasso Marconi e Francesco Locatelli 44 anni di Orzinuovi. Dovranno rispondere, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza. I fatti contestati risalgono al periodo tra il 1999 e il 2008, durante il quale, secondo l'accusa, la setta truffava gli adepti costringendoli a partecipare a costosi seminari, convincendoli che solo in questo modo sarebbero guariti da tumori, aids, infertilità, disagi di qualsiasi genere oppure da problemi spirituali. SECONDO il sostituto procuratore di Bari, Francesco Bretone, a capo dell'associazione criminale c'era Moccia, l'ideatore del metodo Arkeon che i vari complici diffondevano in tutta Italia a suon di costosi corsi miracolosi'. Si partiva da 260 euro, fino a raggiungere quota 15 mila. Alcune persone sono arrivate a versare anche somme di oltre 100mila euro. In alcuni casi gli adepti venivano convinti di aver subito una violenza sessuale nell'infanzia da cui si dovevano liberare' attraverso i corsi a pagamento. Gli ex adepti della setta hanno raccontato di aver partecipato a una serie di pratiche. Tra gli esercizi' richiesti c'era quello di travestirsi e andare a chiedere l'elemosina per strada o sottoporsi a percorsi no limits', durante i quali, sempre secondo le denunce presentate, si sarebbero consumate violenze di gruppo o alcuni adepti sarebbero stati costretti a guardare i loro partner mentre avevano rapporti intimi' con altre persone. SECONDO quanto scoperto dagli investigatori il gruppo Arkeon cercava di avvicinare e coinvolgere anche alti esponenti del mondo cattolico. Il problema delle psicosette in Italia sta venendo a galla ora. Eppure, già 10 anni fa, un rapporto del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero degli Interni, affermava che in Italia esistono «movimenti per lo sviluppo del potenziale», detti anche psicosette, che sono i gruppi degni di maggiore attenzione in quanto su di esse si accentrano le accuse di destrutturazione mentale e d'indebito arricchimento ai danni degli affiliati.

IL DRAMMA DI UN PADRE: «MIO FIGLIO è GAY, VOLEVO CURARLO»

FERMO - LA PSICOSETTA curava' anche l'omosessualità. È di questi giorni lo sfogo di un imprenditore di Fermo che si era rivolto ad un guru di Arkeon per risolvere i problemi' del figlio 18enne omosessuale. Nonostante i 50mila euro versati alla setta e le vessazioni subite dal ragazzo, nulla è cambiato. Il padre si è accorto di essere stato truffato solo dopo mesi di frequentazione dei vari percorsi del gruppo: «Il capo carismatico del gruppo mi disse che il caso di mio figlio era molto complesso e mi chiese 50mila euro. Versai la somma e, senza lontanamente immaginarlo, misi il mio ragazzo nelle mani di una setta senza scrupoli, che lo ha sottoposto alle umiliazioni più assurde, facendogli credere di aver subito una violenza sessuale da piccolo».

lunedì 15 marzo 2010

Sette, il racconto-choc di una vittima: "Erano premurosi poi mi hanno stuprata"







Bari, la ragazza è entrata a far parte di Arkeon spinta da un'amica, e ha sborsato migliaia di euro



BARI, 15 marzo 2010 - UNA STORIA inquietante, ma, purtroppo, come altre di donne e uomini che hanno subito violenze e abusi sessuali nel nome di Arkeon. È la storia di Silvia che, dopo aver versato decine di migliaia di euro nelle casse dei guru del gruppo, è stata anche violentata.


Come è entrata a far parte di Arkeon?«Sono stata introdotta da un’amica che frequentava i seminari a pagamento della setta. Ho iniziato dai livelli più bassi fino ad arrivare a quelli più alti, dove si pagavano anche 15 mila euro».


In che consisteva l’attività praticata nella setta?«Fondamentalmente erano dei percorsi da seguire, che, in realtà, erano dei veri e propri lavaggi del cervello. Inizialmente tutti sono stati premurosi e dolci, praticando la cosiddetta tecnica del ‘love bombing’, ma poi è venuto fuori il lato perverso dei guru. Loro agivano sulla nostra mente inculcandoci anche delle memorie false per sostenere la loro tesi secondo cui il 95 per cento delle persone sono state abusate nel periodo infantile».


Abusi di quale tipo? «Abusi sessuali e quasi sempre praticati dai genitori. Loro cercavano di convincerci che tutti noi, anche se non lo ricordavamo, avevamo subito abusi da piccoli».


Quindi si parlava spesso di sesso?«Sì, si parlava spessissimo di sesso, nonostante in questi incontri fossero presenti anche minorenni. Con il pretesto di utilizzare determinate tecniche, cercavano di farti credere che, ripercorrendo all’indietro quello che poteva essere il tuo vissuto, saresti arrivato a capire e a superare quello che era stato il trauma dell’abuso».


Ma questo sempre e in ogni caso, anche se l’abuso non c’era stato? «Per loro era impossibile che non ci fosse stato, caso mai c’era l’eventualità che non lo si ricordasse. In quel caso applicavano la loro tecnica più violenta per farlo ritornare a galla».


Ovvero?«Abusavano sessualmente dell’adepto. Così come hanno fatto con me e con altre persone. Una volta ho assistito anche ad una violenza di gruppo nei confronti di una donna che rifiutava di sottomettersi».


Le risulta che all’interno di Arkeon ci fossero membri delle Chiesa?«Sì, la setta si serviva di persone della Chiesa per adescare ulteriormente gli adepti e per darsi una facciata di perbenismo».

di Fabio Castori

sabato 13 marzo 2010

«Io, vittima della setta e querelata 118 volte»

PESCARA. «Mi hanno danneggiato più e più volte: ho perso il mio compagno, ho attraversato esperienze terribili, sono stata investita da denunce per calunnia a raffica, mi hanno chiesto un risarcimento di quattro milioni di euro. Ma non sono riusciti a farmi desistere». Per gli adepti, i seguaci del movimento fondato dal barese Vito Carlo Moccia, quello di Arkeon era il sentiero sacro («The sacred path») verso la conoscenza. Per Anita, diventata una delle testimoni chiave nell’inchiesta sulla psico-setta, è stata una scorciatoia verso l’inferno.
LE ACCUSE DI CALUNNIA. Il giorno dopo il rinvio a giudizio di dieci persone, indagate dalla procura di Bari con accuse pesantissime, la giovane donna di Pescara che assieme ad altre vittime ha dato il via alle indagini, si prepara ad affrontare le udienze come parte civile, ma anche a difendersi nelle decine e decine di processi intentati contro di lei a Roma, Bari, Genova, Torino, Latina, Ancona, Ferrara, Monza: «Nel gennaio del 2006, assieme a un ex maestro pentito e a Lorita Tinelli, una studiosa del Centro studi sugli abusi psicologici, partecipai a tre puntate di un programma di Maurizio Costanzo su Canale 5: nonostante non avessi fatto alcun nome, nonostante altri ospiti si fossero espressi in maniera feroce nei confronti del gruppo, solo tre persone furono denunciate per calunnia: io, l’ex maestro e Tinelli: per 118 volte. È stato un modo per mettermi in ginocchio dal punto di vista economico». Anita, però, non ha mai fatto un passo indietro. Mai, da quando, nel gennaio del 2003, dopo aver partecipato a due seminari del gruppo ed essersi ribellata, il suo compagno decise di abbandonarla e lei decise di denunciare. «Il maestro gli aveva detto che non ero “illuminata”, che sarei stata sempre un problema e che con me non sarebbe mai stato “un guerriero”». L’INIZIAZIONE NEL 2002. Tutto comincia nell’estate del 2002 quando il compagno di Anita, che chiameremo Giovanni (entrambi i nomi sono di fantasia), comincia a frequentare il gruppo Arkeon a Milano, dove da Pescara va spesso per lavoro. «Già dal primo incontro tornò profondamente cambiato: era diventato aggressivo, mostrava una certa misoginia, diceva che la madre aveva dei problemi e che tutte le donne rovinano i figli con atteggiamenti morbosi che nascono non da un amore materno, ma dal desiderio: la teoria della “madre perversa”. Tutto veniva ricondotto a distorsioni sessuali, legate ad attenzioni ricevute dai genitori o da altri familiari nell’infanzia. Questo, per far allontanare le persone dai propri cari». IL SACRO CERCHIO. L’uomo non vuole raccontare cosa accade durante i seminari, ma insiste con la compagna perché partecipi. «Diceva che non si poteva parlare al di fuori del cerchio sacro. Fino a quel momento eravamo stati felici. Dopo due mesi di frequenza era diventato uno straccio, era depresso, piangeva, vaneggiava. Manifestava una sudditanza assoluta verso il maestro». A metà dicembre Anita fa il suo ingresso in un seminario a Milano. «Ho assistito a una serie di esercizi di condizionamento che poi ho scoperto avere effetti devastanti sulle persone, ma soprattutto ho subito una aggressione fisica da parte del maestro e di altre tre persone perché, a loro dire, dovevo superare un trauma. Io ho scalciato, ho urlato, ho pianto, ma nessuno è intervenuto. Neppure il mio compagno». Nonostante questo, poco dopo Anita torna una seconda volta dentro «il cerchio»: «Capivo che stavo perdendo il mio compagno, volevo capire cosa stesse accadendo». Ma la seconda volta «fu peggiore della prima». «Il seminario durò cinque giorni e quattro notti, durante le quali facemmo esercizi deliranti mentre incensi e altre strane sostanze venivano bruciate nell’ambiente. Cercavano di farti crescere l’odio per la famiglia, urlando, con un frastuono di piatti, tamburi, per ore. Le persone venivano spinte a esplorarsi vicendevolmente, come successe a me, bendata, per fare emergere presunti abusi». IL PUNTO DI NON RITORNO. Per Anita è raggiunto il limite. Al loro ritorno, dopo un temporaneo riavvicinamento, il compagno lascia la loro casa per non farvi più ritorno: «Mi chiamò per dire che andava a Milano per lavoro. Non l’ho più visto». Anita comincia a fare ricerche via Internet e approda al Cesap: «Mi risposero che conoscevano già Arkeon perché avevano già ricevuto altre segnalazioni». La donna si rivolge alla polizia, quindi viene ascoltata dalla Digos di Pescara. Il Cesap redige un dossier con numerose testimonianze che viene consegnato alla Digos di Bari: da qui parte l’indagine che due giorni fa approda al rinvio a giudizio. Si apre così il processo in cui le accuse contro Arkeon e le dichiarazioni dei testimoni come Anita dovranno essere provate. -
Maria Rosa Tomasello

il Centro — 01 ottobre 2009 pagina 02 sezione: PESCARA

martedì 9 marzo 2010

Le sette in Italia. Quante sono?

Può una violenza spirituale essere così atroce da sconvolgere la tua personalità?Può una violenza del genere trasformarti in un essere umano spersonalizzato e uniformato al gruppo? Può l’ambizione esagerata di raggiungere i propri sogni o il desiderio di cancellare i tuoi fallimenti portarti a credere che esiste qualcuno o qualcosa, delle idee, una dottrina nuova che può portarti dove vuoi basta che ne accetti incondizionatamente il suo credo? Sono domande spontanee, dubbi scomodi e inquietanti che conducono al problema della diffusione delle sette in Italia. I dati sono vaghi, così come sono sfuggenti questi gruppi che si formano e si muovono nel buio Come agiscono queste sette? Come uscirne? E quali sono le più diffuse?

Secondo il dipartimento di Sicurezza e le stime delle associazioni antisetta le organizzazioni settarie sono protagoniste di un aumento inarrestabile: se nel 1998 (l’ultimo anno a cui risale un censimento semi-ufficiale del fenomeno) le sette censite erano 152, di cui solo il 10 per cento definite psico-sette, nel 2009 le sette sono arrivate a toccare il migliaio, delle quali il 40 per cento sono psico-sette. Gli adepti sono passati da 92 mila a un milione. Le più diffuse sono, appunto, le psico-sette, ovvero gruppi che promettono di ampliare le capacità mentali dei loro seguaci.

“Nei casi delle sette più diffuse si tratta di ‘gruppi motivazionali’ che agganciano i più giovani e promettono risultati sorprendenti a scuola, nello sport e con gli amici. In Italia il fenomeno prolifera anche perché siamo uno dei pochi paesi in Europa dove non c’è una legge ad hoc e nemmeno è punito il reato di ‘manipolazione mentale’”. A parlare è Maurizio Alessandrini, presidente dell’associazione familiari delle vittime Favis, che sottolinea quindi anche la grave mancanza delle nostre norme italiane. Anche Telefono Azzurro ha denunciato il fenomeno concentrandosi sull’inquietante coinvolgimento dei bambini nelle sette. Ne ha parlato il presidente Ernesto Caffo con una denuncia drammatica: “Non ci sono soltanto i bambini trascinati nella setta dai genitori o da qualche pedofilo travestito da guru. Ci sono anche quelli che nascono nelle comunità. Sono più fortunati visto che non avendo avuto contatti con il mondo esterno non devono sottoporsi a continui ‘riti di purificazione’. Ma di loro si hanno poche notizie, spesso non vengono nemmeno registrati all’anagrafe”. Dalle diverse testimonianze si parla di figli regalati ai capi-setta, purificazioni in cui era proibito piangere, si legge di bambini chiusi in stanze buie, tenuti a digiuno, a cui era vietato parlare in certi casi anche con la stessa madre, costretti ad assistere a rapporti sessuali purificatori tra adulti. Capi d’accusa che emergono anche nel processo a Bari contro la setta “Arkeon” che, secondo le documentazioni, “controllava” diecimila persone a cui hanno sottratto milioni di euro e nei cui capi d’accusa emerge, appunto, anche il “maltrattamento dei minori”. Il gruppo “Arkeon” si ispirava alle filosofie orientali e Vito Carlo Moccia, in corso di processo come capo dell’organizzazione, induceva i propri adepti alla pratica di esercizi terapici che portavano ad un controllo totale della loro mente. Tra gli esercizi erano compresi quelli di travestirsi per chiedere l’elemosina, l’indurre i partecipanti a credere di avere avuto abusi in età minorile, costringere i bambini ad assistere ai racconti di esperienze sessuali dei genitori. “Riceviamo decine si segnalazioni ogni giorno e non è sbagliato calcolare che le sette ‘abusanti’ siano circa un migliaio. Agiscono nell’ombra e quando scoperte si ricostituiscono sotto altri nomi e quindi è difficile censirle”. Conferma la complessità del fenomeno anche Lorita Tinelli, presidente del Cesap, Centro studi sugli abusi psicologici. Complessità confermata anche per chi volesse uscire da queste sette. Sul sito www.psike.it alcuni psicologi spiegano le fasi del riconoscimento del proprio stato di bisogno e i dolorosi passi successivi per ricostruire le proprie azioni che hanno portato all’adesione, l’affronto dei problemi legati al ritorno in famiglia, i disagi di riprendere contatto con la vita reale, il dolore e l’angoscia che fanno paragonare l’abbandono di un gruppo settario, si legge dal sito, “simile all’esperienza di morte di un genitore o un parente stretto o della rottura di una relazione. Quel che si prova è come essere stati traditi dalla persona che si ama e usati”.

Il movimento-setta religioso più diffuso (dichiara 5 milioni di fedeli nel mondo anche se alcune stime abbassano drasticamente il dato a 500.000) e protagonista di un marketing in ogni angolo del pianeta è Scientology. Questo gruppo si differenzia dalle sette normali, sopra citate, proprio perché non agisce nell’ombra ma è accompagnata da una grande pubblicità, ma i suoi metodi di adesione, di influenza sul singolo, i traguardi prospettati, affermazione di sé, successo, sono identici a qualsiasi altro gruppo settario. La storia di questo gruppo è strettamente legata a quella del suo fondatore L. Ron Hubbard e al suo best-sellers “Dianetics”, definito dagli scientologisti come una specie di manuale definitivo sulla ragione umana che è diventato la base per il movimento di Scientology.

Brevemente il loro credo afferma che le reali potenzialità dell’essere umano sarebbero molto superiori a quelle che normalmente usa e potrebbero condurlo anche al potere di guarire le malattie poiché la maggior parte di esse sarebbe di natura psicosomatica. Ciò che non ci permetterebbe di essere noi stessi completamente, coscienti delle nostre capacità, sarebbero degli eventi dolorosi passati che abbiamo vissuto (chiamati Engram) e che inconsciamente influenzerebbero negativamente la nostra mente cosciente. La soluzione di Scientology è entrare nel loro gruppo e iniziare dei processi di Auditing, dei dialoghi con degli ascoltatori scientologisti, in cui lentamente si verrà aiutati a rivivere e cancellare questi ricordi fino a raggiungere lo stato pieno di libertà chiamato Clear.

Questi livelli di auditing, come tutti i corsi e i servizi di Scientology sono a pagamento. Questi dialoghi, auditing, possono partire da un minimo di 110/120 euro orarie fino a 1000 o più euro l’ora. Innumerevoli sono le cause a carico dell’organizzazione nei maggiori paesi del mondo, non ultima la condanna dell’anno scorso per frode in Francia . Ovviamente è impossibile intervistare qualche scientologista sull’argomento ma è possibile vivere sulla propria pelle l’esperienza di una prova che io stesso ho fatto fingendomi interessato a conoscere Scientology. Mi sono così recato nella loro sede di Modena, mi sono finto desideroso di ritrovare delle risposte nella mia vita, che ero in cura da uno psicologo e prendevo delle gocce per l’ansia. Mi ha accolto una ragazza, a cui darò il nome fittizio di Giulia, che con grande entusiasmo mi ha trattato come un amico dicendomi che le mie risposte potevo trovarle in me, che le medicine non servivano, che i miei principali disagi fisici provenivano dalle mie esperienze traumatiche del passato, risalenti anche a quando ero nella pancia di mia madre, che si ripetevano anche nel presente ridandomi le stesse sensazioni di dolore. Giulia poi mi ha mostrato un video di un’ora che parlava del libro di “Dianetics” e dei suoi principi, di come ritrovare pieno controllo di me con delle sessioni di dialoghi (gli auditing citati sopra) che mi avrebbero “ripulito” del dolore passato. Il traguardo a fine percorso? Ovviamente più successo in ogni campo della mia vita.

A fine video Giulia mi ha chiesto di partecipare al seminario di Scientology che si sarebbe tenuto pochi giorni dopo al costo di 90 euro e allora ho finto di voler partecipare ma di non avere disponibilità economica quel giorno. In quel momento il viso di Giulia è cambiato, si è fatto serio come se si aspettasse il pagamento immediato e così ha insistito dicendomi che potevo pagare col bancomat ma io ho resistito rispondendo che non ne ero in possesso. Quando ero sulla via dell’uscita ecco che Giulia ha provato a chiedermi almeno un anticipo di qualche euro e così, dopo l’ennesima insistenza, gli ho consegnato 10 euro ricevendo in cambio tanto di fattura intestata a “Chiesa di Scientology” e un test sulla personalità composto da 200 domande da compilare a casa e riconsegnare al seminario a cui, ovviamente, non sono mai andato.

Lo stesso giorno ho trovato su internet all’indirizzo http://www.adoos.it/post/4916496/cercasi_collaboratori questo annuncio di lavoro su Roma firmato Scientology che, testualmente, richiede “collaboratori per l’amministrazione”, senza aggiungere che come amministrazione si intende diventare parte della chiesa e occuparsi di promuoverla presso i nuovi potenziali adepti. Un rapporto del 1997 redatto dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza, basandosi anche su diverse denunce, contiene molti passi critici nei confronti di Scientology. Il rapporto rileva sia gli altissimi costi dei procedimenti sia le tecniche di reclutamento attraverso, si cita testualmente, “un test gratuito di “misurazione della personalità”, rappresentato da un questionario formato da circa duecento domande rivelatrici (in realtà mirate a conoscere meglio gli aspetti caratteriali dei loro interlocutori); dopodiché, individuati i soggetti più influenzabili, li convincono a “curarsi”, sottoponendosi a sedute di auditing.”.Lo stesso rapporto sottolinea che le procedure di Scientology sono destinate ad attuare il sistema di “condizionamento mentale”. Ma la nostra legislatura non prevede ancora, paradossalmente, questo reato.

Ma Scientology è solo la cima dell’iceberg, non è solo Scientology il fenomeno delle psico-sette ma forse è il più tangibile e, addirittura, sperimentabile sulla propria pelle in un incontro prova. I meccanismi sono gli stessi e solleticano le insoddisfazioni nella vita che ognuno può incontrerà ma che in alcuni soggetti sono devastanti a livello emotivo. Sono queste le tipologie di persone su cui fanno leva questi movimenti, sul loro desiderio voglia di intraprendere una nuova impresa nella propria vita, di raggiungere traguardi che sembrano impossibili, la stima e la considerazione degli altri, ritrovare la fiducia in sé stessi, risalire da un fallimento e ampliare le proprie potenzialità psichiche. Tutto questo e molto altro spinge una persona debole ad abbracciare promesse di salvezza e queste stesse persone non sono lontane da noi, possono essere un familiare, un amico, un figlio, perché la mente umana è fragile, la mente umana può cadere in una debolezza a cui l’unica alternativa può sembrare la morte. Se non c’è l’aiuto e la comprensione di chi dovrebbe amarli di diritto ecco che sul loro cammino potrebbero incontrare questi surrogati della coscienza umana, di cui le sette sono l’esempio più terrificante.
di Vincenzo Malara

lunedì 8 marzo 2010

Da you tube....



Avevo già inserito questo video a maggio 2009 ed ora torna di attualità visti gli articoli su omosessualità e "guarigione" dei giorni scorsi...

LETTERA APERTA AL “Resto del Carlino” SUL CASO DELLA SETTA FERMANA

di
Luca Perilli
Vice-Presidente Arcigay Agorà - Pesaro-Urbino





Ci sono almeno quattro vittime nella assurda vicenda venuta fuori a Fermo e riportata ieri sulle pagine del “Carlino” da Fabio Castori, giornalista al quale dobbiamo da anni coraggiose inchieste sul mondo delle sètte: un padre, un figlio (e dunque, per estensione, tutto il nucleo familiare), i cittadini e le cittadine italiane e la Scienza.

Come omosessuale impegnato nel sociale attraverso l’Arcigay non posso anzitutto che esprimere tutta la solidarietà personale e della nostra associazione a questo padre e a suo figlio. Vittime di doppia violenza: quella dell’ignoranza e quella dell’umiliazione. Da un lato un padre diffamato e truffato, dall’altro un figlio dilaniato nel profondo del suo Essere, che oggi dovrà ricostruire un rapporto corretto con se stesso e con gli affetti più cari. Traumi che solo chi li ha passati può capire cosa comportano, quanto male possono fare e per quanto tempo. Talora per tutto l’arco dell’esistenza, senza via d’uscita.

Ma la vera tristezza e insieme la grande rabbia nascono nel constatare quanto i cittadini e le cittadine di questo Paese (come C.A. e suo figlio) siano ormai bombardati da tanta e tale disinformazione, da tanti e tali pregiudizi, da tanta e tale sfiducia verso la Scienza, quella seria, da credere nel 2010 che l’omosessualità sia un problema o, addirittura, una malattia. Arrivando a pensare persino che si possa “curare”, preferibilmente da qualche “guru” consigliato per passaparola!

Fa riflettere il riferimento alla canzone di Povia, operazione mediatica che tanti danni ha prodotto nella vita di migliaia di gay e lesbiche e delle loro famiglie. Vien da chiedersi se chi calca palcoscenici popolari come quello di Sanremo in cerca di successo facile, si domandi quali effetti andrà a produrre nella testa di chi lo canticchierà più o meno allegramente. E la stessa domanda sarebbe da porre a coloro che, magari solo moralmente, hanno sostenuto quella operazione con ben altra cognizione di causa.

Arcigay da anni sta denunciando pubblicamente l’arrivo in Italia delle cosiddette “terapie riparative”, che pretenderebbero di cambiare l’orientamento sessuale delle persone a suon di psicologia da strapazzo e preghiere ossessive. La comunità scientifica ha sempre preso le distanze da questi signori; da noi, però, hanno trovato in taluni ambienti soprattutto ecclesiastici “sponsor” discreti, potenti e persuasivi.

Siamo ulteriormente esterrefatti dall’equazione secondo la quale si “diventa omosessuali” a seguito di violenze sessuali subìte. Dramma nel dramma di un ragazzo al quale è stato fatto credere che i suoi, invece di essere fonte di sicurezza e di affetto, sarebbero stati mostri pedofili. E’ davvero dura a morire l’idea che l’omosessualità sia una perversione generata da altre perversioni. Del resto, è con queste argomentazioni da profondo medioevo che il nostro Parlamento non ha votato uno straccio di leggina per introdurre l’aggravante di omofobia nei reati di violenza contro la persona!
Speriamo che il caso serva a riflettere non solo sulla pericolosità delle sètte ma anche sulla necessità di informarsi e di confrontarsi su un tema ancora troppo delicato in Italia: l’omosessualità.

Come Arcigay siamo a disposizione dei protagonisti della triste vicenda. In particolare saremo ben lieti di essere vicini al papà attraverso l’AGeDO, l’Associazione Genitori di Omosessuali, che nelle Marche può contare sull’attivismo di una mamma fanese e di un papà ascolano. Forse parlare con chi vive serenamente l’omosessualità dei propri figli potrebbe aiutare tanti papà e tante mamme ingiustamente preoccupate evitando di gettare loro e i loro figli in pasto a santoni senza scrupoli.

Dacci 50.000 euro e tuo figlio gay diventerà etero

11 PERSONE RINVIATE A GIUDIZIO PER TRUFFA: RAGGIRATO ANCHE UN PADRE DI FERMO


Da IL RESTO DEL CARLINO - di FABIO CASTORI

FERMO - Si spacciavano per maestri di discipline orientali, ma in realtà erano i capi di una setta che truffava persone deboli e bisognose di aiuto. Tra le molteplici vittime anche una famiglia di Fermo, che si era rivolta a loro per risolvere i problemi del figlio 18enne omosessuale.

Il padre, nel tentativo di aiutare il figlio, ha versato loro 50 mila euro. A raccontare la terribile odissea è il genitore stesso, un imprenditore di 49 anni - C.A. le sue iniziali - che si è accorto di essere stato truffato solo dopo mesi di frequentazione delle setta.

«Tutto è iniziato racconta C.A. quando un conoscente mi ha parlato di questo gruppo che, attraverso metodi alternativi, risolveva gravi problemi di salute, come tumori, Aids, infertilità. La stessa persona, che conosceva il problema di mio figlio, mi ha raccontato di un giovane omosessuale che era diventato etero dopo aver preso parte all'attività del gruppo. La sua storia era stata ripresa anche dal cantante Povia che aveva scritto, ispirandosi a lui, la canzone presentata a Sanremo, intitolata Luca era gay'.

E' così che sono entrato in contatto con queste persone che organizzavano in tutta Italia numerosi seminari a pagamento per diffondere le loro filosofie». Solo più tardi l'imprenditore fermano avrebbe scoperto che si trattava di una vera e propria setta con circa 10.000 adepti e che, per partecipare ai loro seminari, bisognava pagare profumatamente. «Il costo minimo si aggirava sui 260 euro - spiega C.A. - e arrivava, man mano che si passava di livello, a 15.000 euro.

Il capo carismatico del gruppo mi disse che il caso di mio figlio era molto complesso e mi chiese 50mila euro. Versai la somma e, senza lontanamente immaginarlo, misi il mio ragazzo nelle mani di una setta senza scrupoli, che lo ha sottoposto alle umiliazioni più assurde, facendogli credere di aver subito una violenza sessuale da piccolo».

Sulla vicenda la Procura della Repubblica di Bari ha aperto un'inchiesta, per la quale sono state rinviate a giudizio 11 persone per associazione a delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza.

50mila euro e tuo figlio diventa etero

Promettevano di "guarire" dall'omossessualità in cambio di denaro. Un gruppo, ma sarebbe meglio definirla setta, con sede in Italia, dopo la denuncia da parte di C.A., un imprenditore marchigiano, ha chiuso i battenti con il rinvio a giudizio di 11 persone.

I truffatori si vantavano di poter guarire malattie gravissime cone l'Aids o il cancro, ma anche altre "patologie" cone l'omosessualità. La canzone di Povia "Luca era gay" era, a detta dei fantomatici guaritori, tratta da una testimonianza reale, da un caso che loro stessi avevano trattato, con successo.

Il gruppo di terapia riparativa era però strutturato come molte sette. A seconda della gravità del caso chiedevano cifre più o meno alte. Fino a 50 mila euro i compensi secondo le dichiarazioni del papà marchigiano, imprenditore, che dopo aver affidato il proprio figlio a queste persone ha capito la trufffa ed ha sporto denuncia.

"Versai la somma e, senza lontanamente immaginarlo, misi il mio ragazzo nelle mani di una setta senza scrupoli, che lo ha sottoposto alle umiliazioni più assurde, facendogli credere di aver subito una violenza sessuale da piccolo", ha dichiarato il padre del ragazzo. "Il costo minimo si aggirava sui 260 euro - spiega C.A. - e arrivava, man mano che si passava di livello, a 15.000 euro. Il capo carismatico del gruppo mi disse che il caso di mio figlio era molto complesso e mi chiese 50mila euro."

Per ora le persone rinviate a giudizio sono 11 con l'accusa è di associazione a delinquere, truffa, maltrattamento di minori e incapacità procurata da violenza oltre che abuso della professione medica.

domenica 7 marzo 2010

Plagiate migliaia di persone: la Favis si costituisce parte civile nel processo Arkeon

documento scaricabile registrandosi al sito del cesap

http://www.cesap.net/index.php?option=com_docman&task=cat_view&gid=256&limitstart=15

venerdì 5 marzo 2010

La truffa di Fermo: 50mila euro per ‘guarire’ dall’omosessualità

E’ l’ennesimo caso di truffa quello che si è verificato a Fermo . Il fatto ha in sé dell’incredibile. Ancora una volta disperazione e impotenza si piegano all’astuzia di uno spregiudicato gruppo di finti praticanti di miracolose discipline orientali.
Le patologie trattate, se così le vogliamo chiamare, spaziano dall’infertilità all’omosessualità. La setta si proponeva di guarire chiunque si rimettesse alle loro poco amorevoli cure, usufruendo di strumenti “alternativi”, assai lontani dalle odierne pratiche scientifiche, ormai forse troppo in difficoltà per poter costituire l’unica fonte di speranza. Ma non è la sfiducia nella scienza che ha portato alcune delle numerose vittime ad iniziare il percorso di guarigione, bensì una sorta di diffidenza verso ciò che non riesce ad essere comunemente compreso.

Il tentativo di guarire l’omosessualità rappresenta il male nascosto di una società che ancora, purtroppo, non si presta ad essere curata. L’ignoranza di fondo, l’odio ed il disprezzo rappresentano un ambiente ideale per il proliferare di gruppi che propongono vere e proprie cure psicologiche per il trattamento di questo, a lor dire, “disturbo”.

Truffe del genere non ci sono purtroppo totalmente estranee, tuttavia, sono i metodi utilizzati nello specifico caso ad essere a dir poco raccapriccianti. La “riconversione all’eterosessualità” avveniva attraverso una vera e propria manipolazione mentale: ai partecipanti veniva fatto credere di aver subito violenze sessuali in età infantile, mettendo così in discussione la loro intera sfera affettiva.

Un metodo brutale che, oltre a sfruttare l’ignoranza e l’intolleranza, si prefiggeva di creare veri e propri danni psicologici. Una terapia d’urto, degna della radazione dall’albo per ogni psicologo, che ha portato alla contestazione dei reati di truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata e maltrattamenti di minori.

Immediata la replica dell’Arcigay che, per voce del vice-presidente Luca Perilli, condanna ancora una volta le cosiddette ”terapie riparative“, spesso sponsorizzate da quegli ambienti religiosi che vedono nell’espressione di un amore incondizionato una forma di violenza verso Dio.

L’omosessualità è stata rimossa dal manuale ufficiale dei disordini mentali ed emozionali nel 1973; quasi 40 anni dopo si fa ancora fatica a comprendere che il diverso orientamento sessuale non è una malattia. Chiunque si prefigga l’obiettivo di curarla sta perseguendo uno scopo lontano da ogni sorta di parere o pratica medica legalizzata.

In conclusione sarebbe bene ricordare che in una società, dove i reati a sfondo omofobico sono all’ordine del giorno, l’unica cura necessaria è racchiudibile nella tolleranza, poiché, come ci ricorda Cristicchi, la più grande patologia non è l’omosessualità, ma il vuoto e la solitudine che attorno a tali persone ingiustamente si forma

giovedì 4 marzo 2010

Padre spende 50mila euro per guarire il figlio gay

Gli avevano raccontato dhe era lo stesso gruppo di terapia che aveva fatto diventare etero il "Luca" della canzone di Povia. Convinto di curare il figlio, lo porta in una setta dove lo maltrattano

Il gruppo era lo stesso che aveva "salvato" Luca, l'ex gay protagonista dell'arcinota canzone di Povia e questa era stata una delle ragioni che avevano spinto un imprenditore di 49 anni di Fermo a fidarsi e a rivolgersi a loro per aiutare suo figlio a guarire dall'omosessualità. Ad informarlo dell'esistenza di questa organizzazione ingrado di guarire, tramite metodi non ufficiali, anche dall'infertilità, dai tumori e dall'Aids era stato un conoscente.

C'è voluto un po' di tempo prima che l'uomo si rendesse conto del raggiro e si rendesse conto che più che un gruppo terapeutico, quella a cui aveva affidato il figlio era una vera e propria setta che pretendeva pagamenti sempre più esosi per fare in modo che il figlio guarisse dall'omosessualità e diventasse etero.
"Il costo minimo si aggirava sui 260 euro - ha spiegato C.A. agli inquirenti - e arrivava, man mano che si passava di livello, a 15.000 euro. Il capo carismatico del gruppo mi disse che il caso di mio figlio era molto complesso e mi chiese 50mila euro".

La setta, però, non si è accontentata di truffare